Maria SS. del Carmelo ad Avigliano 2027 - I castelli di candele portati a spalla su per il Monte Carmine
Questa e' l'ultima edizione di cui abbiamo notizia: le date della prossima non sono ancora state annunciate.
Fonte: icpi.cultura.gov.it, letta il 20/09/2026.
Il 16 luglio, ad Avigliano, in provincia di Potenza, in piazza davanti alla Chiesa Madre ci sono delle costruzioni alte diversi piani, fatte di candele. Rappresentano torri, navi, facciate di chiese, altarini. Ciascuna è numerata e porta sul davanti una targhetta col nome di chi l'ha offerta. Poi gli uomini della famiglia dell'offerente se le caricano sulle spalle, e cominciano a salire.
I cinti
Si chiamano cinti, o cente, e sono ex voto. Li si offre per una grazia ricevuta, per chiederne una, in memoria di qualcuno, o semplicemente per fede — e chi ne fa richiesta deve compiere una specie di questua per farlo realizzare. Non sono un gesto che si esaurisce in una volta: ogni atto votivo deve essere effettuato tre volte, anche non consecutive.
Sono fatti di candele, di fiori e di nastri colorati, montati su un'intelaiatura di legno. Ogni pezzo significa qualcosa, e le schede del patrimonio immateriale lo mettono per iscritto: i nastri sono il legame col sacro e rappresentano il voto che la donna scioglieva alla fine della processione; il legno richiama la Croce; le candele sono la luce della fede; i colori riprendono l'iconografia mariana. E la salita faticosa lungo le pendici del monte, dicono le stesse schede, vale quasi come un'espiazione.
Portarli è un compito diviso per età e per ruolo. Il peso sta sulle spalle dei giovani familiari del devoto; alle ragazze della famiglia — che un tempo dovevano essere pure — tocca reggere i lunghi nastri colorati attaccati alla costruzione, camminandole accanto. Una volta le accompagnavano cantando, e le rime delle invocazioni passavano da una voce all'altra incrociandosi.
A trasportare la statua sono invece i confratelli, e alla Confraternita si entra con un rito: ogni anno nuovi giovani abbracciano questa forma di devozione attraverso una cerimonia di vestizione.
Il documento più antico che ritrae i cinti è uno schizzo del 1747, conservato nell'Archivio Storico di Napoli. Chi li costruisce impara il mestiere in famiglia, di padre in figlio, ed è un mestiere che si sta spegnendo: gli artigiani capaci di farli sono ogni anno di meno.
La notte prima e la salita
La notte che precede il 16 luglio si veglia nella Chiesa Madre. La statua viene rivestita con un manto carico del suo tesoro: migliaia di oggetti in oro e argento donati dai fedeli nel corso dei secoli. Una corona viene posata sul capo della Vergine e su quello del Bambino, e a un braccio della Madonna si appende uno scapolare.
Il mattino dopo la statua è portata in processione fino alla chiesa di Santa Maria degli Angeli, e da lì comincia il pellegrinaggio verso il santuario, in cima a una montagna di 1.228 metri. Apre il corteo lo stendardo, un pennone con un manto azzurro su cui è rappresentata l'effigie; poi vengono i palii, insegne triangolari di lino con l'immagine della Madonna ricamata in oro. I castelli votivi precedono la statua, che è trasportata dentro una teca dai confratelli, seguita dalla banda; nel corteo ci sono anche donne in costume aviglianese.
Lungo la strada i portatori si fermano ad aspettare che la statua li raggiunga, mentre ai lati la gente attende, e chi cammina prega insieme, seguendo un sacerdote che scandisce le parole al megafono.
Arrivati in cima, la statua compie tre giri intorno al santuario. Poi si celebra la Messa solenne, e alla fine i fedeli restano lì a mangiare all'aperto.
Due mesi sul monte
La Madonna non torna a casa la sera. Resta sul monte per due mesi, e in quel periodo tutti i mercoledì sono dedicati al pellegrinaggio dei fedeli di Avigliano e dei paesi vicini: lo stabilì il parroco, ed è ancora così.
I cinti restano nella cappella insieme a lei. A settembre vengono smontati, e le candele di cui erano fatti sono donate ai fedeli.
Il rientro avviene la seconda domenica di settembre. La notte prima si veglia nel santuario; la mattina la statua scende in paese con un pellegrinaggio, e all'altezza del convento dei Riformati si forma la processione che attraversa la città e la riporta nella Basilica Pontificia Minore di Santa Maria del Carmine, dove rimarrà fino al luglio successivo.
Quaranta giorni sulla montagnola
La ragione di tutto questo sta in un anno preciso, il 1694. Le stagioni avevano distrutto i raccolti e c'era la carestia; poi arrivò un terremoto violentissimo che colpì tutta la regione. Alcuni aviglianesi che si trovavano in piazza Gianturco giurarono di aver visto il Castello e il campanile piegarsi come se stessero crollando, e poi fermarsi di colpo nella posizione iniziale, senza una lesione. Uomini, donne e bambini scapparono verso le alture invocando la Madonna del Carmelo, e sulla montagnola rimasero quaranta giorni. Quando tornarono in paese trovarono le case intatte, e nessuno era morto.
Nel 1696 un notaio apostolico mise per iscritto il ringraziamento. Con quell'atto si decise di comprare una statua della Madonna — quella che si venera ancora, in legno policromo, opera di un intagliatore napoletano: la Vergine in piedi che sostiene al petto il Bambino, il quale si protende verso di lei quasi a volerla abbracciare. Si stabilì di costruire una cappella sulla montagnola, che da allora si chiama Monte Carmine; di portarci la statua ogni 16 luglio e di riportarla in paese la seconda domenica di settembre, a ricordo del tempo passato lassù durante il terremoto. La Vergine fu proclamata patrona, e nacque la Confraternita, i cui iscritti indossano ancora oggi un saio col cappuccio simile a quello dell'ordine dei Carmelitani.
Prima di tutto questo c'era già qualcosa. La tradizione dice che il culto arrivò ad Avigliano coi reduci dalle Crociate, di ritorno dall'Oriente, prima che nel resto della Basilicata; e al XII secolo risalgono le prime testimonianze di una capanna rudimentale, sulla vetta, con l'immagine della Madonna dipinta dentro.
La statua che se ne andò, e la ragazza al torrente
Il racconto più curioso riguarda una statua precedente. Si narra che nel 1240 sia sparita dalla sua cappella e sia stata ritrovata nei pressi di Campagna, in provincia di Salerno. Gli aviglianesi ne pretesero la restituzione e l'ottennero; ma poco dopo la statua sparì di nuovo, e fu ritrovata esattamente nello stesso posto. Gli abitanti di Campagna lo lessero come la volontà della Vergine di restare con loro, e lì rimase: la venerano ancora, col nome di Madonna di Avigliano. Ad Avigliano non restò che commissionarne un'altra.
L'altro racconto spiega perché la processione non si è più fermata. Nel 1719, dopo un periodo in cui era stata sospesa, un uragano si abbatté sul territorio. Una ragazza che era andata a lavare i panni al torrente Braida stava per essere travolta dalle acque quando, dice la tradizione, la Vergine le apparve, la salvò e le disse di riferire agli aviglianesi di riprendere l'usanza di portare la statua sul monte ogni 16 luglio. Da allora non l'hanno più interrotta.
I segni, e il nome che le danno qui
Di storie così ce ne sono molte altre, e ad Avigliano si tramandano quasi tutte legate a terremoti e a calamità del cielo: la siccità del 1844; l'assalto dei briganti del 1861, da cui il paese uscì senza un morto; la notte del 1890 in cui, mentre l'uragano devastava le campagne dal Potentino al Melfese, si vide scintillare una stella fiammeggiante in cima alla cupola della Chiesa Madre; la siccità del 1903, quando durante la Messa apparve in cielo una nube a forma di stella che si sciolse in una pioggia durata otto giorni, e ne parlarono perfino i giornali di Napoli; il terremoto del 1857, che si ricorda ogni 16 dicembre con una processione penitenziale; quello del 1930; e il sisma del 1980, che nel paese non fece danni. Il loro deposito materiale è il tesoro della Madonna: gli innumerevoli oggetti votivi d'oro e d'argento che le sono stati donati, e che ogni luglio le vengono cuciti addosso.
Nel 1935 la Vergine del Carmine fu incoronata Regina del popolo aviglianese con decreto del Capitolo Vaticano; nel 1949 e nel 1985 la statua fu portata in processione nei paesi della provincia e a Potenza; nel 1996, per i tre secoli di culto, la Confraternita collocò sulla cima del monte una stele con l'immagine della Vergine, scolpita in un grosso blocco di pietra del Carmine dal maestro Francesco Viola. Nel 1999 la Chiesa Madre fu elevata a Pontificia Basilica Minore, col titolo di Santa Maria del Carmine.
Nei paesi del circondario la Madonna non si chiama col nome scritto sui documenti: si chiama «Maronn r lu Mont», la Madonna del Monte, e la devozione per lei attira a entrambe le feste dell'anno migliaia di pellegrini. Un tempo la sua immagine stava sempre dentro gli abitini, gli scapolari che qui si portavano addosso; oggi la si trova nei portafogli, nelle borse e nelle automobili di molti lucani.
Alcune forme di devozione, invece, sono scomparse, e il Comune le elenca senza addolcirle: donne a piedi scalzi che per tutto il tragitto procedevano con lamentazioni ritmate da pugni al petto, donne che attraversavano la chiesa sulle ginocchia, o che strisciavano la lingua sul pavimento in segno di umiltà.
Come arrivare alla festa
Arrivare ad Avigliano per la festa di Maria Santissima del Carmelo non è complicato. Chi viaggia su rotaia trova la stazione ferroviaria di Avigliano Città a un passo dal centro, 900 metri dai luoghi della manifestazione. In automobile si esce allo svincolo di Scalo Pietragalla - Sant'Angelo - Cesaracchio - Cappelluccia, e da lì restano 11 chilometri e 18 minuti.
Eventi nei dintorni
Poco lontano, altre tradizioni dello stesso territorio.
- San Vito ad Avigliano — giugno
- Sagra della Strazzata ad Avigliano — agosto
- Madonna del Carmine a Laurenzana — luglio