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Volo dell'Angelo a Vastogirardi 2027 - Una bambina scende dal balcone con una fune

9 min di lettura · Scritto da: Rodolfo de Carvalho
Ultima edizione conosciuta
dal 1 al 2 luglio 2026
Dove Piazza centrale, Vastogirardi

Questa e' l'ultima edizione di cui abbiamo notizia: le date della prossima non sono ancora state annunciate.

Fonte: festivalinitalia.it, letta il 19/09/2026.

La Festa della Madonna delle Grazie si svolge ogni anno dal 1º al 2 luglio a Vastogirardi, borgo dell'Alto Molise in provincia di Isernia, e il 3 luglio prosegue con la festa del patrono San Nicola di Bari. Il rito che la distingue è il Volo dell'Angelo: una bambina assicurata a un cavo d'acciaio esce dal balcone di una casa e avanza per una quarantina di metri, a pochi metri dal suolo, fino alla statua della Madonna esposta davanti alla facciata della chiesa. La prima edizione risale al 1911, e l'Istituto Centrale per la DemoEtnoAntropologia ha riconosciuto l'evento quale Patrimonio immateriale d'Italia.

Una tromba, e poi la bambina esce dal balcone

Tutto comincia la sera del 1º luglio, verso l'imbrunire. Sulle toccanti note del «Silenzio» emesse da una tromba, la bimba, nel candido splendore di un abitino bianco ed evanescenti ali di piume, esce dal balcone della casa di fronte e come una figura celestiale avanza verso la statua della Madonna.

Prima è stata celebrata una messa solenne e la statua è stata portata fuori: l'Angelo «vola» dal balcone di una casa fino alla statua della Madonna che, in tale occasione, viene esposta davanti alla facciata della Chiesa, mentre la gente si raduna «sulla piazzetta esterna e l'adiacente gradinata».

Il cavo, le carrucole, le caviglie legate

La bambina viene vestita con un costume di scena (tunica monocolore e posticce ali decorate), quindi è assicurata a un solido cavo d'acciaio per mezzo di un'imbracatura di cuoio, imbottita e foderata di velluto.

L'imbracatura è dotata di un congegno di carrucole, al quale si legano pure le caviglie della bimba, in modo da non farle tenere le gambe penzoloni. La cintura di cuoio è «ora sostituita con un'imbracatura del tipo di quelle usate in alpinismo».

A muoverla, «una robusta corda, manovrata da uomini esperti, fa scorrere l'Angelo lungo il cavo d'acciaio», su un percorso «lungo circa 40 metri» compiuto più volte, a un'altezza di pochi metri dal suolo.

Non si voltano mai le spalle alla Madonna

Il sistema di carrucole non consente all'Angelo di voltarsi, per cui la bimba compie i viaggi senza mai girare le spalle alla Madonna.

La banda accompagna ogni passaggio: i voli «sono accompagnati dalla musica che una banda suona a mo' di colonna sonora a ogni percorso di andata e ritorno».

Preghiera, incenso, petali

La sera del 1º luglio i voli sono tre, e ognuno porta una cosa diversa.

Al primo, giunto dinanzi al simulacro, recita una preghiera di ringraziamento alla Vergine. Al secondo, sparge incenso verso la statua. Al terzo, lancia petali di fiori verso la Madonna e poi, lungo il tragitto di ritorno, anche al pubblico.

La preghiera non è una formula fissa: è «composta di anno in anno, appositamente [dall']angelo di turno, che riflette intenzioni e speranze che la comunità locale affida alla Vergine e alla quale chiede intercessioni per particolari situazioni locali o di più ampio respiro». Anche l'incenso e i petali finiscono due volte: prima verso la statua, poi «sul pubblico raccolto al di sotto».

Il quarto volo, con il monile d'oro

Il giorno dopo il rito si ripete, ma con un volo in più e un altro colore.

La mattina del 2 luglio, dopo mezzogiorno, la rappresentazione si ripete con alcune varianti. L'Angelo stavolta indossa ali e abito celesti.

Ai tre voli compiuti secondo lo schema della sera precedente, se ne aggiunge un altro (effettuato come secondo passaggio) che vede l'Angelo donare, in nome di tutta la comunità, «un pegno d'amore» alla Vergine, consistente di solito in un monile d'oro offerto dalla famiglia della bimba che impersona l'Angelo.

Chi può essere l'Angelo

L'Angelo viene rappresentato sempre da una bambina, preferibilmente di età compresa tra quattro e sei anni, anche se non sono mancate fanciulle di età superiore, tanto che in paese la chiamano «la fanciulla con le ali». In edizioni recenti il ruolo è stato affidato anche a un bambino di circa sei anni, e da un paio di anni gli angeli che spiccano il volo dal balcone sono due.

Un emigrante tornato dalle Americhe

A Vastogirardi, la tradizione del Volo non è molto antica. Infatti, per quanto documentato dalle fonti locali, la prima edizione risalirebbe al 1911. A portarla è stato Vincenzo Nicola Liberatore, «un emigrante tornato dalle Americhe», che «volle festeggiare con qualcosa di straordinario, di inedito, l'ampliamento della cappella dedicata alla Madonna delle Grazie»; l'idea l'aveva vista «in uno dei viaggi, effettuati per rifornire l'emporio gestito dalla sua famiglia in paese».

Per farlo fece costruire la macchina: fece realizzare un sistema di carrucole che, collegando la Chiesa a una casa che la fronteggia, consentisse di rappresentare la scena del «Volo dell'Angelo».

Il primo Angelo fu di casa sua: per la prima edizione del Volo, che si tenne il 2 luglio 1911, Vincenzo decise che a interpretare l'Angelo fosse sua figlia Maria Carmela, scelta «anche per lo scetticismo riscontrato tra i suoi compaesani, poco propensi ad accogliere un progetto così "azzardato"».

Poi la storia si interrompe e riprende: nel 1921, però, non si sa per quale spinta, il Volo fu nuovamente rappresentato e, dopo nuove interruzioni, la sacra rappresentazione ha trovato negli ultimi decenni regolare e documentato svolgimento.

La chiesa ampliata da Liberatore è oggi «uno degli esempi più belli del '900 molisano», secondo lo storico dell'arte Franco Valente: da piccola cappella della Confraternita fu «trasformata in una chiesa in stile Neoclassico».

La Madonna alle donne, San Nicola agli uomini

Le processioni sono curate dalle donne, e lungo il percorso la statua è coperta di numerosi gioielli d'oro (anelli, bracciali, catenine, orecchini e collane) donati dai fedeli e applicati su un'elegante stola, e quella stola è ricoperta dei regali donati negli anni dagli «angioletti» e degli ex voto.

La sera del 1º luglio la processione gira per il paese e riporta la Madonna nella sua chiesa; la mattina del 2 la statua «viene condotta [alla] Chiesa di San Nicola», dove resta fino al giorno seguente.

Il 3 luglio cambia tutto, portatori compresi: la statua del patrono San Nicola di Bari, «realizzata da un artigiano locale nel XIX secolo in pesante legno stuccato», è portata esclusivamente da uomini e giovani, perché il suo peso e la struttura necessitano di uno sforzo costante. Nel calendario gregoriano la sua ricorrenza cade il 6 dicembre, in inverno: potrebbe essere stata spostata e accorpata a quella della Madonna delle Grazie per ragioni climatiche.

Il 2 luglio si celebra da oltre due secoli

Prima del Volo, in quella data c'era già una festa, e c'è un atto notarile a dirlo.

Nel 1790, gli Officiali Fratelli della «Laicale Congregazione sotto il titolo della Beata Vergine della Visitazione della Terra di Vastogirardi», con un atto rogato dal «Regio Notaro» Francesco Ercoli di Roccasicura, chiesero, tramite supplica rivolta a Ferdinando IV Re delle Due Sicilie, il «Regio Assenso» alle Regole del buon governo della Confraternita.

La prima di quelle regole fissa il giorno: «che nel dì due Luglio di ciascun anno (si) debba solennizzare la festa di detta S. Visitazione», ed è la ricorrenza che «vuole commemorare l'incontro tra la Vergine e sua cugina Elisabetta, così come narrato nel Vangelo di Luca». Vastogirardi celebra dunque religiosamente il 2 luglio da oltre due secoli, e la festa della Madonna delle Grazie col Volo si affianca a quella ricorrenza solo dal 1911.

Angeli che volavano in mezzo Molise

Già alla fine dell'Ottocento Angelo De Gubernatis, ospitando nella Rivista delle tradizioni popolari italiane un articolo di Gaetano Amalfi sul volo dell'angelo, «ebbe a sottolineare che si trattava d'una costumanza piuttosto diffusa "nel Mezzogiorno, e specialmente nel Molise"».

Le altre si sono fermate: a Campolieto «la calata è stata in uso fino a circa sessant'anni fa» per San Michele Arcangelo, il 29 settembre; anche a Isernia c'era «l'usanza d'una simile sacra rappresentazione»; a Civitanova del Sannio era legata alla festa di San Felice martire, il 29-30 agosto. Il Volo di Vastogirardi fu descritto «nel 1977, da Teodoro Busico».

Già nel XV secolo, fra i meccanismi teatrali creati da Filippo Brunelleschi ve n'erano alcuni che permettevano d'inscenare sacre rappresentazioni durante le quali «co' canapi e le ruote gli angeli scendevan dal cielo».

Oggi il rito è riconosciuto: l'Istituto Centrale per la DemoEtnoAntropologia ha riconosciuto l'evento quale Patrimonio immateriale d'Italia, ed è «unica del suo genere rimasta nella regione, e tra le pochissime ancora resistenti nel resto della Penisola», tutte concentrate nell'Italia meridionale; è intesa a rappresentare il biblico episodio dell'Annunciazione.

La Madonna che se ne andò in Puglia

Attorno alla statua c'è una leggenda che spiega perché la chiamano «la Castellana».

Nei boschi sopra il paese, in località Colle della Madonna, sorgeva una cappella rurale con l'immagine della Vergine dipinta su una parete, e lì viveva un eremita. Una notte sognò la Madonna che gli disse: «Nessuno ha cura della mia casa. Qui tutto è malridotto e abbandonato». Il prete del paese rifiutò ogni aiuto, e allora «se nessuno vuole occuparsi di questa mia dimora, disse la Madonna, è bene che me ne cerchi un'altra».

Quella notte stessa l'affresco con l'immagine della Vergine delle Grazie si staccò dal muro e volò via, attraversando in un bagliore di luce il bosco di fronte alla chiesetta, e al suo passaggio «ogni vegetazione scomparve e restò solo un solco, ancora oggi visibile»: da allora, in quel tratto detto la selva, «non cresce più nessuna pianta».

L'icona arrivò in Puglia, presso Minervino Murge, dove un cane del principe Pignatelli la trovò in una grotta durante una battuta di caccia; sul posto sorse il santuario della Madonna del Sabato, «così detta in ricordo del giorno del ritrovamento». Sul retro dell'affresco era visibile la scritta «Madonna delle Grazie, Castellana di Vastogirardi».

Quando nessuno riusciva a sollevare il dipinto per portarlo sull'altare, «né decine di persone, né un carretto trainato da buoi», ci provarono quattro pastori che stavano fuori dalla chiesa e lo sollevarono «senza sforzo alcuno». Alla domanda da dove venissero, risposero: «Siamo pastori di Vastogirardi».

Come arrivare alla festa

Arrivare a Vastogirardi per la festa chiede un po' di strada, e la strada fa parte della festa. Chi viaggia su rotaia scende alla stazione ferroviaria di Vastogirardi, a 6,2 chilometri da Vastogirardi, e per l'ultimo tratto serve un mezzo. Il mezzo più comodo è l'automobile: chi esce allo svincolo di Agnone sud ha davanti un percorso di 12 chilometri che in 19 minuti porta a destinazione.

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