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Feste Patronali

San Pantaleone a Crema e l'omaggio dei ceri dei sindaci 2027

8 min di lettura · Scritto da: Rodolfo de Carvalho
Ultima edizione conosciuta
10 giugno 2025
Dove Cattedrale, Crema

Questa e' l'ultima edizione di cui abbiamo notizia: le date della prossima non sono ancora state annunciate.

Fonte: diocesidicrema.it, letta il 19/09/2026.

La festa di San Pantaleone si celebra a Crema, in provincia di Cremona, il 10 giugno: è il patrono della città e della diocesi dal 1361. La mattina, dopo il ricevimento dei sindaci dei Comuni della diocesi nella Sala Rossa del Palazzo Vescovile, si tiene il pontificale in Cattedrale, e i sindaci offrono al santo l'omaggio dei ceri, rinnovando il voto formulato nel 1361 durante la pestilenza che colpì il territorio. La celebrazione si chiude con la processione in piazza Duomo e la benedizione alla città e alla diocesi con la reliquia del patrono.

Il santo apparso sopra il Duomo

La diocesi di Crema lo celebra il 10 giugno, giorno in cui per sua intercessione la città fu liberata dalla peste. Il medico di Nicomedia, secondo la credenza popolare, il 10 giugno 1361 appare sopra il Duomo ai cremaschi, stremati dall'epidemia; dopo la sua apparizione e la preghiera corale dei cremaschi, la malattia, presente dal 1348, sparisce.

Non era la prima invocazione. Il santo interviene contro la peste dopo che i cremaschi avevano invocato invano la protezione di sant'Antonio, di san Vittoriano e di san Sebastiano, e a Crema esisteva già un ospedale dedicato a san Pantaleone. I Cremaschi, letteralmente «non sapendo più a che santo votarsi», si rivolsero al medico Pantaleone: tradizione vuole che il martire di Nicomedia apparisse in cielo, con il braccio steso verso la terra in segno di patrocinio e protezione. Fatto sta che il contagio cessò.

La risposta della città fu immediata. A luglio di quell'anno la comunità civile lo proclamò nuovo patrono, abbandonando i santi precedenti, e a furor di popolo le autorità ordinarono che ogni anno, quel giorno, comunità religiosa e comunità civile si unissero per tributare al santo solenni celebrazioni di ringraziamento. Sono quelle stesse che, seppure in forme diverse, continuano ancor oggi.

Ci fu una seconda prova: il 27 luglio 1836, quando Crema venne raggiunta da un fortissimo attacco di colera, i cremaschi, estremamente devoti al patrono, si raccolsero in preghiera e l'epidemia cessò.

Il medico che non si faceva pagare

Il santo che i cremaschi chiamarono era un medico. Pantaleone godette fin dall'antichità di un vasto culto in Oriente e in Occidente, al pari dei celebri Cosma e Damiano o Ciro e Giovanni, coi quali divise nella rappresentazione agiografica il modello martiriale e taumaturgico di santi medici «anargiri».

Nativo di Nicomedia in Bitinia — oggi Izmit, in Turchia —, nella seconda metà del III secolo, fu educato cristianamente dalla madre Eubule, ma non ancora battezzato, e affidato dal padre pagano al grande medico Eufrosino; apprende la medicina tanto perfettamente da meritarsi l'ammirazione e l'affetto dell'imperatore Massimiano, che lo nomina suo medico personale.

La conversione arriva per gradi: si avvicina alla fede cristiana grazie all'esempio e alla dottrina di Ermolao, presbitero cristiano che vive nascosto per timore della persecuzione, e dopo aver visto risuscitare alla sola invocazione di Cristo un bambino morto per il morso di una vipera, si fa battezzare. Poi c'è la guarigione di un cieco, che si era rivolto a lui dopo aver consumato tutte le sostanze appresso ad altri medici, e che provoca la guarigione spirituale e la conversione sia del cieco sia del padre del santo.

È qui che nasce il soprannome. Distribuito il patrimonio ai servi e ai poveri, diventa il medico di tutti, ed è conosciuto come «Anargiro» — che significa senza argento — poiché esercita la professione di medico senza pretendere alcun compenso. Ma proprio questo suscita l'invidia e il risentimento dei colleghi e la conseguente denunzia all'imperatore, il successore di Massimiano.

L'ordalia, i tormenti e il nome nuovo

Davanti al tribunale il santo propone una gara. Pantaleone propone un'ordalia tra i sacerdoti pagani e lui: intorno a un paralitico, appositamente convocato, inutilmente si affannano i sacerdoti, invocando tra gli dei anche Asclepio, Galeno e Ippocrate; il santo invece guarisce nel nome di Cristo l'ammalato.

Segue la lista dei supplizi: raschiamento con unghie di ferro e bruciature ai fianchi con fiaccole, annegamento, esposizione alle fiere, ruota. Ogni tentativo risulta inefficace e accresce l'ira del tiranno, che accusa il santo di «magia».

Poi arriva il passaggio che gli cambia il nome: una voce dall'alto cambia il nome del giovane: «non ti chiamerai più Pantoleon, ma il tuo nome sarà Pantaleémon, perché avrai compassione di molti: tu infatti sarai porto per quelli sballottati dalla tempesta, rifugio degli afflitti, protettore degli oppressi, medico dei malati e persecutore dei demoni».

Il racconto si chiude con due prodigi: la lama della spada si ripiega come cera, i carnefici chiedono perdono al santo, e infine dalla ferita esce sangue misto a latte, mentre l'albero al quale Pantaleone viene legato si carica di frutti. A fronte del rifiuto di abiurare la fede cristiana, viene sottoposto a numerosi supplizi e tormenti fino alla decapitazione, che avviene il 27 luglio del 305.

La critica agiografica ha da tempo riconosciuto il carattere del tutto favoloso della Passio, un racconto infarcito dell'elemento meraviglioso e miracolistico, che tende non a definire il profilo storico, ma a delineare il «tipo» sovrumano del martire intrepido, del santo taumaturgo.

La piazza vestita di rosso e oro

Il giorno della festa comincia dalle facciate. Piazza Duomo è decorata con i tradizionali nastri rossi e oro — simbolo del martirio — che dal campanile e dalla facciata abbracciano gli edifici circostanti; li mettono i volontari che nei fine settimana aprono alle visite il campanile del Duomo, e uniscono la Cattedrale con il comune e i balconi della piazza, segno di festa e di condivisione.

Dentro, la chiesa cambia disposizione. La statua lignea di San Pantaleone lascia il suo altare, per essere intronizzata al centro del presbiterio, e viene esposta l'argenteria delle più grandi solennità.

Dalla Sala Rossa alla benedizione in piazza

La mattinata comincia con il tradizionale ricevimento delle autorità del territorio in episcopio: i Sindaci dei Comuni che fanno parte della Diocesi di Crema, con le autorità civili e militari, sono accolti nella Sala Rossa del Palazzo Vescovile. È da lì che parte il gesto che dà il nome alla giornata: i sindaci dei Comuni della diocesi offrono al santo l'omaggio dei ceri, rinnovando il voto formulato nel 1361.

Poi c'è la messa: in Duomo si tiene il solenne Pontificale di San Pantaleone, animato dalla Polifonica Francesco Cavalli, accompagnata dall'orchestra di fiati «Il Trillo» di Crema, che al termine della celebrazione liturgica esegue un breve concerto in piazza. Le campane della cattedrale suonano a distesa, e sul sagrato si aggiunge il suono a festa di un carillon di campane della fonderia Allanconi.

Il momento finale è fuori. I resti mortali di San Pantaleone lasciano, accompagnati da una processione, il Duomo per raggiungere il centro della piazza, dove viene impartita la solenne benedizione alla città e alla diocesi; il vescovo invoca la protezione del Patrono sulla città e sulla diocesi, concludendo poi con la benedizione attraverso la reliquia. Al termine della celebrazione, in piazza Duomo si tiene il momento conviviale.

La cripta aperta, e le immagini nascoste

Per la festa si apre quello che di solito è chiuso: la cripta del Duomo con le reliquie del patrono viene aperta gratuitamente ai visitatori, e le reliquie diventano protagoniste di un itinerario multisensoriale, fruibile da tutti in modo libero e gratuito.

Non è solo una conferenza: è un vero e proprio cammino illustrato alla scoperta delle reliquie esposte in cripta, ma anche delle altre raffigurazioni del patrono restituite da altre opere, sconosciute alla maggior parte dei Cremaschi: i lacerti degli affreschi realizzati tra il Duecento e il Quattrocento, il rilievo trecentesco sul portale maggiore, la statua lignea cinquecentesca, la tela di Carlo Urbino, raffigurante il martirio del santo, e la vetrata ottocentesca. I racconti sono intervallati da musiche medievali per voce, organo portativo e percussioni.

All'esterno, sono stati inaugurati tre pannelli iconografici che raccontano la storia di San Pantaleone.

Un libro stampato nel 1707, di cui resta una copia sola

Alla festa si lega anche un libro. È la «Succinta istoria della vita di S. Pantaleone martire…», pubblicata nel 1707 e ripubblicata nel 2023, scritta dal sacerdote cremasco Tommaso Piantanida — Crema, 1662 circa – 13 febbraio 1715, dottore in teologia, nominato priore-parroco di Madignano nel 1701.

E ha una storia curiosa: del volume, stampato a Crema nel 1707, si conosce un unico esemplare, conservato nella biblioteca dell'Università dell'Illinois a Urbana-Champaign, negli Stati Uniti d'America.

Come arrivare alla festa

Arrivare a Crema per la festa non è complicato. Per chi sceglie i mezzi pubblici la stazione ferroviaria di Crema è a un chilometro dal centro, cioè a pochissima distanza dal cuore della festa. Se invece si preferisce l'automobile, l'uscita di riferimento è lo svincolo di Castelleone - Corte Madama: da lì bastano 14 minuti di guida (15 chilometri) per immergersi nei festeggiamenti.

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