Maria SS. di Costantinopoli a Barile 2027 - Il Giglio, la fiaccolata e i sette martedì della Madonna
Ricorrenza a data mobile, calcolata sulla Pasqua.
A Barile, in provincia di Potenza, in Basilicata, la festa della patrona non si consuma in un giorno: comincia il martedì dopo Pasqua e arriva al culmine sette settimane più tardi, il martedì dopo Pentecoste. In mezzo ci sono i «sette martedì della Madonna», in cui un gruppo di fedeli sale al santuario la mattina presto e un altro nelle ore pomeridiane, e una sera — quella del lunedì di Pentecoste — in cui si torna in paese di corsa, con le torce accese.
Un chilometro fuori dal paese, addossato alla roccia
Il santuario si trova a un chilometro dall'abitato, sulla strada per Rapolla, circondato da vigneti e oliveti, a nord del paese. L'edificio è addossato alla parete rocciosa ed è riconducibile al XVII secolo, probabilmente costruito sopra un impianto più antico ricavato in una grotta. Alcuni studiosi ipotizzano che sia la chiesa di Sancte Marie de Barrilis, citata in una bolla del XII secolo come possedimento del vescovo di Rapolla.
Dentro si venera un dipinto del XVII secolo, più volte restaurato, che raffigura la Vergine col Bambino. La pittura murale è inserita in una nicchia ed è stata elaborata su una vecchia immagine che risale al Mille. Il dipinto, tempera su stucco, segue lo schema dell'Odigitria: la Vergine è in posizione frontale, indica il Bambino con la mano destra e lo regge sul braccio sinistro. Nella parte superiore dell'edificio è visibile uno stemma con la Madonna di Costantinopoli e il Bambinello.
Il sogno del contadino e il sangue dall'affresco
Due leggende raccontano l'origine del culto, e sono conseguenti l'una all'altra. Nella prima, la Madonna apparve in sogno a un contadino indicandogli il luogo dove, scavando, avrebbe trovato la sua immagine dipinta sul tufo; l'uomo si recò nel posto suggerito e su una parete rocciosa nascosta fra erbe e spine scoprì l'affresco.
Nella seconda, dopo la scoperta dell'icona, due giocatori di carte si fermarono nella grotta a giocare per scampare alla pioggia. Il perdente, preso dall'ira, colpì l'immagine della Madonna a un fianco; i due videro schizzare del sangue dalla ferita e scapparono inorriditi. Accorse il popolo, e sulla grotta fu costruita la chiesa. L'affresco, restaurato, è stato riprodotto anche sullo stemma del Comune, per ravvivare la memoria delle origini storico-religiose nate sotto la protezione della «Mater Populi Barilensi».
Perché a Barile si venera una Madonna di Costantinopoli
Il titolo non è locale: il nome di Nostra Signora di Costantinopoli è legato a una celebre immagine conosciuta nella capitale dell'Impero romano d'Oriente anche come Odigitria, «Colei che indica la via». A Costantinopoli l'Odigitria era custodita in una chiesa dei frati basiliani, risalente al V secolo e oggi scomparsa, e divenne famosa perché l'immagine fu attribuita a san Luca; tutte le Madonne con quel titolo, in Oriente e in Occidente, hanno l'icona di Costantinopoli come prototipo.
A Barile, secondo la tradizione locale, il culto sarebbe stato importato dalle famiglie albanesi e greche che ripopolarono la zona a partire dal XV secolo, sulle orme di Giorgio Castriota Scanderbeg, l'eroe nazionale albanese che animò la resistenza contro i Turchi fino al 1463, quando fu costretto all'esilio in Italia.
I sette martedì, il Giglio e la corsa con le torce
Il calendario devozionale è scandito con precisione. Dal primo martedì dopo Pasqua cominciano i sette martedì della Madonna, e i pellegrinaggi raggiungono il culmine il martedì dopo Pentecoste, giorno della festa. Nel mese di maggio si tiene la novena.
La vigilia è la sera del lunedì di Pentecoste, con la processione del Giglio: l'offerta votiva è fatta di candele adornate con fettucce colorate e oggettini d'oro: alcuni fedeli trasportano il «giglio» che sarà offerto alla Madonna nella chiesa. Segue la fiaccolata: dopo la messa, con le torce accese, si rientra al paese correndo, accompagnati dal suono della banda. In processione viene condotto anche un quadro custodito a Barile nella chiesa Madre di Santa Maria delle Grazie — la stessa chiesa che conserva un dipinto bizantino del XV secolo della Madonna di Costantinopoli e una tela seicentesca della Madonna trafitta da sette pugnali.
Il giorno dopo, martedì di Pentecoste, si praticano i riti propiziatori del «Comparizio della Spina» e del «Compare di quercia». La festa è organizzata dalla Parrocchia Santa Maria delle Grazie di Barile con il contributo del Comune, e l'antica tradizione si ripete grazie all'impegno dei fedeli della parrocchia e ai volontari della Pro Loco.
Una chiesa che si tiene in piedi con il versante
Il santuario rientra in un'area del Comune di Barile interessata da fenomeni di dissesto idrogeologico, e i lavori sull'edificio sono stati accompagnati da interventi preventivi sul versante, finanziati dai piani straordinari per il risanamento di frane e dissesti: un doppio binario di intervento con un unico obiettivo, ricucire un'intera area e restituirla alla comunità.
Come arrivare alla festa
Arrivare a Barile per la festa di Maria SS. di Costantinopoli non è complicato. Per chi preferisce la comodità del treno, la stazione ferroviaria di Barile si trova a 800 metri dal centro: si arriva nel cuore dell'evento con una breve passeggiata. Per chi si mette al volante, lo svincolo di Barile - Ginestra dista 1,6 chilometri, cioè 3 minuti di strada.
Nello stesso periodo, poco lontano
Se ti fermi qualche giorno, ci sono anche queste.
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