San Vitaliano a Catanzaro e il busto argenteo delle reliquie 2027
Questa e' l'ultima edizione di cui abbiamo notizia: le date della prossima non sono ancora state annunciate.
Fonte: comune.catanzaro.it, letta il 19/09/2026. L'anno e' dedotto e va confermato.
La festa di San Vitaliano si celebra a Catanzaro, in Calabria, il 16 luglio, preceduta da un novenario di preghiere e di predicazione. I sacerdoti di tutta l'arcidiocesi si radunano per rendere omaggio al santo e concelebrano con l'arcivescovo la messa solenne; nel pomeriggio le reliquie escono in processione per il centro storico, accompagnate dalle confraternite cittadine e dalla banda musicale di Pentone, con il busto d'argento portato a spalla dai vigili del fuoco. San Vitaliano è il patrono principale della città, invocato in difesa contro le pubbliche calamità e nei terremoti, e le sue reliquie furono trasportate a Catanzaro da Montevergine nel 1122.
Lo scherzo nella notte
Venuto in odio ad alcuni prelati che speravano di impossessarsi della carica episcopale, Vitaliano si vide sostituire nella notte i propri abiti con altri da donna. Svegliatosi per l'ufficio mattutino e non accortosi della sostituzione, il prelato con quegli abiti si vestì e, presentatosi in chiesa, fu sbeffeggiato e accusato di predicare la castità ma di non praticarla.
Si difese apertamente, si liberò dell'abito e smascherò le insidie dei suoi calunniatori.
Chiuso in un sacco di cuoio
La reazione dei nemici, quando il vescovo si mise in viaggio verso Roma per dichiarare la verità, fu di tutt'altro genere.
Lo inseguirono e, raggiuntolo, lo chiusero in un sacco di cuoio e lo gettarono nel fiume Garigliano. Grazie alla protezione divina raggiunse Ostia, dove venne liberato dal sacco, sano e salvo, accolto e rifocillato da alcuni pescatori.
Capua punita, e la pioggia al ritorno
Intanto, nella città che l'aveva cacciato, le cose andavano male.
Capua, come punizione divina per l'empietà dei suoi abitanti, venne flagellata da una lunga siccità, dalla peste e dalla carestia; la gente capì il male fatto e, pentita, pregò Vitaliano di tornare. Appena tornò a Capua cadde subito un'abbondantissima pioggia.
Ma non si fermò. Preferì fare vita da eremita sulle vette del Monte Virgiliano — il nome sarebbe poi mutato in Montevergine —, dove edificò un sacello in onore della Madonna e si spense il 16 luglio 699, venendo sepolto nel santuario da lui stesso edificato.
Vento, Velluti, Vitaliano
A Catanzaro il patrono è entrato perfino nel modo in cui la città si presenta.
Catanzaro è la città delle tre V: Vento, Velluti, Vitaliano, e venera il santo come patrono principale. È invocato particolarmente in difesa contro le pubbliche calamità e nei terremoti, e ne ha sperimentato più volte la protezione.
Le reliquie sono arrivate qui per una decisione papale: papa Callisto II, trasferendo a Catanzaro il vescovado di «Tres Tabernae», fece dono alla città delle reliquie del santo. Nel 1922 la città celebrò con solennità il settimo centenario dell'arrivo delle reliquie.
La bomba del 27 agosto 1943
La cappella che custodisce le reliquie è stata rifatta più volte, e l'ultima volta per una ragione tragica.
Quasi due secoli dopo l'arrivo delle reliquie, nel 1311 il conte di Catanzaro Pietro Ruffo edificò nella Cattedrale un'apposita cappella per mettervi in onore le reliquie del santo, insieme a quelle di Ireneo di Lione e Fortunato di Todi. Caduta in rovina, la cappella fu riedificata, e nel 1583 il vescovo Nicolò Orazi ne fece la ricognizione canonica: le reliquie furono sistemate in una cassetta foderata di velluto cremisi e poste alla venerazione del popolo.
Poi arrivò la guerra. Nel rovinoso bombardamento del 27 agosto 1943 la prima bomba cadde proprio sulla cappella del santo, distruggendo tutto: le reliquie con il busto argenteo furono salvate e custodite, dopo i necessari restauri alla teca e al busto, nella cappella dell'Istituto Stella. Nel 1960, rifatta la Cattedrale, la nuova cappella ebbe un posto segnalato, adorna di molti marmi, con il nuovo trono per le reliquie e il busto argenteo, e con l'altare più ricco della chiesa per arte e materiali.
Il 16 luglio, e la domenica in albis
La festa patronale ha una data e una preparazione lunga.
Ogni anno si celebra la festa patronale il giorno 16 luglio — che è forse la data della traslazione dei resti mortali da Montevergine a Benevento — preceduta da un novenario di preghiere e di predicazione. In quell'occasione i sacerdoti di tutta l'arcidiocesi si radunano per rendere omaggio al santo e concelebrano con l'arcivescovo la messa solenne, cui prendono parte, come alla processione delle reliquie del pomeriggio, le autorità cittadine e provinciali.
C'era anche una seconda festa, legata a una data di paura: prima dell'attuale riforma liturgica si celebrava ogni anno anche la festa del patrocinio, fissata alla domenica in albis, a ricordo della protezione accordata ai cittadini nel terremoto del 1783.
Il brigante afferrato per il codino
Fra le leggende che il popolo si tramanda ce n'è una che riguarda un assedio evitato.
L'aneddoto è legato al brigante Panedigrano, che agli inizi dell'Ottocento si presentò con duemila uomini alle porte di Catanzaro per saccheggiarla. Il brigante ridusse notevolmente la sua richiesta, e per giustificarsi con i suoi seguaci fece credere loro che, dinnanzi alle porte della città, fosse stato fermato da una mano straordinaria: San Vitaliano lo aveva afferrato dal codino — abituale ornamento dei fedelissimi alla causa borbonica — tirandoglielo significativamente all'indietro.
Un'altra leggenda lo fa giungere in Calabria dalla Francia insieme a sei fratelli, tutti santi. E la tradizione cittadina ricorda che, per quanto presente nelle storiche tre V, in passato San Vitaliano fu considerato dai catanzaresi un amico dei forestieri.
Il busto che diventa giallo-opaco
C'era poi un segnale che a Catanzaro si guardava con una certa apprensione.
Secondo una credenza il Protettore, in certi periodi, pare risentisse di essere trascurato, al punto che il busto d'argento cambiava di colore, diventando giallo-opaco. Quando si notava simile cambiamento cromatico avveniva il passaparola tra i devoti, che correvano nel Duomo a pregarlo, per paura che il cambio di umore del Santo procurasse alla città un qualche disastroso terremoto.
Della festa antica resta anche un'usanza domestica: sino alla fine dell'Ottocento era in uso, per la sera della vigilia, accendere dei lumi ai balconi e alle finestre. I giornali di fine Ottocento annotano il mercato di animali a via Indipendenza, il ballo dei bambini in villa Margherita organizzato dalle dame di Carità, la musica a teatro e l'illuminazione straordinaria della sera; sempre offerti dalle dame, si sorteggiavano due maritaggi per ragazze oneste orfane e 110 camicie per i poveri.
A tavola, essendo giorno di festa, finalmente si poteva stare seduti e godere di un buon pranzo: pasta piena, cotolette con contorno di patate e peperoni, la classica parmigiana di zucchine. Alla fine del banchetto accadeva spesso, col dispiacere degli astanti, che il grosso cocomero — «u zoparrucu» — lasciato al fresco dell'onda del mare non si trovasse più.
Almo Pastor, e la banda di Pentone
I canti della novena e della processione sono un repertorio che si tramanda e che ogni tanto si allunga.
Fra le espressioni più autentiche della devozione c'è l'antico canto della tradizione popolare «Almo Pastor», proclamato durante la Novena; durante l'incensazione viene cantato l'antico «Preclare Civis» nella versione musicale composta da Lorenzo Perosi.
La processione della sera attraversa il centro storico accompagnata dalle confraternite cittadine e dalla banda musicale di Pentone, con la statua portata a spalla dai vigili del fuoco e l'arcivescovo in testa al corteo. In attesa del completamento dei lavori di ristrutturazione della Cattedrale, le reliquie sono custodite nella Basilica Immacolata, da cui la processione parte e a cui ritorna.
La manna del sepolcro
Del culto restano tracce antiche, e una che riguarda il sepolcro stesso.
In epoca imprecisata il sepolcro di San Vitaliano avrebbe cominciato a trasudare un umore detto manna. Il culto si diffuse nei secoli in Campania: il famoso «Calendario Marmoreo» di Napoli, scolpito nel IX secolo, lo ricorda al 3 settembre, e a Napoli sarebbe giunto con i capuani rifugiatisi lì nel 595.
Sulle origini del santo si discute. Il Martirologio Romano lo riporta al 3 settembre come «Caudii in Campania, sancti Vitaliani, episcopi», memoria ripresa dal Martirologio Geronimiano, che fa pensare a un'origine sannitica: l'antica Caudium, nella Valle Caudina, corrisponde oggi a Montesarchio, sulla via Appia a metà strada fra Benevento e Capua. Capua e Benevento si contesero il santo come loro vescovo: Capua lo annovera al venticinquesimo posto della sua lista episcopale, ma nulla toglie che sia stato per qualche tempo anche vescovo di Benevento.
La principale fonte sulla sua vita è un codice in pergamena del XII secolo trovato da monsignor Stefano Borgia; nello stesso XII secolo si diffuse la «legenda S. Vitaliani», scritta a Benevento verso la fine del secolo da un chierico locale. Il suo nome, poi, significa «figlio di Vitale».
Come arrivare alla festa
Arrivare a Catanzaro per la festa non è complicato. Per chi preferisce la comodità del treno, la stazione ferroviaria di Catanzaro Piazza Matteotti si trova a 1,2 chilometri dal centro: si arriva nel cuore dell'evento con una breve passeggiata. Per chi si mette al volante, lo svincolo di Santa Maria - Catanzaro Sud dista 6,3 chilometri, cioè 9 minuti di strada.
Che altro succede in provincia di Catanzaro
Altre feste di luglio nella stessa zona.
- Festa della Madonna del Carmelo a San Pietro a Maida — luglio
- I Vattienti a Nocera Terinese — marzo
- Battaglia di Maida — luglio