Rito della Nivola a Milano 2026 - L'arcivescovo issato a quaranta metri per il Santo Chiodo
Questa e' l'ultima edizione di cui abbiamo notizia: le date della prossima non sono ancora state annunciate.
Fonte: chiesadimilano.it, letta il 20/09/2026. L'anno e' dedotto e va confermato.
Il Rito della Nivola si celebra nel Duomo di Milano in prossimità del 14 settembre, festa dell'Esaltazione della Santa Croce. L'arcivescovo sale su una cesta di lamiera dipinta a nuvola e viene issato fino alla volta per prelevare la teca del Santo Chiodo, che resta poi esposto per quaranta ore accanto all'altare maggiore. La Nivola sale a quaranta metri.
Un cesto di lamiera dipinto a nuvola
Il nome della festa è il nome di un attrezzo, e l'attrezzo è la cosa più curiosa del Duomo di Milano. Il rito prende il nome dalla Nivola, un particolare ascensore probabilmente risalente agli inizi del seicento, e mosso oggi da un argano elettrico.
Visto da vicino non è una nuvola: è una cesta. La Nivola è costituita da un ampio cesto in lamiera, avvolto da un rivestimento di tela e ornata di pitture che raffigurano angeli e cherubini avvolti in vaporose nubi, dipinta da Paolo Camillo Landriani nel 1612, e da allora fu più volte restaurata.
La forma che si vede oggi è di poco successiva, e nacque da un problema pratico. L'attuale navicella venne approntata nel 1624, forse su disegno del Cerano, eliminando le luminarie — che, per quanto suggestive, erano a rischio di incendio — a vantaggio di una decorazione pittorica che dà al mezzo l'aspetto di una nuvola accompagnata da putti angelici.
Il nome, invece, viene dalla lingua di tutti i giorni: «con tale nome, di origine dialettale, si designa una sorta di "ascensore" a forma di nuvola e decorato con tele dipinte, statue di putti e drappeggi», ed è «l'unico mezzo con il quale è possibile raggiungere il tabernacolo del Santo Chiodo».
Quaranta metri sopra l'altare
La Nivola sale fino all'altezza di quaranta metri per permettere all'arcivescovo di prelevare, da una teca sospesa poco sotto il fastigio dell'abside, la più preziosa reliquia della Chiesa ambrosiana, il Santo Chiodo.
Il momento è preciso e sta dentro la liturgia dei Vespri. All'inizio dei Vespri del sabato, l'Arcivescovo sale sulla «Nivola» per prelevare dalla sommità della volta del Duomo la teca contenente la reliquia, esposta quindi al popolo inserita in una croce di legno dorato.
Per il resto dell'anno la reliquia non si vede, ma si sa dov'è: la sua presenza «è segnalata in Duomo da una luce rossa sulla volta soprastante l'Altare Maggiore, dove la preziosa reliquia è conservata».
Il chiodo che sarebbe della Croce
Quello che sta lassù, secondo la tradizione, viene dalla Croce di Cristo. Secondo la tradizione essa proviene dalla Croce di Cristo e fu rinvenuta a Gerusalemme nel IV secolo da Elena, madre dell'imperatore Costantino che la portò a Milano, all'epoca capitale dell'Impero Romano.
Nel Duomo attuale è arrivato in una data precisa, quando la cattedrale era ancora un cantiere: il 20 marzo 1461 la reliquia fu traslata dalla basilica estiva di Santa Tecla, in via di demolizione, alla nuova cattedrale, in costruzione, e da allora «il Santo Chiodo venne collocato sulla sommità della volta absidale». È attestato in Cattedrale proprio dal 1461.
La peste del 1576, a piedi nudi con la corda al collo
Il rito annuale nasce da un'emergenza, e da un gesto molto fisico di chi allora era arcivescovo. Durante l'epidemia di peste del 1576, il 6 ottobre, il Santo arcivescovo portò la reliquia in processione tra le vie della città e da qui la ricondusse in Cattedrale, ove fu esposta per quaranta ore all'adorazione dei fedeli.
Carlo Borromeo, prima di uscire, fece una cosa che si vede ancora: una volta che lo ebbe tra le mani, san Carlo lo incastonò in una croce di legno, semplicissima — quella che oggi è custodita nella parrocchiale di Trezzo d'Adda. Poi con il capo coperto, una corda al collo e a piedi nudi, come umile penitente, il 6 ottobre 1576 s'avviò in processione dal Duomo al santuario presso San Celso, tenendo la croce, con il suo sguardo fisso sul Santo Chiodo.
Un quadro conservato in Duomo racconta quella giornata nei dettagli: «la corda al collo e i piedi scalzi, con l'alluce destro ferito, sottolineano il carattere penitenziale della processione».
Da lì nasce la regola. San Carlo volle che la processione fosse ripetuta ogni anno il 3 maggio, festa del Ritrovamento della Santa Croce, secondo l'antico calendario liturgico, e la processione verso la chiesa di San Sepolcro si svolse fino all'epoca napoleonica, anche con la partecipazione di regnanti e illustri personaggi; poi l'appuntamento tornò fisso in prossimità del 14 settembre, festa dell'Esaltazione della Santa Croce. Da allora non si è quasi mai interrotto: è una continuità di quasi cinque secoli.
Tre giorni: sabato, domenica, lunedì
Il rito non finisce con la discesa della Nivola: dura tre giorni, e ognuno ha il suo gesto. Il sabato il Chiodo scende; poi una volta portata a terra la reliquia è esposta accanto all'Altare Maggiore, dove rimane in vista per 40 ore in occasione della celebrazione del Triduo del Santo Chiodo.
La domenica tocca al corteo dentro la cattedrale: al termine dei Vespri della domenica, si svolge la tradizionale processione all'interno del Duomo.
E il lunedì si risale. Infine, la sera del lunedì, con una nuova «ascensione», il Santo Chiodo viene riposto nel proprio tabernacolo, cioè torna nel punto della volta segnalato dalla luce rossa, dove resterà fino all'anno dopo.
Come arrivare alla festa
Arrivare a Milano per la festa non è complicato. Per chi sceglie i mezzi pubblici la stazione ferroviaria di Milano Cadorna è a 1,7 chilometri dal centro, cioè a pochissima distanza dal cuore della festa. Se invece si preferisce l'automobile, l'uscita di riferimento è lo svincolo di San Siro: da lì bastano 10 minuti di guida (7,0 chilometri) per immergersi nei festeggiamenti.
Eventi nei dintorni
Qui intorno, nello stesso periodo, si festeggia anche cosi'.
- San Carlo Borromeo a Milano — novembre
- Sant'Ambrogio a Milano — dicembre
- Santi Gervasio e Protasio a Milano — giugno