Madonna del fuoco a Forlì 2027 - La xilografia di 49 per 40 centimetri uscita intatta dall'incendio del 1428
Questa e' l'ultima edizione di cui abbiamo notizia: le date della prossima non sono ancora state annunciate.
Fonte: festivalinitalia.it, letta il 02/09/2026.
La Madonna del Fuoco si festeggia a Forlì, comune della provincia di Forlì-Cesena, in Emilia-Romagna, il 4 febbraio. Al centro del culto c'è una xilografia su carta di 49 x 40 centimetri, «con ogni probabilità la più vecchia xilografia su carta custodita in Italia, nonché una tra le più antiche in Europa», che secondo la tradizione uscì intatta da un incendio: nella notte fra il 4 e il 5 febbraio 1428 un incendio distrusse la casa del maestro Lombardino da Riopetroso, in quella che oggi è via Leone Cobelli, adibita a scuola, e i forlivesi si accorsero con stupore che l'immagine della Madonna era rimasta intatta, «non si era bruciata e non era neanche annerita dal fumo». La sera prima della festa si accendono lumini alle finestre in tutta la città, e sulla tavola arriva la Piadina della Madonna, un dolce farcito con uvetta e semi di anice.
Gli studi datano la xilografia prima del 1420, fra la fine del Trecento e i primi anni del Quattrocento, e dal 1425 stava appesa al muro della scuola. Non rimase altro dell'edificio che le mura; dove sorgeva oggi c'è la chiesina del Miracolo.
La xilografia raffigura la Vergine col Bambino, circondata da otto figure di santi, con l'Annunciazione e la Crocifissione nella parte superiore e, in basso, i dodici Apostoli con al centro una santa e la Vergine Incoronata. Sul nome del maestro le fonti oscillano — Riopetroso, Rio Petroso, Ripapetrosa, Ripetrosa —, e una precisa che veniva da un «paese distante 24 miglia da Forlì»; era arrivato in città da poche settimane.
Chi c'era, e cosa scrisse
Il fatto è documentato da chi lo vide. Giovanni di Mastro Pedrino, «cronista dipintore», scrive: «Como arse una caxa e romaxe per miracolo una carta depinta la qual fo veduta tutta la notte in mezzo al fuogo», e più avanti: «bruxò a dì 4 del ditto mexe la notte venendo la festa di sant'Agata e non ne rimase altro che le mura e una carta con alcuna figura e nostra Donna in mezzo e perché parve grande miracolo fo tolta dai Calonixe de Santa Croce e posta in Santa Croce con reverenzia e questa fa assai miracoli». Nel 1438 lo stesso autore dipinse una lunetta per illustrare l'episodio, e alla base si legge: «E fò nel 1428 a dì 4 febraro».
Un altro testimone, Giovanni Pansecco, aggiunge i particolari di contorno: il pretore, il bolognese Floriano Grifoni, «arrivò per primo e fu spettatore del fatto»; davanti a quell'immagine «gli alunni ogni sabato cantavano le lodi»; e dopo l'incendio «per alcuni giorni la tavoletta rimase appesa al muro e dai dintorni si accorreva a vederla».
Pochi giorni dopo, l'8 febbraio, una solenne processione guidata dal legato pontificio monsignor Domenico Capranica accompagnò l'immagine fino alla Cattedrale: prima accanto all'altare maggiore, poi nella cappella che le venne dedicata. Nel 1619 passò in una nuova cappella, e dal 1636 è custodita nella grande cappella costruita appositamente, al centro dell'altare maggiore; secondo gli scritti del cardinale Barberini la Solennità della Madonna del Fuoco fu celebrata per la prima volta il 20 ottobre 1636, in concomitanza con la traslazione. In breve la Madonna del Fuoco «soppiantò nel cuore dei Forlivesi gli altri compatroni», San Mercuriale, San Valeriano e San Pellegrino Laziosi, e alla fine del Quattrocento Caterina Sforza diede vita in suo onore alla Compagnia dello Spirito Santo, composta da otto sacerdoti, e alla Congregazione di Carità.
I lumini alle finestre e la piadina con l'anice
La festa cade il 4 febbraio ed è la più antica della città. La notte fra il 3 e il 4 alle finestre si accendono candele, ceri o lampadine.
La Piadina della Madonna è «una "specie" autoctona, una sorta di invitante "maritozzo" che non somiglia per nulla alla piadina romagnola e per di più è dolce». Nella versione moderna la si trova farcita con crema, cioccolata, uvetta o marzapane, ma l'ingrediente aromatico fondamentale resta l'anice. La sua origine è una carestia: ricorda la distribuzione di pane impastato con la farina acquistata col ricavato della vendita del Tesoro della Madonna del Fuoco, formato dai doni votivi fatti dai fedeli per le grazie ricevute. Il 4 febbraio si vende alle bancarelle della Fiera della Madonna del Fuoco, nella piazza davanti al Duomo e nelle vie vicine, e nei giorni della festa anche nei forni della città.
Alcune usanze si sono invece perse. La sera del 3 febbraio i contadini del comprensorio bruciavano cataste di fascine di ramaglie in segno di allegria e di devozione, invocando un buon raccolto e cantando in dialetto: «Allegria, allegria, / Madonnina benedetta! / Madonnina di Forlì / fate allegria anche a me». E dopo cena si riempivano cannucce di strame con polvere focaia: accese verso le diciannove su un angolo della tavola, non appena il fuoco toccava la polvere «la pagliuzza faceva un piccolo salto», cadeva sul pavimento e girava per la cucina con la fiammella accesa. Per l'occasione si vendeva anche un vino prodotto solo in zona, l'aleatico, «dolce e liquoroso, di color rosso rubino», annunciato per strada da venditori che facevano da banditori.
La Fiorita dei bambini, e i pompieri sulla colonna
La celebrazione che precede la festa è la Fiorita, nata nel 1984 da un piccolo gruppo di famiglie forlivesi che volevano far comprendere ai loro bambini, con un linguaggio comprensibile a piccoli e grandi, l'importanza dell'avvenimento del 4 febbraio. Si tiene in una delle domeniche che precedono la festa: i bambini partono dalla chiesa di San Filippo Neri e, cantando, pregando e seguendo lo striscione col tema dell'anno, arrivano in piazza del Duomo, dove lasciano fiori e disegni alla cancellata della colonna della Madonna del Fuoco. Una delegazione porta un omaggio floreale alla chiesina del Miracolo in via Cobelli e un'altra nella piazza intitolata a Papa Giovanni Paolo II. Anche i Vigili del Fuoco rendono omaggio alla Patrona: salgono in cima alla colonna per deporre una corona di fiori. Alla fine i bambini ricevono un lumino da accendere alla finestra la sera della vigilia, e sono invitati a lasciare un'offerta per progetti di solidarietà a favore di bambini bisognosi. L'iniziativa coinvolge centinaia di persone, fra famiglie, associazioni, parrocchie e scuole.
Non è un'idea nuova come sembra: due giorni prima della prima Solennità del 1636, i bambini di tutte le scuole di Forlì giunsero in processione dalla vicina chiesa di San Filippo Neri e attaccarono un disegno e un fiore alla ringhiera attorno alla statua della Madonna. E alla stessa colonna, l'8 maggio 1986, si fermò a pregare con i bambini anche Giovanni Paolo II, in visita a Forlì.
In Cattedrale, intanto, si svolge la novena di preparazione, animata ogni giorno dai pellegrinaggi di parrocchie, associazioni e movimenti ecclesiali. Anche questa ha una storia: la prima novena in forma pubblica dovrebbe risalire al 1752, resa possibile dalla donazione in denaro del canonico Antonio Verzerio; le preghiere, composte dal gesuita padre Bombarda, «risultarono subito troppo lunghe», e il testo ridotto — giunto sostanzialmente immutato ai giorni nostri — entrò in vigore nel 1786. Si canta ancora l'inno «La vivida fiamma», composto nel 1928 da monsignor Adamo Pasini e da monsignor Giuseppe Prati, più familiarmente conosciuto come don Pippo, che a un certo punto dice: «Di vispi fanciulli, nei tempi remoti, lo stuolo raccolto in umile scuola, con inni devoti, con dolce parola col nome di Madre pregarti s'udì».
Da Cervia al Polo Nord
Il culto è uscito presto dai confini della città. A Cervia arriva nel XVII secolo con il vescovo forlivese Francesco Maria Merlini, che resse la diocesi dal 1635 al 1644, e attecchisce fra i salinari: chiedevano «il calore estivo del sole, ardente come il fuoco, indispensabile per un abbondante raccolto di sale». Raggruppati nella confraternita della Beata Vergine del Fuoco, il 4 febbraio inviavano — come accade ancora oggi — una loro rappresentanza a Forlì, un tempo compiendo il pellegrinaggio a piedi e portando l'antico Crocifisso del Suffragio. Lasciavano in dono, assieme al sale, lampade d'argento, calici e apparati vari, tuttora conservati in un armadio del Duomo di Forlì che reca lo stemma della comunità di Cervia.
Ad Ancona e a Roma la devozione la portò un sacerdote, don Pietro Giacomo della Valle: nella città marchigiana la Madonna del Fuoco fu presa a protettrice dei fornai e venerata nella collegiata di Santa Maria della Piazza; nel 1706 lo stesso don Giacomo fece dipingere un quadro e lo pose nella chiesa di San Marcello al Corso, dove ancora oggi, il 4 febbraio, la Famiglia Romagnola celebra la festa.
Poi ci sono due episodi del Novecento. Nel 1926, in preparazione alle celebrazioni del V centenario del miracolo, fu deciso di erigere in Uganda una missione dedicata alla Madonna del Fuoco. E il 29 marzo 1928 Luciano de Nardis scrisse da Forlì al comandante Umberto Nobile, in procinto di partire col dirigibile Italia verso il Polo Nord: «vorremmo che una targa dell'immagine vi accompagnasse nel nuovo viaggio di vostra gloria sul mistero dei ghiacci eterni e una medaglia fosse deposta al vertice della terra… È dolce al nostro cuore di credenti pensare la Vergine dominatrice del fuoco dominare sui ghiacci del confine del mondo». Nobile rispose il 3 aprile promettendo di applicare la targhetta sulla cabina di comando del dirigibile e di lanciare la medaglia sui ghiacci «com'è vostro desiderio e se Dio vorrà che noi giungiamo alla meta che ci siamo proposta».
Come arrivare alla festa
Arrivare a Forlì per la festa della Madonna del fuoco non è complicato. Per chi sceglie i mezzi pubblici la stazione ferroviaria di Forlì è a 2,3 chilometri dal centro, cioè a pochissima distanza dal cuore della festa. Se invece si preferisce l'automobile, l'uscita di riferimento è lo svincolo di Ronco: da lì bastano 7 minuti di guida (4,4 chilometri) per immergersi nei festeggiamenti.
Altre feste in provincia di Forlì-Cesena
Qui intorno, altre feste che meritano una deviazione.
- San Giovanni la Festa dell'Estate a Cesena — giugno
- Festa del Falò a Rocca San Casciano — febbraio
- Presepe in Grotta a Bertinoro — dicembre