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Palio di San Vincenzo ad Acate e la corsa dei cavalli 2027
Ricorrenza a data mobile, calcolata sulla Pasqua.
Il Palio di San Vincenzo si corre ad Acate, in provincia di Ragusa, la terza domenica dopo Pasqua: è una festa mobile, e la data cambia ogni anno fra aprile e maggio. Per tre giorni, dal venerdì alla domenica, il Corso Indipendenza si riempie di cavalli e cavalieri, la città si veste di stendardi e archi illuminati e la domenica il simulacro del patrono esce in processione. La corsa commemora la cavalcata con cui il Principe di Biscari accompagnò da Scoglitti ad Acate l'urna del martire, arrivata via mare da Roma.
Una clausola nel contratto di lavoro
Per capire quanto contasse correre il Palio ad Acate basta leggere una carta di tre secoli fa, dove un padre baratta un anno di lavoro con la possibilità che suo figlio partecipi.
Il parroco don Rosario Di Martino riporta nel suo volume un piccolo contratto di lavoro stilato il 18 marzo 1722, all'inizio dei festeggiamenti in onore di San Vincenzo: «Un certo Gaetano Rizza di questa terra del Biscari s'impegna di lavorare alle dipendenze di un certo Nigita per un anno continuo e completo a patto che, oltre alla paga di tre onze e sei tarì, prometta al figlio suo Innocenzo, ancora ragazzo, di poter fare la Corsa di San Vincenzo dell'anno 1723 prossimo venturo».
Correre, del resto, costava: da un documento custodito presso l'Archivio di Stato di Catania, fondo Biscari, si evince che chi doveva partecipare al Palio doveva pagare una quota. E i palii non erano uno solo: erano tre, in base agli animali che vi partecipavano: giumente, cavalli e muli.
Il principe che voleva saggiare i suoi cavalieri
La gara nasce come esercizio di corte, non come rito religioso.
Il Principe, per saggiare e dimostrare il valore dei suoi cavalieri, organizzava una competizione, che del resto era caratteristica di altri paesi di origine feudale, e — come scrive don Rosario Di Martino — lo faceva «per suo diletto personale, della corte e dei vassalli». Con l'andar del tempo, nella mentalità popolare la competizione ha acquisito un carattere devozionale, e le esibizioni, che generalmente si tenevano durante particolari festività, con l'arrivo del Corpo di San Vincenzo Martire furono concentrate nei giorni della festa del Santo.
Il corpo arrivato via mare a Scoglitti
Il Palio commemora un viaggio preciso, e l'ultimo tratto si fece a cavallo.
Il corpo del martire giunse da Roma via mare e approdò al porto di Scoglitti; da Scoglitti sino a Biscari la colonna cerimoniale, con in testa il Principe, accompagnò con i cavalli l'urna del martire. Ogni anno, con il Palio, si commemora quella storica cavalcata.
La tradizione narra che il Corpo del Santo fu donato da papa Clemente XI nel 1700 al Principe di Biscari, Vincenzo Paternò Castello, il quale lo custodì nell'abbazia di San Giuseppe, oggi chiesa di San Vincenzo — originariamente dedicata a San Giuseppe, la chiesa mutò nome dopo la deposizione del martire.
Cosparsa di miele nelle segrete
Sul perché quelle reliquie siano arrivate proprio qui c'è una storia che mescola fede e leggenda, e non è una storia gentile.
La storia-leggenda narra che il Principe si innamorò perdutamente di una bella popolana, che abitava vicino al castello e che accettò le attenzioni del nobiluomo intrattenendo con lui una relazione. Ma la principessa Anna Scammacca Bonaiuto scoprì la tresca amorosa e fece rinchiudere la giovane amante del marito in una delle segrete del castello, cosparsa di miele affinché il suo corpo divenisse cibo delle api.
Il seguito spiega tutto il resto: la principessa in seguito si pentì di aver compiuto il misfatto, e il Papa le offrì il perdono in cambio dell'accoglienza, all'interno del Castello, del corpo di un martire sepolto in Vaticano.
Corso Indipendenza, addobbato ad archi
Il teatro della corsa è una strada del centro, vestita a festa.
Teatro del Palio è l'ampio Corso Indipendenza, che per l'occasione viene addobbato con stendardi e archi sfavillanti di luci. La gara si chiama in dialetto «'a cursa ri Sa 'mmicienzu», e per tre giorni, dal venerdì alla domenica, la città è percorsa da cavalli e cavalieri.
Attorno, un'immensa folla applaude il passaggio degli sbandieratori, dei vari gruppi folcloristici e musicali, e negli ultimi anni un corteo storico formato da giovani del paese sfila in abiti settecenteschi prima dell'inizio delle corse. Le vie principali — Corso Indipendenza, Piazza Libertà e Piazza Matteotti — vengono addobbate con archi illuminati e stendardi, mentre i raduni bandistici accompagnano le giornate, insieme a sfilate equestri, majorette e gruppi folkloristici; la rievocazione storica ripercorre le diverse epoche, dal Medioevo all'Età dei Lumi.
La processione, e l'ottava dei giovani
Il cuore religioso della festa è la sera della domenica.
Dalla chiesa che ne custodisce fin dagli inizi del 1700 le venerate spoglie ha inizio la processione del Simulacro del Protettore, che si snoda tra le vie della città, in mezzo alla «sua gente», che lo invoca tessendone le lodi a squarciagola, fra preghiere, spari di mortaretti e illuminazione a festa.
E c'è un seguito riservato ai più giovani: la domenica successiva, l'ottava, si tiene una processione ridotta, per la felicità dei giovani che portano a spalla il Simulacro.
Molte persone raccontano di avere ottenuto dal Buon Dio, per intercessione del Martire, la grazia desiderata: questo spiega la straordinaria affluenza al Sepolcro, soprattutto nel giorno della sua festa.
Una data che cambia ogni anno
Il calendario di questa festa dipende dalla Pasqua.
La festa è mobile: si svolge tradizionalmente nella terza domenica dopo Pasqua, motivo per cui le date cambiano di anno in anno fra aprile e maggio, ed è in quel giorno che viene solennemente ricordata la traslazione, da Roma ad Acate, del corpo di San Vincenzo.
Le prime notizie certe risalgono al 1722, e da allora la festa si ripete ogni anno; le reliquie sono custodite in una raffinata urna di cristallo settecentesca, nella chiesa fondata nel 1643 e rimaneggiata dopo il 1693, annessa al Castello dei Principi di Biscari — perché Acate si chiamava Biscari, e porta il nome attuale dal 1938. La manifestazione è organizzata dalla Parrocchia San Nicolò di Bari insieme al Comune di Acate, con il patrocinio della Regione Siciliana.
Come arrivare alla festa
Il Palio di San Vincenzo ad Acate si raggiunge con un viaggio non brevissimo, e vale la pena affrontarlo. Per chi sceglie il treno, la stazione ferroviaria più vicina è quella di Acate, a 8,2 chilometri: conviene organizzarsi per coprire l'ultimo tratto. In automobile si esce allo svincolo di Grammichele ovest, e il tragitto è di 29 chilometri per 30 minuti di guida.
Che altro succede in provincia di Ragusa
Altre feste di aprile nella stessa zona.
- Palio di San Giorgio a Modica — aprile
- Festa della Madonna delle Milizie a Scicli — maggio
- Madonna Vasa Vasa a Modica — marzo