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Palio della Bruna a Matera e la distruzione del carro in 3 minuti 2027
Questa e' l'ultima edizione di cui abbiamo notizia: le date della prossima non sono ancora state annunciate.
Fonte: festadellabruna.it, letta il 19/09/2026. L'anno e' dedotto e va confermato.
La Festa della Madonna della Bruna si celebra il 2 luglio a Matera, in Basilicata, per la protettrice della città. Un Carro Trionfale di cartapesta, costruito ogni anno nella fabbrica del carro al rione Piccianello, porta in processione la statua della Vergine e compie tre giri in piazza Duomo, in segno di presa di possesso della città da parte della patrona; poi, deposta la statua in Cattedrale, il carro viene consegnato alla popolazione in piazza Vittorio Veneto per lo «strazzo», e smembrato in pochi minuti. La prima edizione ufficiale si tenne il 2 luglio del 1389.
Un carro distrutto in tre minuti
Il Carro Trionfale è il frutto di un lavoro artigianale di mesi. Viene costruito nella fabbrica del carro al rione Piccianello, su uno scheletro massiccio che lì viene conservato — l'intelaiatura oggi in legno e acciaio, in passato solo in legno — e ogni anno ha come tema centrale un passo del Vangelo scelto dall'Arcivescovo, in base al quale viene sviluppato tutto: le pitture, la statuaria, una rappresentazione centrale di grandi dimensioni e di grande effetto.
Poi, la sera del 2 luglio, viene consegnato alla popolazione e smembrato: un carro è stato distrutto in circa tre minuti.
Il rito si chiama Strazzo — letteralmente strappo, ma con accezione positiva: divisione, condivisione. Gli assalitori tentano con grande irruenza di portare a casa un pezzo del carro prima che ne rimanga solo lo scheletro. Per ogni famiglia materana riuscire ad avere in casa un pezzo anche piccolissimo del Carro Trionfale, che è stato benedetto e sul quale è stata trasportata la statua della Madonna, è un simbolo sacro di prosperità, di benedizione e di grande auspicio di benessere futuro. Ogni frammento si trasforma in un ricordo da custodire per un altro anno di protezione mariana.
Delle vicissitudini dello Strazzo si sa dal Settecento, anno in cui cominciò la ricostruzione annuale del manufatto. Un tempo avveniva sulla Civita, in piazza Duomo; poi, con l'estendersi della città ottocentesca, si è spostato in piazza della fontana, oggi piazza Vittorio Veneto. E l'anno successivo un nuovo carro verrà progettato e costruito.
Gli inserimenti profani come il carro navalis e la sua violenta distruzione, affiancatisi col tempo alla solennità religiosa originaria, affondano le radici in antichissime rappresentazioni che si tenevano in molti paesi del Mediterraneo: nella stessa cultura greca era ricorrente celebrare feste nuziali attraverso carri trionfali, delle «navi su ruote» riccamente decorate.
La signora sul traino e la corazza longobarda
La festa della Visitazione di Maria Santissima a Santa Elisabetta era stata introdotta nel calendario liturgico il 28 aprile del 1386 dall'Arcivescovo di Praga Giovanni Jenstein. Il Sommo Pontefice Urbano VI, che fu vescovo di Matera dal 1365 al 1377, volle far coincidere con quella festa la devozione dei materani verso l'affresco della Madonna della Bruna, venerata in Cattedrale sotto forma di icona, e la ricorrenza si diffuse grazie al Giubileo del 1390. Da allora i festeggiamenti si svolgono il 2 luglio.
La storia tramanda che una giovane signora venuta da fuori chiese a un contadino un passaggio, e lui la fece salire sul suo traino per accompagnarla a Matera. Si racconta che l'uomo, di ritorno dal lavoro nei campi, la vide lungo la strada con un bambino in braccio; e poiché non era negli usi e nei costumi del tempo che un uomo potesse tornare in città su un carro con una donna sconosciuta, decise di accompagnarla alle porte della città dopo averla nascosta sotto una coperta. Giunta alla periferia della città, nel quartiere della Chiesa di Piccianello, scendendo dal carretto chiese al contadino di portare un messaggio al Vescovo, in cui diceva di essere la Madre di Cristo. Il Vescovo, insieme al clero e al popolo, accorse subito sul posto per vedere la Vergine, ma trovarono soltanto una statua — che fu fatta entrare in città su una grande carrozza addobbata per l'occasione.
Un'altra leggenda spiega invece la distruzione: i materani, per evitare che il quadro della Madonna fosse rubato e distrutto dai Saraceni che assediavano la città, lo nascosero prima su un carretto e poi, messo in salvo il quadro, distrussero loro stessi il carretto — oppure, secondo una versione alternativa, lo lasciarono distruggere dai Saraceni — pur di non far cadere le sacre immagini nelle mani di quegli infedeli.
Alcuni storici locali sostengono che il conte Giovan Carlo Tramontano, signore di Matera all'inizio del XVI secolo, avesse fatto grandi promesse al popolo materano per dare maggiore solennità alle celebrazioni del 2 luglio, compreso un carro nuovo ogni anno. Le prime testimonianze concrete sull'esistenza di un carro trionfale rimandano però al 1690.
Anche sul nome ci sono tre ipotesi: che derivi dal termine altomedievale longobardo «brùnja», la corazza dei cavalieri, e allora significherebbe Madonna della difesa; che venga da Hebron, città della Giudea dove la Vergine si recò per la Visitazione a Santa Elisabetta; oppure, ipotesi meno accreditata, che venga dal colore del viso della Vergine.
Cavalieri, trombettieri e angeli del carro
I cavalieri della Bruna sono circa un centinaio, e accompagnano la Sacra Immagine durante la sfilata mattutina prima di fare da scorta al carro durante la solenne processione serale. Vestiti con abiti che ricordano vagamente epoche tardo-romane o medievali, sono una reminiscenza della scorta voluta dal conte feudatario di Matera, e sono guidati da un generale, ai cui ordini vi sono tutti i cavalieri riuniti in associazione; la sua vestizione avviene a Palazzo Lanfranchi.
Tra loro ci sono due figure ritenute fondamentali per il coinvolgimento delle folle festanti: i trombettieri, due cavalieri — uno al principio e uno alla fine della sfilata, subito prima della Vergine — i cui rapidi motivetti, ripetuti a ogni fermata della processione, inducono la folla a rispondere con applausi ritmati. Il suono squillante delle due trombe è considerato un simbolo identificativo della festa.
Poi ci sono quelli che difendono il carro dalla distruzione anticipata. I volontari un tempo chiamati vastasi, oggi angeli del carro, sono uomini armati di nervo di bue che proteggono il carro in cartapesta da assalti preventivi, accaduti nel corso degli anni: il vastaso, nel lessico della festa, è l'uomo di maniere spicce addetto esclusivamente alla tutela del Carro Trionfale durante lo strazzo. Nel tragitto verso piazza Vittorio Veneto i cavalieri lo seguono a file di quattro o cinque serrate una dietro l'altra, creando una barriera per la folla che preme da dietro, mentre squadre di volontari collaboratori formano mano nella mano dei cordoni per non far avvicinare nessuno ai cavalli e al carro. A condurlo è l'auriga, che incita i muli verso la piazza.
Due statue, e una ha paura
Nel lessico materano le statue della Vergine sono due.
La «Madonna che ha paura» è di fattura settecentesca ed è troppo delicata per essere trasportata sul Carro Trionfale. La «Madonna che non ha paura» è di fattura ottocentesca, più robusta e adatta al trasporto sul carro. La statua della patrona è ubicata all'interno di una teca nel transetto della Cattedrale a lei dedicata, dove si trova anche un affresco di scuola bizantina risalente al XII secolo.
Le corone che la Madonna e il Bambino portano oggi sono state rifatte da poco, e sono un'opera collettiva: le ultime corone in oro erano state trafugate nel 1983, e per sostituirle in tanti hanno donato oggetti e gioielli, che sono stati fusi.
L'immagine che apre la giornata non è nessuna delle due: è un quadro a olio su lamina di rame, di autore anonimo, che i pastori utilizzavano per la loro processione. La festa comincia infatti all'alba del 2 luglio con la santa messa all'aperto in piazza Duomo, e continua con la processione dei pastori, con l'antico quadro della Vergine portato in tutta la città e annunciato da file di botti esplosi in segno di festa.
I riferimenti storici su questo rito sono carenti, e si ricorre alle fonti orali: la processione sarebbe stata introdotta su iniziativa della Fratellanza o Confraternita dei pastori, costituita il 5 aprile 1698, per offrire la possibilità di partecipare alla festa di buon mattino ai pastori che, dovendo poi accudire gli animali, non potevano sospendere quel lavoro neanche nel giorno della principale ricorrenza annuale. Osservando la fiumana di gente che accompagna il quadro, specialmente quando percorre le vie e le scale dei Sassi, si ha la percezione del richiamo del rito: la transumanza, il trasferimento stagionale del bestiame lungo i tratturi, con le soste di preghiera che ricordano le tappe effettuate in luoghi dove ci si incontrava per lavorare la lana tosata o i prodotti caseari.
Gesù Bambino tolto dal braccio
La processione di metà giornata, che dalla cattedrale raggiunge la chiesa parrocchiale del rione Piccianello, è il rito che più richiama il significato della festa della Visitazione di Maria a Elisabetta, a cui quella della Bruna è collegata, secondo l'episodio del Vangelo di Luca.
Quando Maria si recò dalla cugina per assisterla negli ultimi mesi di gravidanza di Giovanni Battista, questi al suo saluto sussultò nel grembo di Elisabetta, riconoscendo la vicinanza del Salvatore in quello di Maria. Ebbene, durante la processione Gesù Bambino viene tolto dal braccio della Madonna: quando Maria andò ad assistere Elisabetta, Gesù non era ancora nato e perciò era «invisibile» nel suo seno. La processione con le immagini separate raffigura anche il percorso intrapreso da Maria per raggiungere la città di Giuda dove abitava Elisabetta.
La devozione, del resto, non si esaurisce nei due giorni di luglio: viene celebrata il giorno due di ogni mese, con gruppi di preghiera e di preparazione, e con la peregrinatio della sacra immagine nelle varie diocesi cittadine, nei comuni della provincia e, dal 2023, nella diocesi di Tricarico. La festa vera e propria è preceduta dal novenario, che inizia il 23 giugno e termina il 1º luglio, giorno di vigilia.
Tre giri e il Saluto al Sasso Barisano
Nel tardo pomeriggio la statua, dopo essere stata vegliata dai fedeli nella parrocchia di Piccianello, viene collocata sul trono del carro di cartapesta — benedetto in precedenza — e ripercorre in una solenne processione le vie centrali della città, effettuando il percorso inverso rispetto alla processione della mattina. Il carro, con l'aiuto di corde robuste, viene trascinato a braccia fino alla vicina Piazza Marconi; al tramonto, poi, si avvia trainato da otto muli e preceduto da un corteo formato dalla bassa musica, dalla Cavalcata, dalle autorità, dal clero diocesano e dalla banda musicale. Il mulo, oltre a essere meno irrequieto e più governabile del cavallo, è sempre stato il fido compagno di lavoro dei contadini materani, e mansueto sopporta con più facilità l'enorme ressa di genti che lo circonda.
Giunto in Cattedrale, il carro compie tre giri rituali della piazza in segno di presa di possesso della città da parte della sua patrona. Poi la statua viene fatta scendere per essere deposta in Cattedrale. Sulle scale che conducono all'ingresso principale la Statua viene fermata poco prima del rientro e voltata in direzione del Sasso Barisano che si stende lì davanti, ed è il cosiddetto «Saluto», l'arrivederci della Vergine alla città.
Conclusi gli applausi, la Sacra Immagine viene temporaneamente collocata in Cattedrale, in attesa del trasferimento nella Chiesa di San Giuseppe, detta delle monacelle, sua sede stabile. Termina così la parte religiosa della festa, e comincia la discesa tumultuosa verso piazza Vittorio Veneto.
Il Capodanno dei materani
Il 2 luglio è il Capodanno dei materani. Nell'ambito contadino la mietitura coincideva con la festa della Visitazione: tutto si concludeva e al contempo tutto ricominciava da capo.
La distruzione del carro è un rito collettivo di rinascita e di rigenerazione antichissimo: si chiude un ciclo con lo strazzo per iniziarne uno nuovo. Il significato non è solo religioso — la necessità di morte del granello di senapa perché rinasca ancor più rigoglioso a nuova vita — ma anche e soprattutto umano: l'importanza della distruzione del sé per raggiungere il rinnovamento individuale, un invito all'analisi individuale, al riconoscimento dei propri difetti e delle proprie imperfezioni e al loro smussamento.
La festa termina a notte fonda con l'esplosione dei fuochi pirotecnici sopra Murgia Timone, un vero e proprio palcoscenico naturale; i fuochi danno anche la cadenza allo svolgimento della festa. La «chiamata» avvisa dell'inizio, «l'arrivo» comunica che la statua della Madonna è giunta alla chiesa di Piccianello, «l'avvio» indica che la processione è partita, e il botto finale panoramico comunica a tutti che il giorno più lungo è finito.
Poi i materani si salutano con l'augurio di sempre, quello per una festa sempre più bella: sempre meglio l'anno venturo.
Come arrivare alla festa
Raggiungere il Palio della Bruna a Matera è facilissimo. Chi viaggia su rotaia trova la stazione ferroviaria di Matera Centrale a un passo dal centro, 1,4 chilometri dai luoghi della manifestazione. In automobile si esce allo svincolo di Matera, e da lì restano 2,1 chilometri e 3 minuti.
Nello stesso periodo, poco lontano
Chi passa di qui a luglio trova anche questi appuntamenti.
- Madonna della Bruna e Sant'Eustachio a Matera — luglio
- Sagra della Crapiata a Matera — agosto
- Falò di San Giuseppe a Matera — marzo