Home » Folklore e Rievocazioni
Confuoco a Genova 2026 - I mugugni letti in faccia al sindaco
Il giorno esatto cambia ogni anno e non e' ancora stato reso noto.
Fonte: rievocazionistoriche.cultura.gov.it, letta il 30/08/2026.
Il Confuoco, in genovese O Confeugo, si celebra a Genova, in Liguria, il sabato che precede il Natale, davanti a Palazzo Ducale, in piazza De Ferrari. Il cintraco, il banditore, annuncia la cerimonia e invita l'Abate del Popolo a prendere la parola per leggere i mugugni, l'elenco dei principali problemi della città più invisi ai genovesi, che l'amministrazione si impegna a risolvere. Poi si accende il fascio d'alloro, e chi assiste cerca di portarsi via un tizzone.
Le condizioni della valle, e un assegno in risposta
Era così anche ai tempi del Doge. L'Abate del Popolo, dopo il saluto, gli illustrava le condizioni della sua valle e delle Podesterie, presentandogli i problemi e le criticità e reclamandone la soluzione.
Di solito il Doge anticipava parte della somma da investire nella podesteria, dando all'Abate un cartulario del Banco di San Giorgio — l'equivalente di un assegno — da 100 lire.
Prima di arrivare a quel punto si recitavano le due frasi che ancora oggi aprono la cerimonia. L'Abate: «Bén trovòu Mesê ro Dûxe», ben trovato signor Doge. Il Doge: «Bén vegnûo Mesê l'Abòu», ben venuto signor Abate. Poi l'Abate offriva un mazzo di fiori finti e gli augurava buone feste.
La fiamma che dice come andrà l'anno
Secondo la tradizione, se si genera una fiamma bianca e ben dritta che punta diretta verso il cielo, la città vivrà un anno di buona fortuna.
Il legno non è scelto a caso: è l'uso esclusivo dell'alloro, pianta sacra ad Apollo e simbolo di gloria, che brucia con una fiamma molto particolare, intensa e profumata, che riempie l'aria di un aroma balsamico inconfondibile. Il fuoco si accende mentre rintocca il Campanon do Paxo, la campana del Palazzo Ducale collocata sulla Torre Grimaldina.
Oggi non brucia un ceppo, e la ragione è pratica: l'abbruciamento è costituito non da un ceppo d'alloro, che richiederebbe troppo tempo per consumarsi, ma da molte frasche d'alloro che bruciano più rapidamente. Un tempo il fuoco si spegneva gettandovi sopra un vaso di vino, zucchero e confetti.
I carboni che il Comune dovette razionare
Il grosso tronco bruciato era ritenuto sacro, e la folla si accalcava a prendere per sé un tizzone, custodito poi gelosamente come amuleto dotato di poteri magici.
Il desiderio di possedere questi carboni era così vivo che il Comune dovette provvedere a distribuirli in equa misura tra i cittadini.
Venticinque granatieri e bandiere con l'asta impiombata
Il nuovo Abate incontrava l'Abate dell'anno precedente, che gli presentava lo stendardo di San Giorgio con alcune invocazioni e proteste; poi si incamminava verso la città, talora a piedi, talora in portantina, con alla sinistra il sindaco del rispettivo villaggio, il quale era un notaio, e la scorta di 25 granatieri con baionetta in canna. Alla Porta Romana e alla Porta dell'Arco gli venivano resi gli onori militari.
Dietro veniva il dono, tirato da uno o più paia di buoi: un gran tronco d'albero ornato di rami verdeggianti, decorato con nastri bianchi e rossi, i colori del vessillo di Genova.
Le bandiere le portavano contadini scelti tra i magnati dei dintorni, e misuravano tre palmi in quadro, con l'asta lunga quattro palmi e mezzo. Con quelle si giocava: le facevano non solo sventolare, ma se le giravano intorno al collo e al corpo e persino tra una gamba e l'altra; quindi le gettavano in aria e nel cadere le afferravano per l'estremità dell'asta, che era impiombata.
Il corteo partiva dalla Valle del Bisagno e, attraversando il Ponte di Sant'Agata, percorreva le attuali via San Vincenzo, via Porta d'Archi, vico Dritto Ponticello e Porta Sant'Andrea, fino al Palazzo del Governo, oggi Palazzo Ducale.
Perché si faceva la vigilia di Natale
La cerimonia veniva celebrata nel giorno della vigilia di Natale, in quanto ultimo giorno dell'anno in epoca medievale: era il saluto di Capo d'Anno, perché l'anno nel medioevo iniziava col 25 dicembre, Natività di Gesù Cristo.
A ricevere l'omaggio non fu sempre la stessa carica: dapprima offerto al Podestà, capo supremo del Comune, passò ai Capitani del Popolo e infine al Doge, dal 1339 in poi. A portarlo era l'Abate del Popolo, rappresentante delle Podesterie del Bisagno, del Polcevera e di Voltri, privilegio che gli spettava forse fin dal 1307 e che fu ben presto limitato al solo Abate del Bisagno.
Il rito è attestato a Genova dal XIV secolo, e le origini si fanno risalire probabilmente al Medioevo, ai tempi del Comune del Popolo.
Soppresso due volte, e sempre tornato
Il confuoco fu celebrato annualmente fino al 1499, quando fu abolito durante la dominazione francese del re Luigi XII; ripristinato nel 1530, fu nuovamente soppresso dal Senato della Repubblica di Genova il 30 dicembre del 1637, poiché, secondo il testo del senato, causava gran confusione e una grave spesa per la popolazione della val Bisagno.
Celebrata in seguito con toni minori e più in forma privata, la cerimonia fu comunque eseguita fino al 24 dicembre 1796, quando l'ultimo abate di San Martino di Struppa, Antonio Bazzorao, consegnò l'augurio di inizio d'anno al doge Giacomo Maria Brignole. Fu l'ultimo omaggio alla massima carica repubblicana: dal 22 maggio 1797 la nuova dominazione francese di Napoleone Bonaparte decretò la soppressione della Repubblica di Genova e, di conseguenza, della manifestazione popolare.
Seguì una sospensione durata ben 127 anni. Nel 1923 l'associazione A Compagna — nata in quell'anno per la tutela e la conservazione della cultura e delle tradizioni genovesi — deliberò di ripristinare la cerimonia. L'ultima cerimonia prima della seconda guerra mondiale fu quella del dicembre 1937; ripresa nel 1951, dal 1998 si svolge a «Paxo», ossia nella sede storica di Palazzo Ducale dove era nata nel medioevo. E nel 1974, oltre all'offerta dell'alloro, si è aggiunto «o tondo de Natale», un piatto di ceramica decorato a mano nell'ambito della tradizione artistica ligure.
Oggi il Doge è rappresentato dal Sindaco di Genova e l'Abate è impersonato dal Presidente della Compagna. Il corteo di figuranti in costume e sbandieratori accompagna l'Abate fino a Palazzo Ducale; la cerimonia riprende tutte le fasi dell'antico Confuoco — l'annuncio del cintraco, il saluto rituale, i mugugni dell'Abate, il rito del cartulario e l'abbruciamento — ed è arricchita da canti, balli e dalla presenza dei gruppi storici. Dopo l'accensione del fuoco e la raccolta dei tizzoni si prosegue nel Salone del Maggior Consiglio di Palazzo Ducale con momenti culturali, rievocazioni e spettacoli.
Il dialetto genovese resta la lingua della cerimonia, come lo era anche quando il latino o l'italiano erano le lingue ufficiali della diplomazia e degli atti pubblici. La festività viene rinnovata anche in altri Comuni e borghi della Liguria, anticamente sede di podesterie e capitaneati — a Savona di domenica — con lo stesso rito ufficiale del falò del ceppo d'alloro, ma con varie modalità celebrative a seconda del Comune.
Come arrivare alla festa
Partecipare alla festa a Genova è davvero semplice. Chi viaggia su rotaia trova la stazione ferroviaria di Carbonara a un passo dal centro, 1,2 chilometri dai luoghi della manifestazione. In automobile si esce al casello di Genova Est, e da lì restano 3,3 chilometri e 5 minuti.
Eventi nei dintorni
Poco lontano, altre tradizioni dello stesso territorio.
- Rievocazione della Battaglia della Meloria a Genova — agosto
- Falò di San Giovanni Battista a Genova — giugno
- Natale a Genova — dicembre