Sagra dei Santi Gervasio e Protasio a Milano 2027 - I protomartiri ritrovati da Ambrogio nel 386
Questa e' l'ultima edizione di cui abbiamo notizia: le date della prossima non sono ancora state annunciate.
Fonte: festivalinitalia.it, letta il 19/09/2026.
I Santi Gervasio e Protasio sono i protomartiri e i patroni di Milano, e la loro Sagra si celebra il 19 giugno. La data non è quella della morte, ma quella della traslazione delle reliquie: il 17 giugno 386 i loro corpi furono ritrovati sotto un'antica zona cimiteriale grazie a uno scavo commissionato dal vescovo Ambrogio, e due giorni dopo, il 19 giugno, furono deposti nella basilica appena costruita, consacrandola. Nel 2018 una ricognizione con gli strumenti della medicina legale ha stabilito che i due erano fratelli, alti oltre 180 centimetri e morti fra i 23 e i 27 anni.
Due corpi sotto la terra di un cimitero dimenticato
I loro corpi furono ritrovati il 17 giugno 386 nell'antica zona cimiteriale, che oggi è compresa tra la caserma Garibaldi della Polizia di Stato e l'Università Cattolica, grazie a uno scavo commissionato dal vescovo Ambrogio di Milano. Il luogo è precisato: era presso la piccola chiesa cimiteriale dedicata ai santi Nabore e Felice, nella zona cimiteriale di Porta Vercellina.
Nessuno conosceva l'identità delle due spoglie, il loro ricordo era andato quasi completamente perduto. Fu il vescovo a dare loro un nome. Ambrogio, certo del suo presagio, annunciò al popolo che le reliquie rinvenute erano quelle dei santi Gervasio e Protasio.
Ambrogio descrive il ritrovamento dei corpi di «due uomini di straordinaria statura», dei quali «tutte le ossa erano intatte, moltissimo era il sangue», e lo racconta nella sua Lettera 77a alla sorella Marcellina.
Il 18 la veglia, il 19 la consacrazione
La sera del 18 giugno le sacre spoglie furono trasportate nella vicina basilica Fausta per una veglia notturna di preghiere mentre il giorno seguente, venerdì 19 giugno 386, esse furono solennemente traslate nella basilica di Sant'Ambrogio, che si era appena finito di costruire, per consacrarla con questa deposizione di reliquie.
Con la deposizione delle reliquie di Gervasio e Protasio nella nuova basilica Ambrogio introdusse, per la prima volta nella tradizione della Chiesa occidentale, la traslazione dei corpi dei martiri a scopo liturgico, secondo quanto già in uso in Oriente, e la cosa ebbe influsso notevole in tutta la Chiesa d'Occidente, nella storia del culto dei santi e delle loro reliquie.
Il 19 giugno è la data della loro commemorazione liturgica, scelta in memoria della traslazione delle reliquie; nel calendario ambrosiano cade il «Lunedì della settimana della II Domenica dopo Pentecoste».
Il cieco che riacquistò la vista
Ambrogio stesso racconta nei suoi scritti che alla traslazione delle reliquie partecipò una grande folla e che durante il trasporto avvenne la guarigione di un cieco di nome Severo, che affermò di avere riacquistato la vista dopo avere toccato la veste che copriva una delle reliquie.
All'evento assistette anche un testimone illustre: in quell'occasione, l'esaltazione dei martiri — di cui fu testimone Agostino — contribuì a confortare la comunità cattolica di Milano, duramente provata dall'opposizione degli ariani.
Un ritrovamento che serviva anche in politica
Il ritrovamento delle reliquie di Gervasio e Protasio fu determinante per Ambrogio nel guadagnare l'approvazione dei fedeli cristiani di Milano nella controversia con gli ariani, che in quegli anni costituivano a Milano un numeroso gruppo in opposizione al vescovo cattolico.
Effettivamente fu nel 386 che il contrasto con gli ariani toccò il punto di massima tensione, prima di risolversi decisamente a favore di Ambrogio. Di quei due morti il vescovo scrisse «tales ambio defensores».
Chi erano, secondo la Passio
Durante il V secolo un autore anonimo ne ha composto la Passio, dalla quale è possibile ricavare alcune notizie sulla loro esistenza, rimanendo però sempre al limite tra leggenda e realtà. La tradizione li vuole «figli gemelli dei ss. Vitale e Valeria, patrizî ravennati», anch'essi martiri: il padre ucciso a Ravenna, la madre assassinata sulla via del ritorno verso Milano.
Appena venuti a conoscenza della morte dei genitori non pianificarono nessuna vendetta, anzi decisero di vendere tutti i beni di famiglia per distribuire il ricavato ai poveri di Milano. In una versione più antica, oltre a dividere il prezzo «ai poveri ed ai loro servi», «diedero anche la libertà» a questi ultimi.
Passarono poi dieci anni della loro vita a pregare, meditare e professare tutti i dettami della cristianità.
L'accusa dei sacerdoti degli idoli
Sopravvenne in Milano Anastasio, che conduceva le legioni alla guerra, levata contro l'Impero Romano dai Marcomanni, e i sacerdoti pagani gli si presentarono con una richiesta precisa: «Se vuoi ritornare lieto e vittorioso agli Imperatori, costringi Gervasio e Protasio a sacrificare agli Idoli, poiché questi, fortemente sdegnati del disprezzo onde essi li disonorano, ricusano di dare a noi i loro responsi».
Il generale ci provò in due modi: prima con blandizie, poi con minacce, impose loro di offrire gli incensi agli dei.
Al rifiuto le due morti furono diverse. A Protasio fu tagliata la testa con un colpo di spada, mentre Gervasio morì a seguito dei numerosi colpi di flagello ricevuti : Gervasio viene battuto con i bastoni finché non cade a terra esanime, e a Protasio viene troncato il capo.
Quando vissero, nessuno lo sa
Non si conosce con certezza il momento storico in cui vissero: secondo una tradizione avrebbero professato la loro fede durante l'impero di Nerone e sarebbero stati convertiti al Cristianesimo, assieme ai loro genitori, dal vescovo di Milano san Caio. Più probabile invece collocare le loro vite nella metà del III secolo, durante le persecuzioni nei confronti dei cristiani di Decio o Valeriano oppure qualche anno dopo, durante la persecuzione di Diocleziano.
Resta il fatto che i ricordi di questi due santi non risalgono oltre la prima metà del IV secolo e il loro martirio non può essere sicuramente fissato. Quel che nessuno discute è il titolo che portano a Milano, protomartiri e patroni della città.
L'urna piena d'acqua limpidissima
Nell'835, in occasione del rifacimento della basilica di Sant'Ambrogio a opera di Angilberto II, le spoglie dei due fratelli e quelle di Ambrogio furono rimosse dai loculi e poste in un'unica urna di porfido. Prima, attorno al VI secolo, era stata probabilmente effettuata una ricognizione dei corpi.
Il 13 gennaio 1864 fu fatta un'attenta ricognizione delle zone sottostanti l'altare della basilica e furono trovati due loculi vuoti, uno grande dedicato ai due santi e uno più piccolo per le spoglie di sant'Ambrogio.
L'8 agosto 1871 l'urna di porfido venne aperta: risultava quasi completamente piena d'acqua stranamente limpidissima, sul fondo stavano adagiati tre scheletri che furono attribuiti ad Ambrogio, Gervasio e Protasio. Tre anni dopo, il 14 maggio 1874, le reliquie furono deposte in una nuova urna più preziosa, in argento e cristallo, e oggi stanno nella cripta della basilica ambrosiana, dove sono circondate da grande venerazione.
Nel 1739 il Canonico Vistremondo Padroni ottenne da Napoli la reliquia del sangue fluido di san Gervasio.
Che cosa dicono le ossa
Nel 2018 è stata fatta una ricognizione delle spoglie dei tre santi, coordinata dalla professoressa Cristina Cattaneo, e i risultati sono precisi. L'esame degli scheletri dei due martiri ha rilevato difetti congeniti alle vertebre tali da far supporre un forte legame di consanguineità tra i due; inoltre entrambi risultano giovanissimi (tra i 23 e i 27 anni), alti oltre 180 centimetri.
Anche le lesioni raccontano qualcosa. Uno presenta segni di decapitazione e peculiari lesioni alle caviglie, forse da costrizione forzata; l'altro lesioni da difesa e fratture costali, oltre a segni sospetti di tubercolosi, ancora in corso di studio. Sono dati che proverebbero il martirio e che potrebbero dare anche indicazioni sulla loro origine geografica, e confermano che i due erano certamente fratelli e furono martirizzati in giovane età.
Dove si è diffuso il culto
Dal ritrovamento dei corpi dei due santi iniziò a diffondersi il loro culto, inizialmente nelle città del nord: Parabiago, Brescia e Ravenna, per poi giungere fino a Roma dove, durante il pontificato di Innocenzo I, venne eretta una chiesa in loro nome, ora intitolata a san Vitale, e la loro popolarità si diffuse nel Mediterraneo.
A Parabiago, in provincia di Milano, la ricorrenza è ancora oggi la festa patronale. Il 19 giugno Parabiago celebra i suoi patroni, i Santi Gervasio e Protasio, con una festa che intreccia devozione e vita di paese, con un mercato di circa quaranta bancarelle organizzato dalla Pro Loco e la riscoperta dei giochi tradizionali per i bambini, la ruota, il pirla e altri passatempi della cultura popolare lombarda.
Nelle immagini della città
Una vetrata è dedicata ai due fratelli. Gli antelli della vetrata sovrastante il monumento narrano dall'alto verso il basso la vicenda dei fratelli Gervasio e Protasio, figli dei santi Vitale e Valeria, a loro volta uccisi per via della loro fede cristiana.
In Sant'Ambrogio, nei mosaici delle pareti di San Vittore in Ciel d'Oro sono raffigurati, da un lato Ambrogio fra Protaso e Gervaso, e dall'altro Materno con i martiri Nabore e Felice — questi ultimi due erano soldati originari della Mauritania, uccisi a Lodi e poi traslati a Milano, i cui resti si conservano anch'essi nella basilica di Sant'Ambrogio, in un sarcofago posto al termine della navata destra dell'edificio.
Come arrivare alla festa
Partecipare alla Sagra dei Santi Gervasio e Protasio a Milano è davvero semplice. Per chi preferisce la comodità del treno, la stazione ferroviaria di Milano Cadorna si trova a 1,7 chilometri dal centro: si arriva nel cuore dell'evento con una breve passeggiata. Per chi si mette al volante, lo svincolo di San Siro dista 7,0 chilometri, cioè 10 minuti di strada.
Da vedere qui intorno
Da queste parti si festeggia anche cosi'.
- Rito della Nivola a Milano — settembre
- San Carlo Borromeo a Milano — novembre
- Sant'Ambrogio a Milano — dicembre