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Folklore e Rievocazioni

Falò di San Giuseppe a Serracapriola 2027 - Falò alimentato con frasche di olivo e prodotti locali

4 min di lettura · Scritto da: Rodolfo de Carvalho
Ultima edizione conosciuta
19 marzo 2026
Dove Largo Martellotta – Pietra Ficcata, Serracapriola

Questa e' l'ultima edizione di cui abbiamo notizia: le date della prossima non sono ancora state annunciate.

Fonte: baritoday.it, letta il 19/09/2026. L'anno e' dedotto e va confermato.

Il Falò di San Giuseppe si tiene a Serracapriola, in provincia di Foggia, il 19 marzo, e comincia prima dell'alba negli uliveti. Quello che resta a terra dopo la potatura degli olivi secolari non finisce bruciato nei campi: finisce in piazza, dove giovani e adulti lo trasportano con macchine agricole fino a formare un'unica pira in Piazza Castello. Il rito, un tempo acceso rione per rione, oggi si raccoglie in un solo grande falò, il «fæóne de Sæn Gesæppe».

Un'unica pira in Piazza Castello

I festeggiamenti in onore di San Giuseppe sono legati a due tradizioni, l'una pagana e l'altra culinaria: falò e zeppole. Il rito del fuoco, però, non è rimasto uguale a se stesso. Negli ultimi anni è mutato perché, fino a poco tempo fa, ogni rione accendeva il suo falò; oggi invece si è deciso di realizzare un'unica e maestosa pira in Piazza Castello, il fæóne de Sæn Gesæppe.

I ceppi degli olivi secolari

Fin dalle prime luci dell'alba, giovani e adulti, con l'ausilio di macchine agricole, trasportano nel piazzale i cosiddetti «ceppi», ossia i rami residui dalla potatura degli olivi secolari. La scelta non è casuale, ma rappresenta un chiaro riferimento religioso: attraverso la purificazione del falò, composto da rami di ulivo, si evoca il supporto dell'Altissimo come segno di buon auspicio per un'annata rigogliosa nei campi.

È lo stesso gesto che in tutta la regione accompagna questo giorno, dove l'uso di gettare un ramo di ulivo nel fuoco rafforza il legame con la spiritualità, e la popolazione partecipa attivamente alla preparazione, raccogliendo legna e ceppi per giorni: un momento comunitario che precede la celebrazione stessa.

La passeggiata sotto æll'albritte e le zeppellille

Nel pomeriggio, mentre i venditori ambulanti si dispongono lungo Corso Garibaldi per esporre i loro prodotti, inizia la chælæte e la nghiænæte pe sotto æll'albritte, cioè la passeggiata lungo il grande viale alberato. L'appuntamento religioso è nel tardo pomeriggio, con la Santa Messa presso la chiesa di Santa Maria in Silvis per celebrare il Santo.

Al termine della funzione la cittadinanza confluisce tutta in Piazza Castello per assistere alla benedizione delle frasche da parte del parroco. C'è sempre un esperto ad accendere il fuoco in modo accurato e omogeneo, poi tutti restano ammutoliti a guardare le fiamme alzarsi e ad ascoltare con orgoglio il crepitio degli arbusti che ardono. Anticamente i più temerari si cimentavano nel «salto del falò», a testimonianza del coraggio e dello sprezzo del pericolo.

Attorno al fuoco il rito è accompagnato da musiche e suonate popolari, danze, balli e degustazione di prodotti tipici locali, fra cui le famose zeppellille de Sæn Gesæppe, frittelle salate e dolci. Anche altrove in Puglia la sera del falò porta in tavola bruschette, ceci tostati e dolci, pizza fritta, vino locale e le immancabili salsicce arrostite sulla brace.

Il fuoco del 19 marzo

Il 19 marzo, giorno dedicato a San Giuseppe e alla festa del papà, la Puglia si illumina con i suggestivi falò che affondano le radici in un passato di riti pagani e devozione cristiana. Questi fuochi non sono soltanto una celebrazione folkloristica: rappresentano l'atto simbolico di purificare l'inverno e salutare la primavera. Nelle antiche culture contadine il fuoco era un elemento di rigenerazione, e bruciare un fantoccio o i rami secchi rappresentava la fine delle ristrettezze invernali e l'apertura a una stagione di abbondanza.

Nella sua accezione religiosa, la consuetudine di accendere i fuochi è legata al gesto di san Giuseppe che chiese un po' di fuoco a un pastore per riscaldare Gesù Bambino e che lo mise nel suo grembiule di falegname, senza che questo si bruciasse. La festa religiosa del santo fu resa obbligatoria in Italia nel 1621, e il rito dei falò, ormai diffuso, restò invariato.

Anche nei centri più piccoli, come Faeto, Santeramo in Colle e Serracapriola, il 19 marzo resta un appuntamento speciale, arricchito da benedizioni, convivialità e riti comunitari che rafforzano l'identità locale. E il fuoco, in questa regione, ha perfino una legge che lo tutela: la Puglia è l'unica regione italiana ad aver adottato una normativa organica per tutelare i riti del fuoco, con la Legge Regionale n. 1 del 2018 e il Regolamento n. 8 del 2019, e un apposito registro regionale a cui accedono le manifestazioni che documentano una continuità pluridecennale.

Come arrivare alla festa

Raggiungere il Falò di San Giuseppe richiede un po' di viaggio, ma l'esperienza ripaga il tragitto. Per chi sceglie il treno, la stazione ferroviaria più vicina è quella di Chieuti-Serracapriola, a 14 chilometri: conviene organizzarsi per coprire l'ultimo tratto. In automobile si esce allo svincolo di Rotello nord, e il tragitto è di 20 chilometri per 22 minuti di guida.

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