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Corsa degli Zingari a Pacentro 2026 - Scalzi giù dalla Pietra Spaccata fino all'altare della Madonna
Fonte: folledicorsa.it, letta il 20/09/2026.
La Corsa degli Zingari si corre a Pacentro, in provincia dell'Aquila, borgo medievale della Valle Peligna fra il monte Morrone e il massiccio della Majella, nel pomeriggio della prima domenica di settembre, in onore della Madonna di Loreto. I partecipanti si lanciano scalzi dalla Pietra Spaccata, sul Colle Ardinghi, scendono fino al torrente Vella e risalgono le vie del paese fino all'altare della chiesa. La corsa prevede un numero massimo di trenta partecipanti.
«Il termine Zingaro non ha alcuna connotazione etnica, ma è utilizzato nel dialetto locale come sinonimo di scalzo»: zingaro, a Pacentro, è chi cammina a piedi nudi — e anche il più povero, quello che ha «pochi stracci addosso». Nel modo di dire locale suona così: ha 'rmaste zínghere e nnude, è restato scalzo e nudo.
Alla Madonna di Loreto è dedicata una piccola chiesa dentro le mura urbane di Pacentro, e per secoli la corsa si è svolta nel giorno a lei dedicato, l'8 settembre.
Cinque sentieri giù dalla Pietra Spaccata
Le iscrizioni si fanno lungo il torrente Vella. Da lì si sale a piedi verso Colle Ardinghi, sulla cui sommità sta la Pietra Spaccata, una grande roccia sporgente sulla quale nel 1956 è stato dipinto il tricolore della bandiera nazionale italiana.
È da lassù che parte la corsa, e chi parte può scegliere fra cinque sentieri, ognuno col suo nome e la sua trappola: la «Via Rossa», così chiamata perché prende avvio dal lato della pietra colorato in rosso; la «Direttissima», che si snoda interamente lungo una pietraia; lo «Zumpature», il salto — il percorso più breve ma anche il più difficile, perché lungo il tragitto bisogna saltare una roccia molto alta; il «Boschetto», caratterizzato da molti alberi; e la «Via Verde», la più lunga e ripida.
I cinque sentieri si ricongiungono in basso, nella zona detta «le macchie». Poi c'è il torrente Vella da attraversare, e comincia la risalita verso il paese, attraverso la zona detta «le canne», fino alla curva chiamata «lu strippe», e da lì l'ultimo tratto in salita fino alla chiesa.
Terminate le iscrizioni, alla base del Colle Ardinghi si accende uno spettacolo di fuochi pirotecnici. Poi tutto si ferma, e si aspetta.
«Uno dei momenti decisivi della gara è la partenza, in particolare l'arco di tempo tra la fine dello spettacolo dei fuochi d'artificio e l'attesa del rintocco delle campane della chiesa della Madonna di Loreto, con cui si dà il via alla Corsa.» Quando i primi arrivano alle «macchie», le campane suonano di nuovo, per avvisare gli altri concorrenti e il pubblico.
Chi corre indossa una divisa semplice — pantaloni blu e canottiera bianca, con stampata l'immagine della Madonna di Loreto — e nient'altro ai piedi. I partecipanti scendono con i piedi lacerati e feriti dalle pietre e dai rovi, risalgono le vie del paese e puntano all'altare.
L'arrivo, a porte chiuse
Il traguardo non è un nastro: è l'altare della Madonna di Loreto. All'arrivo di ogni Zingaro vengono suonate, a mano, le campane della chiesa.
Dentro, la scena è questa: gli Zingari raggiungono l'altare e «si lasciano andare a terra stremati, con piedi sanguinanti» — alcuni si gettano a terra subito dopo aver varcato la soglia, e vengono portati davanti all'altare dai sanitari. «Gli Zingari baciano l'altare della Madonna di Loreto, o fanno il segno della croce, concedendosi in silenzio un momento di preghiera. Stesi ai piedi dell'altare, alcuni si tengono l'un l'altro stringendosi le mani, in segno di complicità e di solidarietà.»
Quando è arrivato anche l'ultimo, il portale della chiesa si chiude. È allora che si medicano le ferite ai piedi e le escoriazioni, con i sanitari della Croce Rossa e i volontari della Protezione Civile o del Corpo degli Alpini; dentro restano solo il parroco, i membri della Confraternita della Madonna di Loreto e dell'Associazione «Corsa degli Zingari», più giornalisti e fotografi. Fuori, la folla aspetta.
Secondo la leggenda, la Madonna di Loreto assiste gli Zingari non facendo riportare loro ferite veramente gravi, e stando alle fonti orali nessuno si è mai fatto male gravemente. Fino agli anni Novanta, arrivati in chiesa, i corridori mettevano i piedi in una bacinella riempita con acqua e aceto, rimedio tradizionale per disinfettare; oggi quella pratica non si usa più.
Il Palio, cioè il vestito buono
Il premio è una stoffa. Il Palio — in dialetto lu 'bbalie — è un taglio di stoffa di lana per confezionare un abito maschile: quello che serviva per cucire il «vestito buono», quello della festa, ed era un premio molto ambito nel Medioevo. Ci va appuntata sopra un'immaginetta della Madonna di Loreto.
Non compare all'improvviso: è esposto già dal giorno prima, sospeso a una canna, dalle finestre che si aprono sulla facciata della chiesa, in modo che tutti lo vedano prima ancora che si corra. Oggi il palio si conserva come trofeo, ed è accompagnato dalla coppa e da un premio in denaro.
Finite le medicazioni si proclamano i vincitori, e comincia la parte in strada: i primi classificati escono dalla chiesa portati a spalla dagli amici, e sfilano fino a sera per le vie del paese, nell'ordine della classifica, con la banda musicale che apre il corteo intonando una marcia, e il palio tenuto su un'asta e sventolato a mo' di bandiera.
Il corteo finisce a casa del vincitore, dove avviene l'incontro con i familiari commossi e la stoffa viene esposta al balcone o alla finestra. A tutti i presenti si offre del vino, «che secondo la tradizione viene attinto da una conca di rame, in segno di augurio e prosperità per l'imminente vendemmia», insieme a dolci e biscotti.
I bambini, e chi si allena da maggio
Poche ore prima si corre la Corsa degli Zingarelli: la stessa cosa in piccolo, sempre a piedi scalzi, su un percorso più breve e meno accidentato lungo le vie principali del paese, al suono unico della campanella della chiesa. È il modo in cui a Pacentro si impara la tradizione.
Per gli altri, la preparazione è lunga. «I giovani che vogliono partecipare alla Corsa già nel mese di maggio cominciano l'allenamento»: ci si ritrova alla chiesa della Madonna di Loreto, si scende al torrente, si tolgono le scarpe e si sale fino alla Pietra Spaccata; poi si ripete la discesa più volte, per scegliere il sentiero e testare le difficoltà del terreno. Si cronometrano, e chi ha l'ambizione di classificarsi ai primi posti si allena tre o quattro volte a settimana.
Non è sempre stato così. In passato non c'era bisogno di alcun allenamento: gli Zingari praticavano sin da giovanissimi i sentieri del circondario per condurre le greggi al pascolo. E in passato correvano solo i residenti nell'area della Chiesa della Madonna di Loreto — che, precisa la ricerca etnografica, «più che di appartenenza territoriale si trattava di appartenenza di classe», perché lì abitavano soprattutto le famiglie legate alla pastorizia. Oggi i partecipanti sono al massimo trenta, con precedenza ai residenti e ai familiari dei compaesani.
Le ipotesi sulle origini, e nessuna certezza
«Le origini incerte di questa tradizione giustificano le ricerche di molti storici, i quali attribuiscono alla Corsa degli Zingari significati spesso contrastanti.» Le ipotesi in circolazione sono cinque.
La prima la fa risalire alla presenza longobarda e all'alto Medioevo: la Corsa come banco di prova dei giovani per valutarne efficienza fisica e coraggio, e quindi per selezionare i soldati dell'esercito dei Caldora — la tradizione lega la prova al condottiero Jacopo Caldora, vissuto fra il 1369 e il 1439, riservando agli esclusi gli incarichi più umili. La seconda parla di un'apparizione mariana sul Colle Ardinghi. La terza la lega alla traslazione della Casa Santa di Nazareth, affidata a due gruppi di messaggeri, uno dei quali «Zingari»: fallito il progetto di Celestino V di portare la Casa Santa alla Basilica di Collemaggio all'Aquila, nel 1294 il papa avrebbe incontrato nei pressi di Pacentro gli Zingari-Messaggeri in viaggio verso Loreto. La quarta ipotizza origini preromane, con scopi propiziatori per i raccolti e l'allevamento — la fine del ciclo agricolo e la partenza del pastore transumante — e la sopravvivenza di antichi riti di passaggio dall'età puberale a quella adulta. La quinta, infine, la vuole istituita nel XVIII secolo come forma di voto in sostituzione del pellegrinaggio al Santuario di Loreto.
Le date documentate sono più prudenti. Il culto della Madonna di Loreto si diffonde a Pacentro nel XVI secolo: intorno al 1550 è attestata la costruzione della chiesa, e un documento del Catasto Generale di Pacentro del 1577 ne testimonia la presenza; un altro documento del 1654, conservato nell'Archivio Segreto Vaticano, attesta un'altra chiesa dedicata alla Madonna di Loreto, distrutta dal terremoto del 1777 e poi ricostruita. La corsa, invece, è documentata con certezza da testimonianze risalenti all'inizio del XIX secolo, e la sua immagine più antica è un dipinto di Filippo Cercone, autore pacentrano, databile fra la fine dell'Ottocento e l'inizio del Novecento: una piccola tavola che ritrae proprio l'ultimo tratto del percorso. I pacentrani, dal canto loro, assicurano che la tradizione si ripete dal 1450.
Si corre anche in Ohio
«A seguito della grande ondata migratoria che ha segnato il paese di Pacentro sin da fine Ottocento, le comunità della diaspora hanno mantenuto l'uso di correre per la Madonna di Loreto: ancora oggi, a Youngstown (Ohio) il Club pacentrano tiene viva questa pratica, organizzando, la prima domenica di settembre, una variante locale della Corsa degli Zingari.»
Come arrivare alla festa
Raggiungere la Corsa degli Zingari a Pacentro è facilissimo. In automobile si esce allo svincolo di Sulmona, e da lì restano 6,0 chilometri e 8 minuti.
Eventi nei dintorni
Qui intorno, nello stesso periodo, si festeggia anche cosi'.
- I Caldoreschi nell'anno del Signore 1450 a Pacentro — agosto
- Presepe Vivente a Pacentro — dicembre
- Bulla indulgentiarum a Cerchio — agosto