Festa del Maggio ad Accettura 2027 - Il matrimonio fra il cerro e l'agrifoglio e la scalata del tronco
Questa e' l'ultima edizione di cui abbiamo notizia: le date della prossima non sono ancora state annunciate.
Fonte: ilmaggiodiaccettura.it, letta il 20/09/2026.
La Festa del Maggio si tiene ad Accettura, in provincia di Matera, in Basilicata, nei giorni intorno alla Pentecoste, fra fine maggio e inizio giugno. È un matrimonio fra due alberi: il Maggio, un cerro del bosco di Montepiano, e la Cima, un agrifoglio della foresta di Gallipoli Cognato, vengono scelti, abbattuti, portati in paese per strade diverse, innestati l'uno nell'altra e innalzati insieme davanti alla statua del patrono. L'antropologo Giovanni Battista Bronzini, che le dedicò il libro «Accettura, il Contadino l'Albero e il Santo», la definì un unicum a livello europeo.
Un rito lungo due mesi
Le fasi centrali si svolgono dal sabato precedente la Pentecoste al martedì successivo, ma l'intero evento si ripete ogni anno dall'Ottava di Pasqua alla domenica del Corpus Domini. La prima domenica dopo Pasqua si sceglie il Maggio, la seconda la Cima. Il giorno dell'Ascensione il cerro viene abbattuto, e poi giace nel bosco per nove giorni, fino all'Esbosco del sabato di Pentecoste, quando i buoi lo trascinano fino alle «chiapparedd», un'area a quattro o cinque chilometri dall'abitato. La domenica di Pentecoste i due alberi si mettono in cammino verso il paese; il lunedì è giornata di preparativi; il martedì si celebra il matrimonio e si scala il tronco. La domenica del Corpus Domini il Maggio viene abbattuto e messo all'asta come legna da ardere.
All'alba, dalle campagne del paese, massari e boscaioli convengono verso il bosco di Montepiano, una cerreta di circa mille ettari a pochi chilometri dall'abitato; i maggiaioli più esperti si aggirano fra le piante, scrutano le chiome, testano i tronchi, stabiliscono a occhio l'altezza, e alla fine scelgono l'albero più bello e più dritto. Gli alberi prescelti — il Maggio e i cerri che serviranno da appoggio — vengono contrassegnati con un puntone a forma di martello su cui è incisa la sigla SGM, San Giuliano Martire.
La Cima, invece, è scelta in precedenza dai contadini accetturesi in piena segretezza, perché la sposa non deve essere contaminata dagli sguardi indiscreti prima della cerimonia nuziale, e resta nascosta fino alla mattina in cui viene tagliata.
Cinquanta coppie di buoi
Il Maggio è trascinato dai buoi: un corteo imponente formato da circa cinquanta coppie di razza podolica, accoppiate e legate sotto un giogo tradizionale, trascina un tronco lungo oltre trenta metri insieme alla Croccia e agli Spond, gli altri cerri che serviranno all'innalzamento. Sono animali allevati appositamente per l'occasione e sostenuti economicamente dalle famiglie dei maggiaioli; all'alba di Pentecoste massari e bovari sorteggiano il diritto di trascinare il tronco. Durante le soste i bovari intonano canti tradizionali, accompagnati da zampogne e organetti.
Prima di entrare in paese si compie un passaggio cruciale: Maggio, Crocce e Spond vengono girati. Fino a quel momento sono stati trainati con la parte più stretta in avanti; una rotazione completa porta la base — «u cppon» — in testa. È un'operazione che richiede forza e coordinazione perfetta. Poi il Maggio scende in paese da una ripida discesa, dove il peso e la lunghezza generano un forte effetto leva e il tronco tende a scivolare.
Dodici ore a spalla per la Cima
La Cima viene invece trasportata a spalla, affinché non si sciupi il fogliame. All'alba i sei rintocchi del campanile della chiesa di San Nicola svegliano i giovani; dopo la messa e il discorso che raccomanda moderazione nel bere, il gruppo si mette in marcia verso il luogo del taglio. Pochi colpi d'accetta dei maestri boscaioli fanno cadere l'agrifoglio, che viene subito accolto sulle spalle dei volontari.
Il viaggio dura circa dodici ore per quindici chilometri, con un albero lungo quasi dieci metri e pesante diverse tonnellate. I cimaioli lo sorreggono con rami a forcella chiamati «crocce» e procedono a scatti; chiunque può partecipare al trasporto, ma a una condizione: essere «sozzo», cioè della stessa altezza di chi gli sta accanto, perché il peso vada distribuito. Le iascaridd, botticelle di vino, passano di mano in mano e si beve a cannetta, come vuole la tradizione, per non disonorare il santo; sull'erba delle radure si stendono tovaglie con salsicce, soppressate e peperonate, pane e ricotte, vini bianchi e rosati. Al seguito dei maggiaioli, invece, si consuma il banchetto rituale nel bosco: la «pastorale», un grande bollito di pecora aromatizzata con erbe, cotto in un calderone di rame.
Il matrimonio e le cende
I cortei si ricongiungono all'imbrunire nelle strade del paese: in piazzetta Bronzini il Maggio incontra la Cima, e quella della domenica sera è una sorta di promessa solenne, un preludio al grande evento dei giorni successivi. Il lunedì si lavora: si intaccano con accette e seghe la base della Cima e la punta del cerro per poterne eseguire l'innesto — i due alberi devono diventare un solo corpo — mentre altri sistemano le «Crocce», i pioli, i puntelli, le funi e il gigantesco argano che servirà a issare l'albero. Nel frattempo, dal monte Valdienne, un gruppo di uomini e donne va all'alba a prelevare il quadro dei Santi Giovanni e Paolo e lo porta in paese; verso sera esce la processione di San Giulianicchio, la prima rappresentazione del santo protettore, quella consegnata insieme alla reliquia.
Il martedì è il giorno del matrimonio. La processione di San Giuliano è preceduta da una lunga fila di «cende»: costruzioni votive di candele, nastri e ghirlande, a forma di piramidi a gradoni, che le ragazze portano in equilibrio sul capo per sciogliere voti segreti, ballando negli slarghi al suono dell'organetto. L'innalzamento comincia e finisce quando la statua arriva ai piedi dell'albero: alle operazioni, delicate e difficili, sovrintendono i più anziani, custodi di tecniche arcaiche. I cacciatori sparano fra i rami della Cima per scacciare gli spiriti che potrebbero ostacolare la prima notte di nozze, e oggi i fuochi d'artificio svolgono la stessa funzione degli antichi spari propiziatori.
Trenta metri a mani nude
Sotto lo sguardo del santo comincia la scalata del Maggio, un'impresa spettacolare e pericolosa. I giovani scalatori iniziano la sfida dal basso, usando una corda per avvolgere il tronco e facilitare la salita; a metà percorso la corda viene lasciata cadere e il resto della salita si compie a mani nude, fino al mazzo di fiori appeso in cima, secondo le regole della conquista della cuccagna. La discesa è la parte più pericolosa. Gli incidenti gravi sono stati rarissimi — gli accetturesi lo attribuiscono alla protezione del patrono — e solo negli ultimi anni sono state installate reti di sicurezza.
Accettura ha una tradizione di scalatori con i loro soprannomi: Francesco Labbate, detto Nchianatridd da nchianat, salita; Giuliano Mariano, detto Zizilone, che si arrampicava veloce come uno scoiattolo e in cima si esibiva in mille piroette; Giulio Onorati, detto Krusciov. Si racconta di Giuliano Trivigno, leggendario scalatore del primo Novecento, che cadde dall'alto del Maggio e ne uscì miracolosamente illeso: per ringraziare il santo la sua famiglia finanziò una festa grandiosa, guadagnandosi il soprannome di maggiaioli. E si racconta degli anni Trenta, quando un funambolo di passaggio rimase paralizzato dalla paura una volta raggiunta la cima, e fu uno scalatore locale a portargli una corda per aiutarlo a scendere.
Il santo e l'albero
Gli abitanti chiamano la festa anche il Maggio di San Giuliano. San Giuliano era un giovane dalmata che cercava di diffondere la sua fede con coraggio e che per questo venne torturato e giustiziato a Sora. Dall'archivio di Accettura risulta che il culto cominciò a manifestarsi nel 1725, anno in cui divenne protettore del paese; le prime notizie documentate della festa risalgono al 1796, e nel 1797 arrivò in paese la pergamena che attestava l'autenticità della reliquia, riposta in una teca dentro la statua lignea. Fu quello a far riesplodere la devozione popolare, e a saldare la festa religiosa del protettore con quella pagana del Maggio.
Gli antropologi lo riconducono agli antichissimi riti agrari e arborei delle popolazioni contadine europee, che miravano a portare in paese e nelle case lo spirito fecondatore della natura, risvegliatosi con la primavera: l'idea di una rigenerazione della collettività umana attraverso la partecipazione attiva alla resurrezione della vegetazione. Le radici affondano molto probabilmente nell'area etnica germanica, per giungere poi nell'area mediterranea tramite i Longobardi, e la festa si colloca fra i cicli stagionali studiati da Van Gennep. Il taglio stesso è un atto di deferenza: alcuni massari simulano l'agonia del dio silvestre con lunghi lamenti, e nella credenza popolare ogni danno arrecato all'albero porterà sciagura alla comunità.
Il Maggio di Accettura è il simbolo dei matrimoni arborei che si celebrano in Basilicata, e chi partecipa decide soltanto se far parte della processione dei maggiaioli o di quella dei cimaioli.
Come arrivare alla festa
Raggiungere la Festa del Maggio ad Accettura richiede un po' di viaggio, ma l'esperienza ripaga il tragitto. Chi viaggia su rotaia scende alla stazione ferroviaria di Calciano, a 21 chilometri da Accettura, e per l'ultimo tratto serve un mezzo. Il mezzo più comodo è l'automobile: chi esce allo svincolo di Campomaggiore ha davanti un percorso di 20 chilometri, venti minuti di guida.
Altre feste in zona
Nei paesi della provincia di Matera, altre tradizioni.
- San Luigi Gonzaga ad Aliano — giugno
- Madonna della Bruna e Sant'Eustachio a Matera — luglio
- Festa di Sant'Antuono a Pisticci — gennaio