Feste ItalianeIl magazine delle feste d'Italia

Home » Feste Patronali

Feste Patronali

Fuochi di Sant'Antonio Abate in Calabria 2027 - I falò del 17 gennaio e la benedizione degli animali

4 min di lettura · Scritto da: Rodolfo de Carvalho
Ultima edizione conosciuta
17 gennaio 2026

Questa e' l'ultima edizione di cui abbiamo notizia: le date della prossima non sono ancora state annunciate.

Fonte: telemia.it, letta il 02/09/2026. L'anno e' dedotto e va confermato.

I Fuochi di Sant'Antonio Abate si accendono in Calabria la notte del 17 gennaio, il giorno in cui la Chiesa cattolica celebra il santo. Le pire si accendono in molti luoghi della regione, trasformando piazze e quartieri, e attorno al fuoco si radunano i quartieri, le contrade e le comitive di amici; in molti centri, soprattutto nelle aree rurali, sui sagrati e nelle piazze si tiene la benedizione degli animali, di cui Sant'Antonio Abate è protettore. In Calabria il santo è noto anche come «Sant'Antonio del Fuoco».

Il santo del fuoco e il nemico del demonio

Sant'Antonio Abate nacque in Egitto nel 251 ed è considerato uno dei padri del monachesimo cristiano. La sua vita si svolse in gran parte nel deserto, dove scelse l'eremitaggio come forma di ascesi spirituale. Nella tradizione popolare calabrese è ricordato come guaritore ed esorcista, spesso definito «nimìcu di lu dimòniu».

È anche il protettore degli animali, ed è per questo che nella sua iconografia compare il maialino. Il legame nasce nel Medioevo, quando le sue reliquie vengono trasferite in Francia e nel 1297 nasce l'ordine degli Antoniani, specializzato nella cura dell'ergotismo cancrenoso — il terribile «ignis sacer», patologia causata da un fungo della segale. I suoi seguaci usavano curare piaghe e ferite con il grasso di maiale, e da lì il santo venne invocato come taumaturgo e raffigurato in compagnia dell'animale. Ancora oggi ad alcune patologie caratterizzate da esantemi cutanei si dà il nome «fuoco di sant'Antonio».

Non va confuso con Sant'Antonio da Padova, anche se la devozione popolare gli ha attribuito compiti di ogni genere, compreso quello di far ritrovare gli oggetti smarriti: «Sant'Antonio di velluto, fammi ritrovare quello che ho perduto».

La leggenda del bastone di ferula

Si narra che il santo, non essendo ancora stato scoperto il fuoco e vedendo gli uomini infreddoliti, sia sceso all'inferno con il suo bastone e il suo maialino. I diavoli non volevano farlo entrare; il maialino, però, riuscì a infilarsi dentro e gettò scompiglio, tanto che furono i demoni stessi a chiedere ad Antonio di portarlo via.

Fu allora che il santo, mentre era dentro, poggiò la punta del suo bastone di ferula sul fuoco. La ferula è una pianta dal midollo spugnoso che, quando entra in contatto con una scintilla, brucia all'interno senza che si noti all'esterno: per questo i diavoli non si accorsero di nulla. Tornato sulla terra, si racconta, Antonio agitò il bastone dalla punta infuocata come segno di benedizione, emettendo una serie di scintille e portando così il fuoco fra gli uomini.

I falò che radunano quartieri e contrade

Quella notte i falò ardono nei centri grandi e nei borghi, davanti alle chiese come nei cortili. I riti di accensione affondano le radici in culti precristiani connessi al solstizio d'inverno e alla rinascita della natura.

I falò radunano i quartieri, le contrade e le comitive di amici, e «diventano un punto di incontro: si resta insieme, si raccontano storie, si tramandano usanze, si rinsalda quel senso di appartenenza che nelle comunità più piccole rappresenta ancora un collante prezioso». È una ricorrenza molto sentita nelle comunità calabresi, dove riti religiosi e gesti popolari uniscono fede, memoria contadina e vita di paese.

La festa cade nel cuore dell'inverno, in un momento chiave del calendario contadino: in campagna si pota, pulendo la terra con i falò, e mentre si bruciano i vecchi rami si chiude idealmente un ciclo per prepararne uno nuovo. I fuochi bruciano ciò che è vecchio e inutile, illuminano il buio, scaldano, e rievocano il gesto antico di scacciare l'inverno — un atto benaugurante legato alla luce che lentamente torna ad allungare le giornate.

Archi, Trebisacce, Mottafollone

Ad Archi, in provincia di Reggio Calabria, c'è la Chiesa di Sant'Antonio Abate: un piccolo borgo panoramico sullo Stretto di Messina, che è una delle testimonianze più antiche del culto in Calabria, perché mescola la tradizione dei fuochi con la celebrazione religiosa.

A Trebisacce, in provincia di Cosenza, il centro è la Cappella di Sant'Antonio Abate, risalente al XVIII secolo: qui ogni 17 gennaio si svolgono la benedizione degli animali e i giochi popolari, e si tiene il caratteristico «incanto», l'asta pubblica di prodotti tipici locali. A Mottafollone, sempre in provincia di Cosenza, il santo è patrono del paese e il 17 gennaio è giorno di festa: nel centro si tiene la Grande Fiera di Sant'Antonio Abate, e dopo la processione religiosa arrivano spettacoli musicali, animazione, giocolieri e i fuochi.

In molti centri, soprattutto nelle aree rurali, il cuore della festa resta la benedizione degli animali. Si svolge sui sagrati o nelle piazze, e le famiglie portano cani e gatti, ma anche animali legati al lavoro e alla tradizione contadina, chiedendo protezione e salute.

In questo periodo, secondo la tradizione contadina, si consumano i prodotti del maiale appena macellato — dalle cotiche agli insaccati, con salsicce, soppressate e capicolli immancabili — prima dell'arrivo della Quaresima. Per finire ci sono i taralli, le zeppole e le pìtte, dolci tradizionali a base di fichi secchi, noci e miele.

Da vedere qui intorno

Da queste parti si festeggia anche cosi'.

Da leggere