Maria SS. Assunta ad Angera 2027 - Il simulacro dell'Addolorata col cuore trafitto da sette spade
La festa patronale di Maria Santissima Assunta si celebra ad Angera, in provincia di Varese, in agosto. Nella chiesa parrocchiale c'è una statua che è l'oggetto più antico di tutto l'edificio: una Madonna seduta, con il cuore trafitto da sette spade. È la Madonna Addolorata, chiamata anche Madonna dei Sette Dolori, e durante la festa patronale è il suo simulacro a essere portato in processione per le vie del paese.
Una corona con un rubino, e una scritta
La scultura è di legno e risale probabilmente al periodo rinascimentale, fine del XV secolo, e proviene dall'ex Convento di Santa Caterina. Sul capo della Vergine è posta una preziosa corona, finemente cesellata, con un rubino incastonato nel centro; in basso corre una scritta che la definisce protettrice d'Angera e dei Serviti.
Ha subito diversi restauri: l'ultimo per opera di Camillo Glussiano nel 1820. Oggi sovrasta l'altare della Cappella.
La chiesa che divenne capopieve
L'edificio che la ospita è a sua volta il risultato di una successione. L'attuale parrocchiale di Santa Maria Assunta è sorta su una chiesa precedente dedicata a Maria, già esistente fra il XII e il XIII secolo: la prima citazione scritta è del XIII secolo, quando compare come ecclesie Sanctae Marie. All'inizio ebbe funzione cimiteriale e di officiatura pubblica del culto, e solo in un secondo momento assunse il ruolo pievano.
Il passaggio decisivo avvenne verso la metà del Cinquecento, quando il titolo di capopieve fu trasferito dalla chiesa dei Santi Martirio, Sisinio e Alessandro — ormai decaduta — a quella di Santa Maria Assunta. La nuova prepositurale era stata consacrata il 9 marzo 1488 dal vescovo Rolando, suffraganeo del cardinal Arcimboldi, ampliando la chiesetta dedicata a Santa Maria di cui parlano il «Liber Notitiae Sanctorum Mediolani» e un decreto di Gian Galeazzo Visconti della fine del Trecento; nel 1498 venne consacrato l'altare della nuova chiesa. E che l'edificio fosse in uso già prima lo prova un documento del 1405, che attesta come vi si svolgessero le operazioni per l'elezione di un nuovo canonico.
Il voto dei capifamiglia, nel 1631
La devozione di questa comunità ha lasciato tracce documentarie precise, e la più impegnativa è un voto. Era il 1631 e imperversava ancora l'epidemia di peste, quando nella chiesa di Santa Maria Assunta i capifamiglia di Angera si impegnarono con giuramento per invocare la cessazione della pestilenza. Da allora, e fino ai giorni nostri, si è ripetuta la processione che ne discende.
Le notizie sono sicure per tutto il Settecento, registrate nei Diari Capitolari per tutti gli anni dal 1703 al 1810, e i resoconti proseguono immutati fino all'inizio dell'Ottocento. Alla processione dovevano partecipare gli uomini, uno per famiglia; ma nel 1701 risulta che vi fossero anche le donne, con la loro croce. Nel 1709 si provò a fare il percorso in un solo giorno, per non dover restare fuori la notte, e vi parteciparono anche le donne: il viaggio però si rivelò troppo faticoso, e si stabilì di tornare ad adempiere al voto in due giorni — a condizione che le donne non vi partecipassero.
Il sangue sul muro, nel 1657
C'è poi l'episodio che ha dato origine a un secondo luogo di culto. «Nel 1657 alli 27 giugno seguì il miracolo di sudor sangue, che si vede dalla fronte della Beata Vergine»: l'effigie stava sopra un muro laterale della porta che serviva alla Casa Berna. Le donzelle di Angera le avevano appena fatto la ghirlanda di fiori, come si usava; e una donna che era solita inginocchiarsi a salutarla con l'Ave Maria osservò che «mandava dalla faccia il sangue e poi sangue ancora». Intervenne il Prevosto Giorgio Castiglioni, che asciugò il sangue con un bianco lino.
Il prodigio si ripeté l'8 settembre, festa della Natività di Maria, quando attorno all'effigie era già stata edificata una piccola cappella provvisoria. Da lì è nato il Santuario della Madonna della Riva, che si erge di fronte al porto austriaco a chiudere piazza Garibaldi, ed è da secoli il centro della devozione mariana degli angeresi e dei paesi limitrofi.
Le processioni per le vigne
L'ultima devozione documentata riguarda il lavoro. Le vigne del borgo erano frequentemente infestate da animali nocivi — in particolare dalle garzette — con danni notevolissimi alle vendemmie, e i reggenti della Comunità decisero di procurarsi dalla Santa Sede una Solenne Benedizione. La ottennero nel 1681, ma non venne messa in esecuzione; solo nel 1712, dopo nuove richieste e il pagamento di tutte le spese, arrivarono la benedizione papale, l'assoluzione e l'indulgenza plenaria.
Le funzioni si celebravano la terza settimana di aprile, dopo tre giorni di digiuno, ed erano una macchina complessa. Il mercoledì il popolo e le confraternite andavano in processione di suffragio al vecchio Lazzaretto, detto Prato dell'Ossi, vicino alla riva del lago, dove si distendeva il tappeto nero da morte con quattro torce e si cantava l'antifona ambrosiana. Il giovedì si andava alla chiesa di San Vittore, oggi sconsacrata, con l'inno «Vexilla Regi»; al ritorno si cantava lo «Stabat mater». Il terzo giorno si cantava messa alla chiesa della Beata Vergine dei Miracoli, e seguivano le confessioni.
La domenica era il giorno della benedizione papale, letta in latino e in volgare. Poi si usciva in processione: si girava attorno alla chiesa mentre il Prevosto faceva l'aspersione, ci si fermava in mezzo alla Piazza — cioè al Cimitero davanti alla chiesa — e si usciva dalla Porta di Santa Caterina verso la Croce del Prato del ponte. Da lì si proseguiva lungo la strada varesina, presso il luogo di San Michele, verso Uponne e Ranco, per tornare ad Angera lungo la strada delle Vigane, nella selva detta del Fornetto, fino alla Cappelletta della Beata Vergine della Pace, dove si intonava il «Te Deum laudamus».
A pagare era la Comunità, e l'elenco delle spese dice quanto contasse: la cera, l'apparato della festa patronale, sei musici fra cui l'organista, gli altari, il compenso per i ministri del culto, i paramenti e l'incenso.
Come arrivare alla festa
Raggiungere la festa di Maria Santissima Assunta ad Angera richiede un po' di viaggio, ma l'esperienza ripaga il tragitto. Chi viaggia su rotaia scende alla stazione ferroviaria di Sesto Calende, a 9,1 chilometri da Angera, e per l'ultimo tratto serve un mezzo. Il mezzo più comodo è l'automobile: chi esce al casello di Casteletto Ticino ha davanti un percorso di 13 chilometri, sedici minuti di guida.
Feste vicine, in altri paesi
Qui intorno, nello stesso periodo, si festeggia anche cosi'.
- San Fortunato a Lonate Pozzolo — settembre
- San Cristoforo a Gallarate — luglio
- Corsa di Bobbiate a Varese — settembre