Home » Folklore e Rievocazioni
Falò di San Giorgio a Portofino e la caduta della penolla 2027
Questa e' l'ultima edizione di cui abbiamo notizia: le date della prossima non sono ancora state annunciate.
Fonte: goamagazine.it, letta il 20/09/2026.
Il Falò di San Giorgio è la festa patronale di Portofino, in provincia di Genova, in Liguria, e si celebra il 23 aprile. Allo scoccare delle 21 all'orologio del campanile della Chiesa di Divo Martino si accende in Piazzetta una catasta di legname costruita attorno alla «penolla», il tronco di un albero appositamente tagliato: se cade verso il mare gli auspici per la stagione sono positivi, se cade verso il monte si preannuncia una stagione meno favorevole. Il giorno dopo, il 24 aprile, le reliquie del santo attraversano il borgo in processione, accompagnate dai crocifissi delle confraternite, e ogni passaggio è salutato dalla «sparata dei mascoli», i colpi a salve della tradizione ligure.
La penolla nella Piazzetta
La Festa Patronale di San Giorgio a Portofino si celebra ogni anno il 23 aprile, ed è l'appuntamento religioso e popolare più importante dell'anno per il borgo. Il momento più atteso è l'accensione del falò nella celebre Piazzetta, evento clou dei festeggiamenti in onore del santo patrono, simbolo di identità e comunità per tutto il Tigullio.
Al centro della catasta c'è un oggetto che ha un nome suo. Al centro del falò svetta la «penolla», il tronco di un albero appositamente tagliato a cui spetta il compito di segnare le sorti della stagione: se durante il fuoco il tronco cade verso il mare, gli auspici sono positivi; se cade verso il monte si preannuncia una stagione meno favorevole. È da lì che i presenti traggono le previsioni per l'imminente stagione turistica.
La preparazione impegna il borgo per giorni. La penolla, un alto fusto innalzato in anticipo, viene scelta e portata in piazza in un lavoro collettivo che unisce generazioni tra impegno, collaborazione e spirito di appartenenza, e attorno a essa si dispone il legname raccolto, rami e fronde, fino a costruire la catasta.
Allo scoccare delle 21
L'ora non è approssimativa. Il falò si accende allo scoccare delle 21 all'orologio del campanile della Chiesa di Divo Martino, e in quel momento la catasta si trasforma in fuoco. All'accensione è presente il Vescovo Diocesano.
A seguire c'è la somministrazione di cibo e bevande accompagnata da musica folkloristica. Le celebrazioni sono coordinate dal Comune e dalla Parrocchia, e trasformano la Piazzetta e le vie del borgo in un palcoscenico di tradizione e devozione. Il borgo, affacciato sul promontorio, è raggiungibile anche via mare con battelli straordinari.
Reliquie, mascoli e confraternite
Intorno al fuoco corre il filo delle reliquie, che nei giorni della festa si spostano da una chiesa all'altra. Le reliquie del santo patrono vengono traslate alla Chiesa Parrocchiale, e ogni passaggio è salutato dalla «sparata dei mascoli», i colpi a salve della tradizione ligure che risuonano lungo i carruggi: una sparata dopo la traslazione, una in saluto alle reliquie sul sagrato della Parrocchia Divo Martino, un'altra ancora, la «sparata del panegirico», nella giornata della messa solenne.
Il giorno successivo, il 24 aprile, si tiene la solenne processione in onore di San Giorgio. In serata le reliquie sfilano accompagnate dai crocifissi delle confraternite e dalla Banda Colombo di Santa Margherita Ligure, e al passaggio segue la tradizionale sparata «grande» dei mascoli lungo le vie del borgo. La processione percorre la calata del porto e sale fino al Santuario, dove si celebra la benedizione del Borgo; quando si ridiscende sulla piazza per tornare in Parrocchia comincia la sparata dei mortaretti e dei fuochi artificiali, come si usava nei tempi pagani. L'ultima sparata accompagna il ritorno delle reliquie al Santuario di San Giorgio.
Pesce sulla brace e canti in genovese
Terminato il fuoco, la festa non finisce. Si va avanti per tutta la notte con canti in genovese e suoni di chitarra, accompagnati da una buona cena a base di pesci cotti sulla brace e vino bianco nostrano.
La devozione dei portofinesi al santo, però, viene da molto più lontano di una cena. I portofinesi, abili marinai, partecipavano con i genovesi alle Crociate in Oriente, e testimoniavano la propria devozione a San Giorgio prima ancora di avere un tempio per il santo dove deporre le sue reliquie.
L'archivio bruciato dopo Napoleone
C'è un episodio che lega il falò alla storia del borgo, e non in modo lusinghiero. Quando confinarono Napoleone a Sant'Elena, una guarnigione di portofinesi che era andata volontaria a Tolone in aiuto delle truppe francesi ebbe paura di essere perseguitata. Il giorno del falò di San Giorgio sfondarono la porta del Comune, che all'epoca stava nell'attuale calata Marconi, cercarono tutti i documenti che esistevano dentro il municipio e li buttarono nel fuoco.
Così la storia di Portofino è bruciata nel falò.
Come arrivare alla festa
Raggiungere la festa a Portofino richiede un po' di viaggio, ma l'esperienza ripaga il tragitto. Per chi sceglie il treno, la stazione ferroviaria più vicina è quella di Santa Margherita Ligure - Portofino, a 5,7 chilometri: conviene organizzarsi per coprire l'ultimo tratto. In automobile si esce al casello di Rapallo, e il tragitto è di 9,8 chilometri per 12 minuti di guida.
Feste vicine, in altri paesi
Qui intorno, nello stesso periodo, si festeggia anche cosi'.
- Festa del Cristo degli Abissi a Camogli — luglio
- Sagra del Fuoco di Recco — settembre
- Festa della Focaccia di Recco — maggio