Riti Settennali a Guardia Sanframondi 2027 - Processione di penitenza e campanelli caratteristici
Il giorno esatto cambia ogni anno e non e' ancora stato reso noto.
Fonte: santuarioassunta.it, letta il 20/09/2026.
I Riti Settennali di Penitenza in onore dell'Assunta si tengono a Guardia Sanframondi, in provincia di Benevento, ogni sette anni, dal primo lunedì successivo al 15 agosto e sino alla domenica seguente. Per una settimana il paese si consegna per intero alle processioni, e i battenti si percuotono il petto con una spugnetta di sughero irta di spilli. «In questa “festa” non ci sono luminarie, non ci sono bancarelle, non ci sono giochi né attrazioni, non ci sono fuochi pirotecnici. Il tutto è penitenza».
Un mea culpa collettivo ogni sette anni
I Riti Settennali di Penitenza in onore dell'Assunta sono chiamati anche Festa dell'Assunta, e per una settimana i cortei si snodano per le strade del paese secondo un ordine stabilito. Nella giornata della processione generale l'intero paese si trasforma in un unico, immenso palcoscenico.
La cadenza non è antica quanto il rito. Solo dopo la Seconda Guerra Mondiale si è radicalizzata la scansione settennale, forse tenendo conto dell'anno di emissione o sabbatico ebraico; prima l'immagine della Madonna dell'Assunta era portata in processione solo quando lo chiedeva il popolo per i propri bisogni spirituali e temporali. Il sette resta un numero simbolico, sacro per il mondo ebraico e cattolico.
La leggenda dei due buoi e dei campanelli
Le origini dei Riti risultano incerte, mancando fonti documentali attendibili. La narrazione più nota racconta che alcuni contadini, mentre dissodavano il terreno con un aratro trainato da due buoi, rimasero sorpresi da un suono di campanelli proveniente dal sottosuolo, in corrispondenza di quella che una volta era la chiesa di Santa Maria di Limatola. Scavando più a fondo scoprirono, tra le zolle, due campanelli e la statua di una Madonna. Gli abitanti di Guardia Sanframondi giunsero in un corteo penitenziale, presero a spalla la statua, divenuta nel frattempo leggerissima, e la trasportarono nel loro paese.
Un'altra leggenda popolare la vuole invece dissotterrata da maiali nel territorio limitrofo di Limata. E sempre la leggenda vuole che senza i battenti la statua della Madonna non si riesca a sollevare per portarla in processione.
Documenti del 1620 e contratto del 1654
Sulle origini le ipotesi sono diverse. Alcuni le fanno risalire a culti pagani precristiani verso divinità agresti; altri si rifanno al Medioevo, quando nel 1260 Raniero Fasani partì da Perugia in processione con i disciplinati, conducendoli in pellegrinaggio per tutta l'Europa; altri ancora le datano dopo il Concilio di Trento, quando nel fervore della Controriforma Gesuiti e altri Ordini Religiosi organizzarono le «missioni» in numerosissimi centri d'Italia e d'Europa.
Il documento storico più antico risale al 1620, anno in cui dopo una grave carestia la popolazione decise di portare in processione la Madonna Assunta. Quella processione fu regolata da un vero e proprio contratto stipulato il 23 maggio 1654 fra gli eletti dell'Universitas e i Padri di San Filippo Neri. Da un atto del marzo 1702, conservato nell'Archivio Storico Diocesano, si apprende che nelle processioni i membri della Confraternita della Madonna del Pianto di Cerreto Sannita usano vestire il sacco con il cappuccio per battersi e mortificarsi con una particolare frusta, detta disciplina.
Un inedito manoscritto del XVIII secolo, studiato da Giovanni Giordano per le Edizioni Centro Culturale Sannitica nel 1981, dice da dove nascono: processioni imprecatorie in casi di calamità naturali, carestie, fame, guerre o pestilenza. Fra il XVIII e il XIX secolo ventitré furono i Riti per implorare la pioggia, due per ottenere il sereno e quattro per allontanare le carestie e la peste. In epoca fascista lo svolgimento fu vietato. La venerazione dei guardiesi per l'Assunta, stando alla leggenda e alle documentazioni storiche, dovrebbe collocarsi tra il 1400 e il 1588, e la manifestazione risale a oltre quattro secoli fa.
I quattro rioni e i Misteri
L'organizzazione è tutta del paese. I quattro Rioni sono Croce, con la chiesa di San Rocco, Fontanella con San Leonardo, Piazza con l'Annunciata-Ave Gratia Plena, Portella con San Sebastiano. Ogni Rione è guidato da cinque deputati che formano il Comitato rionale, e i quattro comitati insieme compongono il Comitato dei Riti Settennali, presieduto e convocato dal parroco, che insieme al Comune ha il compito dell'organizzazione generale.
Ciascun rione organizza due processioni, di penitenza e di comunione, con una rigorosa sequenza che comincia il lunedì: il Rione Croce il lunedì e il martedì, Portella il martedì e il mercoledì, Fontanella il mercoledì e il giovedì, Piazza il giovedì e il venerdì. Le precede lo Stendardo, un'antica bandiera con semplici decori sul raso in seta, che riprendono temi e simboli identificativi di ciascun rione. Dietro vengono i Misteri, rappresentazioni statiche, veri e propri quadri viventi mutuati dalle sacre scritture, dalle vite dei santi, dalla storia della chiesa e dai dogmi di fede: oltre 100 quadri raffiguranti scene bibliche e della vita della Chiesa, interpretati da oltre duemila persone.
Ciascun Mistero è preceduto da un'insegna, portata da bambini, che reca la scritta che illustra sinteticamente la sacra rappresentazione, e fra un quadro e l'altro alcuni membri del Rione procedono pregando e recitando litanie, con il compito di guidare, sostenere e gestire gli interpreti. Il percorso è sottolineato dal coro rionale, unico momento sonoro che spezza il silenzio del corteo, con canti per sola voce originali e inediti. L'ultimo Mistero della processione di penitenza cambia da rione a rione: San Girolamo penitente per la Croce, Il bestemmiatore lapidato per Fontanella, Santa Maria Maddalena penitente per Piazza, Santa Margherita da Cortona per Portella. A chiudere il corteo sono i disciplinanti, disposti per due in una lunga fila, vestiti con un saio bianco e un cappuccio.
Campanelli, disciplina e spugnetta di sughero
Gli oggetti del rito sono cinque: i campanelli, la disciplina, la spugna, la corona di spine e la fune. I campanelli sono due campane, una più piccola dell'altra, attaccate a un unico sostegno di legno con due impugnature laterali che ne consentono la presa e la trasportabilità; sulla più grande è incisa la scritta «Jesus Maria 1048», mentre su entrambe compaiono due nomi, «Assunta e Pietro Pascale».
La disciplina, realizzata da artigiani locali appartenenti ai rioni, è un antico strumento di penitenza: un gruppo di strisce metalliche unite da una catenella, con cui i disciplinanti si percuotono le spalle. La spugnetta, anch'essa costruita dagli artigiani dei rioni, è un pezzo di sughero circolare nel quale sono infilati degli spilli, che la tradizione indica in trentatré, gli anni di Cristo; le punte fuoriescono dal sughero per circa due millimetri e sono distanziate alla base con uno strato di cera. Percuotendosi incessantemente e ritmicamente, il battente provoca il sanguinamento del petto, e alcuni assistenti versano del vino bianco sulla spugna per detergere, disinfettare e mantenere aperta la ferita.
Durante le processioni di penitenza la comunità guardiese reca in testa una corona di spine, che richiama quella di Cristo, e incrociato sul petto e annodato ai fianchi un lungo cordone che richiama le funi con cui Cristo fu legato e flagellato. L'anonimato è un aspetto fondamentale e inviolabile, sia per i flagellanti sia soprattutto per i battenti, il cui voto di penitenza rimane spesso sconosciuto agli stessi familiari; il saio bianco rappresenta la voglia di redimersi.
L'apertura della lastra e l'incontro con la Vergine
Il sabato, concluso il ciclo delle processioni rionali, dalla Chiesa dell'Annunziata prende avvio la processione del clero e delle associazioni cattoliche, preceduta da una croce nuda. Dal 1960 la presiede il Vescovo Diocesano, che vi partecipa in nigris, cioè senza insegne episcopali, portando sul petto la fune incrociata e in testa la corona di spine. Nella Basilica di Santa Maria Assunta, del XVII secolo, avviene l'apertura della lastra: tre diverse chiavi vengono inserite in altrettante serrature dal componente più anziano dei comitati rionali, dal Parroco e dal Sindaco, e si apre la porta in vetro che chiude la nicchia dove è custodita l'antica statua lignea della Madonna Assunta, che raffigura la Vergine con in braccio il Bambino Gesù.
La domenica, celebrata la messa solenne nel cortile del Santuario, prende avvio la processione generale. Il corteo si forma nell'ordine dei quattro Rioni, Croce, Portella, Fontanella e Piazza, preceduto dal suono dei campanelli, e quando lo stendardo del Rione Croce si trova nella zona alta del borgo esce la statua, segnalata da un colpo di mortaretto. La portano a braccia i sacerdoti fino all'uscio, poi passa ai cittadini che si sono proposti, in un susseguirsi di mani che la prendono in consegna cantando e pregando.
I battenti escono dietro il Mistero di San Girolamo penitente. Riuniti in silenzio e in preghiera davanti all'immagine dell'Assunta, al grido «Fratelli, in nome di Maria, con forza e coraggio, battetevi!» cominciano all'unisono a colpirsi il petto e, camminando a ritroso, sempre con lo sguardo verso la statua, escono dal Santuario e si dispongono in doppia fila. Incappucciati, con un lungo saio bianco aperto sul davanti, reggono nella mano sinistra un crocifisso con l'immaginetta dell'Assunta e con la destra si battono il petto: fra flagellanti e battenti a sangue sono oltre 500.
Il momento culminante arriva in prossimità di Piazza Castello, presso la Basilica di San Sebastiano, dove i due cortei si incontrano per la prima volta. La statua viene fatta stazionare al margine della piazza per ricevere l'offerta penitenziale di ciascun battente che, aumentando il ritmo dei colpi, si inginocchia e sfila ai suoi piedi. Poi i battenti si allontanano, singolarmente o a gruppi, per i vicoli del centro storico, e tornano vestiti con abiti ordinari a seguire l'ultima parte della processione e a prendere in spalla la statua: è un loro diritto accompagnarla nel ritorno alla Basilica. I campanelli, giunti in chiesa, tornano indietro incontro alla Madonna e la precedono fino all'arrivo.
Dopo la processione generale la statua rimane esposta dai sette ai quindici giorni, e i fedeli si avvicendano giorno e notte sia per pregarla sia per custodirla a vista. La domenica seguente, con una breve processione sul sagrato della Basilica, i Riti si chiudono: la lastra della nicchia viene richiusa seguendo lo stesso cerimoniale dell'apertura, e ogni Rione fa un dono, alla statua, come la corona o il baldacchino processionale, oppure alla Basilica, come l'organo o una Via Crucis.
Come arrivare alla festa
Arrivare a Guardia Sanframondi per la festa chiede un po' di strada, e la strada fa parte della festa. Chi viaggia su rotaia scende alla stazione ferroviaria di San Lorenzo Maggiore, a 8,1 chilometri da Guardia Sanframondi, e per l'ultimo tratto serve un mezzo. Il mezzo più comodo è l'automobile: chi esce allo svincolo di Paupisi ha davanti un percorso di 7,1 chilometri, dodici minuti di guida.
Eventi nei dintorni
Altri appuntamenti nei paesi vicini.
- La Contesa di Sant’Eliano a Benevento — giugno
- Cadeaux al Castello a Limatola — novembre
- Mercatini al Castello dell'Ettore ad Apice — novembre