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San Bernardino da Siena a Carpi 2027 - il busto reliquiario

7 min di lettura · Scritto da: Rodolfo de Carvalho

La festa di San Bernardino da Siena, patrono di Carpi, in provincia di Modena, si celebra il 20 maggio. La giornata comincia con la preghiera dei Vespri nella chiesa intitolata al santo, dove è custodito il busto reliquiario offerto dalla cittadinanza nel 1857, e prosegue con la processione che lo porta in Cattedrale, trasportato dai volontari dell'Unitalsi e accompagnato dal Corpo bandistico Città di Carpi. Bernardino predicò in città nel 1427 e nel 1429, e da allora i carpigiani espongono sulle case le formelle con il Nome di Gesù.

Il predicatore ospitato in via Bellentanina

A Carpi si è tramandata fino a oggi la memoria di un soggiorno di San Bernardino da Siena. Il predicatore fu in città due volte, nel 1427 e nel 1429: era il 1427 quando fra' Bernardino giungeva a Carpi dopo aver predicato a Ferrara, Parma e Reggio.

Il luogo dove alloggiò, invece, è noto con precisione. Fu ospite della nobile famiglia Bellentani, nella casa situata entro la cittadella a poca distanza dalla Sagra, in corrispondenza dell'attuale via Bellentanina, in un'area fino a non molti anni fa adibita a cinema. Gli storici del Settecento ricordano che la stanza che aveva ospitato il santo era stata trasformata nel tempo in oratorio, e tale rimase fino al 1775, anno di demolizione dell'edificio per lasciare spazio a nuove costruzioni.

Carpi era ancora racchiusa nelle mura della cittadella, e Bernardino predicò certamente nella Pieve di Santa Maria — la Sagra — nella chiesa dei Conventuali e anche in quella di San Nicolò, che allora aveva dimensioni minori rispetto all'attuale tempio. Nonostante la plurisecolare presenza dei francescani conventuali in città, Bernardino, in quanto osservante e dunque appartenente a una diversa corrente dell'ordine, non soggiornò da loro.

Il sole con dodici raggi

L'eredità che il predicatore ha lasciato in città si legge ancora sui muri. Bernardino scelse di dipingere tavolette in cui il nome abbreviato di Gesù veniva iscritto all'interno di un sole sfolgorante che, con i suoi dodici raggi, illumina il mondo intero. Al termine delle sue prediche — commoventi e travolgenti, nonché piuttosto lunghe, si parla anche di tre ore — presentava ai fedeli un'elegante tavoletta con dipinto il nome di Gesù da baciare, per mostrare che avevano capito. Sul significato del trigramma le letture sono due: un tempo veniva inteso come acrostico, cioè come sintesi di Jesus Hominum Salvator, mentre oggi gli studi vi vedono piuttosto la prima metà del nome di Gesù, da leggersi come abbreviazione di Iesus.

Spinti da lui, i carpigiani misero il nome di Gesù agli stipiti delle loro case e invocarono come patrono il predicatore che li aveva affascinati: le formelle con il Nome di Gesù esposte sulle case rimandano proprio alle tavolette che usava nella predicazione.

Dallo stesso passaggio nacque un'altra eredità. Un secolo dopo, da una giovane donna dei Bellentani, discendente della famiglia che aveva ospitato il predicatore, nacque a Carpi San Bernardino Realino, che non solo portò nel nome il ricordo dell'antico ospite ma divenne uno dei Gesuiti della prima generazione; e nel frattempo il trigramma di Bernardino da Siena era diventato lo stemma dei Gesuiti.

Del santo restano anche le opere di pensiero. Bernardino ha usato con originalità l'intelligenza e il cuore contro le confusioni e le ingiustizie della sua epoca, studiando la verità dei rapporti economici con l'acuto trattato Sui contratti e l'usura, che ne ha fatto un pensatore sociale che la storia non ha potuto dimenticare: il suo trattato sull'usura predica un uso sociale della ricchezza, volto costantemente al bene comune. Si confrontò di continuo con rivalità, lotte e inimicizie che riuscì spesso a spegnere, come si racconta anche nel caso del suo passaggio per Carpi; e a Siena lottò contro le ondate successive di una terribile peste, subendo personalmente la malattia. Nato a Massa Marittima nel 1380 e morto all'Aquila il 20 maggio 1444, religioso francescano, attraversò villaggi e città dell'Italia settentrionale e centrale portando intere popolazioni a un profondo rinnovamento cristiano, e lavorò per la riforma dell'Ordine francescano.

Un patrono eletto per acclamazione

Il legame fra la città e il santo si è formalizzato per gradi, nell'arco di due secoli. Già dopo la sua partenza Bernardino aveva lasciato nella popolazione un grande concetto di santità, al punto che nel 1468 fu istituita in suo onore una pia confraternita e nel 1505 avvenne il riconoscimento «ufficioso» a patrono di Carpi, per acclamazione di popolo. Nella chiesa di San Nicolò c'era già dal 1460 un altare a lui dedicato, e nel 1612, per iniziativa della Comunità, fu fatta dipingere un'immagine dell'Assunta con i santi Francesco e Bernardino da Siena nella Camera consigliare.

La nomina ufficiale arrivò più tardi. Il 23 ottobre 1643 venne convocato il Consiglio nella Camera del Governatore per decidere a chi attribuire il titolo di protettore della città: dalle memorie di don Paolo Guaitoli si apprende che fu proposto, su richiesta dell'Arcidiacono della Collegiata, di avere un solo protettore, e che il capitolo non intendeva deliberare senza prima aver reso partecipe la Comunità, chiamata a eleggere la figura più rappresentativa. Le Memorie riportano che «i suddetti signori, havuta informazione che la città di Carpi ha sempre havuto per particolare protettore il glorioso S. Bernardino da Siena, l'hanno anco eletto per l'avvenire».

Tre anni dopo, il 18 ottobre 1646, fu decretato che il 20 maggio dovesse intendersi giorno «festivo di precetto… nella forma che si fanno le feste più principali», e che così fosse osservato invariabilmente, posto in calendario e solennizzato. Cento anni dopo, il 13 gennaio 1747, la Comunità deliberò di «intervenire in perpetuo in forma pubblica ad assistere nella chiesa di San Bernardino alla messa cantata solenne nel giorno della sua festa»: da quel momento comincia la partecipazione collettiva e ufficiale di tutta la città, nelle sue varie istituzioni. Accanto al patronato principale restano secondariamente quelli di san Valeriano da Roma, san Francesco d'Assisi e san Sebastiano.

Dai vespri alla Cattedrale

Il 20 maggio è la solennità del patrono della città e della diocesi. La giornata comincia nella chiesa intitolata al santo, dove si recita la preghiera dei Vespri; sull'altare maggiore di quella chiesa è custodito il busto reliquiario di San Bernardino da Siena, capolavoro dell'orefice milanese Giovanni Bellezza, offerto nel 1857 dalla cittadinanza in occasione dell'epidemia colerica.

Poi il santo esce. Dalla chiesa parte la processione con il busto reliquiario verso la Cattedrale, trasportato dai volontari dell'Unitalsi e accompagnato dal Corpo bandistico Città di Carpi, lungo le vie del centro. In Cattedrale si celebra il pontificale presieduto dal vescovo, con i canti animati dalle Corali riunite della Diocesi di Carpi; in alcune occasioni sono presenti anche i sacerdoti della Diocesi di Modena per accogliere il reliquiario e concelebrare la Messa. Sul sagrato della Cattedrale si tiene il concerto di campane, e in caso di maltempo tutte le funzioni religiose si svolgono nella chiesa di San Bernardino da Siena.

Attorno alle celebrazioni si muove tutta la città. L'organizzazione degli eventi è curata dall'associazione «Carpi in Festa con il Patrono», in collaborazione con Comune e Diocesi, con il contributo di Confindustria, Cna, Confesercenti e Lapam e il sostegno delle Consulte del volontariato, dei Circoli anziani, delle Università della Terza età e dei Comitati sagre parrocchiali. Ci sono poi due comitati distinti, e la ragione è precisa: il «Comitato Patrono Città di Carpi», fondato con atto costitutivo del 14 maggio 2018, che ha vivacizzato la ricorrenza con molteplici attività culturali, ricreative e ludiche, e il «Comitato Culturale Diocesano Patrono della Città e Diocesi di Carpi», che ha il compito di interessare alla celebrazione tutte le realtà della Diocesi proponendo momenti liturgici nelle parrocchie. La presenza di due comitati corrisponde alla doppia caratteristica del patrono, che è patrono della città e patrono della diocesi.

Nel programma trovano posto anche la messa per i giostrai, concerti, spettacoli, momenti sportivi, cibo di strada, un pranzo di raccolta fondi e l'estrazione dei biglietti della lotteria. Fra i concerti in Cattedrale c'è quello del «Coro Mani Bianche»: insieme ai bambini che possono utilizzare la voce cantano bambini con deficit uditivi, visivi, cognitivi, motori e autistici, ognuno con il mezzo espressivo che riesce meglio a controllare — chi può usa la voce, gli altri si esprimono facendo «cantare le mani», indossando guanti bianchi che si muovono nell'aria dipingendo emozioni grazie alla Lingua dei Segni.

Come arrivare alla festa

Arrivare a Carpi per la festa non è complicato. Chi viaggia su rotaia trova la stazione ferroviaria di Carpi a un passo dal centro, un chilometro dai luoghi della manifestazione. In automobile si esce allo svincolo di Campogalliano-Modena, e da lì restano 14 chilometri e 17 minuti.

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