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Exilles Città a Exilles: la consegna delle chiavi in legno 2026
Questa e' l'ultima edizione di cui abbiamo notizia: le date della prossima non sono ancora state annunciate.
Fonte: comune.exilles.to.it, letta il 20/09/2026.
ExillesCittà è la rievocazione storica di Exilles, in provincia di Torino, nell'Alta Valle di Susa, e si svolge ogni terza domenica di settembre. Per una giornata gli abitanti vestono i panni dei personaggi dell'antico borgo: le botteghe delle case riaprono come Botteghe d'Antan, un corteo di figuranti percorre la via Principale e nella piazza principale viene data lettura del Regio Decreto con cui Umberto I elevò Exilles al rango di «Città». Riconosciuta tra le rievocazioni storiche della Regione Piemonte, la manifestazione è organizzata dalla Pro Loco di Exilles e anima il borgo da più di dieci anni.
Il Regio Decreto di Umberto I
ExillesCittà è una giornata di festa fra Ottocento e Novecento che si svolge a Exilles ogni terza domenica di settembre, e da più di dieci anni anima con il fascino di antiche atmosfere il borgo dell'Alta Valle di Susa.
La manifestazione è riconosciuta tra le rievocazioni storiche della Regione Piemonte, e racconta una giornata di festa a cavallo tra fine Ottocento e inizio Novecento che celebra un evento molto particolare. Negli ultimi anni del XIX secolo Exilles è il borgo più popolato dell'Alta Valle di Susa, con circa tremila abitanti, di cui mille militari che vivono nel Forte, motivo per il quale viene elevato al rango di «Città» attraverso il Regio Decreto di Umberto I.
Il Forte dava lavoro a tutto l'abitato. Proprio in uno di quei giorni al borgo arrivò la notizia, ed Exilles venne elevata al rango di «Città». In memoria di quell'occasione, oggi, gli abitanti vestono i panni dei personaggi dell'antico borgo: le botteghe riaprono e le strade si trasformano in una grande festa.
Tremila abitanti e il lavoro del Forte
Quella ricchezza aveva nomi e mestieri precisi. Fiorivano attività, ricchezza e vivacità grazie al commercio e agli artigiani che garantivano al Forte e ai suoi abitanti di poter avere tutti gli agi e i vezzi di moda. Le attività erano legate alla gestione della guarnigione del Forte: fabbriche di calzoleria, sarti, camiciaie, barbieri, lavandaie, una decina di esercizi pubblici, tra osterie, alberghi, taverne.
Il lavoro scendeva dal Forte al paese in senso letterale. Carri di panni arrivavano in città dal forte e le lavandaie li portavano al lavatoio in fondo al paese, per poi stendere le grosse lenzuola al sole sulle corde del muraglione di fronte. Le osterie brulicavano di soldati e le botteghe accrescevano le loro ricchezze.
La giornata di ExillesCittà vuole celebrare quest'epoca, dando vita a una domenica in cui il paese torna a fiorire come un tempo, con le attività, le osterie e le botteghe che riprendono vita. Le note dei musicisti riempiono i vicoli e le cour del borgo, sapori antichi vengono serviti sotto le topie in piazza, e ballerini, figuranti e teatranti raccontano ai visitatori grandi e piccoli episodi di festa, di lavoro e di vita.
Chiavi di legno e vino d'onore
La mattina si apre in corteo. La sfilata percorre la via Principale con i figuranti accompagnati dalla Banda musicale Alta Valle Susa.
Poi arriva l'atto che dà il nome alla festa. L'apertura ufficiale della manifestazione spetta al Sindaco in carica, con l'Investitura del Sindaco d'Epoca e la consegna della Fascia e delle Chiavi della Città: il Sindaco designato porta con sé le simboliche chiavi in legno di quella che sta per diventare, a tutti gli effetti, una Città. Tra battibecchi, frecciatine e piccoli tafferugli nella piazza principale viene data lettura del Regio Decreto e si dà il via ai festeggiamenti con l'aperitivo con vino d'onore a cui tutto il paese può prendere parte.
A ricevere i visitatori c'è la Compagnia dei Giovani, antesignana della Pro Loco, che oggi come un tempo accoglie e fornisce informazioni sulla giornata e sul paese presso il Punto Informativo. E in fondo alla giornata c'è Il Congedo, la cerimonia di chiusura con ringraziamenti e saluti finali.
Botteghe d'Antan lungo la via principale
Il cuore della rievocazione sono le case aperte. Le Botteghe d'Antan: per tutta la giornata le attività commerciali di un tempo trovano nuova vita nelle botteghe delle case del borgo, tra figuranti in abiti d'epoca e costumi locali. Già dal mattino è possibile curiosare tra gli allestimenti — il falegname, la sartoria, la libreria antiquaria, il calzolaio, la distilleria — e fare acquisti: lungo la via principale si trovano esposti miele, formaggi, marmellate e molti altri prodotti del territorio valsusino.
Ogni bottega ha un titolare con nome e cognome, ripreso dalla memoria del paese. C'è la bottega del Falegname, con pialle, truccioli e sgorbie per i mobili di Adolfo Turbil, e la bottega del Calzolaio, con il lavoro del ciabattino Angelino Cibonfa; c'è la merceria di Magna Adele, con pizzi, nastri e abiti d'epoca; c'è La Via del Latte, il lavoro di Magna Isolina nella stalla di Magna Letizia, tra racconti, aneddoti e scenette, curata dalla Pro Loco di Exilles.
E poi i mestieri che chiedono le mani del pubblico: il Laboratorio delle Granaglie, dove l'associazione Val di Treu accompagna alla scoperta dei vari tipi di granaglie utilizzate un tempo e grandi e piccini possono imparare a sgranare pannocchie e macinare grani; l'arte della Canapa con il Gruppo «I nostri antichi mestieri» di Coazze; il Forno, con la fragranza del pane di una volta; i goffri all'interno del ricetto medievale, negli spazi da sempre dedicati al lavoro; e la distilleria, curata dal Museo della Grappa «Gianfranco Joannas» di Deveys.
Fra le botteghe ce n'è una che non vende nulla: la libreria antiquaria, di un collezionista di libri antichi e prime edizioni preziose che ha scelto Exilles per condividere con la gente di una città di montagna le sue rarità.
Ernestina, Felicita, Elisa e la posta di Letizia
Alcune ambientazioni sono ritratti di donne. Ernestina Luisa Macchia Prola (1876 – 1954), torinese di origini exillesi, il 5 giugno 1907 fu la prima donna italiana a ottenere la patente automobilistica, e oggi vi accoglie nel suo salotto.
Accanto a lei ci sono altre due figure. Felicita, l'abile signora che dirigeva con accortezza l'antico Albergo della Posta in cui si diceva avesse dormito Cavour, e che nel Salotto di Felicita apre alle chiacchiere e al pettegolezzo delle Signore; ed Elisa, la spumeggiante, che a Marsiglia aveva conosciuto i Fratelli Lumière — è Elisa Gilibert, exillese migrata a Marsiglia, cui l'Associazione ArTeMuDa ha dedicato lo spettacolo «Io Vado poi in Fransa».
C'è infine una signorina che arrivò per caso: Letizia Blanc, che fra la fine dell'Ottocento e l'inizio del Novecento capitò ad Exilles e presto se ne innamorò. Qui iniziò a occuparsi della corrispondenza via posta di molti abitanti del borgo, nonché di giovani soldati temporaneamente allocati al Forte con le proprie famiglie: lettere che oggi ci raccontano uno spaccato di storie di vita quotidiana e aggiornamenti, piccoli e grandi. Sono donne che hanno infranto gli schemi tradizionali e che, con il loro dinamismo e la loro intraprendenza, hanno anticipato il nuovo ruolo della donna nel Novecento.
Alpini alla fronte, maestre e lavandaie
Il teatro diffuso è organizzato come un gioco. Le performance teatrali e musicali ripercorrono quattro decenni a ritroso nel tempo, a cominciare dal 1915 con l'Italia in guerra, per passare al 1905 con la querelle della Scuola tra Medico e Maestra e ancora al 1895 e al 1885 con le Danze più antiche, le gighe e le courente: una sorta di caccia al tesoro nel tempo, dove il pubblico può scoprire a che periodo storico fa riferimento ciascuna esibizione o racconto.
La parte più dura è quella della guerra. «1915 – Gli Alpini alla fronte» rievoca la chiamata alle armi, l'arruolamento, il Comando, l'Ospedale, la trincea — tutte le fasi della vita di un giovane alpino — a cura dell'Associazione Trois Piquet Carabinieri Reali del Podgora, ospitata all'ingresso del paese sulla Via Roma e nel vicolo Colombano Romean. La stessa associazione ha portato in paese l'Ospedale Militare con l'Ufficiale Medico e le crocerossine, l'Ospedale da Campo e la Collina delle Lapidi parlanti, oltre ai Carabinieri e alle crocerossine che accolgono i visitatori all'arrivo.
Il registro cambia del tutto con la scuola: «La classe della Maestra Genta» mette in scena la simpatica e coinvolgente querelle tra la Maestra Genta e l'ufficiale sanitario Dottor Molteni, raccontata dall'Associazione ArTeMuDa, mentre il Laboratorio di Calligrafia — l'ambientazione più amata dai bambini — insegna a scrivere come una volta, con calamaio e pennino, grazie alla Fondazione Tancredi di Barolo – MUSLI di Torino, che ha portato anche la mostra sulla Scuola di Montagna e i giuochi d'un tempo.
La musica riempie il resto. «La Violo, l'organetto, il Violino» propone le antiche danze della tradizione a cura dell'Associazione Culturale Parenaperde; «La Grama Tera» porta musiche e canti della tradizione piemontese con Ricky Avataneo e Umberto Poli; «La Belle Epoque in danza» fa sentire dentro un gran ballo di inizio Novecento grazie a Historia Subalpina; e nelle piazzette e nelle locande si sono ascoltate musica occitana, le Musiche e Danze Provenzali del gruppo Blu L'Azard e gli Autre Chant. Al Caffè degli Artisti si gusta un liquore di cortesia e dolci sapori, in compagnia di Christine Daaé e di Gaston Leroux.
Il grande classico, però, sta in fondo al paese: «Lavandare, pettegolezzi alla fontana», presso il lavatoio del Galambra, a cura del Gruppo Teatro Insieme di Susa. Altre scene sono entrate nella memoria della festa: il Cinematografo con le prime pellicole in bianco e nero e l'Esposizione Internazionale del 1911, una delle prime Susa-Moncenisio; il matrimonio a sorpresa, un vero e proprio matrimonio d'epoca a cura dell'Associazione Eigo y Cuento di Chiomonte; la Locanda I Passeggeri, con piccole storie di migranti; i Pittori nella suggestiva cornice di Cour de l'Hôte; il Circolo degli Ufficiali, sulla terrazza con vista sul torrente Galambra; l'Osteria del Valentino e i racconti della Grande Guerra, con i canti popolari di guerra e d'amore e le lettere dalla Fronte.
Per l'occasione si aprono anche i luoghi di culto: la Cappella dell'Addolorata ospita la devozione delle Priore con l'esposizione di abiti della devozione religiosa, mentre alla Cappella di San Rocco e alla Chiesa Parrocchiale di San Pietro Apostolo si svolgono visite accompagnate a cura della Pro Loco di Exilles. La manifestazione è organizzata dalla Pro Loco di Exilles con la collaborazione del Comune di Exilles e dell'Associazione culturale Eigo y Cuento di Chiomonte.
Come arrivare alla festa
Arrivare a Exilles per la festa non è complicato. Per chi preferisce la comodità del treno, la stazione ferroviaria di Exilles si trova a 1,7 chilometri dal centro: si arriva nel cuore dell'evento con una breve passeggiata. Per chi si mette al volante, lo svincolo di Oulx Est dista 10 chilometri, cioè 12 minuti di strada.
Nello stesso periodo, poco lontano
Nella stessa provincia, altre feste da mettere in calendario.
- Festa degli antichi Stati di Savoia a Torino — settembre
- Le lavandaie e i lavandai di Bertolla a Torino — settembre
- Poggio Oddone Terra di Confine a Perosa Argentina — settembre