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Falò di San Giovanni Battista a Genova e l'accensione del fuoco in piazza Matteotti 2027
Questa e' l'ultima edizione di cui abbiamo notizia: le date della prossima non sono ancora state annunciate.
Fonte: visitgenoa.it, letta il 20/09/2026.
Il Falò di San Giovanni Battista apre le celebrazioni per il patrono di Genova, in Liguria, che si festeggia il 24 giugno. Allo scoccare della mezzanotte fra il 23 e il 24, in piazza Matteotti, si accende il gran falò, e la serata prosegue a notte fonda con musica e intrattenimento. Il giorno dopo, al termine della Messa solenne, l'arca argentea con le ceneri del santo esce dalla Cattedrale di San Lorenzo e sfila fino al Porto Antico seguita dalle Casacce, le antiche confraternite genovesi coi loro crocifissi processionali, per la benedizione del mare e della città.
La notte tra il 23 e il 24 giugno
Genova festeggia il suo patrono, San Giovanni Battista, il 24 giugno, ma la festa comincia la sera prima. Nella notte tra il 23 e il 24 la città vive la «Notte di San Giovanni», un appuntamento che affonda le radici in riti ancestrali legati al solstizio d'estate e che lega il Battista alla Superba da oltre 900 anni. Il centro storico si anima di bancarelle, musicisti e artisti di strada, con i locali aperti fino a tardi, e dai carruggi passa il Ghost Tour della Notte di San Giovanni, un percorso gratuito animato da figuranti e rievocatori in costume storico.
Poi l'attenzione si sposta su una piazza sola. Allo scoccare della mezzanotte, in piazza Matteotti, viene acceso il gran falò di San Giovanni Battista, e la serata prosegue a notte fonda con musica e intrattenimento. Il rito del fuoco purificatore attira centinaia di cittadini e turisti, tutti con gli occhi puntati sulle fiamme che danzano nel cielo notturno, simbolo di purificazione e rinascita. Si guarda anche come brucia: una fiamma dritta è segno di buon auspicio. Ad accendere il fuoco sono le autorità cittadine.
Fors Fortuna e i fuochi dei popolani
Quel falò è più antico della festa cristiana. Già da prima dell'XI secolo si ha notizia di come sulle piazze principali di Genova e nei paesi di tutta la Liguria si accendessero enormi fuochi attorno ai quali facevano festa i popolani: erano tradizioni sopravvissute al paganesimo, che il 24 giugno celebrava la festa di Fors Fortuna e con i fuochi della notte del 23 voleva allontanare gli spiriti maligni e le streghe che uscivano dai loro antri per danneggiare i raccolti e uccidere bestiame e uomini. Molti di quei fuochi venivano accesi nel greto del Bisagno.
La Chiesa condannò più volte quei rituali, ma vista l'impossibilità di cancellarli scelse la via accomodante di trasformare i falò in fuochi sacri e rievocativi dell'elogio di Cristo per il Battista. La ragione del fuoco, del resto, sta nel calendario: dal 21 giugno, solstizio d'estate, le giornate iniziano ad accorciarsi, e gli antichi, molto attenti ai cicli della natura, accendevano i fuochi per allontanare le forze del male, purificare e auspicare un buon raccolto. Nella versione più propriamente pagana lo scopo era dare più forza al Sole, che da quel giorno diveniva sempre più debole.
C'è anche un'usanza di bambini che il tempo ha spostato altrove. Anni fa, nelle notti precedenti al 24 giugno, i figgeu zeneixi giravano per i vicoli domandando «Qualcosa per San Giovanni?», proprio come ora si fa per Halloween, e raccoglievano oggetti vecchi da bruciare e qualche denaro da spendere in dolci per festeggiare il patrono.
Le ceneri arrivate con i crociati
Il legame tra Genova e il Battista nasce dalle Crociate. La tradizione racconta che le Ceneri del Battista giunsero a Genova nel 1099 grazie ai crociati genovesi guidati da Guglielmo Embriaco: di ritorno dall'assedio di Antiochia, essi avrebbero rinvenuto le reliquie del santo e le avrebbero riportate in patria, consegnando alla città uno dei tesori spirituali più preziosi della sua storia.
Alla traversata si accompagna un racconto di mare. Si narra che solo quando le ceneri vennero riunite e riposte in una sola nave si placò la feroce tempesta che colpì i marinai di ritorno dalla Terrasanta: un potere incredibile per i marinai genovesi, abituati da sempre a domare le onde, e da lì San Giovanni divenne patrono di Genova per la sua dote di protezione del popolo e la capacità di governare i flutti.
La devozione si organizzò presto. Alla fine del Duecento si istituì la Confraternita intitolata a San Giovanni, con il compito di accompagnare le reliquie al Molo in caso di tempesta in mare, e nel 1327 la Repubblica proclamò il santo patrono di Genova, affiancandolo a San Giorgio e San Lorenzo e decretando una processione da tenersi ogni anno.
L'arca argentea e le Casacce
Il 24 giugno la Cattedrale di San Lorenzo ospita la Messa solenne in onore del Battista, alla presenza delle autorità religiose e civili. L'arcivescovo recita i Vespri solenni e pronuncia il discorso alla Città, ai suoi amministratori e a tutti coloro che operano nel territorio della Diocesi. Al termine esce dalla cattedrale l'arca argentea con le ceneri del santo: è la Cassa Argentea del XVI secolo: l'arca si configura come un vero e proprio cantiere collettivo in cui coesistono diverse culture figurate europee, con undici scene sbalzate dedicate alla storia del Battista. È il terzo manufatto processionale custodito in Cattedrale; la prima Arca, conservata nel Museo del Tesoro, fu donata da Federico Barbarossa per onorare la devozione dei genovesi.
Dietro l'arca sfilano le Casacce, le antiche confraternite genovesi, con preziose vesti e i pesanti crocifissi portati in mezzo alla folla. La processione ha un grandissimo valore storico-artistico, perché in quell'occasione le Casacce portano i monumentali Cristi processionali, simbolo del patrimonio artistico e devozionale delle chiese e degli oratori della città. Sono sei i grandi crocifissi che accompagnano il corteo, portati a spalla dai cristezzanti delle confraternite di Pra', Sant'Olcese, San Biagio di Valpolcevera, Fabbriche di Voltri, Pino in Val Bisagno e Masone. Fra le opere più imponenti spicca il crocifisso di Sant'Olcese, considerato uno dei più pesanti dell'intera diocesi, con i suoi circa 170 chilogrammi e il Cristo realizzato in legno naturale; all'estremo opposto sta quello di Masone, che pesa circa 22 chilogrammi ed è portato da un gruppo di giovanissimi cristezzanti, a testimonianza del ricambio generazionale che mantiene viva la tradizione. Le confraternite di San Biagio di Valpolcevera e delle Fabbriche di Voltri partecipano con costanza da molti anni e sono considerate tra le più fedeli all'appuntamento.
Sirene delle navi al Porto Antico
Il corteo ha un itinerario fisso, che dalla cattedrale scende verso l'acqua: via San Lorenzo, piazza Raibetta, via Frate Olivero, piazza Caricamento, poi l'area del Porto Antico fino a Calata Falcone Borsellino. È il tratto che rappresenta l'indissolubile legame tra Genova e il mare, e che porta le ceneri del Precursore al Porto Antico, simbolo del lavoro e della vocazione operosa della città.
Lì arriva il momento più suggestivo della giornata. Il Cardinale Arcivescovo benedice il mare e la città con le reliquie del Battista, e al passaggio della processione risuonano le sirene delle navi in porto e i getti d'acqua delle motovedette della Capitaneria di Porto. Al termine il corteo torna in cattedrale per la benedizione conclusiva.
Acqua di San Giovanni e rugiada
Accanto al fuoco, quella notte prevede l'acqua. Si prepara l'acqua di San Giovanni, detta anche «guazza di san Giovanni», che secondo la leggenda possiede virtù curative e protettrici: la sera del 23 giugno si riempie una bacinella d'acqua con fiori, erbe e aromi, la si lascia tutta la notte all'aperto e l'indomani mattina la si usa per lavarsi il viso e le mani. Gli ingredienti sono quelli più facilmente reperibili nella zona, e tra i più importanti spiccano l'iperico — chiamato addirittura erba di San Giovanni — la lavanda e il rosmarino, ma si raccolgono anche salvia, trifogli, menta, garofano, fiordalisi, papaveri, rose o camomilla, in base alle fioriture del proprio territorio. La tradizione vuole che si conservi negli angoli della casa e le attribuisce il potere di scacciare malocchio, sfortuna e malattie, oltre a quello di far ricrescere i capelli, favorire la fecondità e curare la pelle.
I due riti si tengono insieme in una sola immagine. In questa notte il sole, simbolo del fuoco, si incontra con la luna, simbolo dell'acqua: i falò propiziatori rappresentano il Sole, mentre l'acqua di San Giovanni raccoglie la rugiada, che simboleggia la Luna. Trovarsi insieme davanti al fuoco ha ancora oggi un alto valore simbolico, ed è forte la tradizione di saltare il fuoco tenendosi per mano, gridando insieme antiche formule.
Come arrivare alla festa
Raggiungere la festa a Genova è facilissimo. Per chi sceglie i mezzi pubblici la stazione ferroviaria di Carbonara è a 1,2 chilometri dal centro, cioè a pochissima distanza dal cuore della festa. Se invece si preferisce l'automobile, l'uscita di riferimento è il casello di Genova Est: da lì bastano 5 minuti di guida (3,3 chilometri) per immergersi nei festeggiamenti.
Altre feste in zona
Altri appuntamenti in provincia di Genova.
- Rievocazione della Battaglia della Meloria a Genova — agosto
- Confuoco a Genova — dicembre
- Sagra delle Focaccette di Crevari a Genova — giugno