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L'Affruntata a Vibo Valentia 2027 - Il velo nero che cade, e l'anno in cui non cadde

6 min di lettura · Scritto da: Rodolfo de Carvalho
Periodo
aprile
Dove corso Vittorio Emanuele III, Vibo Valentia

Il giorno esatto cambia ogni anno e non e' ancora stato reso noto.

Fonte: prolocovibomarina.wordpress.com, letta il 20/09/2026.

L'Affruntata è la sacra rappresentazione che a Vibo Valentia, in Calabria, mette in scena l'annuncio della resurrezione di Cristo portato da san Giovanni alla Madonna. Si tiene poco prima di mezzogiorno della domenica di Pasqua, lungo il corso principale della città, ed è curata dall'Arciconfraternita del Rosario. Si ripete da almeno trecento anni.

Tutta l'Affruntata dipende da un filo. «Quando si procede alla sistemazione del manto nero della Madonna, per coprire quello azzurro, in chiesa vige un silenzio surreale: da quell'esile filo di lino dipende la riuscita della svelazione, cui si attribuiscono presagi favorevoli o meno. Se troppo resistente il filo potrebbe compromettere la svelazione, se troppo esile potrebbe cadere prima.»

Perché a Vibo Valentia il momento in cui il velo del lutto cade — lo sbilamentu — non è solo il finale del rito: è un presagio. Una cattiva riuscita, dice la tradizione, «potrebbe preludere ad eventi negativi per la comunità o per il mondo».

E c'è un anno che nessuno ha dimenticato. Si narra che il 24 marzo 1940 il velo della Madonna non cadde, e il successivo 10 giugno l'Italia entrò in guerra — quando appena nove mesi prima era stata dichiarata la non belligeranza del Paese.

Che cos'è l'Affruntata

È tra le più antiche rappresentazioni religiose della pietà popolare in Calabria. Il nome cambia da paese a paese — Affrontata, Cunfrunta, Cumprunta, Ncrinata, Svelata — ma l'intento è uno solo: raccontare la Resurrezione attraverso le immagini. Anticamente era anche un momento didattico, «uno strumento per dare una rappresentazione visiva della Resurrezione a chi non sapeva leggere le Sacre scritture».

Per la comunità vibonese è un atto di fede, non una recita teatrale né un evento folcloristico.

Le tre statue, e la corsa di San Giovanni

I protagonisti sono tre simulacri portati a spalla: la Madonna Addolorata avvolta nel manto nero, il Cristo Risorto e San Giovanni. All'inizio stanno in punti diversi della città, non visibili tra loro: a Vibo la Madonna all'incrocio con via Luigi Razza, Gesù Risorto all'incrocio con via Terravecchia Inferiore.

Poi comincia il percorso di San Giovanni, che «fa la spola» tra i due «con un andamento in crescendo», correndo avanti e indietro tra la folla come messaggero della Resurrezione. «La rappresentazione popolare vuole che Maria rifiuti di credere per ben due volte; solo al terzo annuncio, ormai convinta, segue Giovanni e corre incontro al Figlio.»

Nel mentre, la Madonna avanza cercando: «ad ogni incrocio guarda a destra, poi a sinistra e quindi avanza». Dopo il secondo passaggio viene adagiata a terra — serve a sistemare la corda per lo svelamento — e poi rialzata sulle stanghe.

All'incontro il manto nero cade e appare la veste azzurra. Poi le campane a festa, il volo di colombe bianche e una lunga processione di ringraziamento per le vie della città.

Il rito «si svolge senza alcuna parola, ma solo attraverso una serie di azioni studiate». Tutto il racconto — l'annuncio, l'incredulità, la gioia — lo fanno i portantini con la gestualità.

Il Cristo scolpito mentre corre

Il Cristo Risorto fu realizzato agli inizi del Settecento da Domenico e Ludovico Rubino, fratelli del più famoso pittore Giulio Rubino, in legno policromo.

«Diversamente dalla iconografia tradizionale, è rappresentato in atteggiamento di corsa, con la gamba destra nettamente piegata e alzata all'indietro, il corpo leggermente proteso e le vesti gonfiate dal vento» — un particolare che fa pensare a una commissione fatta apposta per l'Affruntata.

La Madonna e San Giovanni sono più recenti, degli inizi dell'Ottocento, e sono fatti in un modo che sorprende: «un manichino di cui sono in legno scolpito solo il capo, le mani e i piedi». La Madonna porta una veste avorio tutta ricamata di rose con fili d'oro e un manto azzurro; San Giovanni una tunica verde scuro e un mantello rosso.

Perché si svolge proprio su quel corso

Il percorso non è sempre stato quello.

«Agli inizi l'Affruntata si svolgeva sul Corso Vibonese, l'attuale corso Umberto I. Quando i due conventi di clausura esistenti a Monteleone, entrambi delle Clarisse, furono fusi in uno, la rappresentazione sacra fu trasferita tra piazza Maio e l'antico corso Ipponio e via de' Forgiari, oggi corso Vittorio Emanuele III, per consentire alle monache di potere assistere all'Affruntata senza essere viste.» E da allora si decise che la svelazione avvenisse un po' prima della chiesa delle Clarisse, all'altezza del convento.

A curare tutto è l'Arciconfraternita del Santo Rosario e di San Giovanni Battista — nota semplicemente come Arciconfraternita del Rosario — che risiede nella chiesa dove le tre statue sono custodite, e il rito è preceduto dalla Messa nella chiesa dell'Arciconfraternita.

Da quando, e che cosa dicono gli studiosi

Le origini «sono antiche e non completamente documentate, proprio perché nate come espressione spontanea della religiosità popolare». Un'ipotesi lega l'Affruntata alla fondazione stessa dell'Arciconfraternita, istituita per volere di Ettore Pignatelli, duca di Monteleone e viceré di Sicilia, forse già nel 1543, nel convento dei domenicani accanto al duomo di San Leoluca. Gli studiosi collocano la nascita del rito tra il XVI e il XVIII secolo; la prima descrizione a stampa è ottocentesca, sul periodico «l'Avvenire Vibonese», che già ne parla come di un rito consolidato.

L'antropologo Vito Teti lo inquadra così: «Non è facile determinare con precisione l'origine e la diffusione dell'Affruntata ma, con ogni probabilità, essa si collega alle sacre rappresentazioni quattro-cinquecentesche, si afferma nel corso del Seicento, dopo la Controriforma, per influsso degli spagnoli e per iniziativa dei Gesuiti, innestandosi su arcaiche concezioni e precedenti ritualità popolari.»

Più di tre secoli fa il rito veniva descritto come un «mirabile artificio»: «si accresce la festa nella città di Gerace con una processione di mattina… nella quale con mirabile artificio s'incontrano insieme la Vergine da lutto con Cristo Sagramentato: al cui incontro, svestita la Madre de' suoi lutti, adora il suo carissimo Figliuolo».

Non solo a Vibo

L'Affruntata è una tradizione di molti centri del Vibonese, del Catanzarese e del Reggino, e non cade dappertutto lo stesso giorno. Il giorno di Pasqua si fa a Vibo, Briatico, Sant'Onofrio, Paradisoni, San Giovanni di Zambrone, Pernocari, Filogaso, San Costantino Calabro, Filadelfia, Acquaro, Soriano Calabro, Sciconi di Briatico e Rombiolo; il lunedì dell'Angelo a Dasà; il martedì ad Arena; a Zammarò la domenica successiva alla Pasqua.

Cambiano anche i particolari: in alcuni paesi San Giovanni fa la spola tre volte, in altri cinque; da qualche parte l'apostolo è sostituito da San Pietro o San Giuseppe, in altri paesi compare Maria Maddalena o ci sono figuranti vestiti da angeli.

Il presagio, però, è ovunque lo stesso. «Quando una delle statue cade a terra all'interno dello svolgimento del rituale, questo viene letto come segno molto negativo», e anticamente «questi segni colpevolizzavano eventuali disgrazie, pestilenze, terremoti, fatti delittuosi, sommosse e guerre». Al contrario, se l'incontro riesce sincronizzato alla perfezione, per la comunità andrà tutto bene fino alla Pasqua successiva.

Come arrivare alla festa

Raggiungere l'Affruntata a Vibo Valentia richiede un po' di viaggio, ma l'esperienza ripaga il tragitto. Chi viaggia su rotaia scende alla stazione ferroviaria di Vibo Valentia-Pizzo, a 7,5 chilometri da Vibo Valentia, e per l'ultimo tratto serve un mezzo. Il mezzo più comodo è l'automobile: chi esce allo svincolo di Sant'Onofrio - Vibo Valentia ha davanti un percorso di 6,0 chilometri, otto minuti di guida.

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