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Ardia e Festa della Beata Vergine d'Itria a Noragugume 2027 - Gli inseguitori sono l'esercito di Massenzio
Il giorno esatto cambia ogni anno e non e' ancora stato reso noto.
Fonte: rievocazionistoriche.cultura.gov.it, letta il 20/09/2026.
L'Ardia della Beata Vergine d'Itria si corre a Noragugume, in provincia di Nuoro, il lunedì e il martedì successivi alla Pentecoste. I cavalieri inseguono al galoppo i tre capicorsa che portano gli stendardi benedetti attorno al santuario, fuori dal paese, e sono «i restanti cavalieri, simboleggianti l'esercito di Massenzio, ossia la paganità», e i tre stendardi che scappano davanti a loro sono «strumento in difesa di Costantino». In genere gli inseguitori sono in numero da 60 a 90.
Tre stendardi, tre scorte e bastoni foderati di porpora
Il rito comincia davanti alla casa parrocchiale, dove i cavalieri si radunano e «i tre capicorsa ricevono dal sacerdote gli stendardi benedetti (sas Pandelas): il primo di colore giallo oro, il secondo rosso, il terzo bianco».
Alle tre scorte — sas Iscortas — tocca il lavoro più duro: «impedire che il capocorsa venga raggiunto e superato dai restanti cavalieri», che «in genere» sono «in numero da 60 a 90». Ognuno ha le sue armi, e sono descritte con precisione: i tre capicorsa «utilizzano, come strumento in difesa di Costantino, gli acuminati stendardi, evitando di usarli "di punta"», mentre le scorte hanno «un bastone, delle dimensioni del manico di un piccone, rivestito di un tessuto rosso porpora».
Il capocorsa non si sceglie: si aspetta il proprio turno
«Il parroco stesso, alcuni mesi prima, designa — desumendolo da un registro conservato in parrocchia secondo un ordine cronologico d'iscrizione — il nome del capocorsa, sa prima pandela, al quale spetta il compito di guidare l'Ardia».
Il capocorsa, però, i suoi due compagni li sceglie: «viene affiancato in questo incarico da altri due cavalieri da lui scelti», sa segunda e sa terza pandela.
Dal poggio all'arco, quando nessuno può più trattenerli
Dal paese il corteo parte verso il santuario, situato nelle campagne, a breve distanza dal centro abitato. Davanti vanno il parroco e il sindaco; intorno ci sono la banda musicale e i fucilieri, che «costituiscono un rumoroso ed efficiente servizio d'ordine e annunciano l'arrivo del corteo».
A metà strada si fa una sosta: «giunti a su Frontigheddu, un poggio sovrastante la strada che conduce all'arco d'ingresso del santuario, i partecipanti ricevono un'ennesima benedizione».
«Mentre le tre scorte faticano a tenere a distanza i potenziali inseguitori, sa prima controlla la situazione e, dal momento in cui la triade delle autorità a cavallo devia dal percorso principale, è libera di spronare la cavalcatura e partire verso la chiesa attraverso l'arco», seguita dagli altri, che a quel punto «non possono più essere trattenuti dai legni delle scorte».
Il tratto è «dapprima sassoso e in ripida discesa», poi stretto «nell'arco di San Costantino», che un tempo era «più stretto e lungo, più obliquo e attraversato da una soglia rilevata» — impedimenti «rimossi nel fondamentale rifacimento novecentesco» firmato dall'ingegnere Giovanni Costantino Depalmas. Di lì «la polverosa colonna raggiunge al galoppo il santuario».
Da cinque a sette giri, e l'inversione a sa Muredda
Arrivati, si comincia a girare: i cavalieri compiono attorno al santuario «un numero imprecisato di giri in senso orario che, generalmente, varia da cinque a sette, ma può arrivare anche a nove o undici».
Poi ci si sposta: «si precipitano verso sa Muredda, un muretto circolare al centro del quale si trova una croce», e anche lì girano, prima in senso orario e poi antiorario. «L'inversione, alquanto spettacolare e imposta dalle scorte ai recalcitranti inseguitori, serve a riprendere il verso adatto per affrontare l'ultima salita di galoppo, verso la chiesa», dove «la parte più spettacolare dell'Ardia si conclude».
Dopo la Messa il corteo esce «per un secondo arco del muro di cinta» e si ricompone a su Frontigheddu, per tornare in paese fino alla casa del parroco, «dove ha luogo la riconsegna degli stendardi». L'uscita dall'arco, però, è già un'altra gara: «avviene in genere per coppie o piccoli gruppi di cavalieri che si sfidano in crepuscolari gare di velocità, particolarmente apprezzate dal pubblico dei fedeli».
E non finisce lì. Tutta la cerimonia si ripete la mattina seguente, in genere in un'atmosfera più intima e raccolta; e «il giorno dell'ottava si svolge, con lo stesso rituale dell'Ardia a cavallo, l'Ardia a piedi», con «un gran numero di giovani» e capicorsa scelti «con le stesse procedure».
La Madonna che indica la Via, e i rioni di una volta
La festa è quella della Beata Vergine d'Itria, la più sentita del paese, e si celebra il lunedì e il martedì successivi alla Pentecoste. Il primo giorno «è segnato dai vespri solenni», il secondo «dalla grande processione che attraversa il centro storico», accompagnata dalla banda, dai fucilieri, «da una folla di fedeli e soprattutto dai giovani cavalieri che aprono il corteo». I cavalieri vestono «tradizionalmente con velluto nero e camicia bianca», e sfilano anche i costumi tradizionali.
Il nome della Madonna viene da lontano: «l'intitolazione alla Beata Vergine d'Itria, o Odigitria, affonda le radici nella tradizione bizantina», ed è «la Madonna che indica la Via» — una devozione che «testimonia le interazioni culturali e religiose che hanno plasmato il territorio sardo nel corso dei secoli».
L'ardia risale forse a quando il paese era diviso in rioni e i cavalieri, che li rappresentavano, cercavano di conquistare il drappo della Vergine.
Come arrivare alla festa
Raggiungere l'Ardia e Festa della Beata Vergine d'Itria a Noragugume richiede un po' di viaggio, ma l'esperienza ripaga il tragitto. Per chi sceglie il treno, la stazione ferroviaria più vicina è quella di Borore, a 10 chilometri: conviene organizzarsi per coprire l'ultimo tratto. In automobile si esce allo svincolo di Sedilo Sud, e il tragitto è di 8,0 chilometri per 6 minuti di guida.
Da vedere qui intorno
Da queste parti si festeggia anche cosi'.
- San Michele Arcangelo ad Aritzo — maggio
- S'Iscravamentu ad Orosei — marzo
- San Pantaleone martire a Macomer — luglio