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Ardia di San Costantino a Sedilo 2027 - Corsa di cavalieri e devozione antica
Questa e' l'ultima edizione di cui abbiamo notizia: le date della prossima non sono ancora state annunciate.
Fonte: comune.sedilo.or.it, letta il 20/09/2026.
L'Ardia di San Costantino si corre a Sedilo, in provincia di Oristano, il 6 e il 7 luglio. Un centinaio di cavalieri scende a passo sfrenato da Su Frontigheddu al santuario di Santu Antinu, guidato dalle tre pandelas — i vessilli giallo oro, rosso e bianco — che gli inseguitori non devono superare: la corsa rievoca la battaglia di Ponte Milvio, e chi insegue rappresenta l'esercito di Massenzio. Il vocabolo «ardia» deriva dal verbo bardiare, che significa proteggere, fare la guardia, e alla corsa possono partecipare solo i sedilesi.
Una parola che significa fare la guardia
Il vocabolo «ardia» deriva dal verbo bardiare, che significa proteggere, fare la guardia, e dice già tutto di che cosa succede a Sedilo il 6 e il 7 luglio. L'Ardia è una secolare corsa a cavallo, e insieme una processione a cavallo che si svolge lungo tutto il percorso che porta al santuario e attorno alla chiesa dedicata all'imperatore romano Costantino, localmente chiamato Santu Antinu o Santu Antine.
Un centinaio di cavalieri discende a passo sfrenato il percorso che va da Su Frontigheddu al santuario, che sorge sulla collina di Monte Isei, sopra il paese. La corsa è guidata da sa prima pandela, la prima bandiera, e da due cavalieri da lui scelti — sa segunda e sa terza pandela — e da tre scorte, che rappresentano l'esercito di San Costantino; gli altri cavalieri rappresentano invece l'esercito pagano di Massenzio.
In origine la festa si svolgeva alternativamente nei borghi di Scano Montiferro e di Sedilo; dal 1806 si svolge sempre a Sedilo, ed è da quell'anno, segnato da una disputa, che la festa in onore di San Costantino è diventata ufficialmente la festa dei sedilesi. Solo i sedilesi possono partecipare alla corsa.
La visione prima della battaglia
Secondo la tradizione popolare la corsa rievoca la battaglia di Ponte Milvio del 28 ottobre 312, grazie alla quale Costantino poté proclamarsi Augusto. Massenzio, con l'appoggio del senato, si era autoproclamato augusto dell'Italia e dell'Africa; Costantino, nonostante una netta inferiorità numerica, gli inflisse la sconfitta decisiva il giorno dopo la celebre visione.
Si narra che prima dello scontro decisivo al giovane imperatore apparvero due visioni: una croce di luce con intorno la scritta Εν Τουτω Νικα, resa in latino In hoc signo vinces, «in questo segno vincerai», e in seguito Cristo stesso, che gli ordinava di apporre tale segno sul labaro — il vessillo militare composto da un drappo quadrato color porpora attaccato a una lancia — sostituendo così l'immagine dell'aquila imperiale. Nel 313 Costantino promulgò l'Editto di Milano, che accordò la libertà di culto ai cittadini dell'impero romano e pose fine alle persecuzioni contro i cristiani.
La corsa è stata raccontata a lungo: dal 1654, quando ne scrisse don Agustin Tola, al 1954, quando Fiorenzo Serra la immortalò in un primo lungometraggio, se ne sono occupati storici, scrittori e autori della letteratura. Ancora oggi la manifestazione coniuga devozione e temerarietà, e richiama ogni anno migliaia di visitatori nel piccolo centro dell'Oristanese.
La tradizione popolare sarda vuole che l'Ardia celebri proprio questa vittoria, anche se non ci sono prove storiche dirette che colleghino l'imperatore a Sedilo. Il culto di San Costantino è particolarmente diffuso nell'isola grazie all'opera di evangelizzazione dei monaci bizantini: nel IX secolo, durante il dominio bizantino, la figura di Costantino fu associata alla cristianizzazione della regione, e il santo iniziò a essere venerato in varie località sarde, fra cui Sedilo.
C'è poi un racconto che riguarda il luogo. Delle origini non restano documenti scritti, se non una carta preziosa conservata ancora oggi da una famiglia di Scano Montiferro: vi si racconta che Don Giommaria Ledda, un ricco possidente scanese fatto schiavo dai Mori, sognò San Costantino imperatore, che gli chiese di edificare una chiesa sul colle Monte Isei in cambio della libertà. Don Giommaria, senza soldi, fu miracolosamente liberato il giorno seguente.
Il santuario in trachite rossa affacciato sul lago
La chiesa attorno a cui tutto ruota si affaccia sul lago Omodeo, il più grande invaso artificiale dell'isola. Non si conosce l'anno di fondazione, ma è certo che San Costantino Imperatore è di antichissima origine: l'impianto attuale risale al XVI secolo, in stile gotico catalano, e ha subito una ristrutturazione nel XVIII secolo.
L'interno è diviso in tre navate da pilastri e archi a tutto sesto, ed è voltato a botte; la facciata, in trachite rossa a vista, è a terminale curvilineo. Lungo il perimetro del santuario sono disposte le costruzioni destinate all'accoglienza dei pellegrini, dette cumbessias o muristenes.
Il registro del parroco, e sei mesi di attesa
Chi guida la corsa non si offre all'ultimo momento. Tutto comincia con l'iscrizione in un registro riservato, il cui contenuto è noto solo al parroco. Lì i ragazzi che vogliono fare da capocorsa segnano il nome, in giovane età, per passione dei cavalli o per una promessa fatta al santo; poi passano degli anni, perché la scelta segue rigorosamente l'ordine cronologico di iscrizione.
Il parroco annuncia il prescelto — sa prima pandela — nel periodo della festa di Sant'Antonio, il 16 gennaio. Il capocorsa sceglie a sua volta la seconda e la terza pandela, due persone stimate e fidate che lo accompagneranno: è quasi come scegliere i testimoni per il matrimonio. Ognuno dei tre designa poi una scorta, tre cavalieri incaricati di tenere a bada gli altri perché, al momento della partenza, non superino i capicorsa.
I nomi restano segreti fino al 15 maggio, giorno di Sant'Isidoro, quando durante la Messa il parroco dà l'annuncio solenne e i tre cavalieri fanno la loro prima uscita ufficiale, sfilando in processione. Il 29 giugno, giorno dei Santi Pietro e Paolo, i tre capicorsa provano ufficialmente i loro cavalli per testare la preparazione; dal giorno dopo anche gli altri cavalieri possono provare il percorso.
La domenica prima della festa si preparano le cartucce caricate a salve che useranno i fucilieri: quegli spari hanno un duplice compito, avvisare i fedeli che si trovano nel santuario dell'arrivo dell'Ardia e guidare i cavalli lungo il percorso. I fucilieri vengono invitati a uno a uno dal capocorsa.
Le tre pandelas e i bastoni foderati di rosso
I tre capicorsa, radunatisi insieme agli altri cavalieri innanzi alla casa parrocchiale, ricevono dal sacerdote gli stendardi benedetti, sas Pandelas: il primo di colore giallo oro, il secondo rosso, il terzo bianco. Ai due compagni e alle tre scorte, sas Iscortas, è affidato il compito di impedire che il capocorsa venga raggiunto e superato dai restanti cavalieri, che simboleggiano l'esercito di Massenzio, ossia la paganità.
I tre cavalieri possono usare come strumento in difesa di Costantino gli acuminati stendardi, evitando di usarli «di punta», mentre le scorte dispongono ognuna di un bastone delle dimensioni del manico di un piccone, foderato di un tessuto rosso porpora, e per impedire il sorpasso possono anche percuotere gli avversari. Qui la corsa è una battaglia messa in scena, e la lista di folklore e rievocazioni ne raccoglie molte.
Il superamento de sa prima pandela rappresenterebbe la vittoria del paganesimo sul cristianesimo, oltre che un terribile affronto per gli alfieri.
Tre benedizioni prima della partenza
La festa comincia il 5 luglio, con la messa pomeridiana al santuario. La mattina del 6 le tre pandelas, i cavalieri e centinaia di fedeli partecipano alla messa solenne, durante la quale il sacerdote invoca il Santo perché protegga i cavalieri e impartisce la benedizione; i capicorsa scendono al santuario montando cavalli diversi da quelli che useranno la sera, per evitare che gli animali si agitino o si facciano male.
La sera del 6 tutti i cavalieri si recano a casa della prima pandela, e da lì vanno insieme in piazza di Chiesa per la consegna delle bandiere. Il corteo ha inizio nella piazza San Giovanni, dove si trovano la chiesa e la casa parrocchiale. Con il sindaco e il parroco a cavallo, due carabinieri in alta uniforme sempre a cavallo, procede a passo d'uomo verso il santuario, a circa un chilometro dal centro; lo precedono la banda musicale e circa cinquanta fucilieri, che sparano a salve per tutta la manifestazione e costituiscono un rumoroso ed efficiente servizio d'ordine.
Dopo aver percorso le vie Gialeto e Corso Eleonora, il corteo si ferma in preghiera a su fronte Mannu e riceve la seconda benedizione; poi riprende la marcia fino a su Frontigheddu, un promontorio che sovrasta l'anfiteatro dove è ubicata la chiesa, dove arriva la terza. Da lassù si vede la folla che riempie la vallata del santuario.
A quel punto il parroco, il sindaco e i carabinieri si recano alla chiesa, mentre i cavalli attendono frementi. Sono gli spari dei fucilieri ad annunciare che il parroco e il sindaco sono arrivati alla chiesa: quello è il segno che l'Ardia può partire. Mentre le tre scorte faticano a tenere a distanza dalle Pandelas i potenziali inseguitori — in genere da sessanta a novanta — sa prima controlla la situazione, e da un momento all'altro può decidere. Poi dà un segnale alle altre due e sprona il cavallo: l'Ardia parte d'improvviso, nella polvere e fra le grida dei presenti: davanti le tre pandèlas, dietro gli altri cavalieri in camicia bianca.
Sette giri e il segno della croce
Il percorso è irto e scosceso, dapprima sassoso e in ripida discesa, poi costretto nell'arco di San Costantino — un tempo più stretto e lungo, più obliquo e attraversato da una soglia rilevata, impedimenti rimossi nel rifacimento novecentesco dell'ingegner Giovanni Costantino Depalmas.
Per accedere alla coorte sacra, l'interno del sagrato dove si trovano la chiesa e i muristenes, le costruzioni tipiche in cui anticamente alloggiavano i pellegrini, i cavalieri devono superare l'arco e poi girare attorno alla chiesa sostando in preghiera davanti all'ingresso principale per sette volte. I giri in senso orario sono sempre in numero dispari, di solito cinque o sette, ma possono arrivare anche a nove o undici, e a ogni giro le tre pandelas si fermano davanti alla chiesa per farsi il segno della croce.
Poi si riparte di corsa dal retro della chiesa fino a sa Muredda, un muretto circolare al centro del quale si trova una croce che simboleggia il labarum, lo stendardo da guerra di Costantino. Il percorso in discesa è caratterizzato da curve ravvicinate, che i cavalieri percorrono a forte velocità; arrivati, fanno tre giri attorno e altrettanti al contrario. L'inversione, imposta dalle scorte agli inseguitori riluttanti, serve a riprendere il verso adatto per affrontare l'ultima salita di galoppo verso la chiesa, dove la parte più spettacolare dell'Ardia si conclude.
L'uscita dall'arco, che il pubblico dei fedeli apprezza in modo particolare, avviene in genere per coppie o piccoli gruppi di cavalieri, che si sfidano in gare di velocità fino alla ripida salita de su Frontigheddu.
La messa, il voto sciolto, l'Ardia a piedi
Subito dopo la corsa i cavalieri si recano in chiesa per partecipare alla messa di ringraziamento. Finita la celebrazione, l'intero corteo passa per un secondo arco del muro di cinta e si ricompone a su Frontigheddu, poi rientra in paese annunciato dai fucilieri, dove la gente li aspetta quasi come i vincitori di una battaglia, fino al piazzale della chiesa parrocchiale, dove le pandele riconsegnano gli stendardi al parroco. La manifestazione si conclude formalmente solo con il ritorno finale al santuario, atto che sancisce lo scioglimento del voto.
La corsa si ripete all'alba del 7 luglio, in un'atmosfera più intima, serena e familiare, e la sera si tiene la processione in onore di San Costantino lungo le vie del paese, alla quale partecipano tutti i cavalieri, i fedeli e i cittadini.
Chi non sa o non può andare a cavallo partecipa all'Ardia a piedi, che si svolge due domeniche dopo quella a cavallo, lungo lo stesso itinerario e con lo stesso svolgimento. Ha i suoi capicorsa e le sue scorte — una in più rispetto a quelle a cavallo — scelti con le stesse procedure, e vi partecipano un gran numero di giovani, e con loro donne, bambini e anziani: un'atmosfera dai toni e dai ritmi minori, ma non per questo meno sentita.
Come arrivare alla festa
L'Ardia di San Costantino a Sedilo si raggiunge con un viaggio non brevissimo, e vale la pena affrontarlo. Chi viaggia su rotaia scende alla stazione ferroviaria di Borore, a 12 chilometri da Sedilo, e per l'ultimo tratto serve un mezzo. Il mezzo più comodo è l'automobile: chi esce allo svincolo di Sedilo Sud ha davanti un percorso di 2,3 chilometri, due minuti di guida.
Altre feste in zona
Nella stessa provincia, altre feste antiche.
- Arrivo dei Coloni ad Arborea — luglio
- Sa Carrela 'e Nanti a Santu Lussurgiu — febbraio
- Rievocazione del Giudicato di Arborea ad Oristano — febbraio