Festa di Santa Cristina a Sepino con il rito delle campane suonate a mano 2027
Il giorno esatto cambia ogni anno e non e' ancora stato reso noto.
Fonte: comitatosantacristinasepino.it, letta il 19/09/2026.
La festa di Santa Cristina si svolge annualmente a Sepino, in provincia di Campobasso, in Molise, dal 6 al 10 gennaio, in onore di santa Cristina di Bolsena, patrona della città. Durante tutta la notte fra il 9 e il 10 i fedeli si alternano sul campanile per suonare a mano le campane, secondo turni sorteggiati in sacrestia, mentre il 9 le Verginelle, bambine vestite di bianco con una coroncina di fiori in testa, portano alla Santa una candela e i doni di oro, incenso e mirra. Le reliquie arrivarono in paese il 10 gennaio 1099, portate da due pellegrini diretti in Terra Santa.
La bisaccia che non si poteva più sollevare
Erano due pellegrini francesi diretti in Terra Santa. Percorrendo la via Francigena giunsero a Bolsena, dove dal IV secolo era perpetuato il culto verso la martire locale Cristina. I pellegrini si accostarono alla tomba della Santa e in loro nacque il desiderio di trafugarne il corpo.
Dopo aver trafugato i resti della martire si incamminarono verso le pianure pugliesi, per potersi imbarcare su qualche nave diretta in Oriente. Tuttavia, nessuna nave era in partenza, per cui furono costretti a tornare nell'entroterra, giungendo così a Sepino.
Come essi cercavano di allontanarsi dal paese, una forza misteriosa li respingeva all'interno del centro abitato. La bisaccia che conteneva le reliquie divenne inamovibile. Solo dopo che il popolo di Sepino fece voto di dedicare tre festività in onore della Santa si riuscì a spostare i resti della martire nella chiesa: era il giorno 10 gennaio del 1099.
Il titolo cambiato nel 1099
Anticamente la chiesa era intestata a San Salvatore e questo titolo durò fino al 1098. Due pellegrini, diretti in Terra Santa provenienti da Montpelier e transitati da Bolsena, portarono a Sepino le reliquie di Santa Cristina. La popolazione, venutane a conoscenza, fece voto di fede ed elesse Santa Cristina a protettrice. Era il 10 gennaio 1099; da quel momento la Chiesa trasformò il titolo in Santa Cristina.
Non esistono prove certe a conforto di tale avvenimento, le tradizioni letterarie, riferite a varie località italiane e straniere, ne pongono la datazione tra la fine del XI e l'inizio del XII secolo. Datazione che è confermata dal riferimento storico a Ugone Conte di Sepino, che donò parte delle reliquie alla chiesa di Palermo, e ad altri personaggi realmente vissuti.
I resti della Santa patrona rimasero in città fino al 1160, quando furono donati alla Cattedrale di Palermo. A Sepino è rimasto solo un frammento del braccio, in segno di protezione sulla comunità, che da quel lontano 1099 la venera come patrona.
Dodici fanciulle nella torre del padre
Cristina è una giovane martire, vissuta tra il III e il IV secolo. Secondo la versione agiografica latina, viene imprigionata dal padre Urbano, «magister militum» di Bolsena, in una torre con dodici fanciulle, e poi sottoposta a innumerevoli torture per aver rifiutato il culto degli dei in nome della fede cristiana.
La sua vicenda agiografica, tramandata sin dal V secolo, racconta di una giovane cristiana vissuta a Bolsena, vittima delle persecuzioni dell'Impero romano. Rifiutatasi di rinnegare la propria fede, subì crudeli torture e infine il martirio.
A Sepino, secondo gli studi più accreditati, la devozione si consolidò nel corso del XVII secolo, quando le reliquie della santa — parte delle quali sarebbero tuttora conservate nella chiesa madre del borgo molisano — divennero meta di pellegrinaggi e segno di prodigi, e lo storico Pietro Paolo Di Zinno, nel suo Trattato delle cose molisane (1654), menziona Santa Cristina come esempio di resistenza spirituale e di protezione celeste contro le calamità.
Le campane suonate a mano tutta la notte
Nel pomeriggio del 9 gennaio le campane cominciano a suonare, a intervalli regolari, ogni quindici minuti circa, per richiamare i sepinesi alla festa. Sin dal primo rintocco si sospende qualsiasi attività lavorativa o domestica, per devozione verso la Santa.
Mentre i fedeli rendono omaggio a Santa Cristina, nella sacrestia si procede al sorteggio dei turni delle persone che, durante la notte, si alterneranno sul campanile per suonare manualmente le campane, prerogativa quasi esclusivamente maschile, tranne alcune eccezioni. Durante tutta la nottata tra il 9 e il 10, le campane vengono suonate manualmente dai fedeli, rigorosamente secondo i turni sorteggiati, e anticamente le squadre per ogni turno erano formate da fedeli dello stesso rione o contrada.
Il sorteggio stabilisce anche chi, in occasione delle quattro processioni annuali, avrà l'onore di portare la statua della Santa o il baldacchino.
Il cartoccio, la candela e le Verginelle
Il giorno 9, appena suona il vespro, presso il Comune, l'Amministrazione offre alle Verginelle (bimbe vestite di bianco, con una coroncina di fiori in testa) il tipico cartoccio (pacco dono con dolciumi) e una candela che viene offerta dalle bimbe stesse alla Santa.
Dopo la quarta suonata il Sindaco, accompagnato dalle autorità, dagli amministratori e da parte del popolo, si reca in chiesa preceduto dalla bandiera e dal gonfalone. Tutti recano in mano una candela da offrire alla Santa. Le bambine si recano in chiesa portando il cero, alla cui sommità è legato un ramoscello d'ulivo, e i doni da offrire alla santa: oro, incenso e mirra, gli stessi che i Magi offrirono a Gesù Bambino.
Le Verginelle sono poste in prima fila ai piedi dell'altare; il Sindaco pronuncia un discorso consuntivo dell'anno trascorso e di auspici per quello nuovo; insieme all'Amministrazione Comunale offre in dono, alla Santa, oro, incenso e mirra. Al discorso segue la risposta e l'omelia del parroco, e l'amministrazione fa un dono alla parrocchia. Al termine della celebrazione i genitori portano i bambini, che vengono benedetti e affidati alla protezione della santa.
Le «Verginelle» rappresentano la purezza che contraddistingue santa Cristina e rievocano le giovani ragazze, compagne della martire.
Le Canefore di Atene nelle montagne sannitiche
In merito alle «Verginelle» è suggestivo ricordare un'iscrizione che testimonia, nell'antica Saepinum, festività collegate alla fertilità, tenute tra gennaio e febbraio, caratterizzate dalla presenza delle Canefore, fanciulle che nelle processioni dell'antica Grecia portano in genere canestri di fiori, doni e oggetti rituali.
«Dall'antico Sepino gli scavi degli ottimi sigg. Giacchi danno non poche iscrizioni, le quali ci vengono comunicate per mezzo del sig. parroco Luigi Mucci, altro nostro socio attivo ed esatto. L'ultima lapida di cui egli ci diede copia, è curiosa, perchè dimostra essersi l'uso delle famose Canofore trapiantato da Atene fin nel cuore delle montagne sannitiche».
L'«intratio» del 10 gennaio
Il 10 gennaio è festa grande ed è chiamata «intratio». Si ricorda la traslazione del corpo della Santa dall'ospizio di San Nicola alla chiesa del Santissimo Salvatore e il suo patrocinio sulla comunità. Giunti a Sepino, alloggiano nell'ospizio di San Nicola ma sono costretti a lasciare le reliquie nel paese e la santa ne diviene patrona.
Numerosi cittadini e forestieri affollano i confessionali, per disporsi alla comunione in onore della Santa e anche per lucrare l'indulgenza parziale concessa da Papa Clemente XII nel 1737.
Dopo la celebrazione eucaristica inizia la Processione delle «Verginelle» fino al Rione Canala, seguendo uno dei percorsi intrapresi, secondo la tradizione, dai due pellegrini che portarono le reliquie. I fedeli che trasportano il Busto di Santa patrona, sorteggiati la sera del 9 gennaio, indossano una veste rossa, con ricami dorati e una cintura azzurra.
Baciare il braccio, toccare il busto
La devozione viene espressa con particolari comportamenti: baciare il braccio che contiene la reliquia; toccare il busto della santa, azione talvolta eseguita con un fazzoletto da parte delle donne più anziane; porgere i bambini alla reliquia o alla santa; farsi fotografare in chiesa accanto al simulacro.
Nella chiesa vengono esposti alla venerazione il busto di Santa Cristina, ricoperto di gioielli, e il braccio argenteo contenente la reliquia, custodito nella cappella del tesoro.
La statua che esce ogni cento anni
Durante il periodo della festa si rende omaggio alla statua della santa posta nella cripta della chiesa a lei dedicata, statua che si dovrebbe portare in processione ogni cento anni. I fedeli, in segno di rispetto, si allontanano senza voltare le spalle.
Il simulacro ligneo sorregge con la mano sinistra Sepino, nella destra ha una freccia, simbolo del supplizio finale, e una palma, simbolo di verginità. È una statua di legno antica e rimaneggiata, di pregevole fattura.
Nella grotta della chiesa è inoltre rappresentata la complessa «passio» di Santa Cristina, in otto scene lignee realizzate dalla bottega Mussner di Ortisei, accompagnate da scritte che ne indicano le varie fasi e da dediche di devoti sepinesi emigrati. Altre scene rappresentano Santa Cristina tra gli emigrati, l'arrivo dei pellegrini con le reliquie di Santa Cristina, la consegna delle reliquie al Consiglio degli Anziani, e sulla parete di fondo c'è la Crocifissione del pittore Leo Paglione. La Cripta è stata restaurata negli ultimi mesi del 1998, a seguito dei lavori programmati in occasione del IX Centenario dell'arrivo delle Reliquie di Santa Cristina, cadente nel 1999.
Il Tesoro, e il braccio d'argento napoletano
Il Tesoro è il luogo più caro alla devozione perché custodisce le reliquie del braccio di Santa Cristina. Sull'altare, in una nicchia con una ricca cornice e sormontata da una lunetta decorata a mosaico, è custodito il busto reliquiario di Santa Cristina.
La reliquia del braccio di Santa Cristina è conservata in un avambraccio in argento sbalzato e cesellato, opera di argentieri napoletani tra la fine del Seicento e gli inizi del Settecento, e la mano destra della Santa avvolge, con un gesto protettivo, Sepino; la sinistra sorregge una palma e un ramo fiorito, in ricordo della sua verginità e del suo martirio.
Sempre nella Cripta troviamo la Cappella del Tesoro realizzata nel 1609, dove sono custodite le sante reliquie. La chiesa è menzionata per la prima volta nei documenti del 1241, e nell'archivio parrocchiale sono custodite delle pergamene risalenti al XII secolo. Nel 1740 Carlo e Tommaso Maglieri donarono l'altare di San Carlo Borromeo e il Reliquiario.
Il dipinto del miracolo di Santa Cristina che libera una donna posseduta dal demonio, opera di ignoto pittore locale, datata 1838, è un ex voto e raffigura un episodio effettivamente avvenuto come è testimoniato da documenti esistenti in archivio. Nella scena in alto è rappresentata Santa Cristina, più in basso l'arciprete esorcista don Valentino Vignone, al centro la donna ormai esorcizzata, con la rappresentazione immaginaria del demonio.
La Crianzola dell'8 gennaio
8 gennaio, «Crianzola»: si tratta di una cena organizzata dal Sindaco che vede la partecipazione esclusiva dei capifamiglia del paese e delle contrade, durante la quale si assaggiano vini offerti dai produttori locali in ricordo di una vecchia usanza.
Tutti i capi famiglia si riuniscono per la Crianzola (gesto di gentilezza e riguardo), originariamente una riunione dei capifamiglia, nella quale i produttori offrivano un assaggio del vino nuovo. Questa tradizione con il passare del tempo ha iniziato a subire alcune modifiche, infatti da diversi anni è aperta a tutti gli uomini del paese e si suole incontrarsi presso le terme Tre Fontane.
Il 6 gennaio, ricorrenza dell'Epifania, si commemora l'arrivo delle reliquie di Santa Cristina a Sepino (Campobasso), ed è la festa dell'invenzione del corpo della Santa.
Maggio, luglio, ottobre
Sepino commemora Santa Cristina anche in altre date: in forma solenne il 24 luglio, ricorrenza della morte; la prima domenica di maggio, in ricordo della traslazione a Palermo e la prima domenica di ottobre. Il 24 luglio si celebrano le funzioni religiose e a mezzogiorno esce il prezioso busto di Santa Cristina in solenne processione, e il 25 luglio si tiene la Festa dell'emigrante: dopo la celebrazione della messa, la giornata è caratterizzata da un pranzo che riunisce tutti gli emigranti che sono ritornati in paese in occasione dei festeggiamenti della Santa Patrona.
Secondo la convenzione stipulata nell'anno 1609 da Francesco Carafa, Signore di Sepino, con il clero locale, il Signore finanziò la costruzione del «Tesoro», cappella in cui è custodita la statua della Santa, e il clero fu obbligato ogni prima domenica di maggio a fare una processione. Ed è questa la processione più lunga di tutto l'anno, che attraversa tutto il paese.
È la festività primaverile propiziatoria per la fecondità della terra. Un tempo i ragazzi accompagnavano Santa Cristina con un continuo suono di campanelli, e vengono portati in processione anche tutti i busti reliquiari custoditi nel Tesoro. A località Colle, le statue vengono cosparse di petali profumati: «la sciurata a li santi».
Il «Comitato Festa Santa Cristina di Sepino» nasce da un gruppo di volontari con idee e pensieri diversi, ma uniti da un unico scopo, animare con tanta passione e forza di volontà la festa di Santa Cristina di Gennaio e Luglio.
Come arrivare alla festa
Arrivare a Sepino per la festa chiede un po' di strada, e la strada fa parte della festa. Chi viaggia su rotaia scende alla stazione ferroviaria di Sepino, a 3,8 chilometri da Sepino, e per l'ultimo tratto serve un mezzo. Il mezzo più comodo è l'automobile: chi esce allo svincolo di Sassinoro ha davanti un percorso di 6,9 chilometri che in 7 minuti porta a destinazione.
Altre feste in provincia di Campobasso
Qui intorno, altre feste che meritano una deviazione.
- Santa Benedetta a Monacilioni — gennaio
- La Faglia ad Oratino — dicembre
- Festa della Madonna Incoronata / U Scarciacappe a Santa Croce… — aprile