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Folklore e Rievocazioni

Giostra dell'Orso a Pistoia 2027 - Il micco di legno colpito con la lancia al galoppo

10 min di lettura · Scritto da: Rodolfo de Carvalho
Ultima edizione conosciuta
25 luglio 2026
Dove Piazza del Duomo, Pistoia

Questa e' l'ultima edizione di cui abbiamo notizia: le date della prossima non sono ancora state annunciate.

Fonte: comitatocittadinodipistoia.it, letta il 21/09/2026. L'anno e' dedotto e va confermato.

La Giostra dell'Orso si corre a Pistoia, in Toscana, ogni 25 luglio, in piazza del Duomo, in onore di San Jacopo, patrono della città. Dodici cavalieri, tre per ciascuno dei quattro rioni, galoppano a due per volta e devono colpire con la lancia un bersaglio retto dal braccio di un orso stilizzato — il micco, animale araldico del Comune di Pistoia — e il rione che somma più punti vince il palio, un drappo dipinto ogni anno da un artista.

Un bersaglio di otto centimetri

I bersagli, contro i quali i cavalieri devono lanciarsi, sono rappresentati da due orsi stilizzati posti in posizione verticale, con le zampe anteriori distese in senso orizzontale: le destre sorreggono i bersagli, mentre le sinistre cadono non appena i bersagli vengono colpiti. Sono bianchi, posti all'altezza di 185 centimetri dal livello della pista, di forma circolare con un diametro di otto centimetri, e vanno centrati solo con la punta della lancia.

Quell'orso si chiama micco, ed è l'animale araldico del Comune di Pistoia, raffigurato con in mano lo scudo scaccato bianco e rosso.

Come si corre

La gara si svolge in tornate, con tre cavalieri per ogni rione: dodici in tutto, più una riserva per parte, in diciotto tornate sorteggiate in cerimonia pubblica la mattina del 25 luglio, nella sala maggiore del palazzo comunale.

Il regolamento è minuzioso. I cavalieri galoppano a due per volta, partendo contemporaneamente dai propri settori al segnale del via; la tornata avviene a inseguimento in senso orario, compiendo due giri completi della pista, e a ogni giro il cavaliere deve colpire il bersaglio. La partenza è segnata da una riga bianca, ed è proibita la partenza al galoppo; il cavaliere deve arrivare al bersaglio sempre in possesso della lancia.

Attorno alla pista lavorano i palafrenieri — tre per ogni rione — che a ogni giro sostituiscono i bersagli anche se non sono stati colpiti e girano il braccio dell'orso dopo che il cavaliere avversario è passato. Dopo aver accompagnato il cavallo in pista il palafreniere non potrà più toccarlo in nessun modo, compresi i finimenti, ma solamente con sollecitazioni vocali.

I punti sono tre a chi arriva primo e abbatte l'orso, uno a chi arriva secondo e abbatte l'orso, zero a chi non colpisce. A giudicare sono tre giudici scelti dal Comitato Cittadino, due dei quali Giudici di Campo, uno dal lato Campanile e l'altro dal lato Prefettura, che convalidano la partenza e il raggiungimento del bersaglio. Anche le lance sono controllate: le fornisce il Comitato e sono identificate con una punzonatura. Nel 2016 il regolamento è stato modificato per garantire maggiore sicurezza ai cavalli.

Il palio, e lo Speron d'Oro

Il rione con più punti vince il palio, detto anche «cencio»: un drappo dipinto ogni anno da un artista diverso, scelto tramite bando pubblico, che il rione vincitore conserva con le stesse attenzioni che si dedicano a un'opera d'arte. A consegnarlo, al termine della gara, è il sindaco.

C'è poi il premio individuale: al miglior cavaliere dell'intera manifestazione va lo Speron d'Oro, che porta con sé un titolo antico — «Cavalier speron d'oro di Pistoia e contado» — e va al fantino che ha espresso la migliore prestazione tecnica, indipendentemente dal risultato del suo rione. Ai premi si è aggiunta anche la Conchiglia d'Argento, consegnata dalla madrina al rione vincitore.

Quattro porte, quattro rioni

Pistoia è storicamente divisa in quattro rioni, individuati dalle quattro porte di accesso alla città. Ognuno si compone di tre Compagnie del Popolo, che facevano capo alle chiese del territorio e dovevano, in caso di assalto nemico, provvedere alla difesa della città con uomini a cavallo o semplici fanti pedestri: per questo ogni rione porta un vessillo suburbano e i tre vessilli delle Compagnie.

Sono il Cervo Bianco dell'antica Porta Lucensis, oggi Porta Lucchese, in bianco e verde; il Drago dell'antica Porta Caldatica, oggi Porta Carratica, in rosso e verde; il Leon d'Oro della vecchia Porta Guidonis, oggi Porta San Marco, in oro e rosso; e il Grifone dell'antica Porta Sant'Andrea, oggi Porta al Borgo, in bianco e rosso. Le antiche Porte, abbattute fra il 1912 e il 1925, furono sostituite dai Rioni.

Nell'albo d'oro il Drago ha totalizzato più vittorie di tutti, ventitré; seguono il Cervo Bianco con tredici, il Grifone con nove e il Leon d'Oro con sette.

Il pallio di ventiquattro braccia

Prima di chiamarsi Giostra dell'Orso, questa corsa era il palio dei Berberi, ed è documentata fin dal XIII secolo — la prima testimonianza è del 1265 — sempre il 25 luglio, in onore di San Jacopo.

Il nome viene dal premio: il palio deriva dal «pallio», ovvero un'ampia pezza di stoffa di velluto cremisi, lunga ventiquattro braccia. Nel 1174 fu fondata l'opera di San Jacopo, che aveva il compito di confezionare ogni anno due palii: uno da offrire all'altare del santo e l'altro al berbero vincitore della gara. Negli ordinamenti del popolo di Pistoia approvati nel 1284 si stabiliva che il Capitano del Popolo e gli Anziani provvedessero, a spese del Comune, «un Pallio del valore di circa dodici lire» da portare in processione la vigilia e offrire all'altare. Il drappo era adorno di nappe, frange, nastri e tessuti pregiati, con trine d'oro e d'argento, e nel Rinascimento talvolta era ricamato da specialisti di Firenze, altre volte dipinto da pittori famosi.

Due dettagli dicono quanto la città ci tenesse. Il primo è il bando che si gridava per le strade: «se ci fosse Papa, Imperatore, Re, Duchi, Marchesi, Conti, Artieri che avesse un buon cavallo e lo volesse mettere alla intenzione di questo palio… e chi non lo può far correre faccialo volare, sapendo che il Palio di gran prezzo sarà», con la garanzia che chiunque potesse venire «otto dì avanti la festa, il dì della festa, otto dì dopo la festa sani, salvi e sicuri» — esclusi i banditi. Il secondo è una delibera: nel 1464 l'opera di San Jacopo stabilì che per nessuna ragione, anche in tempo di peste, si dovesse omettere di far correre il palio.

Dove correvano i cavalli

Il percorso antico non era una piazza, ma un lungo rettilineo. Una deliberazione del Comune di Pistoia del 17 febbraio 1514 racconta che «i cavalli devono cominciare la corsa da una colonna oltre Pontelungo, dove ora si trovano alcune stanghe, e là deve essere il (box) di partenza, e devono arrivare fino alla chiesa di S. Maria Maggiore, dove deve essere custodito il palio». Quella colonna era una colonna militare romana posta sulla via Lucchese, circa un chilometro oltre Pontelungo; la chiesa d'arrivo, detta anche Cavaliera, stava a fianco del Palazzo Comunale.

Più tardi si scelse via dello Spianato, l'attuale Corso, in tutta la sua lunghezza, dalla chiesa di Ripalta alla chiesa di Santa Maria Nuova. E all'inizio dell'Ottocento si affiancò alla corsa in lungo una corsa «in tondo», che si teneva in piazza San Francesco il 26 luglio.

L'interruzione, e il 1947

La tradizione si interruppe nel 1914, dopo varie pause e cambiamenti, a causa delle guerre. Nel 1947 un gruppo di giovani lavorò con pochissimi mezzi ma con molta passione al progetto di restituire smalto all'antico gioco, con l'intenzione di offrire un'opportunità di rinascita sociale a una città duramente colpita dai conflitti mondiali. Nacque così il nome attuale, e il 1947 fu il primo anno in cui la giostra fu disputata in piazza del Duomo; il bozzetto del palio di quell'anno lo dipinse Piero Bongiovanni, e da allora il Comune si rivolge esclusivamente ad artisti locali. Nel 1947 la gara fu preceduta anche dalla sfilata del corteo storico. Un solo cambiamento è intervenuto da allora: lo spostamento della gara dal pomeriggio alla sera, per rendere più suggestiva la competizione.

Il mantello rosso di un sensale di cavalli

Nove giorni prima della gara, il 16 luglio, si compie la cerimonia della vestizione della statua di San Jacopo: si mette un grosso mantello di lana rossa sulla statua che troneggia sulla facciata della cattedrale. Dal 1979 collabora il corpo dei vigili del fuoco: due pompieri salgono sull'autoscala fino alla base della cuspide e posano il mantello sulla statua.

Il perché è una storia che «ha il sapore più di leggenda che non di fatto realmente esistito». Prima di darsi alla vita spirituale San Jacopo faceva il sensale di cavalli, e acquistava i cavalli al mercato rimandando il pagamento al sopraggiungere della stagione calda. Durante la festa di luglio un creditore gli si avvicinò sicuro di riscuotere, ma il santo si fece trovare tutto imbacuccato in un pastrano rosso, fingendosi intirizzito dal freddo, e rimandò nuovamente il pagamento «a tanta calura».

Oggi quel mantello è letto come emblema di riconciliazione tra la campagna e la città e, attraverso il colore rosso, come simbolo del martirio e della festa insieme. Anticamente segnalava anche altro: il periodo di franchigia per ladri e lestofanti, che potevano liberamente partecipare alla festa. La cerimonia è curata dal Comune dal decreto di riforma della «Comunità Civica di Pistoia» emanato nel 1777 da Pietro Leopoldo, Granduca di Toscana.

Le porte chiuse della cattedrale

La mattina del 25 sfila la Processione dei ceri, che riproduce l'antica processione della vigilia, a cui partecipavano le associazioni delle arti e mestieri, le rappresentanze dei comuni del territorio, il clero, il vescovo e le magistrature cittadine. Ogni rione sfila con un cero decorato con i colori di appartenenza, e il percorso segue il perimetro della prima e più antica cerchia di mura urbane, toccando la cattedrale di San Zeno, il campanile — che è anche torre civica di origine longobarda — l'antico Palazzo dei Vescovi, il battistero, il palazzo del tribunale e il palazzo del comune.

Il corteo sosta davanti alle porte della cattedrale, che sono chiuse; annuncia il suo arrivo con rulli di tamburo e chiede di entrare con tre squilli di tromba. Allora si aprono le porte, il vescovo compare sul portone centrale ed esce sul sagrato per ricevere il corteo; entrano il Gonfaloniere di Pistoia, il Podestà, i Priori delle Arti e Mestieri, i quattro Operai di San Jacopo con i paggi che portano lo Speron d'Oro e l'alfiere col Palio, e tutti rendono omaggio al vescovo inginocchiandosi. Per ultimi, da soli, entrano i quattro prigionieri liberati.

Dentro, all'offertorio l'alfiere inclina il gonfalone del Comune verso il palio, in segno di onore, e il palio viene benedetto. Davanti all'altare maggiore è esposto il reliquiario di San Jacopo, in argento dorato, opera di oreficeria fiorentina della bottega di Lorenzo Ghiberti, inizi del XV secolo.

Trecento figuranti, e i maccheroni sull'anatra

Nel pomeriggio il corteggio storico — circa 300 figuranti in costume medievale — parte da Porta Lucchese verso Piazza del Duomo, coi gonfaloni della montagna e della pianura, le bandiere delle arti maggiori e minori, la Compagnia dell'Orso e i fantini; ogni rione è rappresentato da tre compagnie, ciascuna con un capitano, una bandiera, un cavaliere e un trombettiere. Si apre col podestà e la dama e si chiude con la madrina e il palio.

Poi la benedizione dei cavalli in Piazza del Duomo, e infine i dodici cavalieri: annunciati dai trombettieri e da un rullo di tamburi, entrano nella piazza seguiti dal corteo, salutano le autorità e prendono posto sotto l'arcata del Palazzo Comunale. Un araldo legge le norme che regolano il torneo, e la Giostra ha inizio.

Fuori dalla piazza, la festa è anche in tavola: il 25 luglio si mangiano i maccheroni sull'anatra, detti di San Jacopo, con ragù d'anatra muta e maccheroni freschi spianati a mano come da tradizione. E per terra c'è l'infiorata, composta con petali di crisantemini colorati, che raffigura una conchiglia — simbolo del cammino verso Santiago — e la Croce di San Giacomo, detta anche Croce o Spada di Santiago: una croce rossa che assume l'aspetto di una spada, con l'elsa e il braccio a forma di giglio.

Come arrivare alla festa

Partecipare alla Giostra dell'Orso a Pistoia è davvero semplice. Chi viaggia su rotaia trova la stazione ferroviaria di Pistoia a un passo dal centro, 1,6 chilometri dai luoghi della manifestazione. In automobile si esce al casello di Pistoia, e da lì restano 3 chilometri e 4 minuti.

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