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San Petronio a Bologna e la processione della reliquia del cranio 2026

11 min di lettura · Scritto da: Rodolfo de Carvalho
Quando
4 ottobre 2026
Dove Piazza Maggiore, Bologna

Fonte: festivalinitalia.it, letta il 19/09/2026.

La festa di San Petronio si celebra a Bologna, in Emilia-Romagna, ogni 4 ottobre, per il patrono della città e della Diocesi. Al termine della celebrazione solenne il clero precede in processione la reliquia del cranio del santo attorno al crescentone di Piazza Maggiore, e l'Arcivescovo impartisce la benedizione alla città dal sagrato della Basilica. La data è quella del 4 ottobre 1141, giorno in cui il vescovo Enrico ritrovò le spoglie di Petronio nel complesso di Santo Stefano: la festa si celebra fin da allora, per suo decreto.

La ricognizione nel monastero di Santo Stefano

Il 4 ottobre del 1141 ebbe luogo un fatto straordinario: nel complesso di Santo Stefano il vescovo Enrico riportò alla luce molte reliquie, tra le quali il corpo di San Petronio, l'ottavo vescovo della città. I monaci benedettini di Santo Stefano e il vescovo effettuarono una ricognizione nel monastero e rinvennero la sua tomba, nella quale, oltre ai resti del vescovo, trovarono reliquie di notevole importanza.

Fino ad allora il principale patrono della città era stato San Pietro, ma con la recente nascita del comune era auspicabile dare slancio allo spirito civico attraverso un culto cittadino. Al ritrovamento tutta la cittadinanza diede enorme risonanza, mentre il vescovo Enrico e il Comune resero festivo quel giorno, ponendo così le basi per un culto patronale capace di concentrare la religiosità cittadina: la festa di san Petronio si celebra fin dal 1141, per decreto del vescovo Enrico. Dopo nove secoli e mezzo dalla sua morte, San Petronio si affermava come primo patrono dei bolognesi, che potevano essere chiamati «petroniani».

Il recupero delle reliquie da parte del vescovo Enrico è stato tramandato dal Sermo de inventione sanctarum reliquarum, composto nel 1180; una sua copia del XV secolo è ancora conservata alla Biblioteca Universitaria di Bologna.

Un vescovo del V secolo, e una Vita che è racconto

Di Petronio, in realtà, non si sa molto. Fu l'ottavo vescovo di Bologna, succedendo nel 432 a san Felice, e il suo episcopato sarebbe durato fino al 450; nel secolo del crollo dell'istituzione imperiale romana, e anche del crollo di tante strutture della città, si impegnò nella ricostruzione materiale, morale e spirituale. Per la premura che ebbe nei confronti dei suoi fedeli e di tutta la cittadinanza, in un periodo storico difficile, venne da subito definito «difensore e padre» di Bologna. Di lui rendono testimonianza due scrittori del V secolo: Eucherio di Lione, che lo paragona ai grandi vescovi dell'epoca, e Gennadio di Marsiglia; è inserito col titolo di santo nell'Elenco Renano.

Nella seconda metà del XII secolo, intorno al 1180, fu redatta in ambito benedettino una Vita in latino da considerarsi totalmente leggendaria, e che tuttavia sta alla base della devozione e dell'iconografia petroniana. Là si racconta che Petronio, di origine greca, fosse il cognato dell'imperatore Teodosio II, nonché esattore delle pubbliche imposte per l'impero; che venisse inviato a Roma presso il papa Celestino I in occasione della disputa su un'eresia; che, trovandosi a Roma ambasciatori bolognesi per chiedere al Papa un nuovo vescovo, Celestino scegliesse proprio lui, secondo un suggerimento avuto in sogno da San Pietro; che arrivato a Bologna la trovasse in condizioni disastrate a causa delle invasioni barbariche, e avviasse una campagna di ricostruzione della città e in particolare del complesso di Santo Stefano, la Sancta Hierusalem; che facesse un viaggio a Costantinopoli, da cui ritornò portando numerose reliquie; e che venisse sepolto nella Sancta Hierusalem da lui edificata — la chiesa di Santo Stefano, che il racconto vuole costruita a somiglianza delle costruzioni costantiniane del sepolcro di Cristo in Gerusalemme.

La Vita scritta in volgare alla fine del XIII secolo aggiunge altri elementi, e sono elementi che parlano di politica bolognese. Si racconta che Petronio, quando era già vescovo, avesse compiuto un viaggio a Gerusalemme dove avrebbe recuperato molte reliquie, e che nel viaggio di ritorno, passando da Costantinopoli, avesse ottenuto da Teodosio II numerosi benefici per la sua città: l'ampliamento del circuito murario, la garanzia della perpetua autonomia civica, la protezione imperiale contro ogni forma di tirannia straniera, la concessione dello Studium, ovvero dell'Università.

Le quattro croci che, secondo la tradizione, Petronio avrebbe posto ai margini della nuova città murata in funzione apotropaica sono tuttora conservate, nei rifacimenti successivi, nella basilica di San Petronio. E nell'iconografia tradizionale il santo viene raffigurato in vesti episcopali e in età matura, seguendo l'immagine del vescovo con barba bianca e di aspetto saggio e paterno: si riconosce dalla presenza di un modellino della città di Bologna in mano, ai suoi piedi o sorretto da angeli.

Un tempio civico pagato con denaro pubblico

A metà del XIII secolo, presumibilmente nel 1253, il libero Comune di Bologna decise di elevare Petronio alla dignità di principale patrono della città, in sostituzione di San Pietro, che incarnava il potere temporale dei papi; e già nella stesura dei nuovi statuti che si redassero a seguito della rivolta del 1376 si era previsto che al santo si sarebbe dedicata una grande chiesa.

Nel 1388 il Consiglio del Seicento del Comune di Bologna, in riconoscimento dell'impegno speso dal vescovo Petronio, decise di iniziare la costruzione di un tempio a lui dedicato; la fondazione risale al 7 giugno 1390, con la posa della prima pietra in una solenne processione, su progetto dell'architetto Antonio di Vincenzo. Il Comune volle che il nuovo edificio si affacciasse sulla piazza Maggiore, nella quale si trovavano già le sedi del governo e dei magistrati cittadini.

I lavori durarono oltre tre secoli e furono finanziati interamente con denaro pubblico: San Petronio non fu creata per essere la cattedrale di Bologna, ma come tempio civico, statale e comunale. A curarne la costruzione e poi la conservazione, e a gestire le risorse economiche destinate a questo scopo, fu la Fabbrica, o Fabbriceria, istituita nel 1390: era retta da membri del Senato bolognese, a sottolineare — anche quando il presidente venne nominato dal Papa — l'importanza che tale istituzione rivestiva per la città. La basilica, voluta e compiuta dal libero Comune, fu trasferita alla diocesi solo nel 1929 e consacrata nel 1954.

Il capo di san Petronio, per volere di papa Benedetto XIV — il concittadino Prospero Lambertini, che accettò la richiesta dei canonici —, è custodito dal 1743 nella basilica omonima, mentre le altre reliquie rimasero a Santo Stefano; solo nel 2000 anche il resto del corpo è stato traslato in San Petronio. Sul muro esterno della cappella dell'insigne reliquiario si legge pone lapidem Felsinae thesaurus: dietro la lapide è il tesoro di Felsina.

La Linea Meridiana, che attraversa obliquamente la navata sinistra della Basilica, venne tracciata nel 1655 dall'astronomo Gian Domenico Cassini (1625-1712), e, lunga 67 metri, indica con ottima precisione il Mezzogiorno locale. Lo strumento ha le caratteristiche della camera oscura: da un piccolo foro posto al centro della quarta volta della navata sinistra entrano i raggi solari, che si proiettano sul pavimento circa un'ora prima del Mezzogiorno.

I Rotuli, le sedici torce e i carcerati liberati

Già una Provvigione del 15 settembre 1301 invitava per la ricorrenza petroniana tutto il clero a recarsi, di buon mattino, processionalmente e col vescovo in testa, alla chiesa di Santo Stefano, e stabiliva pure che vi si recassero anche le autorità comunali col vessillo del Carroccio — su cui erano dipinte le immagini di Sant'Ambrogio e di San Petronio — e con le società delle arti e delle armi, per presentare, secondo gli Statuti cittadini, le offerte di cera al Monastero.

Il corteo della sera del 3 ottobre partiva dalla chiesa di San Pietro. Vi concorrevano tutte le compagnie temporali, i frati mendicanti, la compagnia dell'Ospedale della Morte, i fabbricieri e i canonici del Capitolo di San Petronio, gli stendardieri, le autorità politiche, municipali e religiose, l'intero Reggimento coi trombetti e il gnaccarino, i trombetti delle libere città toscane, e i portatori dei Rotuli dello studio, sui quali erano segnati i nomi dei Dottori, le materie d'insegnamento e le ore delle lezioni: quei Rotuli venivano poi affissi alla porta dell'Archiginnasio, dove avevano sede le pubbliche Scuole.

Giunta a Santo Stefano, la processione prendeva in consegna il reliquiario contenente il capo di San Petronio e lo portava trionfalmente alla Basilica in piazza Maggiore; all'apparire del fastoso corteo sulla piazza si sparavano le artiglierie e si suonavano le campane della torre del Podestà, poi il capo del santo veniva collocato sull'altare maggiore della sua chiesa e il rito religioso era concluso.

Il giorno appresso, 4 ottobre, avevano luogo nella Basilica le funzioni tradizionali: gli Anziani offrivano sedici torce di cera bianca; il Podestà, gli auditori di Rota e il Giudice dell'Orso ne offrivano otto; e le maggiori autorità presentavano dieci o dodici carcerati e concedevano loro la libertà. La celebrazione della messa solenne portava con sé l'attrattiva di una grande esecuzione di musica sacra, e la chiesa era stipata di popolo, chiamato là non solo dal sentimento della fede, ma anche dall'irresistibile passione musicale. Ultimate le funzioni, nel pomeriggio si ricostituiva la processione della sera precedente e la reliquia veniva riportata in Santo Stefano; dalla ringhiera del Palazzo pubblico, intanto, suonavano i trombetti e i musici, e per via San Felice, come già prima per via Galliera, si correva un Palio di cavalli barberi.

Nel 1311 si ripeté l'ordine di solennizzare la festa il 4 ottobre, assegnando per questa 25 lire annue all'abate di Santo Stefano; il 1º settembre 1361 gli Anziani Consoli vollero che le feste di Sant'Ambrogio e di San Petronio, protettori di Bologna, si celebrassero ogni anno assieme nella città e nel territorio bolognese. E nel 1390 fu emanato un bando del podestà e degli uomini della fabbrica sopra le offerte da farsi ogni anno alla fabbrica della chiesa: dovevano pagarle i lettori, gli ufficiali ordinari e straordinari del Comune, i nobili, i provisionati, i conduttori dei dazi, i capitani delle porte, i cimatori di panni, i maestri dei dadi, i sensali, i cozzoni, gli ortolani, i noleggiatori di cavalli, gli stallatichieri, i nocchieri, i legatori di balle, i portatori della gabella, i burattatori, i venditori di pane, i messi, gli esattori, i brentatori, i pollaroli, gli uccellatori, i trecoli, i molinari, i vetturali di città e i fornari.

Le quattro campane che nessun motore fa girare

Le quattro campane della torre sono ad azionamento completamente manuale, prive di qualsiasi impianto di elettrificazione che possa in qualche modo sostituire la bravura e l'abilità dei maestri campanari locali, e vengono suonate dalle associazioni campanarie cittadine secondo l'antica tecnica tradizionale bolognese, nata probabilmente nel campanile stesso nella seconda metà del Cinquecento.

La prima tecnica ideata fu quella del «doppio a trave»: i bronzi, equipaggiati di uno specifico armamento atto allo scopo, vengono fatti ruotare a tempo da campanari — detti «travaroli» — collocati in piedi sopra le travi del castello, che, partendo con le campane con la bocca rivolta verso l'alto, alternando le rotazioni e le pause nella posizione «in piedi» dei vari bronzi, ottengono precise sequenze codificate, restituendo all'ascolto un suono ritmico e solenne, con le campane nella loro massima espressione sonora, a «slancio». Le campane vennero limate nel 1818 da Gaetano Brighenti per migliorarne l'accordo.

I servizi fissi di suono a doppio sulla torre di San Petronio seguono un calendario di otto date: Pasqua di Resurrezione, la vigilia della festa patronale di San Petronio Vescovo di Bologna il 3 ottobre e la festa patronale il 4 ottobre, la vigilia della solennità dell'Immacolata Concezione della Beata Vergine Maria il 7 dicembre e la solennità l'8 dicembre, la vigilia del Natale del Signore il 24 dicembre e il Natale del Signore il 25 dicembre, e il Te Deum di fine anno il 31 dicembre.

Il giro del crescentone, e i fuochi sopra la piazza

Ogni 4 ottobre Bologna celebra San Petronio, patrono della città e della Diocesi, e la giornata ha una struttura che si ripete. Si susseguono le Sante Messe del mattino; prima della celebrazione principale i Capitoli della Cattedrale e della Basilica si uniscono nel Vespro solenne; nel pomeriggio arriva la celebrazione solenne presieduta dall'Arcivescovo, con il servizio della Cappella musicale arcivescovile di San Petronio.

Al termine della celebrazione eucaristica il clero precede in processione la Reliquia del cranio di San Petronio, che viene portata all'esterno percorrendo il circuito del cosiddetto crescentone di Piazza Maggiore, accompagnata dalle autorità civili; al termine l'Arcivescovo impartisce la benedizione solenne alla città e alla diocesi dal sagrato della Basilica, invocando l'intercessione del santo.

Piazza Maggiore si trasforma in un grande spazio di festa popolare aperto a tutti, con musica, giochi per le famiglie e concerti gratuiti, e a conclusione della serata lo spettacolo pirotecnico sopra il crescentone. Il programma è a cura del Comitato per le Manifestazioni Petroniane, e la festa è organizzata in collaborazione tra il Comune di Bologna, la Diocesi e la Fondazione Bologna Welcome.

Il 4 ottobre 2001 la statua di San Petronio, realizzata nel 1683 dallo scultore Gabriele Brunelli per l'Arte dei Drappieri, è stata ricollocata in piazza di Porta Ravegnana, davanti alle due torri: era stata rimossa da questa collocazione originaria nel 1871 e a lungo custodita in una cappella della basilica di piazza Maggiore.

Come arrivare alla festa

Partecipare alla festa di San Petronio a Bologna è davvero semplice. Chi viaggia su rotaia trova la stazione ferroviaria di Bologna Centrale a un passo dal centro, 2,7 chilometri dai luoghi della manifestazione. In automobile si esce allo svincolo di Ferrara, e da lì restano 5,3 chilometri e 9 minuti.

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