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Le giornate murattiane a Pizzo e la fucilazione nel castello 2026
Fonte: rievocazionistoriche.cultura.gov.it, letta il 19/09/2026.
Le Giornate Murattiane si tengono a Pizzo, in provincia di Vibo Valentia, nella seconda settimana di ottobre. Per due giornate i figuranti in costume rimettono in scena lo sbarco, l'arresto, la condanna e la fucilazione di Gioacchino Murat, re delle Due Sicilie, che sbarcò nella marina di Pizzo l'8 ottobre 1815 e fu fucilato nel castello il 13 ottobre di quello stesso anno. In scena vanno oltre cento figuranti, militari e civili, arrivati da tutta Italia e alcuni dalla Francia; l'evento è organizzato dall'Associazione Murat ETS con il patrocinio del Comune di Pizzo.
Una settimana nella seconda di ottobre
L'evento si chiama Le Giornate Murattiane e si articola come minimo in una settimana, la seconda di ottobre. Il filo conduttore è dichiarato: il recupero e la conservazione della storia locale e della Calabria durante il periodo del decennio francese, esteso poi fino al Risorgimento italiano e all'Unificazione.
La rievocazione storica vera e propria si svolge nell'arco di due giornate. Ha costi elevati, i gruppi storici non sono disponibili a rappresentarla tutti gli anni e non è rappresentabile in territori diversi da Pizzo: per sopperire a questi ostacoli è stata costruita anche una rappresentazione teatrale delle ultime ore di vita del re, «Il sogno di un Re».
Nel 2019 la rievocazione ha ricevuto il riconoscimento di «evento a rilevanza nazionale» dal Ministero della Cultura, ed è patrocinata dal Comune di Pizzo e dalla Regione Calabria. In scena vanno oltre cento figuranti, militari e civili, arrivati da tutta Italia e alcuni dalla Francia.
Il corteo ricorda una visita felice
Il corteo storico murattiano parte dal Duomo di San Francesco di Paola e prende Via San Francesco, Corso Garibaldi, Piazza della Repubblica, Via Marconi; si ferma alla Chiesa di San Giorgio per la visita alla tomba del re, poi Via Benedetto Musolino e di nuovo Piazza della Repubblica.
Quello che sfila non è il corteo della fine. Il corteo rievoca quello che avvenne a Pizzo il 25 maggio 1810, giorno in cui Murat venne con i suoi generali a visitare il porto, all'epoca l'unico approdo sulla costa tirrenica della Calabria: si preparava la «Campagna dello Stretto» per la conquista della Sicilia, il porto di Reggio non era sicuro per le operazioni militari e quello di Pizzo era diventato un punto essenziale della logistica dell'esercito murattiano.
Quel giorno il re fece anche una cosa che sarebbe tornata cinque anni dopo. Diede al canonico Masdea 2000 ducati per completare la Chiesa di San Giorgio, distrutta dal terremoto del 1783 — la stessa chiesa che nel 1815 sarebbe diventata la sua dimora eterna. La popolazione lo accolse festosamente, e con lei c'erano il popolo di Catanzaro per la costa ionica e quello di Tropea per la tirrenica.
Il pomeriggio si chiude con i balli e le danze storiche dell'Ottocento: la Quadriglia francese, la polonaise, la contraddanza, il Circolo circasso, gli stessi che piacevano a Carolina Bonaparte e a Gioacchino Murat, che a Napoli organizzavano balli rimasti nella storia. I ballerini sono gente comune, madri e padri di famiglia, onesti lavoratori. Poi arriva la «Cena del Re», dove i rievocatori siedono in costume d'epoca e il costume è gradito anche agli invitati.
Dallo sbarco al plotone
La seconda giornata comincia con un mercatino storico ispirato allo stesso periodo, e prosegue con la rievocazione dello sbarco, dell'arresto, della condanna e della fucilazione.
Murat arrivò da sconfitto. Aveva perso il regno dopo la battaglia di Tolentino del 2 e 3 maggio 1815 e sbarcò nella marina di Pizzo l'8 ottobre, illudendosi di trovare sostegni e appoggi, uomini e risorse per riconquistarlo. La popolazione, che aveva subito gravi danni e pesanti sofferenze con il Blocco Continentale di Napoleone, semplicemente si astenne dal rispondere ai suoi appelli e si ritirò nelle proprie abitazioni. I seguaci di Re Ferdinando invece si organizzarono: lo fermarono con un violento scontro a fuoco, lo aggredirono fino a quasi spogliarlo e lo consegnarono nelle mani del capitano Trentacapilli.
Oggi la costa fa da sfondo alla scena dello sbarco, e il corteo si muove ripercorrendo le tappe che portarono alla cattura. Il momento clou si svolge in Piazza della Repubblica e poi nel Castello di Pizzo, oggi Museo Murattiano, dove vanno in scena il processo sommario e la fucilazione del 13 ottobre 1815, eseguita da un plotone di granatieri del Reale Esercito di Re Ferdinando di Borbone sulla base della sentenza di un falso processo. Murat si rifiutò di farsi bendare e, secondo la leggenda, pronunciò: «Risparmiate il mio volto, mirate al cuore, fuoco!».
Intorno, le vie del centro storico si animano con il mercatino dell'Ottocento e centinaia di figuranti in costume.
Abiti che non sono copie
Il testo scenico si basa soprattutto sulle testimonianze di chi assistette ai fatti, a partire da quella del farmacista di Pizzo Antonino Condoleo, e si arricchisce con i particolari tramandati dagli scritti del canonico Masdea, dallo scrittore francese Alessandro Dumas, dalle memorie del generale Franceschetti — che restò a fianco di Murat per tutta la durata dello sbarco — e dall'ufficiale borbonico Giuseppe Panella. La fantasia e la libera interpretazione sono limitate al minimo.
La perfetta riproduzione degli abiti fa sì che non siano solo copie ma diventino originali, del tutto identici a quelli indossati dai personaggi rappresentati, e lo stesso vale per le armi, pistole e sciabole.
La messa, la tomba, la fossa
Nel pomeriggio si svolge la commemorazione dell'anniversario della morte del re. Si celebra una santa messa cantata in suffragio dell'anima del re nella Chiesa Matrice di San Giorgio Martire, e al termine si va in corteo sulla tomba del re a pregare per la sua anima e per quelle di tutti i pizzitani sepolti nella fossa comune, e a benedire le spoglie mortali di tutti. Chiude un concerto di musica sacra, con quartetto d'archi e cantanti lirici del territorio.
Che il re sia lì è un punto fermo: è sepolto in una fossa mortuaria nella Chiesa di San Giorgio, e questo è certo perché risulta dai documenti ufficiali e dalle relazioni dei testimoni presenti. Trovarlo è un'altra faccenda. I tentativi di ricerca dei resti mortali sono stati innumerevoli e tutti falliti; il primo nel 1893, su iniziativa della nipote che lo aveva promesso a sua madre, con lo scopo di riunire la salma della regina Carolina con il re.
Chi la mette in piedi
Dietro tutto c'è l'Associazione culturale Gioacchino Murat, oggi Murat ETS, con Ruggero Antonio Ceravolo presidente e direttore artistico e Domenico Sorace come voce narrante. All'associazione si devono anche il Museo Provinciale Murattiano e la Biblioteca monotematica murattiana.
La struttura è cresciuta un pezzo alla volta. Il gruppo storico nasce con la prima rievocazione del 2004 per fare rivivere la corte reale di re Gioacchino; poi, su iniziativa di Claudia Andolfi, viene ampliato con il corpo di ballo dedicato ai balli della corte napoletana; infine viene rifondato un reparto dell'esercito napoletano, il 5° Reggimento Fanteria di Linea Real Calabria, 3° Battaglione Pizzo. Era un reparto formato solo da calabresi, che combatté nelle guerre napoleoniche distinguendosi nella Campagna di Russia, dove accompagnò per un tratto l'imperatore incurante del freddo, sacrificando la maggior parte dei suoi organici.
Nella settimana entrano anche un convegno di studi sull'eredità del decennio francese in Calabria, l'esercitazione dei gruppi storici militari, la parata in uniforme, un concerto con musiche e canti dell'Ottocento e un buffet reale con i prodotti tipici del territorio. C'è poi il Forte della Monacella della Marina di Pizzo, costruito durante il decennio francese da re Giuseppe Bonaparte dentro un sistema difensivo dal mare basato sui cannoni, collegato al castello da una serie continua di cunicoli.
Murat è riconosciuto da molti come il primo sovrano che, con il Proclama di Rimini e la Campagna d'Italia del 1815, esortò gli italiani all'unità nazionale, precursore del Risorgimento. In una carta che riproduce i confini e gli Stati d'Europa tra il 1815 e il 1856, oltre alla capitale del regno, Napoli, l'unica città riportata è Pizzo.
Come arrivare alla festa
Raggiungere la festa a Pizzo è facilissimo. Per chi preferisce la comodità del treno, la stazione ferroviaria di Pizzo si trova a 2,1 chilometri dal centro: si arriva nel cuore dell'evento con una breve passeggiata. Per chi si mette al volante, lo svincolo di Sant'Onofrio - Vibo Valentia dista 7,2 chilometri, cioè 9 minuti di strada.
Altre feste in provincia di Vibo Valentia
Poco distante, altri paesi festeggiano a modo loro.
- Filocastrum Fest a Limbadi — agosto
- Palio di Diana a Vibo Valentia — agosto
- Sagra della Cipolla Rossa a Ricadi — agosto