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Santi Cosma e Damiano a Riace 2026 - Il più grande raduno religioso dei Rom e Sinti

10 min di lettura · Scritto da: Rodolfo de Carvalho
Quando
dal 26 al 27 settembre 2026
Dove Contrada S. Cosimo, Venarotta

Fonte: comune.riace.rc.it, letta il 19/09/2026.

La festa dei Santi Cosma e Damiano si celebra a Riace, in provincia di Reggio Calabria, dal 25 al 27 settembre. La partecipazione intensa delle comunità Rom e Sinti della Calabria differenzia in modo sostanziale il culto praticato a Riace da quello praticato ai due Santi in molti altri luoghi d'Italia: si tratta del più grande raduno religioso di questa comunità, e per questo il circondario la chiama «a festa di zingari». C'è poi una seconda festa, la seconda domenica di maggio, quando le reliquie vengono portate in processione al «castedu».

La festa che il circondario chiama «di zingari»

A Riace, a fine settembre, arriva una comunità intera che considera i due santi medici i propri protettori, ed è la principale protagonista di questa straordinaria manifestazione di religiosità popolare.

Per questo motivo, la festa di San Cosma e Damiano a Riace è detta dagli abitanti del circondario «a festa di zingari».

La loro presenza ha radici molto antiche: grandi mercanti di bestiame, giungevano per la tradizionale fiera che si teneva in passato in occasione della festa e che da lungo tempo è stata interrotta.

Insieme ai due santi ne venerano un terzo. Al Santuario si venera anche il Beato Zeffirino martire, il santo Rom di cui si conserva un'effigie, e che per esteso è Zeferino Giménez Malla, detto «El Pelé» (1861-1936).

Il 25: la calata dei santi

Tutto inizia il 25 settembre con la calata dei santi, ossia l'esposizione dei Santi sull'altare centrale della chiesa matrice addobbata con u paratu, grandi stoffe variopinte e decorate con immagini sacre. Le statue vengono spostate dalla nicchia collocata sopra l'altare centrale, per essere esposte alla venerazione dei fedeli affinché possano toccarle e offrire loro gli ex voto.

Fin dalle prime luci dell'alba da ogni parte della Calabria centinaia di devoti Rom e Sinti giungono al Santuario dove trascorrono la notte danzando al suono della tarantella.

La notte in cui si dorme in chiesa

La chiesa lentamente si trasforma per la notte di veglia: i fedeli pregano, cantano e, quelli venuti nella speranza di ottenere la grazia della guarigione, dormono al suolo, compresi i più piccini, ripetendo l'antico rito dell'incubazione. La chiesa diventa una casa in cui i pellegrini dormono, le mamme stendono a terra le coperte su cui dormono i figli, cui fanno da ninna nanna i canti che risuonano tutta la notte in onore dei santi medici.

Alcuni devoti trascorrono la notte nella Chiesa matrice, perpetuando così l'antico rito dell'incubatio, «eco dei templi di Asclepio».

Gambe, braccia, cuori e navi

Caratteristici del culto a Riace sono gli ex voto anatomici: vere e proprie riproduzioni in cera, benedette, delle parti del corpo guarite dai Santi – gambe, braccia, testa, cuore, ecc. – e dolci tipici di farina e miele.

Sono ex voto di cera, un tempo di argilla, e di frequente spuntano tra la folla dei fedeli gambe, braccia, teste, occhi, fegati, acquistati nei banchi del mercato e poi depositati ai piedi del simulacro. Alla lista si aggiungono cuori d'argento, arti di cera, navi per viaggi sicuri ed ex voto «in cera ed in pane».

In alcuni casi viene donato il «bambinello», quasi a voler consacrare, in segno di riconoscenza, ai Santi Medici la vita del bambino infermo da loro salvato. Ancora oggi alcuni bambini e qualche adulto vestono con gli abiti dei Santi.

Il 26: i due cortei che si incontrano

Il 26 mattina, al termine della veglia, i devoti Rom e Sinti partono dal Santuario, suonando e danzando, per raggiungere la Chiesa matrice dove i Santi stanno per essere portati fuori. I due cortei si uniscono sotto i Santi Cosma e Damiano.

È questo uno dei momenti più intensi della festa, la gente urla, applaude e tutti insieme i fedeli delle diverse comunità si preparano ad accompagnare i loro protettori al Santuario, danzando al suono dei tamburelli. Nel momento dell'uscita delle statue dalla chiesa i tamburelli sembra che si rompano vista la forza con cui vengono percossi e un colorato fiume umano si mette a danzare spostandosi verso il santuario.

L'ordine del corteo è preciso. I Rom aprono il corteo danzando, i restanti fedeli chiudono, preceduti dal gruppo delle donne di Riace, dei paesi limitrofi e delle comunità Rom e Sinti che intonano canti e preghiere. Lungo il percorso i Santi ricevono di continuo offerte e voti, e i bambini vengono protesi a toccare le statue per essere simbolicamente affidati alla protezione dei Santi.

All'arrivo i Santi vengono portati sulla scalinata per essere mostrati e ammirati da tutti i fedeli, i fuochi pirotecnici segnano l'ingresso delle statue nel Santuario. Poi, una volta sistemati i Santi nel Santuario, come per incanto, tutta la comunità Rom scompare.

Nella stessa giornata, il 26 settembre, viene celebrato il rito sacramentale dell'unzione degli infermi, in una particolare celebrazione per i malati e i sofferenti del paese e delle zone limitrofe.

La danza dei coltelli

La tarantella ballata a Riace può assumere anche il carattere di una danza armata «a danza di curtegli», più comunemente conosciuta col nome di «scherma». Si tratta di una danza esclusivamente maschile, dove gli uomini riuniti in una ronda delimitano e contengono lo spazio entro il quale balla una coppia chiamata a esibirsi dal «Mastro di ballo».

La coppia simula figure e movenze del duello a mano armata di coltello, danza che un tempo regolava dissidi, oltraggi o mancanze di rispetto. Oggigiorno i coltelli non si usano più e sono stati sostituiti dall'indice e medio della mano destra tesi a rappresentare l'arma, e gli uomini duellano simulando il combattimento finché uno dei due non viene toccato per tre volte dalle dita dell'avversario.

Nel corso della veglia del 25 settembre al Santuario, per tutta la notte organetti e tamburelli non cessano mai di suonare, e suonare per i Santi è considerato un onore, un rito eseguito fino allo sfinimento, fino a far sanguinare le mani.

Il 27: le statue tornano indietro

Nel tardo pomeriggio una nuova processione accompagna le statue dei Santi Cosma e Damiano dal Santuario alla Chiesa matrice dove, con un nuovo grande spettacolo pirotecnico, si salutano i Santi a cui si dà appuntamento l'anno venturo.

Prima però c'è un'altra notte di veglia. A sera, il 26, ha inizio una nuova veglia, che stavolta si svolge al Santuario, dove i devoti trascorrono la notte in preghiera interrotta da musica, canti e danze. Quell'atmosfera prosegue fino al pomeriggio del 27, quando le statue in processione vengono riportate alla Chiesa Matrice per rimanere là in attesa della prossima festa di maggio.

Il pastorello e la pietra

Un certo giorno di mille anni fa un pastorello vide avvicinarsi due uomini che si presentarono dicendo di essere Cosimo e Damiano, due fratelli medici, quindi lo invitarono a lasciare il gregge per andare ad avvisare la gente di Stignano che due medici provenienti dall'Oriente volevano edificare una chiesa. Il pastorello obbedì, ma invece di andare a Stignano si fermò nel più vicino paese: Riace.

Chi lo seguì non trovò nessuno, ma la costruzione cominciò lo stesso: iniziarono lavorando fino al tramonto, ma al mattino trovarono che tutto era crollato, e così anche il terzo giorno.

Durante la notte al pastorello apparvero i due Santi medici che gli consigliarono di andare a prendere, nel luogo in cui si erano incontrati, una delle pietre su cui si erano seduti e di inserirla nella costruzione, così l'edificio non sarebbe più crollato. Collocata la pietra in un lato della costruzione, l'edificio di culto non crollò mai più.

La festa di maggio, quella del Braccio

La festa di maggio, anche detta festa del Braccio, coinvolge soprattutto la comunità di fedeli di Riace e si svolge la seconda domenica di maggio, in ricordo dell'apparizione dei Santi al pastorello, con le reliquie portate in processione al «castedu».

Una teca d'argento a forma di braccio viene trasportata lungo un itinerario campestre attraverso i sentieri della campagna di Riace, dalla Chiesa Matrice fino a raggiungere la spiaggia di Riace Marina. Una volta giunti sulla spiaggia, la teca viene imbarcata e portata nei pressi di uno scoglio dove la tradizione racconta che sia rimasta l'impronta del piede di San Cosimo, dopo la traversata a nuoto dall'Arabia.

Un tempo, durante il tragitto, i contadini deponevano sulla base dove è collocata la teca fasci di spighe di grano, piante di fave, di piselli e rami di ulivo, e la processione veniva intesa come rito propiziatorio contro la siccità. Il reliquiario è portato da donne.

Chi erano i due medici

Secondo la tradizione Cosma e Damiano sono due fratelli di origine siriana, due medici che erano detti «Santi Anàrgiri» (nemici del denaro), con questo termine sono passati alla storia, perché prestavano con assoluto disinteresse la loro opera sia ai ricchi che ai poveri, in applicazione del precetto evangelico: «Gratis accepistis, gratis date». Erano gemelli e vissero nel III secolo.

Alcune scritture parlano di un loro farmaco chiamato «Epopira». E l'agiografia racconta miracoli grossi, come un trapianto di gamba etiope.

In esecuzione dell'editto del 23 febbraio 303 i Santi Martiri Medici Cosma e Damiano furono arrestati con l'accusa di professare un credo religioso vietato e il relativo processo si svolse al cospetto di Lisia, prefetto romano della Cilicia. Furono decapitati dopo vari supplizi a Ciro, città vicina ad Antiochia di Siria.

Teodoreto, alla guida dell'episcopato di Ciro dall'anno 440 al 458, li definì «illustri atleti di Cristo e generosissimi martiri».

Oggi la Chiesa li indica come patroni dei medici, dei chirurghi, dei dentisti, dei farmacisti, dei barbieri e delle levatrici; il loro culto presenta molte affinità con gli dei pagani della medicina, i Dioscuri Castore e Polluce, Asclepio e Iside medica.

Il santuario, gli affreschi e le date

L'origine del Santuario, meta di molti pellegrinaggi fin dai tempi più remoti, è fatta risalire a una probabile struttura bizantina collegata con il vicino Monastero di San Giovanni Theristis, e già nell'anno 1100 era meta di pellegrinaggio. L'introduzione del culto dei due santi a Riace è attribuita a monaci basiliani, nella seconda metà del XVII secolo.

Si tramanda che la confraternita dei SS. Cosma e Damiano fu istituita nel 1637 a opera del Vescovo di Squillace; i festeggiamenti si fanno risalire al 1669, quando le reliquie di san Cosma furono portate da Roma, ma Cosimo e Damiano furono istituiti Santi Patroni di Riace solo nel 1734. Le reliquie sono arrivate in paese più tardi, solamente agli inizi del XIX secolo sono state trasferite nella chiesa Matrice di Santa Maria Assunta e sistemate in un apposito braccio d'argento.

Le statue sono opera di un ignoto scultore della scuola napoletana del Settecento e furono restaurate nel 1879 da Nicola e Pietro Drosi da Satriano; stanno nella Chiesa Matrice di Santa Maria Assunta, detta anche Chiesa di San Giacomo, da dove escono due volte l'anno per la processione fra Riace Superiore e Riace Marina.

Gli interni del Santuario sono caratterizzati da affreschi e dipinti su tela sul martirio dei due santi degli anni Venti del XX secolo a opera di Carmelo Zimatore e Diego Grillo, di Pizzo Calabro, e l'abside fu completamente affrescato nel 1917 con il «Miracolo dei SS. Cosma e Damiano durante la peste». Nei quadri i due si distinguono per il colore. San Cosma indossa la veste azzurra e un manto bianco, mentre San Damiano porta l'abito verde e un piccolo mantellino rosso.

Chi arriva, e che cosa si mangia

I devoti dei paesi limitrofi giungono numerosi al Santuario a piedi: da Acquaro, Brognaturo, Spadola, Simbario, Serra San Bruno, e da Stilo a Roccella Jonica, scalzi o con i bastoni. I Rom e Sinti arrivano dalla Calabria e dalla Sicilia.

Elemento distintivo è la fiera in cui vengono offerti i tipici «Sarsizzi», salsicce di maiale alla brace, e accanto ci sono 'nduja e pitte.

Gli emigrati di Santena la replicano dal 1965.

Come arrivare alla festa

Raggiungere la festa a Riace richiede un po' di viaggio, ma l'esperienza ripaga il tragitto. Chi viaggia su rotaia scende alla stazione ferroviaria di Riace, a 7,1 chilometri da Riace, e per l'ultimo tratto serve un mezzo. Il mezzo più comodo è l'automobile: chi esce allo svincolo di Gioiosa Est ha davanti un percorso di 22 chilometri che in 28 minuti porta a destinazione.

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