San Gaudenzo a Rimini 2026 - La statua travestita da vescovo nel 1797 e il pozzo di Abortina
Fonte: festivalinitalia.it, letta il 19/09/2026.
La festa di San Gaudenzo, patrono di Rimini, in Emilia-Romagna, si celebra il 14 ottobre di ogni anno. Quel giorno la messa è presieduta dal Vescovo, e in piazza Cavour si svolge la tradizionale Tombola di San Gaudenzo, un pomeriggio di festa e di beneficenza a favore dei progetti della Croce Rossa Italiana. La data ricorda il 14 ottobre del 360, quando i seguaci di Ario lapidarono a morte il primo vescovo della città nella zona acquitrinosa fuori porta romana chiamata Lacus Martyrum.
L'efesino mandato a Rimini
Gaudenzo nacque a Efeso, nell'Asia Minore, intorno al 280, da una famiglia cristiana e benestante: una condizione che gli permise di avere un'educazione solida. Rimase orfano presto — i genitori morirono per mano dei Manichei — e nel 294 si trasferì a Roma, dove ricevette il battesimo e nel 313 imboccò la strada del sacerdozio. Fu poi consacrato vescovo e inviato dal vescovo di Roma a Rimini per annunciare il Vangelo, probabilmente come primo vescovo della città. Nell'uso comune è prevalso il nome Gaudenzo; il nome latino è Gaudentius.
Il suo episcopato è raccontato in poche righe che le fonti si passano quasi uguali: combatté i residui di paganesimo e l'eresia in città e nei dintorni, convertì numerose persone, operò grandi prodigi. Contro l'eresia ariana non era solo: con lui c'erano i vescovi Mercuriale di Forlì, Rufillo di Forlimpopoli e Leo di Montefeltro. E durante il suo episcopato ordinò diacono Marino, il santo fondatore della vicina Repubblica.
Di documentato, in tutto questo, c'è meno di quanto sembri: sulla figura di Gaudenzo esistono tradizioni diverse, e i loro elementi comuni vengono soprattutto dagli Acta Sincera, così definiti dal Baronio. Quello che non si discute è l'antichità del culto, e per quello un documento c'è.
I diciotto che non firmarono
Nel 359 Gaudenzo partecipò al Concilio di Rimini, convocato a proprie spese dall'imperatore Costanzo II per ricomporre la frattura fra ariani e niceni sulla dottrina cristologica — la questione posta da Ario, il presbitero nord-africano che negava la divinità di Gesù Cristo.
Finì che quasi tutti firmarono. Su 400 partecipanti, diciotto vescovi non accettarono le decisioni del concilio, nonostante la difficile situazione e la minaccia per le loro vite: Gaudenzo e altri diciassette. Se ne andarono insieme e si ritirarono in una piccola cittadina vicino a Rimini che da quell'episodio prese il nome di Cattolica.
Fustibus et lapidibus, il 14 ottobre 360
Passato un periodo a Cattolica, Gaudenzo rientrò a Rimini e riprese ad attaccare apertamente le posizioni ariane. A rovinarlo fu una coincidenza: la sua fede incrollabile, i molti miracoli che gli venivano attribuiti e la morte a stretto giro di due esponenti delle truppe imperiali attirarono su di lui l'ira della soldatesca della Guardia imperiale, che lo accusò di quelle morti.
Fu arrestato, ma al processo non arrivò mai. Un gruppo di eretici lo strappò dalle mani dei magistrati incaricati di giudicarlo e lanciò pietre contro il vescovo ottantenne finché non lo uccise: lo percossero e lo lapidarono a morte il 14 ottobre del 360. Il corpo fu gettato in una zona acquitrinosa fuori porta romana — l'arco d'Augusto — chiamata Lacus Martyrum, da cui probabilmente viene l'attuale via Lagomaggio. È la formula che tutte le fonti confermano, fustibus et lapidibus, con i bastoni e con le pietre, ed è per quel giorno che la città lo ricorda.
La scena si può anche guardare. L'acquaforte di Bornaccini intitolata «Martirio di S. Godenzo vescovo di Rimino» mostra il santo in abiti vescovili al centro, assalito da soldati armati di bastoni, spade e sassi, vestiti in maniera fantastica; sullo sfondo si aprono architetture imponenti, rette da una moltitudine di colonne e trabeazioni.
Il pozzo di Abortina e il cranio donato da Pio IX
A Gaudenzo sono attribuiti tre miracoli. In vita esorcizzò un uomo posseduto dal diavolo e trasformò in vino le acque del fiume Misa, per dare forza ai compagni di viaggio che lo stavano accompagnando a Rimini. Il terzo arrivò settant'anni dopo la sua morte, quando della sua sepoltura si era ormai persa traccia.
Intorno al 430 una donna di Ravenna, cieca dalla nascita, di nome Abortina, ebbe la visione di un angelo. Se voleva vedere, le disse, doveva andare a Rimini, alla chiesa di San Gaudenzo, e avvertire l'abate di dare degna sepoltura alle spoglie dei santi Gaudenzo, Valentino e Vittore, dimenticate sul fondo di un pozzo coperto da una lastra di marmo, dentro la chiesa stessa. La donna obiettò che, essendo cieca, non avrebbe potuto affrontare il viaggio, e fu l'angelo a trasportarla fino a Rimini. Riacquistò la vista, fra le lodi a Dio dei presenti, solo quando le sante spoglie furono individuate ed estratte dal pozzo.
Le reliquie finirono in un grande sarcofago di pietra dietro l'altare maggiore, e quel sarcofago si può ancora vedere, vuoto, al centro del cortile della Curia riminese, a fianco del Tempio Malatestiano. È vuoto perché le ossa hanno viaggiato. Nel 590 la regina longobarda Teodolinda, che non le riteneva sicure a Rimini per via delle scorrerie dei Barbari, le fece traslare a Senigallia, dove furono accolte solennemente dal vescovo Sigismondo, che le pose in un altro sarcofago di pietra: quello è oggi nell'aula capitolare del Duomo senigalliese. Passarono poi al complesso abbaziale intitolato a San Gaudenzo fondato alle porte di Senigallia e, nel 1520 secondo la tradizione, furono tolte dalla cripta della chiesa ormai in rovina e portate a Montalboddo — l'attuale Ostra, in provincia di Ancona — nella chiesa di San Francesco dei Minori Conventuali, dove ebbero finalmente pace.
Qualche pezzo ha fatto strada per conto suo. Nel 1702 il cardinal Gaspare di Carpegna donò a don Giuseppe Del Mastro, parroco della chiesa di san Nicola di Myra a Garaguso, un osso della gamba, il «sacro osso crurale»; nel 1794 il vescovo di Tricarico, Fortunato Pinto, donò alla stessa parrocchia il braccio. Il cranio, invece, è rimasto a Rimini: sfuggito al trasferimento verso Senigallia, è custodito in un prezioso reliquiario d'argento donato nel 1857 da Pio IX alla Cattedrale. Non a caso Gaudenzo è patrono anche di Ostra, di Garaguso e di Montefabbri, frazione di Vallefoglia in provincia di Pesaro e Urbino, ed è venerato sia dalla Chiesa cattolica sia dalla Chiesa ortodossa.
La statua travestita da vescovo
La statua di bronzo di papa Paolo V, in piazza Cavour dal 1614, deve la propria sopravvivenza a un travestimento. Nel 1797, per evitarne la probabile distruzione legata all'avanzata delle truppe napoleoniche avverse al papa, i riminesi lo trasformarono in una statua di San Gaudenzo, con pochi accorgimenti simbolici: la tiara papale diventò mitra vescovile, nella mano sinistra al posto delle chiavi di San Pietro comparve il bastone pastorale, e la destra fu atteggiata a gesto benedicente. Il camuffamento resse più di un secolo. Solo nel 1939, per opera dello scultore Filogenio Fabbri, la statua fu restaurata e riportata all'aspetto originario: al posto della mitra il triregno papale, le tre dita alzate a benedire e, nella sinistra, le chiavi della città.
Della memoria antica restano anche le carte. La più antica notizia del culto sta nel Breviarium Ecclesiae Ravennatis, il codice Bavaro, un codice papiraceo che contiene il registro delle investiture concesse dalla chiesa di Ravenna nei secoli VIII, IX e X: lì l'arco di Augusto è chiamato porta Sancti Gaudencii, per via della struttura religiosa che sorgeva fuori città lungo la via Flaminia. Quel nome dice due cose insieme: che fra il 692 e il 708 il culto era già centrale, e che stava fuori le mura, nell'area delle necropoli antiche, dove si faceva memoria dei santi più antichi della città.
La biografia devozionale più nota è «Le glorie riminesi nella vita, e martirio di S. Gaudentio», scritta dal monaco Giovanni Francesco Mainardi e stampata a Rimini da Simbene Simbeni nel 1659: da lì viene la maggior parte di quanto si racconta ancora oggi. Circolavano poi le stampe popolari devozionali, che non facevano parte della produzione ecclesiastica ufficiale — le commissionavano santuari, confraternite, corporazioni, singoli sacerdoti e devoti, e a stamparle e venderle erano gli stessi incisori, calcografi, tipografi e cartolai. Si distribuivano in cambio di un'offerta nei santuari, nei conventi e nelle chiese nei giorni di festa, ma il canale più importante era il colportage, lo smercio porta a porta e nelle fiere fatto da frati, pellegrini, mendicanti con patente rilasciata dai santuari vicini e ambulanti, questi ultimi obbligati in certi luoghi a vendere soltanto oggetti atti a sollecitare sentimenti di pietà. In quelle immaginette il santo è sempre in vesti vescovili e benedicente, sullo sfondo di una Rimini resa senza un solo edificio che la faccia riconoscere.
Il 14 ottobre, la festa che riapre l'anno
Oggi il 14 ottobre è la solennità del patrono principale della città e della diocesi, e segna l'inizio ufficiale del nuovo anno pastorale: nel santo vescovo e martire la Chiesa riminese ritrova le radici della storia cristiana della sua terra. La messa si celebra sul sagrato della parrocchia di San Gaudenzo, in piazza Mazzini; ai fedeli partecipanti è concesso il dono dell'indulgenza plenaria alle condizioni consuete, le reliquie vengono esposte e venerate, e durante la celebrazione il vescovo dà il «mandato» a catechisti, educatori giovanili, capi scout e animatori della liturgia e della carità. C'è anche l'incontro del vescovo con le autorità civili e militari, che ogni anno diventa un'occasione di dialogo sul futuro della comunità cittadina. La processione parte dal sagrato della Basilica Cattedrale e arriva in preghiera a piazza Cavour passando da piazza Tre Martiri.
Il pomeriggio in piazza Cavour è della Tombola di San Gaudenzo, a favore di progetti della Croce Rossa Italiana; poi suona la Banda «Città di Rimini». La sera tocca alla musica sacra: il concerto per la solennità, promosso dalla diocesi con la Cappella Musicale Malatestiana, è arrivato al diciottesimo anno, con orchestra, coro e solisti, e in una delle ultime edizioni portava il titolo Mozart esultate giubilate.
Intorno, il borgo si riempie: l'iniziativa, curata dalle Acli provinciali e dalla parrocchia di San Gaudenzo, comincia già dal sabato pomeriggio. Gli spettacoli dal vivo stanno sui palchi di piazza Mazzini e di via Melozzo da Forlì e si mescolano agli artisti di strada e alle esibizioni itineranti; ogni sera c'è un concerto, e sono passati di lì Filippo Malatesta, Nashville & Backbones, i Moka Club, Il Diavolo & l'Acqua Santa. Mostre e piccoli eventi occupano i cortili privati di via Saffi, aperti per l'occasione a borghigiani e curiosi, e per i bambini ci sono marionette e burattini, giocoleria e micromagia, clown e bolle di sapone giganti, i giochi del passato e la fattoria degli animali. Quando il sole comincia a tramontare si accendono le luci sui muri del Borgo, con le proiezioni della Rimini sparita del secolo scorso e le illustrazioni di Samuele Grassi, che disegnano una Rimini sommersa immaginaria.
Come arrivare alla festa
Partecipare alla festa di San Gaudenzo a Rimini è davvero semplice. Per chi preferisce la comodità del treno, la stazione ferroviaria di Rimini si trova a un chilometro dal centro: si arriva nel cuore dell'evento con una breve passeggiata. Per chi si mette al volante, lo svincolo di Rimini Sud dista 5 chilometri, cioè 7 minuti di strada.
Altre feste in zona
A poca distanza, altre feste che vale la pena conoscere.
- Sagra della Piadina a Bellaria-Igea Marina — settembre
- Palio del Daino a Mondaino — agosto
- Presepe Vivente a Montefiore Conca — dicembre