La Squilla a Lanciano 2026 - La campanella della Torre civica e il baciamano all'anziano di casa
Fonte: videocitta.media, letta il 02/09/2026.
A Lanciano, in provincia di Chieti, in Abruzzo, il Natale comincia due giorni prima, e comincia con un suono piccolo. Il 23 dicembre, sul far della sera, dalla cima della Torre civica di piazza Plebiscito si levano i rintocchi della Squilla, una campanella che il poeta Cesare Fagiani definì «na vucetta fine» e che suona per un'ora, e al suo tintinnio si aggiunge lo scampanio solenne di tutte le chiese della città. È un rito con più di quattrocento anni di storia, celebrato soltanto a Lanciano.
Quella campana suona ogni mattina dell'anno, ma il 23 dicembre è un'altra cosa, e Fagiani lo mise in due versi: «Ugne matine sone ma nen vale la voce de lu ciele, pé ugnune, chi sa pecché!… le té sole a Natale» — suona ogni mattina, ma la voce del cielo ce l'ha solo a Natale.
Un vescovo che andava scalzo all'Iconicella
All'origine c'è un pellegrinaggio penitenziale: l'arcivescovo Paolo Tasso cominciò a recarsi, la sera del 23 dicembre, dal palazzo della Curia alla chiesetta dell'Iconicella, per rievocare il cammino di Giuseppe e Maria verso Betlemme. Ci andava a piedi e scalzo; la chiesetta sta a un paio di chilometri dal centro.
Il pellegrinaggio comincia nel 1607. Il cammino era accompagnato dal suono di una campanella, che non si fermava mai e cessava soltanto al rientro in città, quando il corteo si scioglieva. Molti fedeli seguivano il vescovo per ascoltare la sua breve predica di pace, e il pellegrinaggio si chiudeva con l'abbraccio pastorale.
Il rito si era affievolito con gli anni, e a riportarlo in auge è stato, a partire dal 1982, l'arcivescovo Enzio D'Antonio. C'è anche una lettura da studiosi: secondo il Toschi la Squilla sarebbe il trasferimento del rito della riconciliazione del giovedì santo, comune in tante altre regioni d'Italia, al 23 dicembre della città frentana.
Le fiaccole, i negozi chiusi, la candela sul balcone
Oggi il rito pubblico ricalca quel cammino. Nel pomeriggio i negozi chiudono e le strade si riempiono di gente che aspetta le 18; poi da piazza Plebiscito, davanti alla Cattedrale, parte la processione con le fiaccole verso l'Iconicella, dove si ascolta il messaggio augurale dell'arcivescovo e si tiene una breve celebrazione di carattere penitenziale. Il corteo rientra in piazza, davanti alla cattedrale della Madonna del Ponte, mentre la Squilla continua a suonare. È uno dei riti più antichi e identitari dell'Abruzzo, capace di richiamare ogni anno migliaia di lancianesi, residenti e non, e lo spirito è quello che il vescovo spiega davanti all'Iconicella: «dire bene, creare ponti, fare la pace, ridiventare un'unica famiglia, essere una sola comunità».
Ognuno porta in mano una candela, e le fiammelle di decine e decine di candele illuminano il corteo che avanza. Chi non partecipa non resta fuori: in tutte le abitazioni, in segno di partecipazione, viene acceso un lume, simbolo di pace e speranza come le fiaccole.
La stanza chiusa, la fila, il baciamano
Poi la festa si sposta nelle case, e diventa la parte più privata dell'anno. Le famiglie si ritrovano nella casa del più anziano, e la scena ha una sua liturgia precisa: il capostipite si chiude in una stanza per riflettere sull'andamento dell'anno e prepararsi spiritualmente ad accogliere i più giovani; gli altri entrano in fila, dal più grande al più piccolo, al suono della campanella, per fare il baciamano all'anziano.
La cattedrale Madonna del Ponte ricorda anche il dettaglio dell'ora: al suono della campanella i lancianesi si affrettano a tornare a casa, poco prima si accende un cero, e quando le campane della città e delle contrade suonano a festa tutti si mettono in ginocchio per la preghiera. È «la piccola processione domestica che segna, spesso, il superamento di piccole incomprensioni», e serve a consolidare il legame della famiglia. Al baciamano si declama un canto: «Allegrezza, ànema mia, / Che te chiama lo tuo Dio: / Allegrezza, ànema mia». Poi i giovani porgono gli auguri ai genitori, che ricambiano e li benedicono.
Tocca quindi ai bambini: recitano una poesia, cantano una canzone o suonano uno strumento, e vengono ricompensati con i dolci tradizionali — crispelle, tarallucci e calgionetti. Molte famiglie si ritrovano davanti al presepe.
E c'è l'anticipo che a Lanciano è normale e altrove no: mentre il resto d'Italia si divide tra la notte del 24 e la mattina del 25, qui i doni si scambiano il giorno della Squilla, «compromettendo in parte il ruolo chiave di Babbo Natale».
Baccalà, tecchio e una campanella che tiene insieme il paese
La cena dell'antivigilia è più sobria di quella della vigilia, e ha i suoi piatti: sulla tavola della Squilla si alternano il baccalà cucinato in molte maniere e i dolcetti frentani, come le crispelle e i «cavciunitt», ravioli fritti dal ripieno dolce; e si ricordano anche la carne e, per i più fedeli, le testine d'agnello.
Nelle case che hanno ancora il camino resta un gesto antico: il capofamiglia accende il «tecchio», un pezzo di tronco d'albero molto grande che deve durare nel focolare fino all'Epifania.
Quello che tiene insieme le due metà della giornata, la piazza e la casa, è sempre la stessa campanella. Per un'ora il suo tintinnio manda messaggi di pace, amore e riconciliazione, e Fagiani lo aveva scritto così: «Ti vùsciche di botte entr'a lu core, nu monne ch'à passate entr'a la mente, ti squaije nu penzere malamente nche nu ndu-lin-da-li che sa d'amore». Un rito celebrato soltanto qui: la Squilla si potrebbe definire la festa della famiglia a Lanciano, e forse in nessun altro giorno dell'anno il legame familiare è così tenacemente sentito.
Come arrivare alla festa
Partecipare alla Squilla a Lanciano è davvero semplice. Chi viaggia su rotaia trova la stazione ferroviaria di Lanciano a un passo dal centro, 1,6 chilometri dai luoghi della manifestazione. In automobile si esce allo svincolo di Lanciano, e da lì restano 8,0 chilometri e 10 minuti.
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