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Notte dei Morti a Lavello 2026 - Il lumino sul davanzale e la bacinella d'acqua

4 min di lettura · Scritto da: Rodolfo de Carvalho

La Notte dei Morti si osserva a Lavello, in provincia di Potenza, nella notte fra il primo e il secondo giorno di novembre. Sui davanzali e sui balconi si accende un lumino per accompagnare il cammino delle anime, e accanto alla luce i più audaci mettono una bacinella piena d'acqua. Il 2 novembre si mangia il grano cotto con la melagrana, le noci e il vino cotto.

La notte in cui i morti passano per le strade

Fra le tradizioni di Lavello ce n'è una che non si celebra in piazza ma dentro casa, e riguarda una notte sola. Una tra le più famose e antiche riguarda sicuramente la notte dei morti, ovvero quella tra il primo e il secondo giorno di novembre.

Quello che si crede accada in quelle ore è preciso, e spiega tutti i gesti che vengono dopo. Si narra che nel corso di questa nottata le anime dei defunti escano in processione percorrendo le strade del paese.

A Lavello la ricorrenza ha anche un nome che non è quello del calendario: in dialetto si chiama «D'dammimourte», le anime dei morti.

Il lumino sul davanzale, e chi osa la bacinella

Se i morti camminano per le vie, chi resta in casa può fare una cosa sola: fare luce. Proprio per accompagnare il cammino dei morti, si usava e si usa ancora, a dire il vero, mettere un lumino, una candela accesa, sui davanzali delle finestre oppure sul balcone.

Non è un gesto dimenticato. Per manifestare il nostro rispetto per i morti, anche sui nostri balconi o terrazze vengono accesi dei ceri a dimostrazione del nostro rispetto e legame indissolubile con essi: la candela non serve a illuminare la strada, serve a dire che quel legame c'è ancora.

Poi ci sono quelli che vogliono vedere, e per farlo aggiungono una cosa sola. I più audaci, poi, ma anche gli scettici, possono osare, mettendo una bacinella piena d'acqua accanto al bagliore della piccola luce. La credenza popolare vuole che, guardando nell'acqua della bacinella, il malcapitato riesca a vedere le anime defunte che sfilano in processione.

Grano tenero, vino cotto, melagrana e noci

Chi non ha guardato nella bacinella, il giorno dopo, mangia. Se la notte fila liscia e nessuno si azzarda a guardare nella bacinella, il 2 novembre si può festeggiare, mangiando il dolce tipico, preparato in onore dei cari defunti.

Il dolce ha un nome semplice e ingredienti da dispensa. Un dolce povero, a dire il vero, e di origine contadina: il grano cotto. È un mix di grano cotto, dolci chicchi di melagrana e noci spezzettate. Il tutto è condito da una salsa molto particolare e tipicamente lucana: il vino cotto.

In paese si chiama «gran' cutt», e combina grano tenero cotto, vino cotto — «mire coutte» — gherigli di noci spezzettati e chicchi di melograno.

Un piatto che si regala, non si vende

Le famiglie, oggi come allora, preparano il «grano cotto» e poi lo danno a parenti e amici.

Non si compra in pasticceria: si fa in casa e si distribuisce, come il lumino che si accende per qualcuno che non c'è più. E il grano, in quella scodella, non è un ingrediente qualunque: la parte prevalente del miscuglio è rappresentata dal frumento tenero messo in ammollo e cotto, e questo antesignano e completo pasto testimonia l'importanza di questo vegetale per l'economia alimentare nelle società antiche e moderne.

Il 2 novembre, a Lavello, si mangia insomma la cosa che teneva in vita: il grano, con sopra il vino e i frutti dell'autunno.

Come arrivare alla festa

La Notte dei Morti a Lavello si raggiunge con un viaggio non brevissimo, e vale la pena affrontarlo. Chi viaggia su rotaia scende alla stazione ferroviaria di Rapolla-Lavello, a 9,7 chilometri da qui, e per l'ultimo tratto serve un mezzo. Il mezzo più comodo è l'automobile: uscendo allo svincolo di Lavello-Rapolla aspetta un percorso di 3,5 chilometri che in 5 minuti porta a destinazione.

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