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Sant'Apollinare a Ravenna: processione lungo il canale Candiano 2027

10 min di lettura · Scritto da: Rodolfo de Carvalho
Ultima edizione conosciuta
22 luglio 2026
Dove litorale ravennate, Ravenna

Questa e' l'ultima edizione di cui abbiamo notizia: le date della prossima non sono ancora state annunciate.

Fonte: comune.ravenna.it, letta il 19/09/2026. L'anno e' dedotto e va confermato.

La festa di Sant'Apollinare si celebra a Ravenna il 23 luglio, giorno in cui tutte le diocesi dell'Emilia-Romagna ne fanno memoria liturgica, e i festeggiamenti si estendono nei giorni precedenti e successivi. La festa del patrono si sposta anche sull'acqua: la processione risale il canale Candiano fino alla Darsena di città, dove I Giovani per Sant'Apollinare si esibiscono in spettacoli di danza e musica. Ogni 23 luglio la piccola finestrella dell'altare viene aperta, e i fedeli possono venerare le reliquie del santo.

Il patrono di una regione intera

Qui il patronato non riguarda solo la città: Sant'Apollinare è il patrono della città di cui per primo fu pastore, nonché dell'intera regione Emilia-Romagna, e il 23 luglio le diocesi dell'Emilia-Romagna celebrano la festa liturgica di Sant'Apollinare, primo evangelizzatore e protettore della regione.

La sua storia comincia lontano: Sant'Apollinare, originario di Antiochia, per primo rivestì la carica episcopale nella città imperiale di Ravenna, forse incaricato dallo stesso apostolo San Pietro, di cui si dice fosse stato discepolo. Antiochia non è un dettaglio qualunque: era la città nella quale lo stesso apostolo Pietro per alcuni anni aveva esercitato la sua opera di evangelizzazione, prima di giungere a Roma.

Anche il nome dice da dove viene: Apollinare = sacro ad Apollo, dal latino, e i suoi emblemi sono bastone pastorale, palma, pallio.

Dal Martirologio Geronimiano a Pietro Crisologo

Si dedicò all'opera di evangelizzazione dell'Emilia-Romagna per morire infine martire: la sua figura si colloca storicamente all'interno del secondo secolo, e la maggior parte degli storici ricordano il suo martirio intorno all'anno 180.

La prima traccia scritta è liturgica e molto antica: la prima menzione del santo è rintracciabile nel documento del Martirologio Geronimiano, risalente all'inizio del V secolo, in cui una nota, «X kl aug. Ravennæ Apollinaris», classifica il santo come «confessore» e «sacerdote» e fissa la sua ricorrenza al 23 luglio.

Poi c'è il vescovo che ne parlò per primo in modo esteso, e la sua è una precisazione importante sul martirio: la notizia del suo martirio viene da un suo importante successore, San Pietro Crisologo, che resse la cattedra ravennate nel quinto secolo; parlando del martirio di Apollinare, Crisologo non si riferisce a un evento particolare che ne causò la morte per la fede, ma alla costanza invitta che sostenne l'uomo di Dio di fronte a frequenti persecuzioni e tribolazioni sofferte per amore di Cristo.

La terza fonte è un racconto agiografico su cui gli studiosi discutono apertamente: la Passio Sancti Apollinaris è una delle fonti più importanti per ricostruire la vicenda agiografica di Sant'Apollinare e costituisce uno strumento imprescindibile per la lettura di molta parte dell'iconografia che lo riguarda, ma alcuni studiosi ritengono che questa Passio non sia del tutto attendibile, perché rifletterebbe le tensioni tra la Chiesa di Ravenna e quella di Roma, specialmente durante il periodo in cui Ravenna cercava di rendersi autonoma, intorno al 666.

Restano però elementi che potrebbero reggere: come la presenza a Classe di numerosi orientali, tra cui Apollinare avrebbe potuto svolgere il suo apostolato, o la figura degli Episcopi vagi, Vescovi che si spostavano senza sede fissa. E c'è una lettura politica anche sul mandato di Pietro: anche se la tradizione secondo cui fu mandato da San Pietro è storicamente improbabile, potrebbe riflettere l'antica rivalità di Ravenna non tanto con Roma, quanto con Milano.

Trent'anni di vescovado, e una risposta sugli idoli

Arrivato in città, il primo atto è una guarigione: su incarico dell'apostolo, Apollinare si recò a Ravenna, dove guarì la moglie del tribuno, portando alla conversione e al battesimo tutta la sua famiglia.

Il problema arrivò subito dopo, e la sua risposta è memorabile: appena le autorità lo vengono a sapere, gli chiedono di sacrificare idoli agli dei. Apollinare si rifiuta: risponde che gli idoli sono fatti d'oro e d'argento, materiali preziosi che sarebbe stato meglio donare ai poveri, e così viene brutalmente picchiato.

Nonostante quell'inizio, restò a lungo: nonostante questo debutto difficile, resse questa chiesa per circa trent'anni, costruendosi la fama di «sacerdote» e «confessore» per cui è ricordato.

La fine, secondo la Passio, arrivò di ritorno da una visita ai malati: un giorno, di ritorno dalla visita a un lebbrosario, lo battono talmente forte da ridurlo in fin di vita: infatti, muore sette giorni dopo.

Il sepolcro, e una lettera di papa Gregorio

Sul punto dove fu sepolto sorse la basilica che tutti conoscono: sul luogo del martirio, a Civitas Classis, fu eretta nel VI secolo la basilica di Sant'Apollinare, che fu consacrata nel 549 e custodiva la tomba del santo.

Quel sepolcro contava così tanto da comparire in un atto papale: in una lettera del 599, papa Gregorio I concesse il perdono a Massimo, vescovo di Salona in Dalmazia, e aggiunse che avrebbe fatto pubblica ammenda recandosi a Ravenna e giurando obbedienza alla Chiesa ante corpus sancti Apollinaris, cioè davanti al sepolcro di Sant'Apollinare.

Le reliquie poi si spostarono in città: le reliquie del santo furono nel IX secolo trasferite in città, nella chiesa che da quel momento prese il nome di Sant'Apollinare Nuovo. Quella chiesa era nata con un altro nome e un'altra dedica: la Basilica di Sant'Apollinare Nuovo, edificata sotto la dominazione del Re Goto Teodorico e inizialmente dedicata a Cristo, fu dedicata al Santo Vescovo solo nel IX secolo.

Oggi una parte del santo sta in Duomo, e si può vedere un giorno all'anno: nel Duomo di Ravenna sono conservate le reliquie del capo e della mano destra di Sant'Apollinare, riposte in un reliquario del 1924 di bronzo e cristallo, custodito all'interno dell'altare maggiore. Ogni 23 luglio la piccola finestrella dell'altare viene aperta, consentendo ai fedeli di venerare le reliquie del Santo Patrono.

Le api sulla casula

Il mosaico dell'abside di Classe è il ritratto che ha fatto scuola: negli sfavillanti mosaici absidali di Sant'Apollinare in Classe la figura del Santo risplende, in posizione centrale. È in piedi, con le braccia aperte e i palmi delle mani rivolti verso l'alto in atto di preghiera, vestito da una casula decorata da api — simbolo di eloquenza e laboriosità — e circondato da pecore.

Gli oggetti che indossa hanno un significato spiegato: il santo vescovo, con le braccia alzate in orazione, indossa il pallio arcivescovile: una stola di lana che ricorda l'agnello che il pastore porta sulle spalle, mentre la sua casula è decorata dalle api: l'alveare, dove le api unite producono il miele prezioso, è una suggestiva immagine della Chiesa, i cui membri sotto la guida del vescovo vivono la dolcezza della comunione ecclesiale.

C'è poi un'iscrizione che i ravennati citano volentieri, e sta su un pozzo: la tradizione vuole che Sant'Apollinare abbia battezzato i primi cristiani dove oggi sorge la piccola Chiesa di Sant'Eufemia, e lì è presente un'iscrizione sul pozzo della sagrestia che riporta la formula: «Coepit hic Fides ravennatium» — «Qui cominciò la fede dei ravennati».

Della devozione parlano anche le sculture: fin dalla fine del XV secolo possiamo ammirare la scultura a tutto tondo di Sant'Apollinare, assieme a quella di San Vitale, in Piazza del Popolo, e al MAR – Museo d'Arte della città di Ravenna è esposto il busto di Sant'Apollinare scolpito dall'artista Bertel Thorvaldsen (1770-1844).

Un culto che ha viaggiato

Il suo nome è uscito presto dai confini della diocesi: il suo culto si diffuse rapidamente anche oltre i confini cittadini. I pontefici Simmaco (498-514) e Onorio I (625-638) ne favorirono la diffusione anche a Roma, mentre il re franco Clodoveo gli dedicò una chiesa presso Digione.

Più a nord ci pensarono i monasteri: in Germania (Düsseldorf e Remagen) probabilmente si diffuse a opera dei monasteri benedettini, camaldolesi e avellani, e la sua diffusione nel nord Europa è da attribuire ai monaci che seguivano la regola dell'abate ravennate San Romualdo e che ebbero per un tempo la cura della sua basilica sepolcrale.

A muoversi furono anche i suoi resti: durante tutto il Medioevo il culto di sant'Apollinare si è diffuso attraverso la diaspora delle sue reliquie, che partirono da Ravenna e attraversarono la Francia, l'Olanda e la Germania. In Italia a Bologna il cardinale Lambertini gli dedicò un altare nell'attuale Cattedrale cittadina, e in quasi tutte le regioni italiane, compresa la Sardegna, ci sono chiese a lui dedicate.

Dieci giorni di festa, fra basilica e mare

C'è una data doppia, e la ragione è di calendario: menzionato per la prima volta dal Martirologio Geronimiano del V secolo in data 23 luglio quale «confessore» e «sacerdote», ancora oggi il Martyrologium Romanum lo commemora in tale anniversario, anche se la memoria liturgica è anticipata di tre giorni: quando infatti, dopo il Giubileo del 2000, papa Giovanni Paolo II volle ripristinare nel calendario liturgico della Chiesa latina la memoria facoltativa di Sant'Apollinare, dovette optare per la data del 20 luglio onde evitare sovrapposizioni con altre festività obbligatorie.

La ricorrenza cittadina resta comunque quella antica, e la festa è lunga: il 23 luglio è il giorno in cui Ravenna rende omaggio al suo Patrono Sant'Apollinare, ma i festeggiamenti si svolgono dal 14 al 24 luglio in vari luoghi del centro storico e del territorio comunale.

Il centro liturgico è la basilica sul sepolcro: il fulcro dei festeggiamenti è la Basilica di Sant'Apollinare in Classe, situata a pochi chilometri dal centro di Ravenna. Qui si svolge la Messa Pontificale, presieduta dall'Arcivescovo di Ravenna-Cervia, alla presenza di fedeli provenienti da tutta la diocesi e spesso da fuori regione. La messa ha anche un'attenzione particolare: è accessibile anche ai non udenti, grazie alla presenza di interpreti della Lingua dei segni italiana.

Dopo la messa si esce: è tradizione organizzare una processione che percorre le vie adiacenti alla basilica; i fedeli portano in corteo l'immagine o la reliquia del santo, accompagnati da canti liturgici e dalla presenza delle autorità civili e religiose locali.

La sera della vigilia si guarda il mare: il litorale ravennate si illumina con il tradizionale spettacolo dei Fuochi d'Artificio di Sant'Apollinare, uno degli appuntamenti più attesi dell'estate, con una grande coreografia di luci e colori che coinvolge l'intera costa, offrendo a cittadini e turisti uno spettacolo pirotecnico diffuso.

Poi c'è la musica, nella basilica in città: la Basilica di Sant'Apollinare Nuovo ospita il tradizionale Concerto dedicato a Sant'Apollinare, Patrono di Ravenna e dell'Emilia-Romagna, con ingresso gratuito, e la serata si apre con il celebre Ave Verum Corpus di Mozart, proposto in una raffinata trascrizione per orchestra d'archi.

E infine ci sono le facciate che diventano schermi: dal 20 al 23 luglio la facciata della Basilica di Sant'Apollinare Nuovo è protagonista del progetto di videomapping architettonico dedicato ai monumenti Unesco di Ravenna, «Il Cielo Dorato». Per tutto il periodo, poi, sono organizzate conferenze di presentazione e percorsi iconografici guidati gratuiti dedicati alla figura di Sant'Apollinare presso il MAR - Museo d'Arte della Città e il Museo Arcivescovile, oltre a visite guidate alla scoperta della leggenda di Sant'Apollinare presso la Domus dei Tappeti di Pietra.

Come arrivare alla festa

Partecipare alla festa di Sant'Apollinare a Ravenna è davvero semplice. Per chi preferisce la comodità del treno, la stazione ferroviaria di Classe si trova a 300 metri dal centro: si arriva nel cuore dell'evento con una breve passeggiata. Per chi si mette al volante, lo svincolo di Cervia - Milano Marittima dista 11 chilometri, cioè 11 minuti di strada.

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