Feste ItalianeIl magazine delle feste d'Italia

Home » Feste Patronali

Feste Patronali

Madonna della Bruna e Sant'Eustachio a Matera 2027 - La statua della Vergine portata su un carro trionfale

8 min di lettura · Scritto da: Rodolfo de Carvalho
Ultima edizione conosciuta
2 luglio 2026
Dove Piazza Vittorio Veneto, Matera

Questa e' l'ultima edizione di cui abbiamo notizia: le date della prossima non sono ancora state annunciate.

Fonte: festadellabruna.it, letta il 20/09/2026.

La festa della Madonna della Bruna e Sant'Eustachio si tiene a Matera, in Basilicata, il 2 luglio. Nel tardo pomeriggio la statua della Vergine viene collocata sul carro trionfale che, scortato dai cavalieri in costume, compie tre giri di piazza Duomo prima di essere assalito e distrutto dalla folla. A organizzare la festa è l'Associazione «Maria Santissima della Bruna», che si occupa anche dei festeggiamenti di Sant'Eustachio, il 20 settembre.

Una cattedrale con due patroni

La Cattedrale di Matera sorse sull'area di un monastero benedettino dedicato a Sant'Eustachio, consacrato nel 1082, cioè sul sito dove si ergeva l'antico edificio religioso del protettore della città. Fu costruita nel XIII secolo — o, in un'altra datazione, fra il 1203 e il 1270, per volere di papa Innocenzo III.

Il nome della Madonna arrivò dopo. Dal 1389, anno in cui papa Urbano VI — già arcivescovo di Matera — istituì la festa della Visitazione, la chiesa fu intitolata a Santa Maria della Bruna, anch'essa protettrice della città. Poi, a partire dal 1627, l'arcivescovo la riconsacrò intitolandola alla Madonna della Bruna e a Sant'Eustachio: da allora i patroni sono due, e la città li festeggia in due momenti diversi dell'anno.

Dentro si conservano il presepe in pietra calcarea del XVI secolo e l'affresco bizantino della Madonna della Bruna con il Bambino benedicente con due dita, datato al 1270 — altrove alla seconda metà del XIII secolo. È un dipinto del tipo «Odigitria», cioè colei che indica la via, perché la Vergine con la mano destra indica il Bambino Gesù tenuto sul braccio sinistro. C'è poi l'effigie lignea che ogni anno viene portata in processione, e la statua della patrona, custodita in una teca nel transetto.

L'alba del 2 luglio e la Processione dei Pastori

Il 2 luglio a Matera si chiama Capodanno: è la giornata più lunga dell'anno, quella in cui la città dei Sassi si veste di festa e religiosità. Davanti alla Cattedrale, sulla piazza, ha inizio e si conclude il trionfale corteo del carro di cartapesta.

Le celebrazioni si aprono sotto le timide luci dell'alba con la Processione dei Pastori, che prende il via dalla Chiesa di San Francesco d'Assisi dopo la Messa «dei pastori». Un tempo era la parte della festa che vivevano pastori e braccianti agricoli: celebrata la messa all'alba, già a dorso di mulo o d'asino seguivano per le vie della città il quadro della Madonna — detto, appunto, «dei pastori» — e poi partivano per il lavoro.

Oggi un lungo fiume di gente accompagna dentro i quartieri l'effigie policroma della Patrona dipinta su rame, fra preghiere, canti, figuranti vestiti da pastori con il seguito di asini, pecore e capre, e il fragore dei fuochi pirotecnici. I devoti a turno sorreggono il quadro, che porta la sua benedizione nei quartieri della città nuova e nei Sassi; la processione si conclude al Santuario di San Francesco da Paola, nel centro cittadino.

Da San Giuseppe a Piccianello, e ritorno

A metà mattina tocca ai cavalieri: c'è il loro raduno e il rito della vestizione del generale del Corpo, che avviene presso la chiesa del Carmine a Palazzo Lanfranchi; da lì, con squilli di tromba, si va in Cattedrale per un solenne pontificale.

Intorno a mezzogiorno l'immagine della Madonna viene prelevata dalla Chiesa di San Giuseppe, il luogo deputato alla preparazione della statua che in gergo popolare si chiama «Cher' ca non s'assramm», quella che non ha paura. Scortata dai Cavalieri della Bruna e seguita dalle autorità ecclesiastiche a bordo di carrozze d'epoca, viene condotta al rione Piccianello, nella Chiesa dell'Annunziata: il luogo dove, secondo la leggenda, avvenne la sua prima apparizione.

Nel tardo pomeriggio, dopo la messa, la statua viene collocata sul carro trionfale e, scortata dai cavalieri in costume, percorre le vie del centro per tornare alla Cattedrale.

I tre giri che consegnano la città

Davanti al Duomo arriva il momento che chiude la parte religiosa della giornata. Il carro, con ancora sopra l'effigie, compie tre giri della piazza: simboleggiano la presa di possesso della città da parte della Vergine, e con essi si invoca la sua protezione per tutto l'anno successivo. Dopo i giri la statua scende dal carro e viene deposta in Cattedrale.

Quello che segue è la parte profana: il carro di cartapesta — che ogni anno porta una tematica religiosa diversa, scelta dalla Curia locale — trainato dai muli e scortato dai cavalieri, scende verso piazza Vittorio Veneto, dove viene assalito all'altezza della chiesa di Santa Lucia e distrutto dalla folla: gli assalitori cercano di portare a casa un pezzo del carro come trofeo e segno beneaugurante, finché non ne resta che lo scheletro. La giornata si chiude con i fuochi pirotecnici che illuminano il canyon della Gravina, e con il detto che i materani pronunciano alla fine: «A moggh, a moggh, all'onn c' ven», l'anno prossimo sarà migliore.

La donna che chiese un passaggio

Sull'origine di tutto questo il paese racconta una leggenda. Tutto sarebbe cominciato in una torrida sera di luglio, quando un contadino che rincasava sul suo carretto fu fermato da una giovane donna che gli chiese un passaggio. L'uomo accettò titubante, e durante il tragitto un senso di gioia lo pervase; ma giunti alle porte della città le chiese di scendere vicino alla chiesa di Piccianello, perché a quell'epoca era impensabile che due sconosciuti di sesso diverso restassero soli insieme.

La giovane accettò, e prima di andar via lo salutò con queste parole: «Così, su un carro molto ben addobbato, voglio entrare ogni anno nella mia città». Poi gli lasciò un messaggio con cui si invitavano il vescovo, il clero e i nobili di Matera a recarsi in quel punto: nel messaggio diceva di essere la Madre di Cristo. Quando costoro accorsero, trovarono soltanto una statua ad attenderli, e il carro del contadino si trasformò in un tripudio di decorazioni e luci, al centro del quale trionfava la sacra effigie. Il carro fu trainato fino in centro, davanti alla Cattedrale, e lì furono fatti tre giri, come a voler consegnare alla Bruna le sorti della città.

Attorno alle origini del rito ruotano altre due leggende, che spiegano perché il carro venga distrutto. La prima racconta che i materani, per evitare che il quadro della Madonna fosse rubato dai saraceni, lo nascosero su un carretto e poi, messo in salvo il quadro, distrussero loro stessi il carretto. La seconda riporta la distruzione al tentativo del popolo di convincere il proprio signore, il conte Giovan Carlo Tramontano, a mantenere la promessa di costruire un carro nuovo ogni anno: alcuni storici locali sostengono che intorno all'anno 1500 il conte avesse fatto grandi promesse per dare maggiore enfasi alla festa del 2 luglio, e che i cittadini, per metterlo alla prova, assaltarono il calesse costringendolo a mantenerla. Le prime tracce sull'esistenza di un carro tradizionale materano risalgono però al 1690.

Che cosa vuol dire «Bruna»

Sul nome della patrona ci sono tre ipotesi, e nessuna riguarda il colore. La prima lo fa derivare dal termine altomedievale longobardo brùnja, la corazza dei cavalieri: in quel caso significherebbe Madonna della difesa, e richiama il ruolo di protettrice che la Vergine esercita sul popolo, difendendolo da ogni forma di male. La seconda lo fa venire da Hebron, la città della Giudea dove Maria si recò per la Visitazione a Santa Elisabetta. La terza, dichiaratamente meno accreditata, è che venga dal colore del viso della Vergine.

Il 20 settembre, Sant'Eustachio

L'altro patrono ha la sua giornata in autunno: il 20 settembre Matera celebra Sant'Eustachio. In processione, insieme al clero cittadino, sfila un dipinto che raffigura il santo con sua moglie Santa Teopista e i figli Agapio e Teopisito.

Dietro camminano le confraternite e le associazioni della festa: la Confraternita «I Pastori della Bruna», l'Arciconfraternita di San Francesco da Paola, la Confraternita di Gesù flagellato e Maria Santissima Annunziata, l'Associazione dei Cavalieri, gli Angeli del Carro, i Pastori dell'Anima e la squadra dell'Auriga del Carro trionfale.

Nella celebrazione c'è la benedizione delle sementi offerte dalla Federazione Coldiretti di Matera, e la messa è animata dai bambini delle scuole dell'infanzia, che per l'occasione hanno realizzato mantelli, elmetti e corazze sul modello del vestito di Sant'Eustachio. In serata, in località Murgia Timone, si tiene lo spettacolo pirotecnico.

A organizzare entrambe le feste è l'Associazione «Maria Santissima della Bruna», che ha come compito principale la festa patronale del 2 luglio e si fa carico anche dei festeggiamenti in onore di Sant'Eustachio; lavora in collaborazione con l'Arcidiocesi di Matera-Irsina e con il patrocinio del Comune e della Provincia di Matera, della Regione Basilicata, della Camera di Commercio della Basilicata e dell'Ente Parco della Murgia Materana.

Come arrivare alla festa

Arrivare a Matera per la festa della Madonna della Bruna e Sant'Eustachio non è complicato. Per chi preferisce la comodità del treno, la stazione ferroviaria di Matera Centrale si trova a 300 metri dal centro: si arriva nel cuore dell'evento con una breve passeggiata. Per chi si mette al volante, lo svincolo di Matera dista 2,4 chilometri, cioè 3 minuti di strada.

Eventi nei dintorni

In provincia di Matera si festeggia anche cosi'.

Da leggere