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Folklore e Rievocazioni

Festa dei Gigli a Nola 2027 - Patrimonio UNESCO con otto Gigli e la Barca

11 min di lettura · Scritto da: Rodolfo de Carvalho
Ultima edizione conosciuta
dal 31 maggio al 30 giugno 2026
Dove Piazza Duomo, Brusciano

Questa e' l'ultima edizione di cui abbiamo notizia: le date della prossima non sono ancora state annunciate.

Fonte: fondazionefestadeigigli.org, letta il 20/09/2026. L'anno e' dedotto e va confermato.

La Festa dei Gigli si celebra a Nola, in provincia di Napoli, in Campania, per la festività patronale di San Paolino: il 22 giugno se cade di domenica, altrimenti la domenica successiva.

Otto torri di legno alte venticinque metri, più una barca, che non sfilano soltanto: avanzano, oscillano, girano, si fermano e ripartono, sulle spalle di squadre di uomini che si chiamano paranze. A Nola la festa non si guarda: si porta.

Otto Gigli e una Barca, sulle spalle

La Festa dei Gigli è una festa popolare cattolica che si tiene ogni anno a Nola in occasione della festività patronale dedicata a San Paolino, e consiste nella processione danzante degli otto Gigli e della Barca. Si svolge il 22 giugno di ogni anno se cade di domenica, oppure la domenica successiva se il 22 è un giorno infrasettimanale.

La festa rientra nella Rete delle grandi macchine a spalla italiane, inserita dal dicembre del 2013 nel Patrimonio orale e immateriale dell'umanità dell'UNESCO insieme alla Macchina di Santa Rosa di Viterbo, alla Varia di Palmi e alla Discesa dei Candelieri di Sassari.

Il vescovo che si offrì in schiavitù

Con questo evento i nolani ricordano il ritorno in città di Ponzio Meropio Paolino dalla prigionia a opera dei barbari, avvenuto nella prima metà del V secolo. Papa Gregorio I racconta il sacrificio personale del vescovo, che donò i suoi averi e se stesso ai Visigoti in cambio della liberazione dei nolani resi schiavi a seguito delle invasioni di Alarico I del 410.

Le versioni del racconto sono più d'una. Secondo una leggenda, quando nel 409 Alarico distrusse gran parte di Nola prese come ostaggi 21 cittadini, tra cui il figlio di una vedova, e Paolino, vescovo per acclamazione popolare, diede se stesso in ostaggio per ottenere la liberazione del bimbo, tornando poi in città nel 411-412. Un'altra racconta che fu schiavo alla corte del genero del re dei Vandali in Africa: si finse giardiniere per entrare a corte, si ingraziò il sovrano e i cortigiani, poi rivelò la sua identità e predisse la fine del regno, e il re, spaventato, liberò i prigionieri. Un'altra ancora lo vuole liberato nel 431 e di ritorno assieme ad altri nolani su navi cariche di grano, sbarcate sulla spiaggia di Torre Annunziata.

Il finale, in tutte, è lo stesso. La leggenda vuole che la città abbia accolto il vescovo al suo rientro con dei fiori, dei Gigli per l'esattezza, e che i nolani lo abbiano scortato fino alla sede vescovile alla testa dei gonfaloni delle corporazioni delle arti e dei mestieri.

Dai ceri alle torri di venticinque metri

In memoria di quell'avvenimento Nola ha tributato nei secoli la sua devozione a San Paolino portando in processione ceri addobbati, posti prima su strutture rudimentali e poi su cataletti, divenuti infine otto torri piramidali di legno; accanto a loro fu costruita una struttura simile ma più bassa, con una Barca posta sulla sommità, in riferimento a quella che riportò San Paolino a Nola. Le prime fonti scritte sulla sfilata risalgono al Cinquecento.

Tali costruzioni lignee, denominate appunto «gigli», hanno assunto nell'Ottocento l'attuale altezza di 25 metri, con base cubica di circa tre metri per lato, per un peso complessivo di oltre venticinque quintali. Studiosi moderni considerano la festa cristiana l'assorbimento di un rito pagano per la fertilità, che prevedeva il trasporto di grandi alberi sacrali in processione nel periodo del solstizio d'estate.

Il Gabriele sanzionato nel 1323

Che la macchina esistesse già nel Medioevo lo dice un documento. Si tratta di una relatio del 1323, nella quale il «fabricator lignea Gabriel compages lilii machina», vale a dire «il costruttore Gabriele dell'impalcatura di legno della macchina del giglio», viene sanzionato per aver trasgredito alle regole impartite per allestire la macchina da festa; vi si leggono anche le prescrizioni per cui la macchina doveva essere rivestita di drappi di lino, utili a nascondere gli uomini che «propellent», cioè che la spingono.

Le testimonianze successive raccontano una festa già riconoscibile. Nel 1644 Ferraro scrive che «nelle prime vespere della sua festività tutte l'arti ciascuno col suo cereo accompagna per tutta la città le reliquie del Santo poste entro una statua d'argento»; nel 1819 il Torre di Rezzonico descrive macchine dove «giganteggiano alcune statue di Santi, e vi sono cantorie piene di suonatori», trasportate «sulle spalle di molti robusti uomini», e annota che «quel pericolo e quel vacillare accresce la maraviglia ed il diletto alla plebe». I Gigli di Nola stanno fra le pagine di folklore e rievocazioni.

Anche le reliquie hanno cambiato veste: per molti secoli sfilarono in un «braccio reliquiario» d'argento, sostituito a partire dal 1610 da un busto ligneo di San Paolino e poi da un busto d'argento, la cui ultima versione, ancora in uso, risale al 1742. Fu nella seconda metà del XIX secolo che si decise di separare la processione dei Gigli da quella delle reliquie del santo. Quanto al corpo di Paolino, sepolto inizialmente nella basilica di San Felice e poi trasferito a Roma, fu definitivamente traslato nel duomo di Nola nel 1908, poco prima che la nuova chiesa — completamente ricostruita dopo l'incendio che nel febbraio 1861 aveva devastato l'antica cattedrale gotica — fosse inaugurata nel 1909.

Borda, barre e cullatori

L'elemento portante è la «borda», un'asse centrale su cui si articola l'intera struttura: una lunga pertica di 25 metri, la spina dorsale del giglio. La base è di forma quadrangolare, posata su quattro piedi ferrati dallo spessore di 20 per 20 centimetri, alta 3 metri e larga 2,60; sopra si montano i sei pezzi che formano il prospetto, lunghi rispettivamente 3,90, 3,70, 3,50, 3,30, 3,10 e 3 metri. Il giorno prima si sistemano le barre: otto, in legno di castagno, lunghe 6 metri e spesse 12 centimetri.

Le «barre» e le «barrette», in napoletano varre e varritielli, sono le assi di legno attraverso cui ogni Giglio viene sollevato e manovrato a spalla dagli addetti al trasporto. Questi assumono il nome di «cullatori», nome che deriva probabilmente dal movimento oscillante prodotto, simile all'atto del cullare, e il loro insieme, di norma 128 persone, prende il nome di «paranza». Davanti al Giglio si muove il capo paranza, affiancato dai caporali; sulla base sta la fanfara, e i cullatori sfilano muniti di fischietto e nacchere, con la caratteristica uniforme della corporazione.

Le macchine sono intitolate alle antiche corporazioni delle arti e dei mestieri, e l'ordine di sfilata è immutato nel tempo: Ortolano, Salumiere, Bettoliere, Panettiere, Barca, Beccaio, Calzolaio, Fabbro e Sarto.

La cartapesta, e come si veste un obelisco

Gli otto Gigli vengono addobbati dagli artigiani locali con decorazioni in cartapesta, stucchi o altri materiali, secondo temi religiosi, storici o d'attualità — religiosità, cultura, sport — e l'arte della cartapesta nolana, originariamente influenzata da artisti leccesi e decoratori napoletani, è cruciale per il rivestimento elastico del Giglio.

La vestizione è una procedura lunga, complessa e delicata. Una mistura di cartapesta tritata, colla e gesso cotto in acqua calda viene fatta colare in uno stampo, fatta asciugare ed estratta, per poi essere applicata su una base di legno per un'ulteriore essiccatura; seguono la manipolazione della forma, la saldatura e la composizione plastica, e infine la pittura a tempere o acquarelli. Il montaggio procede per fasi: si inizia fissando la cima, generalmente una statua o un pinnacolo, facendo scorrere una corda su una carrucola, e solo dopo si procede con gli elementi sottostanti, fino alla base. Fra gli artisti che negli anni si sono cimentati con i rivestimenti c'è anche Mimmo Paladino, e il costo di un obelisco si aggira tra i 60 e i 100 mila euro.

Il maestro di festa, la cacciata e le tavuliate

Dietro ogni macchina c'è una catena di ruoli. Il «Mastro corporativo» è colui che, vantando la tradizione della più antica licenza del settore, è investito — dopo averne fatto richiesta al comune — dell'onore di organizzare le celebrazioni per un singolo Giglio o per la Barca, e orchestra un «Maestro di festa», il «Maestro musichiere» e il «Capo paranza». L'attribuzione è sottolineata da un simbolico «passaggio della bandiera», con l'effigie del patrono, dalle mani dell'organizzatore del precedente evento al nuovo; segue la «cacciata», il tradizionale festoso annuncio per i vicoli del centro storico.

Poi vengono i soldi, e si raccolgono in pubblico. Ciascun maestro di festa organizza le «tavuliate», pasti-riffe destinati alla raccolta dei fondi necessari allo svolgimento della festa e finalizzati anche a opere caritatevoli, mentre i nuovi maestri, per ridurre i costi dell'intera manifestazione che è a loro carico, costituiscono a volte un comitato i cui componenti chiedono un contributo agli artigiani e ai commercianti locali. Durante un banchetto con parenti e amici, sul finire del pranzo, il maestro di festa gira i tavoli e raccoglie le offerte; nella stessa giornata della questua presenta ufficialmente i motivi musicali che accompagneranno il giglio per le strade, e ne dona agli intervenuti la cassetta o il disco.

C'è anche un rito d'inverno: fra settembre e i primi di dicembre, colpi di mortai in aria annunciano la città dall'alba, si compone un grande corteo con in testa il nuovo maestro di festa, si va a ritirare la bandiera a casa del vecchio maestro — dove la fanfara esegue il motivo musicale del suo giglio — e il corteo prosegue verso il Duomo, dove avviene il cambio.

La Ballata, dal Duomo al vico dei Piciocchi

Il mese di giugno è un conto alla rovescia. Agli inizi del mese gli artigiani cominciano la costruzione; il sabato e la domenica precedenti la festa i gigli vengono trasportati nelle piazze dei rioni, ancora spogliati, per le prove tecniche, e lì comincia la vestizione. Il venerdì è quello delle cene all'aperto per le vie della città, e il sabato è il «Sabato dei Comitati»: i nove comitati, ognuno formato da centinaia di persone che indossano la stessa divisa e seguite da una fanfara che ripropone i motivi musicali del giglio di appartenenza, sfilano fino a piazza Duomo per presentare le canzoni del giorno dopo. Il 22 giugno la processione del busto argenteo di San Paolino attraversa le principali strade della città, con le autorità religiose, civili, politiche e militari e i comitati delle corporazioni.

Il giorno della Ballata comincia all'alba con la Messa del Cullatore, celebrata davanti a ogni giglio. Subito dopo i gigli vengono trasportati a spalla dal loro rione fino in piazza Duomo, dove, dopo una lunga e prolungata «ballata», restano fermi ai lati della piazza; il vescovo, seguito dal Busto d'argento di San Paolino portato a spalla, benedice i gigli, e con la benedizione finisce la prima parte dei festeggiamenti.

Dal primo pomeriggio all'alba del lunedì le strutture e i cullatori affrontano spettacolari prove di abilità e di forza. Il percorso tocca via San Felice, via Cocozza, piazza Paolo Maggio, via Ambrogio Leone, via Merliano, piazza Calabrese, via Tansillo, via San Paolino, piazza Marcello, via De Notaris e corso Tommaso Vitale, e ogni strada ha le sue difficoltà: i nolani le chiamano trabocchetti, e li conoscono a memoria — la «girata» di caparossa, 'o vico de' Monache, «Foro 'o largo», «for e carcere», «o pesole alpino», «for 'o Salvatore», «o palazzo 'a catena» e infine «o vico e Piciocchi», un vicolo strettissimo attraverso il quale il giglio viene trasportato solo con le barre, perché non c'è spazio per i varritielli, il che comporta una precaria stabilità dell'obelisco.

'O colpo 'e core

Con l'uscita dal vico dell'ultimo giglio, quello del Sarto, la festa termina. I gigli vengono allineati davanti al palazzo di città, dove rimangono fino alla conclusione dei festeggiamenti, e infine vengono «svestiti» e abbattuti: è il rito chiamato 'O colpo 'e core, il colpo al cuore.

Ma quel colpo è anche un inizio. Allo scadere della mezzanotte, nel Palazzo di città, viene assegnato il giglio al nuovo maestro di festa, che annuncia alla popolazione la propria investitura con dei botti, e qualche giorno dopo un piccolo corteo con fanfara lo presenta sfilando per le vie della città. È il motivo per cui a Nola la chiamano la festa eterna, e lo dicono in una frase sola: «a festa tann' nasc' quann' more», la festa nasce esattamente quando muore.

Come arrivare alla festa

Farsi avvolgere dalle atmosfere della Festa dei Gigli, a Nola, è alla portata di tutti. Per chi preferisce la comodità del treno, la stazione ferroviaria di Nola si trova a 500 metri dal centro: si arriva nel cuore dell'evento con una breve passeggiata. Per chi si mette al volante, il casello di Nola dista 3,7 chilometri, cioè 4 minuti di strada.

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