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Festa di San Saturnino martire a Cagliari e la processione delle reliquie 2026

6 min di lettura · Scritto da: Rodolfo de Carvalho
Quando
30 ottobre 2026

Fonte: camminosaturnino.com, letta il 19/09/2026.

San Saturnino è il patrono di Cagliari, in Sardegna, e la sua festa si celebra il 30 ottobre. Il giorno della solennità le reliquie del santo escono dalla Cattedrale di Santa Maria e attraversano in processione le vie del centro storico fino alla basilica di San Saturnino, in piazza San Cosimo, dove si celebra la messa solenne. Saturnino, secondo la tradizione, fu martirizzato a Cagliari nel 304, all'età di diciannove anni, durante le persecuzioni volute da Diocleziano.

Jugulatus, non decapitato

La Passio Sancti Saturnini Martyris è il più antico documento che narra la vicenda del santo: venne redatta dai monaci Vittorini della basilica di San Saturnino a Cagliari nel primo trentennio del XII secolo, sulla base di testi più antichi, ed è arrivata fino a noi tramite una copia quattrocentesca.

Racconta che il giovane Saturnino, cresciuto dai genitori nella fede cristiana, si trovò a passare nei pressi del Capitolium di Carales — il tempio dedicato alla Triade Capitolina, Giove, Giunone e Minerva — durante i sacrifici in onore di Giove. All'epoca, per accedere al commercio, era necessario offrire un sacrificio a Giove e agli altri dèi. Riconosciuto dai presenti come cristiano, rifiutò di rinnegare la propria fede: fu incarcerato, torturato e infine ucciso, nel 304, all'età di diciannove anni.

La Passio riporta il termine jugulatus, cioè sgozzato, non decapitato, e colloca il martirio nell'ottobre del 304. Nei giorni immediatamente successivi al martirio le sue spoglie furono prelevate dal sepolcro e deposte in una cripta fuori dalla città, dove divennero rapidamente oggetto di grande devozione.

La data spostata dall'arcivescovo

Il 12 ottobre 1621, durante le ricerche dei «corpi santi» avviate dall'arcivescovo Francisco d'Esquivel, le reliquie del santo vennero rinvenute e traslate nella cripta del duomo di Cagliari, il santuario dei Martiri, dove si trovano tuttora insieme al sarcofago. E in quell'occasione l'arcivescovo d'Esquivel spostò la data del martirio, e quindi della festa, di san Saturnino al 30 ottobre.

Quegli scavi, cominciati nel 1614 alla ricerca delle reliquie dei martiri, sono rimasti celebri e portarono alla luce numerose sepolture.

Le reliquie che forse non sono sue

Secondo diversi studi e analisi, le reliquie rinvenute nel 1621 sarebbero un falso, frutto di una lotta intestina per l'affermazione della supremazia della Chiesa di Cagliari nei confronti di quella di Turris, cioè Porto Torres-Sassari: il rinvenimento di alcune parti di una lastra che citava il nome di San Saturnino accanto a un sarcofago, nell'area cimiteriale attorno alla basilica, sarebbe stato trasformato nel rinvenimento ufficiale delle sue reliquie.

Le spoglie vere, secondo questa ricostruzione, non erano più in Sardegna da un pezzo. Attorno al 750, durante la dominazione longobarda, le reliquie furono portate in parte a Pavia e in parte a Milano — molto probabilmente insieme allo scritto originale della Passio — per salvarle dalle incursioni saracene, o anche in quel caso per accrescere il prestigio di quella diocesi. Il patrono di Cagliari è stato celebrato a Milano dall'VIII secolo fino a oltre il Settecento, e lo confermano due testimonianze: il Liber Notitiae Sanctorum Mediolani, scritto nel 1289 da Goffredo da Bussero, secondo cui le spoglie di «Saturnino Martyre Calaritano» erano custodite nella chiesa di San Martino e furono poi spostate a San Vittore al Corpo, dove si officiavano regolarmente funzioni in suo onore; e lo scrittore Galeazzo Gualdo, che ne conferma la presenza in San Vittore nella sua «Relazione della città e stato di Milano» del 1566.

Oggi San Saturnino può contare otto chiese in Sardegna, oltre a quella cagliaritana, a lui dedicate o che ne conservano reliquie.

Un ufficiale romano che non fu mai soldato

Il santo è raffigurato nelle vesti di un ufficiale romano, con casacca e schinieri, armato di spada, benché nessuna fonte richiami una sua carriera militare. Nella mano sinistra tiene il libro dei Vangeli, nella destra la palma del martirio.

Quell'iconografia non è nata da sola: fu elaborata dagli scultori sulla base del racconto della Passio e sulla scorta delle immagini devozionali commissionate dall'arcivescovo d'Esquivel ai pittori coinvolti nell'illustrazione della cronaca degli scavi. Nella cripta del duomo, accanto al sarcofago, c'è una statua di piccole dimensioni scolpita su marmo e dipinta, che raffigura il santo in abiti nobiliari con la spada e il Vangelo: risale al 1624. Sempre in cattedrale, sull'altare di Sant'Isidoro, un'altra statua del martire è tradizionalmente attribuita a Giuseppe Antonio Lonis.

Il simulacro immerso in mare

Fra gli antichi arredi della basilica, trasferiti, dispersi o perduti, c'è il simulacro ligneo del Santo Cristo, che fin dal Cinquecento veniva portato fino al mare e immerso nell'acqua per impetrare la pioggia; oggi è conservato a Fonni.

Il 30 ottobre di ogni anno la solennità del patrono massimo della città e della diocesi era celebrata con tridui o novene e con una processione solenne accompagnata da torce accese, seguita da un torneo cavalleresco e da altre attività ludiche che coinvolgevano nobili cavalieri e tutta la cittadinanza: la festa religiosa era insieme rito sacro, istituzione civica e teatro pubblico della città.

Dalla Cattedrale alla basilica

Oggi prevale la dimensione liturgica. La vigilia si recitano i vespri solenni, presieduti dall'arcivescovo alla presenza delle principali autorità civili e militari, e al termine il presule rivolge il messaggio annuale alla città. Il 30 ottobre si comincia con la benedizione e la liturgia delle reliquie nella Cattedrale di Santa Maria, poi gli onori militari e la processione che porta le reliquie del santo attraverso le vie del centro storico fino alla basilica di San Saturnino, in piazza San Cosimo, dove si celebra la messa solenne. A chiudere ci sono i Gosos, i canti devozionali sardi, eseguiti dal coro Sos Cantores de Santu Demoto di Benetutti.

Attorno alla data si è aggiunto il Cammino di San Saturnino, che si svolge negli ultimi giorni di ottobre e in un'edizione ha attraversato sedici Comuni sardi, con il simulacro del santo accolto di parrocchia in parrocchia. Perché Saturnino non è patrono solo di Cagliari: lo è anche di Isili, ed è co-patrono di Ussana, e a Isili gli è dedicata una cerimonia liturgica in lingua sarda il 30 ottobre di ogni anno.

La basilica dove tutto finisce è la chiesa più antica di Cagliari, nel quartiere di Villanova: eretta nei secoli V-VI sul luogo di sepoltura del martire, dove nel IV secolo sorgeva un martyrium — un santuario memoriale innalzato sulla tomba di un santo. Il suo titolo è registrato per la prima volta dal diacono Ferrando di Cartagine, che scrive intorno alla metà del VI secolo ed è anche il primo a parlare di San Saturnino: racconta che Fulgenzio, vescovo di Ruspe esiliato in Sardegna dal re vandalo Trasamondo, chiese al vescovo Brumasio un terreno «iuxta basilicam sancti Saturnini, longe a strepitu civitatis» — nei pressi della basilica di San Saturnino, lontano dai rumori della città — dove costruire un monastero.

Come arrivare alla festa

Arrivare a Cagliari per la festa non è complicato. Per chi sceglie i mezzi pubblici la stazione ferroviaria di Cagliari è a un chilometro dal centro, cioè a pochissima distanza dal cuore della festa. Se invece si preferisce l'automobile, l'uscita di riferimento è lo svincolo di Asse Mediano: da lì bastano 3 minuti di guida (2,3 chilometri) per immergersi nei festeggiamenti.

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