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Corteo Storico a Giovinazzo 2027 - Le candele della siccità e il tappeto verde della pioggia
Fonte: rievocazionistoriche.cultura.gov.it, letta il 20/09/2026.
Il Corteo Storico di Giovinazzo, in provincia di Bari, sfila in agosto, la domenica entro l'ottavo giorno dell'Assunzione, per la festa patronale di Maria SS. di Corsignano. Nella seconda parte del corteo sfilano i Nobili penitenti con una selva di candele simboleggianti la preghiera che sale al cielo per perorare la grazia, e subito dopo la grazia arriva: un verde tappeto fiorito rappresenta la terra tornata fertile e rigogliosa dopo la miracolosa pioggia. L'appuntamento è fissato da un atto del 1388, redatto «per aver vigore in perpetuo».
Due parti, e si va all'indietro
Il corteo si divide in due, e la seconda è la più antica. La prima parte, ambientata in epoca seicentesca, rievoca la traslazione definitiva (1667) dell'icona della Vergine di Corsignano dal Casale omonimo nella Cattedrale dedicata a Santa Maria Assunta. La seconda parte, invece, in costumi medievali rievoca la processione penitenziale del 1188, che chiedeva alla Vergine di porre fine alla disastrosa siccità imperversante in quel periodo.
Ne seguì l'evento miracoloso conosciuto, in seguito, come Miracolo della Pioggia. Da allora la Madonna di Corsignano divenne per tutti la Madonna dell'acqua, e nel 1388 fu eletta Patrona della città.
Un crociato di ritorno dalla Terra Santa
Il crociato di origini francesi Gereteo Alesbojsne, sbarcato nel 1188 a Brindisi, si recò nell'antico casale di Corsignano del territorio di Giovinazzo, dove sostò, a seguito di un faticoso viaggio, per riposare e curarsi dalle sofferenze patite in Terra Santa. Lì ricevette accoglienza e premura dagli abitanti del posto e, con riconoscenza, ne contraccambiò l'ospitalità donando alla gente «iuvenacina» un'iconografia sacra raffigurante la Madonna con il bambino.
L'icona risalirebbe al XII secolo, così come affermato dai racconti tradizionali che sopperiscono all'assenza di notizie certe circa il rinvenimento della stessa, e l'episodio è quello riportato nell'opera Istoria di S. Maria di Corsignano. Le cure gli furono prestate dal 1187 al 1188, al suo rientro dalla Crociata. Nel corteo il crociato cammina accanto al sacerdote che impersona il parroco del Casale di Corsignano, don Erasmo Fanelli, e ad alcuni suoi seguaci.
Una promessa scritta nel 1388, e mantenuta
Il documento dice che «nella terza domenica di agosto dell'anno 1388, riunendosi il Vescovo con le Autorità del Clero e dell'Università, è stato redatto dall'attuario (scrivano) Giovanni, figlio di Giovanni Iammato, un atto di aver vigore in perpetuo», con il quale la Vergine «con unanime approvazione e consenso di tutti, con voti e pianti… è stata proclamata Patrona della città di Giovinazzo».
L'impegno preso è quello che ogni anno si vede per strada: che «ogni anno, la domenica entro l'ottavo giorno dell'Assunzione della Madre di Dio, il popolo di Giovinazzo organizzi la solenne festa della stessa Madre di Dio, traslando in devota processione l'Immagine della SS. Vergine di Corsignano alla Chiesa Cattedrale, venerandoLa in questa per tre giorni, finché nella stessa città di Giovinazzo si costruisca il tempio della Beatissima Vergine e la stessa Immagine vi sia collocata».
Chi passa, e in che ordine
Ad aprire sono gli araldi che, con chiarine e tamburi, annunciano alla cittadinanza l'inizio dell'evento e l'arrivo dell'alfiere a cavallo con il gonfalone dell'antica Juvenatium. Seguono le fanciulle in biancoverde, i colori dell'Universitas, e le congregazioni religiose con i rispettivi gonfaloni: giallo quello della Purificazione — vulgo Gialluid —, azzurro per la Madonna di Costantinopoli, verde per la Madonna degli Angeli, marrone per San Francesco da Paola, rosso per la Santissima Trinità, giallo-oro per San Michele, bianco per l'Arciconfraternita del Santissimo.
Poi le bandiere: quella di Terra di Bari, ottava provincia del Regno di Napoli, quella del Capitano del Popolo, lo stemma di Agnello Alfieri, Vescovo di Giovinazzo, e l'insegna araldica del feudatario Niccolò Giudice, figlio di Domenico, Principe di Cellamare e, per decreto di Re Filippo IV, Duca di Giovinazzo. Chiudono la prima parte il cerimoniere, i governatori, i rappresentanti dei Nobili dell'epoca, un drappello di alabardieri con tamburino e il corteo ducale, in cui risaltano la grazia delle nobili dame e l'austera figura del Duca con la moglie Costanza Pappacoda, seguiti dalla Corte.
La seconda parte è aperta dai nobili con saio grigio penitenziale e rispettive insegne, preceduti da cinque tamburini, con i blasoni delle famiglie: Brayda, Chyurlia, De Martinis, De Planca, De Risiis, Fanelli, Framarino, Griffi, Lupis, Marziani, Messere, Morula, Paglia, Sagarriga, Saraceno, Sasso, Siciliani, Spinelli, Vernice, Volpicella, Zurlo. Vengono poi gli uomini d'arme, difensori della città — lancieri, balestrieri, armigeri — e le giovani ancelle, che rafforzano il segno di vitalità con la gaiezza cromatica dei fiori e il chiarore dei loro sai.
Appena rischiarata dai tedofori, l'immagine avanza portata a spalla dalle varie maestranze del lavoro: contadini, falegnami, fabbri, marinai, muratori, pescatori, pittori, sarti. Concludono il Corteo i dignitari dell'epoca — il Giudice, il Protontino, il Signator, il Baglivo, il Catapano — e il popolo. Ogni anno gruppi di sbandieratori precedono e concludono il Corteo.
Dal Palazzo Ducale al sagrato di San Domenico
Si parte sul fare della sera con l'uscita dal Palazzo Ducale, cuore del centro storico, e l'incontro con gli altri figuranti in piazza Vittorio Emanuele II. Da lì il corteo percorre via Cattedrale, transitando da piazza Costantinopoli e piazza Umberto I, sino a piazza San Felice; poi via Cappuccini, via Marziani, via Balilla e piazza Sant'Agostino, dove si tiene lo spettacolo degli sbandieratori, e rientra in piazza Vittorio Emanuele II da via Marconi, via Sasso e via Bitonto. Al termine, la benedizione dal sagrato di San Domenico, davanti a migliaia di fedeli in raccoglimento.
Nei mesi precedenti si tengono le selezioni dei figuranti nella sede della Pro Loco, che organizza il Corteo. Non c'è Festa Patronale in onore di Maria SS. di Corsignano senza Corteo Storico della Pro Loco.
Come arrivare alla festa
Partecipare al Corteo Storico a Giovinazzo è davvero semplice. Per chi preferisce la comodità del treno, la stazione ferroviaria di Giovinazzo si trova a 2,0 chilometri dal centro: si arriva nel cuore dell'evento con una breve passeggiata. Per chi si mette al volante, lo svincolo di Giovinazzo sud - Bitonto dista 2,1 chilometri, cioè 3 minuti di strada.
Nei paesi vicini
Altri paesi vicini, altre feste.
- Le Notti della Contea a Conversano — agosto
- Corteo Storico a Bitonto — maggio
- San Nicola del mare a Torre a Mare a Bari — agosto