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Feste Patronali

San Giovanni Battista a Torino 2027 - I buoi condotti in Duomo fino al presbiterio e il pane con lo zafferano

11 min di lettura · Scritto da: Rodolfo de Carvalho
Ultima edizione conosciuta
dal 20 al 24 giugno 2026
Dove Piazza Vittorio Veneto, Dobbiaco

Questa e' l'ultima edizione di cui abbiamo notizia: le date della prossima non sono ancora state annunciate.

Fonte: comune.torino.it, letta il 21/09/2026.

La festa patronale di San Giovanni Battista si celebra a Torino il 23 e il 24 giugno. La sera del 23, in piazza Castello, si accende il Farò, il grande falò con in cima la sagoma di un toro, preceduto dal corteo storico di circa duemila figuranti con i ceri e i buoi; il 24 l'Arcivescovo officia la Messa in Cattedrale con la distribuzione dei «Pani della Carità», e i festeggiamenti si chiudono con i fuochi pirotecnici. San Giovanni Battista è patrono di Torino dal 602, quando il re longobardo Agilulfo fece costruire in suo onore la chiesa che è l'attuale Duomo.

Il mattino in cui gli animali entravano in chiesa

Il mattino del 24 giugno iniziava con la corsa del carro per le vie della città vecchia, che terminava nel Duomo con la «danza dei buoi». Il mezzo era addobbato come per un raccolto: il carro era dipinto con colori vivaci ed ornato con fiori e spighe di grano.

Lo trainava una coppia di buoi riccamente bardati che venivano condotti direttamente dentro la chiesa, dalla navata centrale fino al presbiterio, dove era esposto il Palio per il vincitore: il premio consisteva in sacchi di frumento, fiaschi di vino e pane.

Un pane condito con pepe e zafferano

Secondo una particolare usanza, veniva offerto alle autorità il «dono della Carità», un pane benedetto condito con pepe e zafferano.

A metà mattina iniziava la funzione religiosa, cui prendevano parte i Sindaci e otto Decurioni, che componevano il Corpo Decurionale, una rappresentanza delle arti cittadine e ovviamente tutta la popolazione. Durante la celebrazione i doni destinati all'altare e al popolo venivano mostrati e benedetti dal vescovo; si chiudeva con un sonetto intonato da un Priore della festa in onore di San Giovanni e con la distribuzione di cibo sul sagrato della chiesa.

Ancora oggi la Messa solenne include la tradizionale distribuzione dei «Pani della Carità» a cura dell'associazione Famija Turineisa, con la partecipazione della Banda del Corpo di Polizia Municipale di Torino.

L'urna, i fiori e i limoni

Alla Messa seguiva la processione di San Giovanni, in cui l'urna con le reliquie del santo veniva portata dal Duomo fin sotto i portici del Palazzo Civico, dove i Mastri Ragionieri offrivano mazzetti di fiori e limoni alle autorità ecclesiastiche.

Il pomeriggio, invece, era tutto profano: era dedicato ai divertimenti, tra cui il Palio dei cavalli che correva tra la porta Marmorea e la chiesa di San Sebastiano.

Chi teneva in piedi la festa

Fin dal Medioevo il Comune poteva contare sulla collaborazione della Società del Popolo, chiamata più tardi di San Giovanni Battista, i cui quattro rettori si occupavano dell'ordine pubblico durante i cortei e le danze.

Prendevano parte all'allestimento e alla raccolta di fondi le corporazioni degli Artigiani, la società degli Asini e quella degli Scolari, e, dal XV secolo, l'Abbazia degli Stolti.

Nel XVI secolo il Comune ufficializzò alcuni componenti della festa, i trombadores (trombettieri) e i caramelator (venditori di caramelle), con una divisa costituita da tonaca e cappuccio.

I festeggiamenti erano divisi essenzialmente in tre parti: la veglia di San Giovanni, in cui si pregava e si cantavano inni la sera e la notte del 23 giugno; la corsa del carro, la benedizione e la distribuzione di cibarie al mattino del 24; divertimenti popolari nel pomeriggio.

L'esistenza della festa di San Giovanni Battista a Torino è documentata ufficialmente a partire dal XIV secolo, e nel 1360 la Città ne fissa le regole negli Ordinati, oggi all'Archivio storico cittadino.

Il secolo in cui Torino smise di festeggiare

Si ha notizia di un'interruzione della pratica dei festeggiamenti nel periodo tra la seconda metà del XIX secolo e il 1971, anno in cui si riprese a celebrare il santo patrono. Il falò è una costante di ogni celebrazione fino al 1853, anno in cui venne sospeso.

Una vera rinascita della festa si ebbe nel 1971, quando l'Associassion Piemontèisa, che esiste tuttora e ha il compito di sostenere le tradizioni popolari, richiese agli Enti locali — il Comune, la Provincia e la Regione — di organizzare interpretazioni storiche in occasione della ricorrenza. Tornarono i cortei in costume tradizionale, l'accensione del falò, l'offerta dei ceri in Duomo da parte degli sposi e la consegna della Carità alle autorità civili, militari e religiose.

L'offerta dei ceri che si teneva in chiesa risale al XII secolo, ed è stata sospesa per molti anni prima che venisse ripresa dall'Associassion Piemontèisa nel 1977.

Secondo i verbali, alla mezzanotte che dava inizio al 24 giugno il Primo Sindaco gettava la torcia che incendiava la catasta di fascine, procurate dagli uomini di Grugliasco come dipendenti di Torino. Prima dell'accensione, i reggimenti sparavano tre colpi a salve. In caso di pioggia, tra la delusione generale, il fuoco non veniva acceso e le fascine di legno erano distribuite ai più bisognosi.

Le campane, che sono strumenti musicali

Da anni si tiene «Campane in festa per San Giovanni», una rassegna di concerti campanari, che vuole solennizzare la festa del santo patrono della Città e della patrona della Diocesi, e valorizzare i preziosi strumenti musicali presenti nelle torri campanarie torinesi con le “baudette” e le melodie tradizionali del nostro territorio.

Le campane vengono suonate a festa in manuale o in elettrico manuale, secondo le antiche suonate tradizionali del territorio, e nel programma compaiono la «Suonata della Vigilia», concerto con l'antica tecnica delle cordette, la suonata corale dei campanili per la supplica alla Beata Vergine Consolata e quella in occasione dell'Angelus del Santo Patrono.

Nel programma c'è anche la suonata della storica campana civica di Palazzo Madama, fusa nel 1670 dall'orafo di casa Savoia Simon Boucheron.

Che cosa succede oggi, il 23 e il 24

Torino celebra San Giovanni, il suo Santo Patrono, con un ricco calendario di appuntamenti tra musica, tradizione, spiritualità, spettacolo, sport e storia.

Il 23 giugno, nelle ore precedenti l'accensione del Farò, in piazza Castello sfilano circa duemila figuranti del corteo storico con i ceri e i buoi, anch'essi simbolo della tradizione popolare.

Il 24 è il giorno del santo: viene officiata dall'Arcivescovo di Torino la tradizionale Messa in Cattedrale, alla presenza delle principali autorità cittadine, ed è una celebrazione a cui l'Arcivescovo invita i fedeli di tutte le parrocchie cittadine con i loro sacerdoti, i membri di tutte le associazioni e dei movimenti ecclesiali: la festa di San Giovanni è un evento di Chiesa e di Città.

Intorno c'è il resto del programma: la sfilata di auto storiche con partenza da piazza Vittorio Veneto e arrivo al Duomo, la «ScorriBanda di San Giovanni», sfilata di bande musicali in successione fino a piazza Castello, la sfilata inaugurale con le majorette, le aperture a tariffa ridotta di GAM, MAO e Palazzo Madama. Sul fiume si tiene un'intensa programmazione di manifestazioni sul Po, con la partecipazione dei circoli remieri cittadini, della Banda del Corpo di Polizia Municipale della Città e della Fanfara della Taurinense, e la tradizionale fiaccolata conclude il programma di San Giovanni sull'acqua. A conclusione dei festeggiamenti è previsto lo spettacolo tradizionale dei fuochi pirotecnici.

Il Farò e il toro che cade

«Farò» è semplicemente un termine antico con cui in torinese si indicava il falò. La notte che precede la ricorrenza di San Giovanni, a Torino viene accesa in piazza Castello una grossa pira di legna, con in cima la sagoma di un toro: inizialmente in cima al falò c'era un palo, ma già in epoca medievale venne sostituito dalla figura di un toro, simbolo della città. Il rito richiama l'antica tradizione dei roghi che i contadini accendevano nelle campagne durante il solstizio d'estate.

A dar fuoco alla pira era il figlio più giovane del principe regnante, come simbolo del futuro; oggi il Farò viene acceso alla presenza del sindaco. Attorno alle fiamme la popolazione si riuniva per ballare e festeggiare fino a tarda notte, e a guidare i festeggiamenti era il cosiddetto Re Tamburlando, un personaggio paragonabile al più noto Gianduja. La legna da ardere si preparava alla vigilia del 24 giugno all'altezza dell'attuale via Garibaldi, in piazza Castello; successivamente il rito si spostò all'altezza di via Palazzo di Città, per facilitare la veglia e il mantenimento dell'ordine da parte del Vicario e dei suoi uomini.

La direzione in cui cade il toro dal farò indica se l'anno sarà favorevole o sfavorevole per Torino: se il toro cade verso Sud, verso Porta Nuova, sarà un anno propizio; se cade verso Nord, sarà nefasto. La tradizione deriva probabilmente dal fatto che a Nord della pira si trova Palazzo Reale, e un rogo che cade verso la residenza dei regnanti sarebbe un cattivo presagio.

Chi dovesse accendere il fuoco è stato anche materia di lite fra la Città e il Governatore. Gli Ordinati registrano un «Ordinato col quale si riunisce il Consiglio Generale per deliberare sulla relazione fatta dal Sindaco delle controversie avute col Governatore che pretendeva il diritto di prendere dalle mani del Sindaco la torchia e rassegnarla al Principe per dare il fuoco al falò in spregio ai privilegi della Città». Nel 1618, mentre il primo sindaco porgeva la torcia accesa, il Governatore Gaspare Purpurato «dava di mano a detta torchia facendo forza dalle mani» del sindaco Linea; la Città si rivolse a Sua Altezza reale e ottenne la reintegrazione delle sue prerogative. Nel 1641 Madama reale esternò il desiderio che il fuoco al falò fosse dato dal governatore, ma dopo le osservazioni del Consiglio della Città dichiarò di non voler pregiudicare le prerogative della città, «e così diede fuoco al falò il primo sindaco».

I riti del solstizio

Il 24 giugno, festa di San Giovanni, risale al rito pagano del solstizio d'estate, la notte più breve dell'anno. Il rito voleva esorcizzare la paura del cambiamento e aiutare a superare una notte pericolosa: sulle colline e sui monti si accendevano i fuochi per cacciare demoni e streghe e prevenire le malattie, e la credenza tramandava che i falò servissero per salvaguardare i frutti della terra, propiziare buoni raccolti, proteggere dalla grandine e dalle malattie del bestiame.

Gli abitanti erano soliti bruciare le vecchie erbe nei falò e raccoglierne di nuove per conoscere il futuro — come dice il detto, «San Giovanni non vuole inganni» — comperare l'aglio per assicurarsi un anno propizio e raccogliere un ramo di felce a mezzanotte, da conservare in casa per aumentare i propri guadagni. Si diffuse anche la credenza che quella notte fosse dedicata ai rituali delle cosiddette «Masche» piemontesi, le streghe, che avrebbero atteso questi giorni per raccogliere erbe e foglie da «battezzare» nel Po e usare come ingredienti per filtri magici.

Altri due riti antichi si sono persi. La balloria era una serie di canti e balli che accompagnavano le ore precedenti alla grande festa serale; la corsa dei buoi era una gara che si svolgeva nelle strade del Borgo Dora, e attirava in città cittadini e contadini delle campagne circostanti.

Perché proprio il Battista

Il testo sta nel Codice della Catena — assicurato al municipio da ferri pesanti — nel quale erano raccolti gli statuti concessi alla città dal Conte Verde, e recita: «Regnando l'anno di nostra salute 602, Re Agilulfo, Duca di Torino, con Teodelina sua moglie, fondò la chiesa in onore del precursore San Giovanni Battista».

Alla morte del loro re, Autari, Agilulfo ne sposa la vedova, Teodelinda, accogliendo il culto di lei per il Battista e dando vita a una devozione che resiste da oltre quattordici secoli nella storia torinese. Il Battista, del resto, era già patrono di tutto il Regno Longobardo, e la chiesa nacque in occasione dell'arrivo a Torino di un frammento di alcune reliquie del santo — reliquia che la Cattedrale custodisce ancora.

Quella chiesa è all'origine dell'attuale Duomo.

Il 24 giugno cade a ridosso del solstizio: il Battista è l'unico santo di cui la Chiesa cattolica festeggia la nascita anziché il giorno del martirio. La sovrapposizione fra la natività del Battista e il passaggio del solstizio, celebrato in tutta Europa fin da epoca precristiana con riti propiziatori legati al fuoco, crea la sintesi fra rito pagano e culto religioso: la cristianizzazione progressiva non cancellerà il rito ma lo assorbirà, sovrapponendo alla celebrazione del solstizio la figura di San Giovanni Battista, precursore della luce.

Come arrivare alla festa

Arrivare a Torino per la festa di San Giovanni Battista non è complicato. Chi viaggia su rotaia trova la stazione ferroviaria di Torino Porta Susa a un passo dal centro, 1,7 chilometri dai luoghi della manifestazione. In automobile si esce allo svincolo di Venaria, e da lì restano 7,9 chilometri e 10 minuti.

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