Feste ItalianeIl magazine delle feste d'Italia

Home » Feste Patronali

Feste Patronali

Sant'Agnello a Napoli e il divieto delle forbici 2026

6 min di lettura · Scritto da: Rodolfo de Carvalho
Quando
14 dicembre 2026

Fonte: italiamappata.it, letta il 02/09/2026.

La festa di Sant'Agnello si celebra a Napoli, in Campania, il 14 dicembre, giorno in cui ricorre la commemorazione liturgica del santo, compatrono della città. La credenza popolare vuole che il santo protegga le partorienti, ma solo quelle donne che nel giorno della sua ricorrenza, trovandosi in stato interessante, si rechino in pellegrinaggio nella chiesa a lui intitolata. Allo stesso giorno è legato un divieto, fissato in un proverbio: 'A sant'Aniello nun tucca' ne forbice 'e ne curtiello — Aniello è il nome del santo nella pronuncia popolare napoletana.

Un santo che si offende

Il primo proverbio si riferisce a un'usanza secondo cui le donne incinte non devono adoperare coltelli o forbici, perché il nascituro potrebbe nascere mutilato di un arto.

Chi si sottrae all'arcaico rituale lo farà a proprio rischio e pericolo, perché il santo si potrebbe offendere e quindi «vendicare»: apparentemente nessuno ci crede, ma tutti in quel giorno prudentemente accorrono per non far «pigliare collera al santo».

Il patronato sulle nascite non è antico quanto il santo: fra il nono e il sedicesimo secolo egli cominciò a essere onorato come patrono particolare delle gestanti.

C'è anche un secondo proverbio, e misura la luce del giorno: «A santa Lucia nu passe 'e gallina, a sant'Aniello nu passe 'e pecuriello», perché secondo la tradizione il 13 dicembre, festa di santa Lucia, la giornata si allunga di un po', come un passo di gallina; il giorno successivo, festa di sant'Aniello, il giorno avanza ancora di più, come un passo di pecora.

Sotto la chiesa, un tempio di Artemide

Quel patronato il santo l'ha ereditato da una Madonna: il patronato delle partorienti, ancor oggi pienamente riconosciutogli, fu sincretisticamente trasmesso al Santo dalla Vergine venerata col nome di Santa Maria Intercede a Capo Napoli.

E prima ancora c'era una dea che faceva lo stesso mestiere: nel II secolo dopo Cristo, sulla collina di Capo Napoli o negli immediati paraggi, sorgeva un piccolo tempio dedicato ad Artemide, dea capace di concedere un parto felice alle donne che l'avessero piamente invocata. Per questo i caratteri del culto di Sant'Agnello sono remoti e le loro origini vanno ricercate, con tutta probabilità, in altre divinità, le quali furono in auge già nei secoli che precedettero la vita del Santo.

Il culto, del resto, è nato in campagna e guarda anche alle stalle: è germogliato, nell'humus di una religiosità contadina, il culto di una divinità delle donne e anche delle bestie incinte, e chi conosce il costo di allevare un animale non si meraviglierà che lo stesso santo protettore delle donne incinte sia deputato a vigilare anche sulle bestie gravide.

Un ragazzo ricco che aprì un ospedale

Il santo era napoletano di nascita e di famiglia agiata: sarebbe nato nel 535 da una famiglia ricca napoletana — la madre si chiamava Giovanna e il padre Federico — di origini siracusane, forse imparentata con quella di santa Lucia.

Da giovane si ritirò, e in due posti che stanno ancora nel racconto: condusse gli anni della giovinezza in eremitaggio in una grotta presso una cappella dedicata alla Madonna e poi nell'antica chiesa di Santa Maria Intercede, poi divenuta Sant'Agnello Maggiore.

L'eredità dei genitori la spese in una cosa sola: alla morte dei genitori, di cui ereditò i cospicui beni, Agnello si dedicò alle opere di carità, usando il denaro ereditato per la fondazione di un ospedale per i poveri sofferenti.

Poi entrò in un monastero che aveva una storia di profughi alle spalle: Gaudioso Settiminio Celio, vescovo di Abitina in Africa, avendo dovuto insieme con altri presuli abbandonare la sua sede invasa dai Vandali, riparò a Napoli e vi fondò un monastero, probabilmente basiliano, che poi prese il suo nome. Di quel monastero, il San Gaudioso, divenne abate Agnello, che morì a sessantun anni tra il 590 e il 604, forse nel 596. Il Martirologio Romano lo registra in una riga: «A Napoli, sant'Agnello, abate del monastero di San Gaudioso».

Quello che sappiamo di lui viene da un libro scritto da un uomo che si era ammalato: all'inizio del decimo secolo Pietro, suddiacono della Chiesa napoletana che era stato liberato da una grave infermità per intercessione di Agnello, compose un «libellus miraculorum», in cui, oltre alla sua, racconta altre ventidue guarigioni miracolose operate dal santo.

Due volte sulle mura di Napoli

La prima apparizione è del 581, e i napoletani l'avevano chiesta: durante l'invasione longobarda nel 581 i napoletani si rivolsero a lui per chiedere che la città fosse risparmiata ed egli apparve a difesa della città, portando nella mano destra il vessillo della Croce.

La seconda è dell'821, e la racconta un libro: Alfredo Cattabiani, nel volume «I Santi d'Italia. Vita, leggende, iconografia, feste, patronati, culto» delle Edizioni Rizzoli, racconta che nell'821 la città di Napoli fu messa sotto assedio dal longobardo Sicone; questi non riuscì a espugnarla grazie all'intervento del Santo che, insieme all'arcangelo Michele, apparve sugli spalti delle mura terrorizzando i nemici.

Da quel giorno lo si riconosce da un oggetto: fu in ricordo di quest'episodio che si cominciò a raffigurare Agnello con lo stendardo in mano.

Dove sta oggi, e chi se lo contende

Una parte di lui è nel tesoro del Duomo: il busto reliquiario di epoca seicentesca contenente la mascella e la gola attribuite ad Agnello è custodito nel duomo di Napoli, all'interno della Cappella di San Gennaro.

Il resto è oggetto di una contesa antica fra due città: è compatrono della città di Napoli dove, secondo la tradizione, sarebbe sepolto nella chiesa di Sant'Agnello Maggiore a Caponapoli, i lucchesi sostengono invece che, a eccezione della mandibola e di parte della gola, fu traslato nella loro cattedrale in un'epoca imprecisata, compresa tra l'XI e il XIII secolo.

Il suo nome non figura nel Calendario marmoreo di Napoli, inciso verso l'800. Oltre che a Napoli, di cui è compatrono, la tradizione lo ricorda come protettore dei contadini, dei viandanti e degli ammalati, ed è patrono di Sant'Agnello, di Roccarainola (NA), di Guarcino (FR), di Rodio (SA) e di Pisciotta (SA).

La sua devozione, infine, si è estesa ben oltre la città: la figura di Sant'Agnello è attualmente venerata in un'ampia zona della Campania che fa corona intorno a Napoli, la città che fu teatro della nascita e della vita del Santo e che vide il formarsi della sua leggenda.

Come arrivare alla festa

Partecipare alla festa a Napoli è davvero semplice. Per chi sceglie i mezzi pubblici la stazione ferroviaria di Napoli Piazza Amedeo è a 2,1 chilometri dal centro, cioè a pochissima distanza dal cuore della festa. Se invece si preferisce l'automobile, l'uscita di riferimento è lo svincolo di Arenella - Zona Ospedaliera: da lì bastano 7 minuti di guida (3,7 chilometri) per immergersi nei festeggiamenti.

Altre feste in zona

A poca distanza, altre feste che vale la pena conoscere.

Da leggere