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Bulla indulgentiarum a Cerchio 2027 - La pergamena del 1300 in cui il paese compare per la prima volta
La Bulla Indulgentiarum si rievoca a Cerchio, in provincia dell'Aquila, il 24 agosto, giorno di San Bartolomeo, con cortei storici e celebrazioni che cominciano il 23. Il documento in cui Cerchio appare per la prima volta è quello conservato ad Avezzano nell'archivio della diocesi: la «Bulla Indulgentiarum» di Papa Bonifacio VIII, emessa nel 1300 in occasione del primo Anno Santo. Ogni anno il Vescovo dei Marsi consegna la bolla al sindaco del paese, e da lì parte il corteo.
L'indulgenza plenaria, firmata da sedici vescovi
Con l'emanazione della Bulla il Pontefice disponeva l'acquisizione dell'Indulgenza plenaria per chi si fosse recato nella Chiesa di San Bartolomeo in «Circuli», antico nome di Cerchio, in alcune specifiche festività, minuziosamente indicate nello storico documento. Fra quelle festività c'è la solennità di San Bartolomeo, il 24 agosto, che è tuttora il giorno della festa: chiunque vi si fosse recato «avrebbe potuto riscattarsi da le peccata».
A firmarla non fu il papa da solo: la Bulla fu spedita alla chiesa di San Bartolomeo di Cerchio e concessa da sedici vescovi riunitisi a Roma per volontà di Papa Bonifacio VIII, nel 1300, anno del primo Giubileo della storia.
Oggi il documento è conservato nella curia vescovile della diocesi di Avezzano. È un documento «simbolo di solidarietà e pace», imperniato sui valori della concordia e della pace.
Il vescovo lo consegna al sindaco, e la Dama lo porta in processione
Ogni anno il Vescovo dei Marsi consegna la bolla al sindaco del paese marsicano per segnare l'inizio del corteo e delle celebrazioni di carattere religioso.
Da quel momento il documento passa a una figura scelta apposta, la Dama della Bulla: una fanciulla del posto scelta dagli organizzatori, emblema di valori quali l'educazione, la personalità, la determinazione, la forza, che ha il privilegio di mostrare il famoso documento originale dell'epistola papale. Tocca a lei presentarlo alla moltitudine di fedeli accorsi e portarlo in processione fino al suo rientro nel palazzo comunale.
Accanto al corteo c'è l'esposizione: oltre alla Bulla si mostrano antichi documenti originali del 1300 e pannelli illustrativi relativi ai vari Giubilei della storia.
I massari, e perché la festa cade proprio in agosto
Prima del corteo si rievoca la nomina del nuovo governante della comunità, un rito che affonda le sue radici nelle tradizioni medievali del territorio. Poi c'è la cerimonia di giuramento dei «massari», detti anche «massai», che nel Medioevo erano i contadini che gestivano un «maso», ovvero un'unità di terra coltivabile.
Un documento antico dell'Archivio Comunale spiega il mese: «la detta terra si governa da due Massari e sei Eletti, e per loro ministero il Razionale, il Cangielliero e il baglivo, i quali s'eliggono nel mese d'Agosto di ciaschedun anno». Lo stesso documento prosegue: «dopo l'elezione, il magnifico Governatore interviene e prende il giuramento dei nuovi Massari, e dalli Predecessori si consegna il suggello dell'Università, con di più il Camerlengo».
Nel programma della rievocazione c'è anche l'investitura del Mastro Giurato, una cerimonia che richiama un'epoca in cui forza, coraggio e saggezza erano qualità imprescindibili.
Tre casali, tre terzieri e tre condottieri
L'associazione che organizza tutto si chiama Universitas Circuli, e prende il nome dall'unione dei tre casali che storicamente costituivano la forma di governo che amministrava il territorio di Cerchio: Villamagna, Torpigliano e Circulo.
Dei tredici casali enumerati da Andrea Di Pietro furono tre quelli che diedero l'apporto prevalente alla fusione, e il casale «de Circulo» assorbì i due predetti agglomerati, dando origine alla formazione di un unico paese nel XVI secolo. Lo avvalorano due documenti conservati nella Biblioteca Vaticana: uno del 1577, in cui il Vescovo dei Marsi presenta alla Duchessa di Amalfi, padrona di tutti i paesi della Marsica, un notaio incaricato dell'unione della chiesa di San Silvestro di Torpigliano al casale de Circulo; e uno del 1589, «una Bolla vera e propria», che sancisce l'unione dei benefici delle chiese di San Vito e Santa Lucia con quelli di San Bartolomeo extra moenia.
Dai documenti dell'Archivio Comunale viene fuori anche come il paese si organizzava in guerra: i maggiori esponenti dei tre casali si ripartivano l'onere e la responsabilità del «terzo» di loro competenza, e per questo furono chiamati terzieri. Ogni condottiero portava con sé un numero corrispondente di cittadini atti alle armi, quelli dell'età compresa tra i quindici e i sessant'anni, presi dal quartiere assegnato: al primo toccava la parte dalla fontana alla porta di Piazza, al secondo gli abitanti dalla sua casa al rione sopra la Chiesa fino alla porta suddetta, al terzo tutto il resto del paese. In caso di necessità dovevano accorrere i tre condottieri con la loro compagnia.
Il campo militare, i doni al santo e la porta che si apre
Nella piazza antistante la chiesa viene allestito in precedenza un campo militare medievale, i cui protagonisti animano e spiegano le varie attività tipiche dell'epoca. Poi un piccolo corteo procede verso la chiesa di San Bartolomeo, dove avviene l'offerta dei doni al Santo.
Nelle due giornate si susseguono cerimonie solenni, cortei storici, gruppi medievali e celebrazioni religiose, e il corteo grande è preceduto dalla «Cerimonia d'Investitura». Sfilano figuranti in abiti d'epoca per le vie del borgo antico, accompagnati da tamburini e sbandieratori, insieme alle autorità, fino all'antica chiesa di San Bartolomeo. Da fuori arrivano il gruppo di sbandieratori e musici di «Borgo San Panfilo» di Sulmona, gli «Armigeri e Balestrieri» della Città di Bucchianico e il Gruppo dei Bandierai dei Quattro Quarti dell'Aquila.
Il momento culminante è l'apertura straordinaria della Porta della chiesa di San Bartolomeo, luogo simbolo della tradizione spirituale cerchiese: una porta che non rappresenta soltanto un ingresso materiale, ma il segno di un cammino di fede, riconciliazione e speranza che attraversa i secoli.
A tenere insieme tutto è l'Associazione culturale Universitas Circuli, con il patrocinio e in collaborazione con l'amministrazione comunale. Per i suoi componenti la Bulla Indulgentiarum «non è soltanto una rievocazione, ma è una memoria viva, una radice spirituale che continua a parlare al presente e che restituisce alla comunità cerchiese il senso profondo della propria identità».
Come arrivare alla festa
Raggiungere la festa a Cerchio è facilissimo. Per chi sceglie i mezzi pubblici la stazione ferroviaria di Cerchio è a 400 metri dal centro, cioè a pochissima distanza dal cuore della festa. Se invece si preferisce l'automobile, l'uscita di riferimento è il casello di Pescina: da lì bastano 10 minuti di guida (10 chilometri) per immergersi nei festeggiamenti.
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