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Corteo di Carlo V a San Severo 2027 - I quaranta Reggimentari e i privilegi confermati nel 1536
Questa e' l'ultima edizione di cui abbiamo notizia: le date della prossima non sono ancora state annunciate.
Fonte: carloquinto.altervista.org, letta il 20/09/2026.
Il Corteo storico Carlo V, Tiberio de Lisolis e la Municipalità 1521-1522 si tiene a San Severo, in provincia di Foggia, ogni anno il terzo venerdì di maggio, in apertura dei festeggiamenti in onore di Maria Santissima del Soccorso. Centinaia di figuranti sfilano per le vie del centro fino alla chiesa cattedrale, dove il corteo presenzia alla Santa Messa, e rappresentano la società cittadina del XVI secolo, dalle magistrature ai tenutari dei dieci Casali coi loro gonfaloni. La rievocazione è stata ideata nel 2006 dal Centro Culturale Internazionale Luigi Einaudi ed è iscritta nell'elenco dei Cortei Storici Nazionali.
La giornata che il corteo rimette in scena è quella in cui nel 1536 Carlo V soggiornò in città e, nella chiesa di San Severino, durante una solenne cerimonia, confermò tutti i privilegi della città. In quella stessa occasione insediò o confermò il governo municipale formato dai 40 Reggimentari, ne rese ereditaria la carica, diminuì i balzelli e conferì titoli nobiliari. Nel Duomo si legge che «Carlo assistè in S. Severino nel dì festivo del Santo 8 Gen.».
L'imperatore arrivava da un'impresa militare. Il 10 giugno 1535 un'imponente flotta imperiale, al comando dello stesso Carlo V, era salpata da Cagliari per l'impresa di Tunisi contro i barbareschi guidati dal famigerato pirata Khayr al-Dìn, soprannominato il Barbarossa; sbarcò in Sicilia nell'agosto 1535 e giunse a Roma nell'aprile del 1536. Reduce da quella spedizione, visitando il Regno, onorò della sua presenza anche San Severo.
Una permanenza pagata in prodotti dei campi
Il sito del Corteo storico descrive così il soggiorno: «dimorò nel palazzo di fronte alla chiesa di San Severino, nelle case di Geronamo Torres di Luca, i cittadini lo colmarono di una serie di doni dei prodotti dei campi, guadagnandosi la fama di gente molto ospitale. Lo accolse il clero e dai Casali giunsero intere famiglie, tanti erano i nobili e i notabili sia spagnoli che del posto».
A trattare con l'imperatore c'era un uomo che oggi dà il nome a una via: Tiberio de Lisolis — Tiberio Solis — sindaco negli anni 1521-22, descritto come «diplomatico e ambasciatore presso Carlo V, che ha avuto rapporti con l'imperatore per conservare libera e inalienabile la città di San Severo». È il secondo protagonista della rievocazione, che infatti si intitola per esteso «Carlo V, Tiberio de Lisolis e la Municipalità 1521-1522».
Come si governava una città nel Cinquecento
La parte più istruttiva del corteo è l'organigramma che mette in scena. San Severo era governata da quaranta Reggimentari — e in città esiste ancora Via dei Quaranta — nobili cittadini «che governavano con onestà per il bene di tutti», con una carica che durava un anno finché Carlo V non la rese ereditaria. Fra loro eleggevano quattro Rettori: il Mastrogiurato e tre Sindaci.
I compiti erano distinti. Al Mastrogiurato spettava riunire il Consiglio della città tutte le volte che lo riteneva opportuno; durava in carica cinque anni e presiedeva alle fiere e ai mercati con facoltà di giudice. I Sindaci, invece, «dovevano essere di agiate condizioni economiche e timorati di Dio», restavano in carica un anno e custodivano le strade, ne sorvegliavano la pulizia e le occupazioni arbitrarie.
Attorno alla città c'erano dieci Casali o castelli sottoposti alla sua giurisdizione — Sant'Antonino, Sant'Andrea, Motta del Lupo, Motta della Regina, Motta del Belvedere, Oliveto, Casalorda, Santa Giusta, San Matteo, San Ricciardo — e quattro parrocchie: San Severino, San Nicola, Santa Maria in Strada e San Giovanni. C'era anche una guarnigione, il Tercios San Severo, alabardieri agli ordini del maestro di campo e del conte palatino.
Fra i personaggi di quegli anni ci sono Giulio Ferretti, preside della Regia Udienza, morto a San Severo l'8 marzo 1547 e sepolto nella chiesa della Santissima Trinità detta anche dei Celestini, e Agostino Columbre, nativo della città, «veterinario di corte tra i più dotti del Rinascimento», autore di opere scientifiche sui cavalli.
Tamburini di quattro anni e gonfaloni dipinti a mano
Nel corteo sfilano centinaia di figuranti, e ognuno rappresenta un pezzo di quella società: le magistrature — sindaci, reggimentari, governatore, mastrogiurato, regia udienza —, i personaggi del tempo, il viceré, alfieri e alabardieri, il popolo, i tenutari dei dieci casali con tutti i gonfaloni e i rappresentanti delle quattro parrocchie, i cui stendardi sono descritti come «vere opere d'arte realizzate da artisti locali». Poi il corteo imperiale, con paggi, musici, coppie di nobili, dame e damine, e i tamburini di San Severo, che hanno dai 4 agli 8 anni.
Tutto ciò che occorre alla Rievocazione è frutto di maestranze locali: dagli abiti dei rievocatori alle pitture inserite nei gonfaloni. Collaborano adulti, famiglie e gli alunni delle scuole cittadine, dove si tengono convegni propedeutici per far conoscere la storia della città, e i rievocatori «si passano il testimone di generazione in generazione».
Il percorso attraversa il centro: Largo San Severino, Piazza Carmine, via Tiberio Solis, piazza Allegato, Piazza N. Tondi, via M. Tondi, via A. Minuziano, Piazza Incoronazione, corso Vittorio Emanuele II, per tornare in Piazza Municipio, fra spettacoli di sbandieratori e tamburini. In cattedrale il corteo presenzia alla Santa Messa e alla recita della «Preghiera del Rievocatore», e una delegazione offre un cesto di fiori alla Madonna del Soccorso.
Sfilano anche i simboli della città, cioè i prodotti del territorio e la leggenda delle sue origini: c'è la confraternita della zuppetta di San Severo, ricetta che «affonda le sue radici ai tempi di Carlo V», e c'è il "tornese", la moneta che si batteva a San Severo al tempo dell'imperatore.
Dal 2006, dentro un itinerario europeo
Il Centro Culturale Internazionale Luigi Einaudi l'ha ideata «per promuovere l'Incontro tra Popoli e costruire una cultura di Pace», e si tiene ogni anno il terzo venerdì di maggio, in apertura della festa patronale in onore di Maria Santissima del Soccorso.
Gode dei patrocini della Città di San Severo, del Consiglio d'Europa, del Ministero della Cultura e dell'IC-PI, l'Istituto Centrale per il Patrimonio Immateriale. Soprattutto, è inserita nell'Itinerario Culturale "Le Vie di Carlo V", riconosciuto dal Consiglio d'Europa nel 2015 ed esteso in Europa, Africa settentrionale e America centrale: il Centro Einaudi di San Severo ne è sede e capofila per l'Italia.
Sul personaggio attorno a cui ruota tutto, il sito del corteo cita Salvador de Madariaga: «l'imperatore Carlo V è il cardine intorno al quale si realizza la più spettacolare svolta della storia moderna». E lo presenta con l'elenco dei suoi titoli — il precursore dell'Europa Unita, "Difensore della fede", quello sul cui impero non tramontava mai il sole, l'ultimo imperatore incoronato da un Papa — ricordando che visse dal 1500 al 1558.
Come arrivare alla festa
Raggiungere il Corteo di Carlo V a San Severo è facilissimo. Per chi sceglie i mezzi pubblici la stazione ferroviaria di San Severo è a 1,5 chilometri dal centro, cioè a pochissima distanza dal cuore della festa. Se invece si preferisce l'automobile, l'uscita di riferimento è il casello di San Severo: da lì bastano 3 minuti di guida (2,4 chilometri) per immergersi nei festeggiamenti.
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