Santi Faustino e Giovita a Brescia 2027 - Il galero rosso consegnato in Loggia
Questa e' l'ultima edizione di cui abbiamo notizia: le date della prossima non sono ancora state annunciate.
Fonte: festivalinitalia.it, letta il 30/08/2026. L'anno e' dedotto e va confermato.
I Santi Faustino e Giovita, patroni di Brescia, si festeggiano il 15 febbraio, e il calendario degli appuntamenti comincia nei giorni precedenti. Il rito che apre la settimana dei patroni consiste nel portare a piedi un copricapo da una chiesa al municipio: il parroco di san Faustino raggiunge palazzo Loggia per consegnare nelle mani della sindaca il galero rosso, simbolo della protezione concessa alla città dai Santi Patroni. A Brescia lo chiamano «capèl», e il gesto viene dal medioevo, quando l'abate del monastero di San Faustino si recava in Comune per consegnare ai rettori un berretto.
Un cappello che attraversa la città
Il galero rosso, a Brescia, è meglio noto come «capèl».
Fin dal medioevo, in occasione della ricorrenza della festa dei Santi Patroni, l'abate del monastero di San Faustino si recava in Comune per consegnare ai rettori un berretto, simbolo di protezione e segno di accoglimento della supplica che era stata loro rivolta a nome di tutti i bresciani.
Il gesto, carico di simboli, richiama l'istituto del «launehil», previsto dalle leggi longobarde, con cui si sanciva un patto — in questo caso la fedeltà reciproca fra la città e i due giovani martiri bresciani.
Il corteo parte dalla basilica dei Santi Faustino e Giovita in via San Faustino 70 e arriva a Palazzo Loggia, che custodirà il galero fino al termine delle celebrazioni.
La supplica «Ab omni malo»
Secondo la tradizione, fin dal medioevo, all'inizio di ogni anno i rettori del Comune di Brescia si recavano nella chiesa dei Santi Faustino e Giovita e, davanti alle spoglie dei due martiri, rivolgevano loro, con una supplica solenne, la richiesta di protezione per l'intera città, offrendo l'olio necessario per mantenere acceso tutto l'anno un lume davanti all'arca che ne conservava le reliquie.
Oggi succede la domenica che precede la ricorrenza. Il sindaco, con una rappresentanza di assessori e consiglieri comunali, si reca alla basilica dei Santi Faustino e Giovita e, durante la Santa Messa, rivolto al celebrante, legge il contenuto di una pergamena con la quale rivolge ai Santi Patroni la richiesta di rinnovare la loro protezione alla città. La cerimonia porta il nome della formula che vi si pronuncia, «Ab omni malo».
Non è una consuetudine mai interrotta. Da qualche anno, per iniziativa della Confraternita dei Santi Faustino e Giovita, la tradizione rivive.
Le nicchie contro il mal di testa
Il 15 febbraio la chiesa in via San Faustino viene addobbata a festa con drappi rossi e bianchi che partono dalle volte del soffitto fino all'altare, e al centro della navata principale vengono esposte le reliquie dei santi – si tratta dei femori interi – oggi conservate in un reliquiario in bronzo dorato del 1925 realizzato da Ludovico Gavazzi. Nel giorno della celebrazione le reliquie sono esposte all'adorazione dei fedeli su un tronetto.
In fondo alla navata di sinistra c'è l'altare di sant'Onofrio, vescovo di Brescia del IV secolo, con le sue ossa e il teschio, che presenta una spaccatura laterale. Le persone devono inginocchiarsi a lato dell'altare su cuscini che rendono meno dura la sosta e infilare la testa nelle nicchie poste a destra e a sinistra: questo, sempre secondo la tradizione, serve a guarire dall'emicrania.
Molto prima dell'alba arrivano i furgoni
Molto prima dell'alba iniziano ad arrivare i primi furgoni dei mercanti che, in un paio d'ore, allestiscono le bancarelle; il mercato occupa praticamente tutto il centro storico intorno alle due piazze principali: Piazza Loggia e Piazza Vittoria.
Oggi la fiera, che si snoda tra le vie del centro storico, attira centinaia di migliaia di persone da tutta la provincia, e occupa via San Faustino estendendosi, con gran concorso di folla, in buona parte del centro cittadino.
Il panino con la porchetta è il re della fiera. Gli alpini, come sempre, allestiscono due tendoni dove distribuiscono pane e salamina, strinù in dialetto, e vin brulè, e non manca la pesca di beneficenza, il tutto per finanziare le iniziative solidali dell'anno.
Il tirapicio
Si tratta di una stringa di caramello elicoidale aromatizzata alla liquirizia; si può trovare anche alla vaniglia o alla fragola, ma sono variazioni che la tradizione non accetta volentieri. La regola non scritta è secca. Non è San Faustino se non si compra il tirapicio.
Il nome è formato da due parole e racconta come si lavora. Bisogna fondere il caramello e renderlo morbido, quindi le operazioni sono un susseguirsi di impasti e «tiraggi» per creare quello strato che poi sarà da arrotolare prima che si indurisca. «Picio» invece è una parola che ha vari significati, indica sia l'organo genitale maschile sia una persona debole e un po' incapace, quindi il padrone, per stimolare il sottoposto a tirare di più e con più vigore, era solito ripetere «tira picio!»: da qui è rimasto il nome.
Messe, vespri e la salita al Castello
Il programma religioso ha i suoi capisaldi: Santa Messa Solenne ed esposizione delle reliquie dei Santi Patroni Faustino e Giovita; Santa Messa Pontificale presieduta dal Vescovo; Santo Rosario per la città e la Diocesi di Brescia; Secondi Vespri Solenni e traslazione delle reliquie dei Santi.
Un altro momento tradizionale è la Salita al Castello da piazza Arnaldo, con la deposizione di una corona d'alloro.
C'è poi il concerto «Faustino e Giovita. Oratorio dei santi patroni», nella basilica cittadina che custodisce le reliquie in via San Faustino. Il calendario, poi, dalla città si allarga anche a Chiari e Sarezzo, due paesi che hanno come patroni gli stessi santi.
Chi tiene insieme la festa
A partire dal 2011, la promozione dei festeggiamenti in onore dei due martiri è affidata alla rinata «Confraternita dei santi Faustino e Giovita». Oggi la confraternita è un'associazione culturale che si propone di favorire la conoscenza dei due martiri e la crescita dello spirito comunitario dei Bresciani, sia del capoluogo sia dell'intera Diocesi.
Il cartellone viene presentato a Palazzo della Loggia; in un'edizione ha avuto per tema «Insieme, meraviglie!», scelto attorno al cambiamento che sta travolgendo la civiltà occidentale.
Il 13 dicembre 1438
Brescia era stata «lungamente posta d'assedio da truppe mercenarie milanesi che volevano strappare la città dal suo legame con la Repubblica Serenissima», guidate dal condottiero Niccolò Piccinino. La cronaca dell'assedio è dura. «Tutta la Roccha de Tor longa com la torre andò per terra; e tutto lo populo sempre, dì et notte, ma più de notte, non faseva altro se non far repari de letame, de fassine, de terreno». Si arrivò alla fame, «per estrema necessità cibandosi con parsimonia fino a carne di sorzi», cioè topi.
Si racconta che i due santi apparvero sulle mura della città e aiutarono i bresciani a vincere i milanesi, respingendo le palle delle cannonate a mani nude. L'apparizione è datata al 13 dicembre 1438, il giorno di santa Lucia, «su le mura della città verso San Fiorano».
Sul monumento che ricorda il fatto è scritto: «PRESSO LE FORTIFICAZIONI DEL ROVEROTTO / GLI ILLUSTRI MARTIRI DI CRISTO FAUSTINO / E GIOVITA FURONO VISTI DAI NEMICI / IN DIFESA DEI LORO CONCITTADINI / E DELLE MURA COMBATTERE / TUTTI GLI ABITANTI DI BRESCIA PER UN COSI GRANDE MIRACOLO E PER PUBBLICA DEVOZIONE FECERO COSTRUIRE / QUESTO NELL'ANNO 1438 / MESE DI DICEMBRE APPARVE».
Le carte ufficiali seguirono a ruota. Gli stessi documenti delle Provisioni di Brescia riconoscono, in data 15 dicembre, il sostegno della Madonna, dei martiri Faustino e Giovita e di tutti i santi nello scontro contro gli attacchi del Piccinino, e qualche mese dopo si decise di inviare a Venezia uno stendardo raffigurante il Leone di San Marco e le insegne del Comune accompagnate dalle immagini dei santi patroni. Da allora i due ricevettero anche il titolo di «defensor cives».
Uno storico dell'epoca è però più cauto. Elia Capriolo, nella Chronica de rebus Brixianorum, racconta che, secondo le voci che circolarono, i nemici avevano visto sopra il muro del forte di Sant'Apollonio due figure divine (duo numina) in forma di combattenti e che in seguito (postea) esse furono ritenute San Faustino e Giovita.
Tigri parlanti e occhi che ricrescono
La passio di Faustino e Giovita – nella forma che conosciamo come Legenda maior – è la narrazione, ricca di vicende singolari, episodi stupefacenti e tragici, che racconta le peripezie, il martirio e la morte dei due santi, ed è «con ogni probabilità opera di un presbitero milanese del IX secolo», da alcuni identificato in un «Giovanni presbitero».
Il nucleo del racconto sono le torture. Nel circo di Brescia i santi vengono gettati in pasto a leoni, leopardi, orsi e perfino a cinquanta tori. Poi i prodigi si accumulano. Statue di dei pagani che si polverizzano al canto dei santi, piombo fuso che non produce danno, occhi cavati che ricompaiono il giorno seguente, animali guidati dagli angeli, tigri parlanti, tempeste sedate durante viaggi per mare. A Roma i due camminano sulle acque del Tevere «tanquam super terram».
Il rifiuto che li condanna è riportato in latino. Non adoreranno «deos ligneos et lapideos et aereos, in quibus non est sensus neque intellectus», dèi di legno, di pietra e di bronzo privi di sensibilità e di intelletto. E rispondono con una punta di spavalderia che è «giunto per noi il tempo in cui gioiamo più che piangere».
I luoghi di Brescia — il Capitolium, il circo, le porte urbiche, il fiume Mella — diventano scenari sacralizzati, spazi nei quali si manifesta la vittoria del cristianesimo. Condotti fuori dalla città, lungo la via Cremonense, Faustino e Giovita vengono decapitati.
Quel che dicono i documenti
Faustino e Giovita non risultano attestati all'interno della chiesa bresciana prima del V secolo, quando compaiono ricordati nel Martirologio geronimiano, il più antico documento che li menzioni, ed è quindi possibile affermare che il culto si sia consolidato nel corso dell'Alto Medioevo.
Anche il testo più antico della Legenda ha avuto una vita movimentata. Il più antico testimone, conservato a Brescia presso la canonica di Santa Afra-Sant'Angela Merici, è scomparso nell'Ottocento, al punto da obbligare il gesuita Fedele Savio a pubblicare il testo attraverso una copia ottocentesca; è poi confluito, come legato librario del sacerdote Luigi Francesco Fè d'Ostiani (1829-1907), nella Biblioteca Queriniana, dove porta la segnatura «Fè d'Ostiani, 14».
Le agiografie collocano il martirio in tempi diversi: tra il 120 e il 134, nell'anno 138, oppure a cavallo tra il secondo e il terzo secolo. Anche il grado di parentela è discusso: la versione più diffusa li dice due fratelli, il primo sacerdote e il secondo diacono; un'altra fa di Giovita la sorella, vergine e martire, di Faustino.
La data più diffusa del patronato è il 1438, ma il sito diocesano scrive che «a partire dal 1485, in sostituzione dei Santi Vescovi Filastrio e Apollonio, i martiri Faustino e Giovita sono considerati patroni della Diocesi e della città».
Dove sono finiti i corpi
Il primo luogo di culto sorse «sulla via Cremonensis nei pressi di un cimitero», forse per iniziativa del vescovo san Latino nel IV secolo; i corpi furono sepolti nel cimitero di San Latino, e nello stesso luogo il vescovo Faustino fece poi edificare la chiesa di San Faustino ad Sanguinem. L'esistenza di un santuario martiriale di San Faustino ad sanguinem è comunque piuttosto antica: ne parla san Gregorio Magno nei suoi Dialoghi (VI secolo), e oggi in quel luogo si erge il santuario di Sant'Angela Merici.
Nel IX secolo i corpi dei martiri Faustino e Giovita furono trasportati nella chiesa di San Faustino Maggiore a Porta Pile, dove si trovano tuttora, per volontà del vescovo Ramperto; ed è ancora Ramperto che nell'843 sostituisce l'arca sepolcrale dei santi con una in marmo, entro la quale viene lasciata una tavoletta in piombo recante l'iscrizione dedicatoria. Oggi le reliquie stanno «all'interno di una arca marmorea di notevoli dimensioni e di notevole pregio artistico, posta al centro dell'ampio presbiterio» della basilica seicentesca.
Da Brescia il culto si è mosso col monachesimo. Per il legame fra l'abbazia benedettina cittadina e Monte Cassino — rifondata a partire dal 717 «proprio da un bresciano, il nobile Petronace, su incarico di papa Gregorio II» — i due martiri si diffusero lungo la penisola e all'estero per opera dei monaci cassinesi, e i Longobardi, convertiti dall'arianesimo, ne portarono la devozione in tutta Italia, in particolare a Viterbo.
Il patrono dei single
San Faustino, in particolare, è considerato tradizionalmente patrono dei single. Dal XXI secolo la festa di San Faustino è considerata da alcuni festa di chi cerca l'anima gemella, in contrapposizione a san Valentino, festeggiato il 14 febbraio.
Come arrivare alla festa
Partecipare alla festa di Santi Faustino e Giovita a Brescia è davvero semplice. Per chi sceglie i mezzi pubblici la stazione ferroviaria di Brescia è a 1,5 chilometri dal centro, cioè a pochissima distanza dal cuore della festa. Se invece si preferisce l'automobile, l'uscita di riferimento è lo svincolo di Cimitero Vantiniano: da lì bastano 5 minuti di guida (3,4 chilometri) per immergersi nei festeggiamenti.
Eventi nei dintorni
In provincia di Brescia si festeggia anche cosi'.
- A.D. 1238 Federico II e l'Assedio di Brescia — ottobre
- San Biagio ad Acquafredda — febbraio
- Beato Innocenzo a Berzo Inferiore — marzo