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La Turba a Cantiano 2027 - La battistrangola che sveglia il paese e le tre croci sul colle di Sant'Ubaldo

6 min di lettura · Scritto da: Rodolfo de Carvalho
Ultima edizione conosciuta
3 aprile 2026
Dove Cantiano (PU), Montalto Uffugo

Questa e' l'ultima edizione di cui abbiamo notizia: le date della prossima non sono ancora state annunciate.

Fonte: laturbacantiano.it, letta il 20/09/2026.

La Turba è la sacra rappresentazione del Venerdì Santo che si svolge a Cantiano, in provincia di Pesaro e Urbino, nelle Marche: rievoca nelle forme del teatro popolare-religioso la passione, morte e resurrezione di Cristo, e usa come palcoscenico l'intero centro storico del paese. Il Venerdì Santo, a Cantiano, comincia molto prima della sera. Prima dell'alba un gruppo di ragazzi suona la battistrangola sulle porte del paese, dando la sveglia a chi vuole partecipare alla Visita alle Sette Chiese. Da quel momento ognuno si mette in moto: chi ripassa la parte, chi deve pensare all'ordine pubblico, chi in cucina prepara le prelibatezze del tempo pasquale, chi dà un ritocco alla scenografia.

Chi partecipa attivamente ha un nome: si chiamano turbanti, e sono circa 250; i personaggi in scena sono circa 200. E tutti i cantianesi, prima o poi, recitano.

Una folla del Duecento che chiedeva pace

Il nome non viene da un turbamento ma dal latino turba, e indica «una moltitudine di persone che il più delle volte agisce sotto l'impulso di stati d'animo altamente emotivi». La scheda del catalogo dei beni culturali è ancora più precisa: designa il modo di comportarsi di un gruppo di popolani che, «a somiglianza di mimi, s'inseriscono da secoli nella solenne processione del Cristo morto e ne interrompono la staticità, sancita dai canoni liturgici, con il realizzare una singolare manifestazione di fede, di arte popolare e di segreta protesta».

L'origine sta nei movimenti popolari d'invocazione alla pace che si diffusero fra Marche e Umbria intorno alla metà del XIII secolo, portati sulle strade dalle genti più umili e in condizioni di miseria, stanche delle continue lotte tra guelfi e ghibellini. Nel 1260, per una rivelazione ricevuta da un giovanetto o da un eremita umbro — probabilmente Raniero Fasani, ma «la questione è ancora incerta» — si diffuse attorno a Perugia l'esortazione alla penitenza per scongiurare un flagello imminente. Le cronache dell'epoca descrivono processioni enormi: «l'un popolo processionalmente, talora fino al numero di dieci e ventimila persone, si portava alla città vicina, e quivi nella Cattedrale si disciplinava a sangue, gridando misericordia a Dio e pace tra la gente», fino a dilatarsi «anche oltremonte», in Provenza e Germania.

Anche Cantiano, posta sulla via Flaminia, accolse in quell'anno la "turba" dei penitenti: in povertà di abiti o seminudi, nella luce incerta e tremula delle torce, accompagnati dai canti del Miserere, procedevano battendosi e flagellandosi, implorando il perdono e invocando la pace. C'è anche una tradizione che porta più indietro, a prima dell'anno Mille, e la lega al carisma di san Domenico Loricato, nativo di Luceoli — l'odierna Cantiano — monaco eremita di Fonte Avellana e discepolo di San Pier Damiani, che si disciplinava continuamente passando per gli eremi intorno al Catria.

Dai Battuti alla sceneggiatura del 1694

Da quei penitenti nacque la Compagnia dei Battuti, detti anche Disciplinati. Riformata intorno al 1440 per volontà di San Bernardino da Siena, in quegli anni presente nel Ducato d'Urbino, prese il nome di Compagnia del Buon Gesù, e le sue regole disponevano che il mattino del Venerdì Santo i fratelli si preparassero «a gire col sacho per le chiese in memoria de la passione de Christo».

La confraternita aveva sede nella chiesa di Sant'Ubaldo e ha organizzato la processione per secoli; oggi al suo posto c'è l'Associazione La Turba. Di quella storia resta un libro: il «Liber Societatis Boni Jesu Terre Cant.ni - B.», oggi visibile nella sezione dedicata del Polo museale S. Agostino, dove compare per la prima volta il nome «Turba dei Farisei» e dove è trascritta la prima "sceneggiatura", ritrovata in un libro stracciato e copiata dal camerlengo Nicolò Viti nel 1694.

La forma che si vede oggi, però, è recente. La processione «ha trovato struttura e spessore nell'immediato primo dopoguerra», e fu nel 1939 che iniziò la tradizione teatrale e il borgo divenne una scena all'aperto; intorno al 1940 arrivarono le innovazioni in scenografia e costumi, e nel 1960 i primi costumi per i soldati romani vennero noleggiati agli Studi Cinematografici di Cinecittà, per essere acquistati negli anni successivi. Oggi la Turba ha il riconoscimento del Ministero dei Beni culturali e della Pontificia Commissione per i beni culturali della Chiesa.

Il paese come palcoscenico, e il pubblico che cammina

La sera la scenografia occupa il paese intero. In piazza Luceoli si innalzano le strutture che rappresentano il Tempio dei Sacerdoti, il Pretorio romano e la Reggia di Erode; nei pressi dei giardini pubblici si allestisce il Cenacolo, luogo dell'istituzione dell'Eucaristia ma anche del tradimento e della cattura.

L'apertura tocca a una figura con la lanterna: la sagoma del Diogene comincia a percorrere le vie del paese introducendo le Laudi, che la corale canta sui sagrati della Collegiata, di Sant'Agostino e di San Nicolò. Poi arriva il suono cupo dei tamburi dei soldati romani, che sfilano a piedi e a cavallo «tra l'acre odore delle luminarie di cera». Si accendono le luci in piazza e gli uomini del Tempio tramano per la morte di Gesù; si va al Parco della Rimembranza per l'Ultima Cena, poi la Preghiera e la Cattura, e di nuovo in piazza per il Processo e la Flagellazione.

La particolarità è che a muoversi è il pubblico: gli spettatori si spostano di piazza in piazza per seguire le varie scene, entrano gratuitamente e circolano liberamente fra i momenti del percorso, fino a salire al Golgota dietro la Croce.

Le tre croci sui ruderi del castello

La salita è la scena che si vede da lontano. Una lunghissima processione illuminata da centinaia di torce e bracieri raggiunge il colle di Sant'Ubaldo, e in vetta, sui ruderi del castello che fu dei Gabrielli, vengono innalzate le Tre Croci, simbolo della Passione. L'annuncio della morte è seguito dal Te Deum, che rompe il silenzio, e alla fine tutti i personaggi scendono dal colle portando il simulacro del Cristo Morto fino alla chiesa Collegiata, dove l'evento trova il suo epilogo.

Negli ultimi anni si è recuperata anche l'impostazione più antica, quella processionale documentata fin dal Seicento: i personaggi della Passione sono introdotti dal Precursore San Giovanni Battista e preceduti da quelli dell'Antico Testamento, da Adamo a Noè, da Mosè a re Davide, «a costituire una sequenza filologicamente corretta com'era stata originariamente pensata». Compaiono Lazzaro resuscitato con le sorelle e i quattro apostoli, mentre Gesù sfila già nella forma del Cristo redento; con loro camminano gli incappucciati della confraternita coi loro simboli e le confraternite di Gubbio, Cagli e Pergola, che erano state vicine a Cantiano dopo l'alluvione del 15 settembre 2023.

La Turba si tiene nella sola serata del Venerdì Santo e in qualunque condizione atmosferica. Non importa se piove o fa freddo: va in scena lo stesso.

Come arrivare alla festa

Raggiungere la Turba a Cantiano richiede un po' di viaggio, ma l'esperienza ripaga il tragitto. Chi viaggia su rotaia scende alla stazione ferroviaria di Ex Stazione FAC di Padule, a 24 chilometri da Cantiano, e per l'ultimo tratto serve un mezzo. Il mezzo più comodo è l'automobile: chi esce allo svincolo di Cantiano Sud ha davanti un percorso di 1,3 chilometri, due minuti di guida.

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