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Feste Patronali

San Gaudenzio a Novara 2027 - La fioriera calata dalla volta e il miracolo delle rose

7 min di lettura · Scritto da: Rodolfo de Carvalho
Ultima edizione conosciuta
dal 17 al 31 gennaio 2026

Questa e' l'ultima edizione di cui abbiamo notizia: le date della prossima non sono ancora state annunciate.

Fonte: festivalinitalia.it, letta il 02/09/2026.

La festa di San Gaudenzio è la patronale di Novara, in Piemonte, e ricorre il 22 gennaio, giorno della traslazione del corpo del santo nell'attuale basilica. La mattina il corteo civico va dal Municipio alla Basilica di San Gaudenzio, con le autorità cittadine che portano a braccia gli antichi cesti di rose in metallo; poi, nella cerimonia del Fiore, il grande lampadario floreale che domina la navata centrale viene calato dalla volta e i fiori in ferro vengono sostituiti con quelli portati in processione. Il rito ricorda il miracolo delle rose, i fiori che secondo la tradizione Gaudenzio fece sbocciare in pieno inverno per la visita di sant'Ambrogio.

Il primo vescovo che i dittici confermano

Gaudenzio di Novara nacque a Ivrea nel 327 e morì a Novara il 3 agosto del 418. Fu il primo vescovo della città, ed è venerato come santo dalla Chiesa cattolica, patrono di Novara e della sua diocesi.

La sua strada passa per due nomi grossi della Chiesa di quel tempo. Fu convertito al cristianesimo da Eusebio, vescovo di Vercelli; divenuto amico di sant'Ambrogio, cominciò a diffondere la dottrina cristiana nel basso novarese. E fu il successore di Ambrogio, Simpliciano, a consacrarlo vescovo di Novara nel 398, dando vita alla diocesi gaudenziana e staccandola dalla sede metropolitana di Milano.

Che sia stato il primo lo dicono due oggetti. A Novara esistono due dittici eburnei: il «Dittico del Duomo», detto anche «Dittico del Patrizio», del V secolo, conservato nei musei della canonica della Cattedrale, e il «Dittico consolare di San Gaudenzio», del VI secolo, custodito nell'archivio della basilica. Nelle valve interne sono riportati gli elenchi dei vescovi di Novara, scritti in epoca medievale, ed entrambi concordano nel segnalare Gaudenzio come primo vescovo; gli stessi elenchi indicano un episcopato ventennale. La Vita medievale lo propone come immagine del «buon pastore»: coraggioso nel testimoniare la fede, austero nello stile di vita, sollecito nell'evangelizzazione e nella plantatio Ecclesiae, caritatevole nel soccorrere i poveri e coloro che sono oppressi dal peccato e dalla malattia. Fu sepolto fuori di Porta Vercelli.

Le rose di gennaio

Il gesto che ancora oggi tiene insieme la festa viene da un racconto. Secondo la tradizione, Ambrogio — vescovo di Milano dal 374 al 397 — tornava da Vercelli, dove si era recato per un'azione di riappacificazione, e decise di fermarsi a Novara a trovare Gaudenzio, nonostante in un primo momento avesse stabilito diversamente. L'amico lo accolse, e mentre riceveva la profezia della sua futura consacrazione episcopale gli offrì fiori e frutta, miracolosamente fioriti nel giardino in pieno inverno. Era il gennaio del 396; la consacrazione arrivò nel 398.

È a quella tradizione che si riconduce l'offerta dei fiori del 22 gennaio. Tutti gli elementi popolarmente caratteristici della vita di Gaudenzio — la nascita a Ivrea, lo spegnimento dell'incendio scoppiato in città, l'incontro con Ambrogio e il miracolo dei fiori, i prodigi di guarigione, il racconto della morte — appartengono alla tradizione agiografica altomedievale e, pur non essendo in linea di principio falsi, sono destituiti di ogni fondamento critico. La Vita, scritta nel Medioevo, usa lo strumento agiografico per celebrare e rafforzare la chiesa episcopale, non per fare storia.

Dall'841 alla cupola

La basilica di oggi è l'ultima di una serie. Un primo tempio dedicato al santo esisteva fin dall'841, all'inizio dell'attuale viale XX Settembre; l'edificio fu poi ricostruito e nuovamente consacrato nel 1298.

Poi arrivarono le mura. Nel 1553 la basilica fu abbattuta dagli Spagnoli per ampliare la cerchia muraria, e i resti ossei di Gaudenzio furono traslati nella chiesa di San Vittore; dieci anni più tardi, sui ruderi, fu costruita una chiesetta per la cura delle anime dell'antico sobborgo. Poiché sorgeva sui resti di una cappelletta dedicata a San Martino, la parrocchia — costituita canonicamente nel 1585 — fu dedicata congiuntamente ai Santi Gaudenzio e Martino, titolo che porta tuttora. Restò di patronato del Capitolo di San Gaudenzio, che vi nominava un «Parroco Vicario»: appellativo che ancora oggi si dà, a titolo onorifico, al curato di San Martino. Per molto tempo quella chiesa fu chiamata «San Gaudenzio di fuori», per distinguerla dall'omonima dentro le mura, ed era considerata l'erede diretta dell'antica basilica.

Nella basilica attuale, che porta l'altissima cupola di Alessandro Antonelli, il santo riposa nello scurolo, di fattura settecentesca. Sopra l'altare — riccamente decorato con rilievi bronzei in campo di lapislazzuli — è collocata la grande urna ottagonale in argento e cristallo contenente le reliquie, opera del Castelli; i lavori ebbero termine agli inizi del 1887, giusto per l'occasione della festa del patrono.

La fioriera che scende dalla volta

La festa cade il 22 gennaio, e non è una data qualunque: è il giorno della traslazione del corpo del santo nell'attuale basilica.

La mattina si apre con il corteo civico, guidato dal sindaco con le autorità civili del territorio, preceduto dai carabinieri a cavallo e seguito dalla banda e dai labari delle associazioni. Parte dal Municipio e arriva alla Basilica, e le autorità cittadine portano a braccia gli antichi cesti di rose in metallo. Lì avviene il gesto che dà il nome a tutto: la cerimonia del Fiore, durante la quale il grande lampadario floreale che domina la navata centrale viene calato dalla volta e i fiori in ferro vengono sostituiti con quelli portati in processione. Collocati i nuovi cesti, la struttura viene lentamente rialzata sotto lo sguardo dei presenti, in una basilica gremita.

Segue la messa pontificale presieduta dal vescovo, che vi pronuncia il tradizionale Discorso alla Città e alla Diocesi. In chiesa ci sono i rappresentanti delle istituzioni civili, religiose e militari, il mondo dell'associazionismo e molti cittadini.

Lo scurolo, il cammino da Ivrea e il voto della peste

Le celebrazioni cominciano giorni prima con la solenne apertura dello Scurolo, che dà ufficialmente il via al programma, e si chiudono con la messa di chiusura. In mezzo, i fedeli si mettono in coda davanti all'urna per la venerazione delle reliquie: fanno visita, dicono una preghiera, si fanno benedire un oggetto personale — ci sono volontari che se ne occupano e distribuiscono le immaginette del Santo.

Intorno al rito principale ci sono gli altri: i primi Vespri, la messa in rito bizantino con la comunità degli Ucraini, la celebrazione con il personale sanitario e i volontari ospedalieri, il Consiglio Comunale dei Bambini, la lettura della fiaba «Il miracolo delle rose», la rievocazione storica del miracolo sul sagrato della Basilica e la Sagra di San Gaudenzio. Le celebrazioni sono animate dalla Corale di San Gaudenzio e dalla Cappella musicale del Duomo di Novara con le sue tre componenti: l'Orchestra giovanile novarese, i Piccoli cantori di Santa Maria e il Coro dell'Istituto. Alla basilica si arriva anche a piedi: l'Associazione Novarese Amici di Santiago cammina da Ivrea a Novara, sui passi del Santo, per essere in basilica prima dell'apertura dello scurolo.

Alla devozione novarese appartiene anche un impegno preso una volta e mai sciolto: un voto perpetuo per aver scampato la peste negli anni Settanta del Cinquecento, fatto da tutto il contado, materializzato in cera e da donare ogni anno con una solenne processione. Di quelle processioni antiche resta una descrizione: la confraternita delle Cinque Piaghe sfilava sotto i propri stendardi — un gonfalone tutto d'argento con le Sacre Piaghe in immagine —, preceduta da un Crocifisso e servita da altissime torce portate dai confratelli, con il Vicario e il clero che cantavano per le strade inni e lodi alle glorie del santo vescovo, interrotti a tratti dallo squillare delle trombe.

Come arrivare alla festa

Partecipare alla festa di San Gaudenzio a Novara è davvero semplice. Chi viaggia su rotaia trova la stazione ferroviaria di Novara a un passo dal centro, 1,2 chilometri dai luoghi della manifestazione. In automobile si esce al casello di Novara Est, e da lì restano 7 chilometri e 7 minuti.

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