Festa di San Sebastiano ad Acireale e i 793 gioielli cuciti sulle fasce di velluto 2027
Questa e' l'ultima edizione di cui abbiamo notizia: le date della prossima non sono ancora state annunciate.
Fonte: sansebastianoacireale.it, letta il 02/09/2026.
La festa di San Sebastiano si celebra ad Acireale, in provincia di Catania, il 20 gennaio, e si chiude il 27 con l'ottava. All'alba i divoti si radunano davanti alla Basilica di San Sebastiano per la svelata del simulacro, che resta custodito e celato alla vista dentro la sua cappella per tutto l'anno; poi una quarantina di divoti scalzi trasportano il baiardo a viva forza lungo un percorso che attraversa tutta la città, fino al rientro a notte inoltrata. Sul fercolo settecentesco vengono applicate dieci fasce di velluto con 793 gioielli offerti come ex voto.
I 793 gioielli sulle fasce di velluto
Sono 793 gioielli — orecchini, anelli, pendenti, orologi, collane e bracciali — offerti come ex voto a San Sebastiano ed esposti cuciti su dieci larghe fasce di velluto. Non restano in una teca: durante la festa del 20 gennaio quelle fasce vengono applicate al fercolo e portate in processione per le vie della città.
La svelata dopo un anno di privazione
Il simulacro non è visibile tutto l'anno. Resta custodito e celato alla vista dei fedeli dentro la sua cappella, e quell'attesa è considerata parte del rito: il lungo anno di privazione è offerto come pratica di espiazione penitenziale.
Le prime luci del mattino non hanno ancora illuminato la facciata settecentesca della basilica che la piazza si riempie di divoti. Poi la cappella si apre. L'apertura provoca un'esplosione di emozione collettiva: dopo un anno, il simulacro appare fra urla di gioia e lacrime, in quella che si chiama la svelata.
La statua raffigura il santo come un biondo riccioluto fanciullo nell'atto di ricevere il martirio delle frecce, e per questo ad Acireale lo chiamano affettuosamente 'u rizzareddu, il ricciolino. Attorno luccica il fercolo settecentesco, e ai lati due paffuti angioletti sorreggono i bracci argentei dove sono custodite le reliquie.
Quaranta divoti scalzi
Il gruppo statuario viene poi collocato, con movimenti lenti resi quasi impossibili dalla calca, sopra il pesantissimo baiardo: un affusto di legno con quattro ruote retrattili ma fisse.
Al grido corale di «cu tuttu 'u cori: viva Sammastianu!» comincia il trasporto. Una quarantina di divoti sollevano il baiardo a viva forza a ogni curva, spesso correndo, lungo un percorso che attraversa tutta la città — e quel compito si tramanda di padre in figlio.
Attorno a loro ci sono gli altri: donne e uomini, giovani e vecchi, talvolta bambini in braccio ai genitori. Tutti, come vuole la tradizione, senza scarpe, con i piedi coperti da semplici calze, vestiti della divisa tradizionale e con la testa coperta da un fazzoletto. Dopo la spettacolare manovra di uscita dalla basilica, la giornata è fatta di corse vertiginose fra continui scampanii e fuochi d'artificio, fino al rientro a notte inoltrata.
«Nesci nudu e si cogghi 'u friddu»
C'è un modo di dire acese sul portare in giro per la città il santo il 20 di gennaio: San Sebastiano è il santo che «nesci nudu e si cogghi 'u friddu» — esce nudo e si prende il freddo.
Compatrono della città insieme alla patrona principale Santa Venera, San Sebastiano è considerato il messaggero della primavera e il simbolo di quel fermento popolare che anticipa il Carnevale acese e la festa del Re Burlone.
Dalla peste del 1466 alla polizia municipale
La devozione cittadina ha un'origine datata: risale al 1466, quando una terribile pestilenza colpì Acireale e la popolazione invocò la protezione di San Sebastiano. L'edificio costruito dopo quell'epidemia e dedicato al martire è ritenuto il più antico della città, e il santo fu proclamato compatrono. Sono oltre cinquecentocinquant'anni di devozione popolare.
In Sicilia il culto è più antico ancora: secondo la tradizione fu introdotto nel 1063 dai Lombardi al seguito di Ruggero I, e si rafforzò in modo decisivo fra il 1625 e il 1630, durante le grandi epidemie di peste, quando il santo fu invocato come protettore contro le malattie. Oggi non lo si invoca più contro le epidemie: è diventato patrono della polizia municipale.
Del santo storico si sa poco, e le fonti sono due sole: un breve passo nel commento al salmo 118 di Sant'Ambrogio e la Depositio Martyrum di un cronografo del 354. Fu condannato sotto Diocleziano per il suo zelo nella diffusione della dottrina cristiana e per l'assistenza ai carcerati e la sepoltura dei martiri; sopravvisse al supplizio delle frecce, soccorso dalla nobildonna Irene che lo accolse nel suo palazzo sul Palatino, e una volta guarito scelse di professare pubblicamente la fede invece di fuggire da Roma. Fu ucciso a colpi di flagello nell'ippodromo del Palatino, e il suo corpo gettato in una cloaca. In basilica si conserva anche un reliquiario a braccio in argento del 1593.
Le Sette Chiamate e l'ottava
La festa non comincia e non finisce il 20 gennaio.
Nei giorni precedenti ci sono il triduo e la peregrinatio delle reliquie nelle parrocchie cittadine, accompagnate anche nei luoghi di dolore e di memoria della città. La sera della vigilia arrivano le Sette Chiamate: il tradizionale scampanio che annuncia l'imminenza della festa.
E una settimana dopo, il 27 gennaio, c'è l'ottava: una nuova uscita del simulacro con processione serale, la benedizione con le sacre reliquie e la chiusura della cappella — cioè l'inizio del successivo anno di attesa.
Come arrivare alla festa
Partecipare alla Festa di San Sebastiano ad Acireale è davvero semplice. Per chi sceglie i mezzi pubblici la stazione ferroviaria di Acireale è a 2,8 chilometri dal centro, cioè a pochissima distanza dal cuore della festa. Se invece si preferisce l'automobile, l'uscita di riferimento è lo svincolo di Acireale: da lì bastano 6 minuti di guida (3,4 chilometri) per immergersi nei festeggiamenti.
Nello stesso periodo, poco lontano
Chi passa di qui a gennaio trova anche questi appuntamenti.
- Sant'Agata a Catania — febbraio
- Venerdì Santo ad Adrano — marzo
- Venerdì Santo a Vizzini — aprile