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Festa di San Rocco a Tolve 2027 - Processione solenne e pellegrini scalzi con i ceri

8 min di lettura · Scritto da: Rodolfo de Carvalho
Ultima edizione conosciuta
16 agosto 2026
Dove Corso Vittorio Emanuele, Tolve

Questa e' l'ultima edizione di cui abbiamo notizia: le date della prossima non sono ancora state annunciate.

Fonte: festivalinitalia.it, letta il 20/09/2026.

La Festa di San Rocco si tiene a Tolve, borgo collinare a circa 30 chilometri da Potenza, in Basilicata, due volte l'anno: il 16 agosto e il 16 settembre. La statua del santo, vestita d'oro con gli ex voto donati dai fedeli, viene portata a spalla in processione per le vie del centro storico, seguita dai pellegrini scalzi che reggono ceri lavorati a forma di chiese e campanili. Ogni anno arrivano decine di migliaia di pellegrini da Basilicata, Puglia e Campania.

La ragione non è devozionale, è contadina. La processione di settembre nacque per permettere ai contadini, impegnati ad agosto nei lavori dei campi, di partecipare comunque alla festa del loro santo. E c'è una spiegazione ancora più precisa: agosto richiama i pellegrini della «marina», quelli dei paesi di pianura «dove il raccolto dei cereali si fa prima»; settembre quelli della «montagna», dove le messi si raccolgono dopo la metà di agosto. C'è anche una terza processione, il 16 maggio, in forma penitenziale, legata alle rogazioni e al buon raccolto.

Il legame fra il paese e il suo santo sta tutto in una frase che a Tolve si ripete come una definizione: «Tolve è San Rocco e San Rocco è Tolve».

Il San Rocco nero

La devozione nacque da un ritrovamento. Una statua del santo di Montpellier, abbandonata dalle truppe francesi in ritirata, fu rinvenuta in una zona di campagna alla periferia del paese, che da allora si chiama San Rocco.

È in legno di olivo, ed è nota come «San Rocco nero» per il colore scuro del volto: un colore che non è originale, ma il risultato di due incendi subiti e dei tantissimi ceri che un tempo gli ardevano attorno. Nel 1743 fu restaurata dall'artista tolvese Giuseppe Cilenti. Il Santo è raffigurato con la tunica leggermente rialzata sulla coscia destra per mostrare la piaga, con pellegrina, calzari e largo cappello appoggiato al bordone che regge con la sinistra; ai suoi piedi un cagnolino che stringe un pane fra i denti.

Sotto l'altare corre una scritta con cui il popolo tolvese ringrazia il Santo per essere stato salvato durante il terremoto del 16 dicembre 1857. E c'è un altro terremoto nella storia di questa devozione: quello del 1783, uno dei più disastrosi della storia lucana, che secondo gli studiosi potrebbe aver acceso il culto — negli stessi anni si collocano il restauro della statua e la prima struttura di accoglienza per i pellegrini, gestita fino alla metà del Novecento dalla Confraternita del Glorioso San Rocco.

Quanto sia radicato lo dicono i registri dell'Archivio Parrocchiale di Tolve: a un certo punto, nell'area, il nome Rocco diventa il più diffuso di tutti. La venerazione crebbe al punto che si rese necessario l'ampliamento della Chiesa Madre.

Il rito nel rito: la vestizione

Due giorni prima di ciascuna festa — il 14 agosto e il 14 settembre — si tiene la pubblica vestizione del Santo, ed è una cerimonia a sé.

L'oro viene prelevato in banca e disposto su un telaio di grosso spago, dentro il quale gli «ordini» e le tecniche di vestizione vengono organizzati dagli esperti. Sulla statua si pone una rete, ottenuta da una sottile fune, che funge da mantello, e la si ricopre con gli ex voto in oro donati dai fedeli; cappello, mantello, stivaletti e bastone sono d'argento, e anche il cagnolino viene rivestito d'argento.

Quello che copre la statua è il «Tesoro»: catenine d'oro, medaglie, orologi, bracciali, collane, anelli. Ricoprire d'oro il santo è una forma di religiosità che dimostra quanto valga, per i fedeli, la sua intercessione presso il Signore nel concedere le grazie richieste.

Tre ore di corteo

La processione parte dopo le sante messe, e dura circa tre ore. Il percorso, lungo il Corso Vittorio Emanuele e le vie del centro storico, è segnato da drappi rossi appesi ai balconi, e le strade sono illuminate per l'occasione.

L'ordine del corteo è fisso. Apre un cerimoniere con bastone; seguono i confratelli della congregazione del purgatorio, che portano un campanellino; poi stendardi processionali, croce astile e clero; poi le verginelle vestite di bianco, con i cuscini su cui verranno poste le offerte in danaro dei devoti. Quindi arriva la statua, vestita d'oro, portata a spalla dai Confratelli del Purgatorio in tunica bianca e mantellina rossa, sotto un baldacchino processionale in seta gialla ricamata, sostenuto dalle donne.

All'uscita della statua dalla chiesa le campane suonano a festa e s'innalza l'Inno a San Rocco, accompagnato dalla banda. Il corteo avanza con andatura lenta e torna al santuario, dove la statua viene ricollocata per ricevere l'omaggio finale dei pellegrini.

I ceri che diventano chiese

Dietro la statua cammina la folla, e lì sta il gesto che dà il nome a questa festa. I pellegrini scalzi seguono con i ceri delle compagnie di appartenenza, e quei ceri non sono candele: sono artisticamente disposti su basi di legno e raffigurano chiese, campanili e altre strutture sacre.

Alla fine della processione i ceri vengono lasciati in dono al santuario, dove saranno arsi nel corso dell'anno davanti al simulacro del Santo — «come fiammelle di fede». Fra i fedeli si vedono le mani strette ai rosari e, in poche, i costumi tradizionali lucani.

Cento versetti cantati per tre ore

Lungo tutto il percorso risuona l'Inno a San Rocco, che comincia «Evviva Santi Rocco! …ca int'a Tolve stai» e che qui chiamano anche «La storij r' Sand'Rocc». È composto da cento versetti, che narrano gli episodi della vita del Santo, ed è cantato dalle donne e dagli anziani, intrecciandosi con le invocazioni e le preghiere dei fedeli.

Quell'inno è uscito dalla processione ed è entrato nel paese: le sue strofe sono riportate sui graffiti, e i madonnari disegnano sul manto stradale il percorso di vita del Santo, lo stesso inciso nei graffiti e cantato nell'inno.

I pellegrini, ieri e oggi

Anticamente i pellegrini che arrivavano da tutta la Lucania usavano i tracciati dei tratturi, camminando a piedi, sugli asini o sui carretti, con un viaggio che durava spesso più giorni; e ancora oggi accade che qualcuno arrivi a piedi come ex voto. Fino agli inizi del Novecento, alla vigilia della festa gruppi di pellegrini trascorrevano la notte intorno ai fuochi, cantando e ballando.

Gli ex voto di allora non erano solo oro e denaro: si offrivano galline, capi di bestiame, tavolette dipinte, abiti da sposa o di battesimo. E c'è un'usanza che resiste: condurre al santuario i propri bambini vestiti con il costume tipico di San Rocco, come ex voto per grazia chiesta o ottenuta. In passato la fede si esprimeva in modo ancora più fisico: i fedeli raggiungevano la statua strisciando sulle ginocchia e battendosi il petto; molti pregano ancora di notte, in «una concezione sacrificale del devoto».

Oggi arrivano decine di migliaia di persone da Basilicata, Puglia e Campania, e fedeli da parecchi luoghi del Nord Italia e dall'estero. Ci si arriva anche per i «Percorsi Rocchiani», la rete di itinerari fra natura e spiritualità che portano al santuario da vari punti della regione, e che gruppi di fedeli percorrono a piedi. Ad accoglierli ci sono attività giovanili di ristoro, per pellegrini che dagli anni Sessanta continuano ad arrivare.

Che il caso di Tolve sia particolare lo dice un confronto: a San Rocco è dedicato almeno un altare o una cappella in ogni paese del Mezzogiorno, ed è protettore di circa un terzo dei paesi della Basilicata — eppure è qui che arrivano le decine di migliaia.

Il santuario, e una pagina di Carlo Levi

La Chiesa Madre di San Nicola, Santuario diocesano di San Rocco, sta in posizione dominante nel centro storico ed è stata elevata a Basilica Minore il 25 aprile 2023, con decreto del Dicastero del Culto Divino e della Disciplina dei Sacramenti. Custodisce anche una reliquia donata dal Cardinale Luciani, allora patriarca di Venezia.

Ai suoi piedi c'è la Casa del Pellegrino, che è insieme un luogo di assistenza e il museo degli ex voto: tavolette dipinte, immagini, parole e oggetti che testimoniano la fede e la gratitudine di generazioni. A questo si è aggiunto un centro visite dedicato alla vita e alle opere del Santo, con contenuti multimediali e la stanza della memoria, con le testimonianze rese dai fedeli.

Di questo pellegrinaggio ha scritto anche Carlo Levi, in Cristo si è fermato a Eboli: «Uomini, donne e bambini vi concorrono da tutte le province circostanti, a piedi, o sugli asini, camminando il giorno e la notte. San Rocco li aspetta, librato nell'aria, sopra la Chiesa. "Tolve è mia, e io la proteggo" dice San Rocco nella stampa popolare che lo rappresenta, vestito di marrone con la sua aureola d'oro, nel cielo azzurro del paese».

Come arrivare alla festa

La Festa di San Rocco a Tolve si raggiunge con un viaggio non brevissimo, e vale la pena affrontarlo. Chi viaggia su rotaia scende alla stazione ferroviaria di Genzano, a 15 chilometri da Tolve, e per l'ultimo tratto serve un mezzo. Il mezzo più comodo è l'automobile: chi esce allo svincolo di Brindisi di Montagna ha davanti un percorso di 17 chilometri, diciotto minuti di guida.

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