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Katàbba a Monforte San Giorgio 2027 - Le campane e il tamburo suonano insieme, non uno contro l'altro
Questa e' l'ultima edizione di cui abbiamo notizia: le date della prossima non sono ancora state annunciate.
Fonte: eventiemercatini.com, letta il 02/09/2026.
La Katàbba si suona a Monforte San Giorgio, in provincia di Messina, dal 17 gennaio, giorno di Sant'Antonio Abate, al 5 febbraio, festa di Sant'Agata: dal campanile della chiesa di Sant'Agata due esecutori fanno risuonare due campane e un tamburo non accordato, un'ora prima dell'alba e un'ora dopo il tramonto. I ritmi raccontano l'assedio del castello di Munt da Furt da parte del Gran Conte Ruggero, nel 1061, e la liberazione del paese. Attorno alla sonata, che è nota anche come Tammurinata di Sant'Agata, l'Associazione Katàbba organizza una festa medievale di quattro o cinque giorni con corteo storico.
Due strumenti che sono due eserciti
Sul campanile della chiesa di Sant'Agata si svolge un «concerto» di campane e tamburo (che rappresentano rispettivamente l'esercito normanno e quello arabo) in cui si alternano ritmi e tonalità diversi per raccontare le varie fasi dell'evento storico.
Il pezzo non è una marcia trionfale: contrariamente a quanto si potrebbe pensare, la Katàbba non vuole rappresentare una sopraffazione della componente religiosa vittoriosa (la cristiana) su quella sconfitta (la musulmana), bensì il concerto con la presenza contemporanea di campane e tamburo, l'uno strumento caratteristico della cristianità, l'altro dell'Islam, ad indicare l'impegno per un'integrazione e collaborazione tra le due culture che si concreterà, tra l'altro, nella costruzione in Sicilia delle splendide cattedrali arabo-normanne.
Anche il nome porta dentro le due lingue: una sorta di sincretismo linguistico che si riflette anche nella presenza del tamburo, retaggio arabo, e delle campane, retaggio cristiano.
Il tamburo, per inciso, non è intonato: è un tamburo non accordato, e le campane sono due.
Il trotto, il cammello, il silenzio
Dentro la scampanata le scene si riconoscono una per una, perché ogni ritmo è un momento del racconto.
Si comincia da lontano: si inizia con l'imitazione del passo del cavallo del messaggero che annuncia l'arrivo del liberatore, quindi si continua con il passo del cammello, «U Camiddu» del Gran Conte, che raggiunge le strade cittadine.
Poi il ritmo accelera e la scena diventa affollata: aumentando il ritmo si riproduce il galoppo dei cavalli dell'esercito cristiano e la fuga dei saraceni.
Il racconto passa anche attraverso quello che di solito nelle rievocazioni non si sente: dopo il galoppo vengono la cruenta battaglia, il terrore, il silenzio, la disperazione, la morte, e solo alla fine un crescendo di suoni che ricordano la fuga disordinata e senza meta degli infedeli e il risveglio, la gioia e la festa dopo la completa liberazione delle Terre.
L'ultimo ritmo è un ballo: la manifestazione termina con un ritmo festoso che ricorda il ballo a cui avrebbero partecipato i monfortesi per manifestare la loro gioia per la conquistata libertà.
Il pezzo non è breve: il suono continua variando repentinamente sia di tono che di ritmo per oltre venti minuti.
Venticinque ritmi, due esecutori
La sonata si compone di venticinque ritmi diversi — prima erano molti di più — affidati all'estro degli esecutori inerpicati sul campanile.
A eseguirla sono due persone soltanto: il suono congiunto di due campane e di un tamburo abilmente eseguito da due detentori della più originale memoria storico-orale della nostra terra. Non c'è spartito: è uno scorcio di storia originale raccontata esclusivamente a memoria d'uomo.
Quanto al calendario, la Katàbba si suona per venti giorni, dal 17 gennaio, giorno della festa di Sant'Antonio Abate, fino al 5 febbraio, giorno della festa di Sant'Agata, due volte al giorno, un'ora prima dell'alba e un'ora dopo il tramonto.
Il 1061, e il nome del paese
Il fatto raccontato dai ritmi ha una data e un itinerario preciso.
È il 1061 quando il Gran Conte Ruggero, provenendo da Messina dopo avere conquistato Rometta, Venetico e Roccavaldina, prende d'assedio il castello di Munt da Furt, prima di proseguire la sua impresa verso la piana di Milazzo.
L'assedio non fu breve: a seguito dell'assedio, che durò per un lungo periodo, vennero liberate le Terre di Munt da Furt, rinominate in quello stesso evento dallo stesso Gran Conte Ruggero con il nome di MonsFortius o MonFortis.
Il nome del paese, quindi, viene da quel giorno, e le carte lo registrano poco dopo: il nome di «Montisfortis» compare per la prima volta in un documento con data 1104, mentre per il geografo arabo Al Idrisi è «Munt da furt», monte dei forti, legato, probabilmente, al comportamento eroico tenuto dagli abitanti della zona nella resistenza ai saraceni.
Anche l'accoglienza riservata ai nuovi arrivati è entrata nella tradizione: si racconta che quella dei monaci basiliani e della popolazione sia diventata una consuetudine tramandata nel tempo.
Katabasis o Qataba
Le etimologie proposte per questo termine sono numerose ma due sono particolarmente interessanti: la derivazione dal greco Katabasis (discesa) o dall'arabo Qataba (adunata) o da entrambi.
Per i monfortesi, però, la parola indica prima di tutto un suono: proprio alla «scampanata» si riferisce per i monfortesi la parola katàbba, e il termine indica il suono congiunto di campane e tamburo.
La moneta da cambiare all'ingresso, e l'investitura
Attorno al concerto è cresciuta una festa medievale con regole proprie, e la prima si applica al portafogli.
Si inizia con la pubblica lettura del bando e l'inaugurazione del «banco del cambio conio della moneta medievale» tramite cui tutti gli avventori, prima di entrare nel borgo, potranno cambiare l'euro con delle riproduzioni di monete medievali per fare i loro acquisti.
Le monete si vedono anche nascere: c'è l'officina del conio, che apre ai visitatori che desiderano osservare gli artisti intenti a realizzare l'antico Dinar del Guiscardo, e accanto l'antica forgia, con esperti fabbri, che realizzano lance e spade secondo la tradizione.
Con una di quelle monete si compra un titolo: tutti coloro che ne fanno richiesta, dietro ritiro di una moneta battuta al banco del conio, possono ricevere l'investitura solenne a Dama o Cavaliere della «Katàbba», nella chiesa della Trinità.
Il momento più grande è la sfilata: il gran corteo storico della Katàbba, una sfilata in costumi medievali che rievoca l'ingresso di Ruggero d'Altavilla col suo corteo al seguito e che procede fino alla piazza centrale, dove ha luogo la cerimonia di «Consegna armi, chiavi e doni al Gran Conte» e l'accensione del fuoco della Cristianità. Nel corteo entrano anche gli sconfitti, con il giuramento di fedeltà, l'emiro che consegna le armi e i nobili che donano le chiavi della fortezza.
Per il resto il borgo si riempie di arcieri, musici e danzatrici, giullari e giocolieri, donne e uomini vestiti con costumi d'epoca, fachiri e mangiafuoco, e la sera c'è il Narang fest, panem et porcum, con spettacoli di fuoco, fachirismo e magia, giochi popolari e medievali e balli al suono della ciaramella.
Il giorno dopo si sale in visita al Colle dell'Immacolata, dove sorgeva l'antica fortezza medievale di Monforte e dove sono ancora presenti alcune abitazioni rupestri. C'è anche un percorso guidato per le vie del borgo medievale, durante il quale viene descritta la Katàbba e spiegato il significato dei suoi differenti ritmi.
La festa dura quattro o cinque giorni: comincia il giorno di Sant'Antonio Abate e si conclude con la festa di Sant'Agata, ed è organizzata dall'Associazione Katàbba con il Comune. Il corteo storico, invece, è più recente della sonata: è stato organizzato prima nel 2003 e nel 2007 a opera della scuola, e dal 2009 dall'Associazione Katàbba. In estate torna in una seconda versione, la Katabba Est, con accampamenti arabo-normanni, botteghe artigiane e giochi medievali.
Come arrivare alla festa
Raggiungere la festa a Monforte San Giorgio richiede un po' di viaggio, ma l'esperienza ripaga il tragitto. Per chi sceglie il treno, la stazione ferroviaria più vicina è quella di Torregrotta, a 7,5 chilometri: conviene organizzarsi per coprire l'ultimo tratto. In automobile si esce allo svincolo di Milazzo Isole Eolie, e il tragitto è di 16 chilometri per 21 minuti di guida.
Nei paesi vicini
Altri paesi vicini, altre feste.
- La cavalcata dei Cavalieri della Stella a Messina — gennaio
- Festa del Muzzuni ad Alcara li Fusi — giugno
- Fiera Franca di Roccella 1463 a Roccella Valdemone — agosto