Festa dei SS. Medici a Bitonto 2026 - Programma di visite guidate e spettacoli teatrali
La Festa dei SS. Medici si tiene a Bitonto, in provincia di Bari, in Puglia, il 26 settembre e la terza domenica di ottobre. I pellegrini raggiungono a piedi la Basilica nel cuore della notte, e la processione dell'Intorciata porta le statue di san Cosma e san Damiano per le vie della città per circa 12 ore, con uomini che trascinano scalzi ceri alti due metri. Il culto è attestato a Bitonto dal XIV secolo.
L'uscita delle statue dal santuario
Gruppi di devoti partiti da Molfetta, Palo del Colle, Bitetto, Sannicandro di Bari e Modugno raggiungono a piedi la Basilica nel cuore della notte: è la fase che la festa chiama la Nottata. Poco più tardi arriva uno dei momenti più desiderati dalla comunità bitontina: l'uscita delle statue dal Santuario. Le immagini passano il portale con una certa lentezza e vengono accolte da un lungo applauso, mentre sulla piazza antistante si liberano stormi di colombe e palloncini. La piazza è gremita da migliaia di fedeli giunti da tutta la Puglia e da varie località del sud Italia, che salutano san Cosma e san Damiano con applausi, lacrime e canti.
Comincia allora l'Intorciata. Le immagini procedono per le vie della città fino a sera, passando da via Mazzini, via Matteotti, via de Ildaris e via Magenta. In quest'ultimo tratto si rinnova l'omaggio alla chiesa di San Giorgio, che fino ad alcuni decenni fa ospitava i Santi Medici; poi il corteo attraversa piazza Caduti del Terrorismo e il centro antico, imbocca via Porta Robustina, tocca piazza Cattedrale e piazza Cavour, e prosegue lungo corso Vittorio Emanuele II e via Verdi. Il percorso dura circa 12 ore e in serata si chiude in Basilica, con l'ostensione delle reliquie e la messa solenne celebrata dall'arcivescovo.
Ceri di due metri portati scalzi
Alcuni seguono la processione camminando all'indietro, con lo sguardo fisso sulle statue dei due Santi; altri portano lungo l'intero percorso pesanti ceri, alti anche due metri e con un diametro di 50 centimetri, camminando scalzi. Sono le candele più grandi e pesanti, e le trascinano gli uomini che più si ritengono debitori nei confronti dei Santi.
C'è poi un uomo che canta le strofe della devozione ai due santi, e gruppi di partecipanti sparsi nella folla gli rispondono con un ritornello; la voce arriva a tutti attraverso particolari megafoni posti a una certa distanza l'uno dall'altro. Canta senza mai fermarsi, neanche quando la voce viene a mancare, per tutta la durata della processione. Sono canti popolari che si tramandano di padre in figlio, come gran parte delle tradizioni che ruotano attorno a questa festa.
Un culto attestato dal XIV secolo
Cosma e Damiano furono fratelli, probabilmente gemelli, nati nella Cilicia del III secolo, l'attuale Turchia. Curavano i malati senza chiedere nulla in cambio: da qui l'appellativo di anàrgiri, dal greco anargyroi, «senza argento». A Bitonto il legame con loro è dovuto soprattutto a una preziosa reliquia delle braccia, attestata ufficialmente nel 1572 dalla visita pastorale di monsignor Cornelio Musso, mentre le testimonianze iconografiche fanno risalire il culto al XIV secolo e riscontri devozionali ancora più antichi arrivano ai secoli X e XI, con l'affresco bizantineggiante rinvenuto nelle grotte di Sant'Angelo alla Lama Balice.
Le prime tracce materiali sono un dipinto del Trecento, un tempo nel catino absidale della chiesa di San Leucio Vecchio e oggi nel Museo Diocesano, e un bassorilievo in pietra dello stesso periodo, proveniente dalla cappella della famiglia Rogadeo e conservato nella cripta della Basilica. Nel XIV secolo sorse la prima chiesa bitontina dedicata ai santi anàrgiri, nei pressi di San Giorgio, aperta al culto sino al 31 gennaio 1631 e profanata il 5 novembre 1676; il culto si trasferì allora nell'antica chiesa dei Santi Cosma e Damiano, contigua alla parrocchia di San Giorgio, dove ancora oggi la processione sosta per alcuni brevi momenti di preghiera. Di quella prima chiesa restano soltanto le tracce negli Atti delle visite pastorali — quella di monsignor Musso del 1549, quella di monsignor Carafa del 1624, quella di monsignor Pierbenedetto del 1631 — e nelle annotazioni catastali settecentesche: ed è proprio secondo gli Atti del 1624 che vi furono esposte in venerazione le due statue in pietra policroma di media statura.
Le statue che oggi escono dal santuario furono commissionate nel 1733 dal parroco di San Giorgio a un valente artigiano di scuola napoletana. Dopo circa tre secoli i manichini, interamente in legno e deteriorati dal tarlo, furono restaurati: mani e testa vennero preservate con un meticoloso restauro, mentre le altre parti del corpo furono rifatte in bronzo. Nella notte fra il 23 e il 24 ottobre 1893 un incendio distrusse parte della chiesa di San Giorgio insieme all'intera cappella dedicata ai Santi Medici, all'altare di legno e agli arredi sacri: le statue rimasero incolumi. Il 19 marzo 1963 furono trasferite nel Santuario, la cui prima pietra era stata posta il 5 maggio 1960 e i cui lavori si conclusero nel 1973, dopo quindici anni; Paolo VI la elevò a Basilica Pontificia Minore nel 1975. Sorge in piazza XXVI Maggio 1734, e custodisce la reliquia delle braccia in un reliquiario in argento dorato ai piedi dell'altare maggiore.
La data e la campagna vinicola
Bitonto festeggia i Santi Medici due volte l'anno. La prima coincide con la solennità liturgica del 26 settembre, preparata da una novena di preghiera e da celebrazioni con inni e canti. La seconda, definita esterna, ricorre ogni terza domenica di ottobre, e quella data fu fissata con decreto della Curia vescovile nel 1733, ad opera del parroco don Giuseppe Carlo Minnuto, per consentire alla popolazione rurale di portare a termine le attività legate alla campagna vinicola.
La preparazione comincia molto prima. Nella Basilica si celebra dal 1963 il rito della discesa delle sacre immagini: al termine della messa serale le statue vengono fatte scendere dal loro trono e collocate ai piedi dell'altare maggiore, dove i pellegrini possono avvicinarsi per la preghiera. Da lì prende il via il periodo di preparazione che porta al 26 settembre e alla terza domenica di ottobre, e le immagini restano ai piedi dell'altare fino ai primi giorni di novembre, a cavallo della solennità di Tutti i Santi del 1° novembre. L'affluenza di devoti e pellegrini raggiunge i momenti culminanti fra agosto e novembre.
Il culto ha superato da tempo i confini della città. Fra Ottocento e Novecento lo portarono con sé gli emigranti bitontini diretti in nord America, che lasciando la città d'origine invocavano la protezione dei Santi Medici e portavano con sé la sacra immagine per trasferirla nei luoghi di nuova residenza, come a Clifton, nel New Jersey. Giovanni Paolo II, nel discorso ai vescovi pugliesi del 20 dicembre 1986, lo segnalò come potente fattore di promozione di unità della Chiesa fra Oriente e Occidente. Il Santuario è riconosciuto come luogo di culto ecumenico: nel 1993 l'arcivescovo di Bari-Bitonto lo definì una «Clinica dello Spirito e del Corpo», e nel 2016, durante il Giubileo della Misericordia, fu dichiarato sede giubilare.
Le case che diventavano botteghe
La memoria della festa conserva usanze che oggi non si vedono più. I pellegrini arrivavano il sabato che precedeva la processione, molti con carri agricoli opportunamente attrezzati, altri a piedi dai paesi vicini, portando con sé stendardi e labari identificativi. Nelle vicinanze di San Giorgio tutte le abitazioni si trasformavano improvvisamente in piccole botteghe, dove parenti e amici dei residenti vendevano santini, ricordi, quadretti e soprattutto candele di tutte le dimensioni e di tutti i prezzi, appese per lo stoppino a una serie di chiodi infissi su un asse di legno, offerte con il richiamo «Signò candele volete?».
I fedeli fissavano alle mani dei Santi nastri con banconote appuntate con gli spilli, tanto che durante il tragitto i portatori dovevano fermarsi per attaccarne ancora, e i nastri finivano col ricoprire buona parte dei simulacri: un'usanza eliminata alcuni decenni fa. Sugli abiti venivano appuntati anche spille, anelli, collane e oggetti d'oro, offerti per una grazia ricevuta. A fine percorso ciascuno consegnava il moccolo della candela al personale vicino all'altare, ricevendone in cambio un'immaginetta; la cera veniva riversata a quintali in una botola e poi rivenduta ai ceraioli per essere riciclata. Dentro il cappellone una grande lastra di lamiera con tanti boccagli accoglieva le centinaia di candele offerte, che il sagrestano toglieva appena accese per far posto alle successive. Lungo via San Giorgio, la strada più battuta dai forestieri, si disponeva un'umanità sofferente che chiedeva l'elemosina, fra le grida dei venditori di souvenir e di parti anatomiche in cera.
L'Ottobre Mediceo, la fiera e l'Ottava
Attorno ai riti religiosi il Comune di Bitonto, la Parrocchia-Santuario e la Fondazione Santi Medici costruiscono l'Ottobre Mediceo, un cartellone che occupa il mese dall'8 al 31 ottobre: 30 visite guidate e 7 letture teatrali, una mostra, due spettacoli teatrali, due concerti, sei esibizioni musicali, due azioni artistiche a sorpresa, un evento fotografico, due tavole rotonde, una sfilata spettacolo, un video-documentario e sedici ore di diretta streaming.
Durante la festa si tiene inoltre la fiera tradizionale di merci varie, per tradizione riproposta anche la domenica successiva, la cosiddetta Ottava della Festa. E i cibi tipici di questa occasione sono la focaccia e il sedano, in dialetto fecàzze e jàcce.
Come arrivare alla festa
Partecipare alla Festa dei Santi Medici a Bitonto è davvero semplice. Per chi preferisce la comodità del treno, la stazione ferroviaria di Bitonto SS Medici si trova a 1,2 chilometri dal centro: si arriva nel cuore dell'evento con una breve passeggiata. Per chi si mette al volante, il casello di Bitonto dista 3,8 chilometri, cioè 4 minuti di strada.
Altre feste in provincia di Bari
Qui intorno, altre feste che meritano una deviazione.
- Presepe Vivente a Bitonto — dicembre
- Corteo Storico a Bitonto — maggio
- San Nicola del mare a Torre a Mare a Bari — agosto