Il Venerdì Santo di Romagnano Sesia 2027 - Il labaro nero strisciato a terra, come si usava in Spagna
Ricorrenza a data mobile, calcolata sulla Pasqua.
Il Venerdì Santo di Romagnano Sesia, in provincia di Novara, si celebra con cadenza biennale, negli anni dispari, e trasforma il borgo in una Gerusalemme con quindici quadri della Passione recitati nelle piazze del paese. La giornata comincia con la sveglia dei tamburini, prosegue con la costituzione delle milizie e l'omaggio al Governatore e si chiude con le due processioni, quella del mattino col Cristo vivo in catene e quella della sera col Cristo morto. La confraternita che la organizza, il Santissimo Entierro, porta un nome castigliano e fu istituita nel 1729.
Una bandiera che si trascina per terra
Nella processione della sera c'è un uomo che porta una bandiera senza sollevarla: partecipa alla Processione un alfiere con bandiera a strascico, antico labaro nero simbolo della Confraternita del Santissimo Entierro, che viene strisciato a terra in segno di tristezza, secondo il costume spagnolo.
È verosimile che l'Entierro romagnanese sia di origine spagnola, dove si diffuse nel secolo XVII, affidato a confraternite laiche, senza clero e in forma spiccatamente popolare.
A quell'epoca Romagnano era parte del Ducato di Milano, sotto la dominazione spagnola, con una guarnigione che vi risiedeva stabilmente: ciò spiega l'appellativo di Santo Entierro di origine castigliana che significa Santa Sepoltura.
Enterro è la contrazione popolare di Entierro, e le origini spagnole della manifestazione sono ancora visibili proprio lì, nel nome della confraternita.
Il 17 aprile 1729, e trentatré uomini
Il primo documento relativo al Venerdì Santo di Romagnano data 17 aprile 1729, giorno di Pasqua, con la istituzione della Congregazione del Santissimo Entierro, per predisporre una celebrazione «per onorare la Passione nella funzione del Venerdì Santo».
Sembra che fosse presieduta da un priore con nomina annuale, e composta di trentatré uomini tra i personaggi più in vista del borgo.
Il compito, all'inizio, era uno soltanto: la documentazione del Settecento attesta che la sola funzione della confraternita era quella di portare in processione, nella sera di Venerdì Santo, le statue del Cristo morto e della Vergine Addolorata.
Quel 1729 non è considerato un inizio dal nulla, ma il riordino di qualcosa che c'era già: l'anno 1729 è ritenuto il momento di riorganizzazione della Trigenia, deformazione di tragedia, antica forma di rappresentazione scenica della Passione, detta più propriamente Tragedia del Cristo Morto, una tradizione antica che probabilmente si ricollegava ai Misteri medievali.
Di quegli anni resta anche un monumento con la data incisa: il Comune eresse un obelisco con croce su cui sono scolpiti l'anno 1732 e le iniziali C.R. che stanno per «Communitatis Romaniani».
La sera attraversa il paese una grande croce illuminata, spinta da bambine vestite da angeli. La Croce luminosa deriva la sua origine dall'usanza dei trasparenti, assai diffusi già nel Settecento in segno di devozione: una consuetudine che scompare nell'Ottocento, rimanendo tuttavia il ricordo della Croce trasparente, tuttora conservata e ancor oggi portata nella processione serale in osservanza della tradizione.
È decorata su tutti i lati: su ogni facciata della Croce è riprodotta, al centro, l'effigie di Gesù con corona di spine; sui quattro bracci sono raffigurate simbologie della Passione.
Di come fosse la processione tre secoli fa resta un'immagine stampata: in una stampa del XVIII secolo raffigurante la Processione dell'Entierro è rilevabile l'ordinamento processionale: militari con i tamburi, corni e strumenti vari, confraternite, donne e uomini con ceri, tamburini vestiti da angeli, personaggi della Passione, alcuni dei quali con tamburi, il simulacro del Cristo Morto e quello dell'Addolorata.
Un paese che diventa Gerusalemme
La Passione non si recita su un palco, ma nelle piazze, e ogni scena ha il suo indirizzo: quattro giorni di rappresentazioni itineranti di 15 quadri recitati in altrettanti luoghi deputati trasformano il borgo in una moderna Gerusalemme.
I luoghi si ripetono e si alternano: nei quattro giorni del programma, le scene si alternano e si ripetono tra piazza Cavour e piazza Libertà, nel parco di Villa Caccia, davanti a Palazzo Curioni, mentre l'Orto del Getsemani e la Crocifissione sono allestiti nel Parco della Rimembranza.
L'ordine dei quadri segue il racconto: la cospirazione del Sinedrio e il patto con Giuda in piazza Cavour, l'Ultima Cena con la lavanda dei piedi, l'orto del Getsemani, i tribunali di Anna e Caifa, il rinnegamento di Pietro, la disperazione e morte di Giuda, poi i tribunali di Pilato e di Erode, la flagellazione, la salita al Calvario con l'incontro con le Pie Donne e il Cireneo, e la Crocifissione. Dopo, in chiesa, la lettura liturgica del Passio e la processione solenne col Cristo morto. A chiusura dell'evento, nella domenica di Pasqua, vengono ripetuti gli undici quadri più importanti della Passione, e c'è anche un Venerdì Santo dei ragazzi, con l'Ultima cena, i tribunali e l'angoscia del Cenacolo.
Chi recita è quasi tutto il paese: nella manifestazione sono coinvolti circa 350 attori e comparse per raffigurare i diversi personaggi, il corpo dei legionari romani a cavallo e dei veliti a piedi, quasi tutti residenti in città.
La sveglia dei tamburini
Il sole appena sorge e, dalla strada, il solenne rullo dei tamburi irrompe nelle case per dare la sveglia. Tutti devono alzarsi presto il giorno di Venerdì Santo, tutti devono partecipare al grande giorno. A dare la sveglia sono i tamburini della banda musicale cittadina.
Poi c'è il cerimoniale: la costituzione delle milizie, la consegna dei labari e l'omaggio al Governatore, un personaggio eletto ogni anno che «regge e governa» sulle celebrazioni. In piazza Libertà gli vengono consegnate le chiavi della città.
Altra caratteristica, non certo marginale, è il carattere festoso del rito, che può suscitare sconcerto in chi vi assiste ma non partecipa all'evento — un aspetto limitato al solo cerimoniale del mattino. Subito dopo si torna al dramma sacro, col trasporto del letto del Cristo Morto dalla chiesa della Madonna del Popolo alla chiesa abbaziale.
Il cerimoniale, nel complesso, conserva un'impronta tipicamente laica, a dispetto della materia celebrata.
Dagli elmi di cartapesta ai quindici quadri
All'inizio del XX secolo viene attestata una prima, semplice sacra rappresentazione che si teneva nella chiesa parrocchiale dopo la processione del mattino, in coda al corteo funebre, con la messa in scena del gioco della veste del Cristo da parte degli sgherri sulla Scala Santa, allestita al cospetto delle statue.
I figuranti erano già molti — legionari, veliti, Giuseppe d'Arimatea, Nicodemo, Erode e giudei — e ognuno si arrangiava come poteva: i più abbienti si procurano armature e vesti adatte, mentre altri affittano costumi teatrali, mentre i ragazzi si truccano alla bell'e meglio da legionari romani, realizzando elmi di cartapesta, armi di legno e costumi con scampoli di stoffa.
Poi arriva la svolta scenica: nel 1934 il comitato preposto organizza un nuovo Venerdì Santo, che rinuncia all'apparato della Scala Santa e porta sul sagrato della chiesa la rappresentazione della scena del Gioco della veste. Subito dopo vengono introdotti l'Ultima cena e il Tribunale di Pilato, recitati il pomeriggio del venerdì; e dopo la guerra la rappresentazione si arricchisce di nuovi quadri ispirati alle stazioni della Via Crucis e ai Vangeli, organizzati in un percorso itinerante per il borgo. L'antica ritualità delle due processioni, però, resta inalterata.
Dell'origine di tutto questo si sa poco: sull'origine del Venerdì Santo esistono limitate documentazioni storiche, seppure significative, nella tipica situazione dei fenomeni autenticamente popolari che non sentono la necessità di tutele archivistiche perché eventi vivi e partecipati. Si deve allo storico novarese don Angelo Luigi Stoppa, nel 1979, il merito di aver tracciato la prima ricerca storica e critica sull'evento romagnanese.
Chi porta chi, nelle due processioni
Le due processioni del venerdì — quella del mattino col Cristo vivo in catene, quella della sera col Cristo morto — sono drammatiche già dall'Ottocento, cioè recitate da personaggi in costume.
L'ordine di marcia è codificato persona per persona. Aprono il comandante dei Veliti e la banda musicale cittadina, poi il vicecomandante e il gruppo dei Veliti; il letto di Gesù Cristo è portato da quattro componenti del Comitato Pro Venerdì Santo, seguiti dai carabinieri in alta uniforme e dal Governatore, che nella processione della sera cammina fiancheggiato dal precedente e dal successore.
Sfilano poi le confraternite, riconoscibili dall'abito: quella del Santissimo Entierro in clamide nero e medaglione con i simboli della Passione cucito sul petto, quella della Madonna Addolorata, esclusivamente al femminile, in tailleur e velo nero, con medaglione con il cuore trafitto, e quella del Corpus Domini in clamide rosso e cilostri in pugno. Arrivano anche da fuori: la Confraternita di San Giuseppe da Biella, la Confraternita della Morte di Graglia e quella di San Giovanni di Bolzano Novarese.
La statua della Madonna la portano gli alpini: il simulacro della Madonna Addolorata è portato a spalla dal gruppo Alpini della locale sezione, fiancheggiati da quattro carabinieri in alta uniforme e tre Consorelle dell'Addolorata.
Il calendario, infine, non è annuale. Fino agli anni Sessanta il Venerdì Santo ha cadenza annuale, ma la grandiosità della manifestazione impone al Comitato di stabilire una cadenza biennale negli anni dispari a partire dal 1971. La rappresentazione si è fermata due sole volte: la prima è durata undici anni, durante la Seconda guerra mondiale, ma dal 1949 il Comitato Pro Venerdì Santo è sempre riuscito a onorare la tradizione, fino al 2021, anno in cui la pandemia di COVID-19 ha costretto gli organizzatori ad annullare l'evento.
Le Sacre Rappresentazioni del Venerdì Santo di Romagnano sono ritenute un pregevole fenomeno di costume del patrimonio culturale del Novarese, e la manifestazione fa parte dell'Associazione «Europassione per l'Italia».
Come arrivare alla festa
Farsi avvolgere dalle atmosfere del Venerdì Santo, a Romagnano Sesia, è alla portata di tutti. Per chi preferisce la comodità del treno, la stazione ferroviaria di Romagnano Sesia si trova a 500 metri dal centro: si arriva nel cuore dell'evento con una breve passeggiata. Per chi si mette al volante, il casello di Borgomanero dista 14 chilometri, cioè 11 minuti di strada.
Da vedere qui intorno
Nello stesso mese, qui intorno, si tengono anche queste.
- Santa Giuliana a Borgolavezzaro — febbraio
- San Gaudenzio a Novara — gennaio
- Novara Risorgimentale — marzo