Feste ItalianeIl magazine delle feste d'Italia

Home » Folklore e Rievocazioni

Folklore e Rievocazioni

Palio di San Magno ad Anagni e la corsa all'anello 2027

8 min di lettura · Scritto da: Rodolfo de Carvalho
Ultima edizione conosciuta
19 Agosto di ogni anno — quest'anno 19 agosto 2026
Dove Piazza Cavour di Anagni, Anagni

Questa e' l'ultima edizione di cui abbiamo notizia: le date della prossima non sono ancora state annunciate.

Fonte: visitanagni.com, letta il 19/09/2026.

Il Palio di San Magno si corre ad Anagni, in provincia di Frosinone, il 19 agosto, giorno del santo patrono. Nei dieci giorni precedenti le contrade anagnine sfilano una al giorno in costume d'epoca, con partenza da Porta Cerere verso la Cattedrale, dove si tengono i riti propiziatori con la benedizione del cavallo e del cavaliere; poi tutte si riuniscono in piazza Innocenzo III per il Palio delle Contrade, la corsa all'anello in cui il cavaliere lanciato al galoppo deve infilare con la lancia anelli sempre più piccoli. Le contrade anagnine sono nove, e sono le antiche «regiones» medievali della città.

Il carro che non ripartiva

La prima processione di San Magno avvenne, secondo la tradizione, nell'anno 877 dell'era cristiana, quando il corpo del martire tranense fu riscattato, pagandolo a caro prezzo, dalle mani dei saraceni comandati da Muca, che lo avevano trafugato da una chiesa di Veroli.

Poi successe l'imprevisto. Raccontano le istorie che i cavalli che portavano il corpo del santo, una volta usciti da Veroli, si fermarono all'improvviso e non vollero più andare avanti. Gli anagnini, preoccupati per la novità — e, perché no, anche per il destino dei denari ormai versati —, interpretarono alla fine il fatto in senso positivo, e decretarono che il miracolo aveva il fine evidente di manifestare coram populo la volontà del santo di prendere la strada di Anagni.

Fecero allora una promessa solenne: tenerlo come protettore maggiore della città, collocarlo all'interno della chiesa cattedrale e festeggiare ogni anno la sua ricorrenza con feste degne di lui, il 19 agosto. Dopo la promessa i cavalli partirono, e i cittadini festanti accompagnarono alla sua nuova dimora il corpo del martire.

Si pagava per portarlo a spalla

Il rapporto degli anagnini con il loro patrono, dice chi lo racconta, è come un matrimonio: fatto di gioie e di dolori, di tenera devozione e di nascosti rancori.

Era tanto il fervore verso il santo che i portatori, per avere l'onore di trasportarlo — e magari anche il piacere tutto particolare di bestemmiarlo mentre lo trasportavano —, se lo contendevano anche aspramente e pagavano persino mezza coppa di grano a testa ai camerlenghi per essere prescelti.

La promessa, del resto, era finita nelle carte ufficiali: nello statuto comunale viene ricordata solennemente con le parole «…ludus Beati Magni praedicti nostri protectoris… et sic eius observantia illibata nostris civibus sit in perpetuo duratura…».

Quattro signori della festa

La processione divenne il momento culminante di una serie di manifestazioni religiose e popolari, dirette da quattro «signori della festa» che organizzavano tutti i festeggiamenti, nominati dall'amministrazione comunale in base al loro interessamento e soprattutto alla disponibilità a spendere qualche parte del loro patrimonio, in cambio della popolarità che certamente ne ritraevano.

Il giorno 18, verso il crepuscolo, iniziava la processione che partiva dalla cattedrale, attraversava la via Maggiore in discesa verso porta Cerere e poi tornava indietro sullo stesso percorso, rientrando in cattedrale. Vi partecipava tutto il clero cittadino — il vescovo con i canonici, i beneficiati cantori, i canonici della collegiata, i beneficiati semplici, i chierici coniugati — insieme alle confraternite al gran completo e alla rappresentanza della magistratura e dell'Amministrazione comunale.

Le macchine disegnate nel 1779

La documentazione certa risale al secolo XVIII, quando vennero fatti eseguire i due busti argentei che attualmente si espongono e si portano in processione: quello di San Magno fu donato alla cattedrale da Giovanni Pietro Filonardi di Bauco prima del 1765, quello di San Pietro vescovo da Giuseppe Gigli di Sezze più o meno nello stesso periodo.

Nel 1779 il Comune ordinò all'architetto Subleyras di disegnare le macchine del Santissimo Salvatore e di San Magno: queste ultime, sia pure malconce per la lunga attività e il tempo trascorso, vengono ancora oggi usate per la processione, e la macchina del protettore serve ancora al trasporto dei due busti. Nell'Ottocento l'onore della compresenza toccò invece alla statua di San Vincenzo Ferreri, dalla chiesa di San Giacomo extra moenia, e a quella di San Rocco, dalla chiesa di Sant'Antonio abate.

Una contrada al giorno, per dieci giorni

Cortei storici propiziatori precedono i festeggiamenti, con le sfilate dei rappresentanti delle contrade anagnine che attraversano il centro storico indossando i costumi d'epoca ispirati ai protagonisti della storia della città: Bonifacio VIII, Filippo il Bello, cavalieri, giullari, damigelle e musicanti.

Il percorso è sempre lo stesso: ogni pomeriggio sfila una contrada con partenza da Porta Cerere verso la Cattedrale, dove si tengono i riti propiziatori, con funzione religiosa e benedizione del cavallo e del cavaliere — «per onorare lo Sancto Patrono Magno et pè ricevere la Sancta Benedictione de lo cavaliere et de lo cavallo». Al termine di quasi dieci giorni di sfilate, una per ogni contrada, tutte si riuniscono per la sfilata conclusiva e per accompagnare i propri cavalli presso «lo campo» di Piazza Innocenzo III, dove si corre il Palio delle Contrade.

Nove regiones, e la corte di Francia

Le contrade di Anagni non sono state inventate per la festa: sono le antiche «regiones» medievali.

L'Anagni medievale poteva contare nove contrade e nove ufficiali che le rappresentavano nell'amministrazione civica, ognuna con possedimenti propri e governata dai suoi ufficiali, i Contestabili delle contrade, soggetti al Podestà, rettori e ufficiali; ogni contrada era solita portare un rappresentante al Comune, e oltre a loro c'erano i borghi esterni. Ogni anno le contrade si sfidano in due palii diversi: il palio di Santa Chiara, con il tiro con l'arco, e il palio di San Magno, che è il palio dell'anello.

Ognuna ha i suoi colori e il suo pezzo di storia da mettere in scena. La contrada di Porta Cerere, documentata già dal 1081, occupa la parte occidentale della città e prende il nome dall'ingresso per i viaggiatori provenienti da Roma; i suoi colori sono il blu e il rosso, e nel corteo fa rivivere gli illustri personaggi della famiglia Orsini, a sostegno di papa Bonifacio VIII, fra i quali il conte Romano e la sua consorte, la ricca ereditiera Anastasia di Montfort.

La contrada di Colle Sant'Angelo, dai colori giallo e viola, prende il nome dall'antica chiesa parrocchiale romanica di Sant'Angelo, ricostruita nel Settecento, e il suo corteo rappresenta la corte francese di Filippo IV detto il Bello, mandante di Guglielmo di Nogaret e Sciarra Colonna: sfilano il sovrano di Francia, il fratello Carlo di Valois, il cancelliere Pierre Flote, il guardasigilli Nogaret, il ministro del Tesoro Enguerrand De Marigny, il filosofo Pietro d'Abano, il ricco mercante Musciatto Franzesi e il vescovo Leonardo di Anticoli.

La contrada Tufoli, dai colori bianco e verde, prende il nome dall'antica porta che si apriva a nord della cinta muraria e immetteva nel borgo esterno di Fusano; in corteo porta Roffredo Caetani I e la consorte Emilia Patrasso, Roffredo II, Giovanni e le consorti, e il Podestà di Anagni Nicolò Caetani. Un'altra contrada sta nella parte più alta del colle, con il nome attestato già nel XII secolo come «castellumnovum», e un'altra ancora, verde e gialla, era dentro le mura vicino al vecchio mattatoio Reggio Turris ed era fra le più ricche e popolose.

Anelli sempre più piccoli

La gara che chiude tutto è di velocità e di mira insieme.

La corsa all'anello è insieme una gara di velocità e di abilità: il cavallo viene lanciato in corsa e il cavaliere deve infilare un anello posto lungo il percorso. Vince chi riesce a infilarne di più. Con la lancia bisogna centrare anelli che diventano sempre più piccoli durante la competizione, e le quattro manche si svolgono davanti a un pubblico numeroso, fra i figuranti in abiti d'epoca.

Alla fine il cavaliere viene premiato con un trofeo e alla contrada vincitrice viene consegnato il drappo.

Da Trani a Ceccano

Del patrono si sa che veniva da lontano e che la sua storia, anche da morto, è stata movimentata.

San Magno veniva da Trani alla fine del II secolo e fuggì verso Roma per visitare la tomba degli apostoli Pietro e Paolo; lungo la via si fermò a Fondi, e quando venne trovato dai soldati romani fu portato a Ceccano e decapitato il 19 agosto del 251. Magno di Anagni, o Magno da Trani, fu vescovo di Trani ed è venerato come santo martire dalla Chiesa cattolica; la sua figura è in stretto legame con la diffusione del Cristianesimo nella zona e con la costruzione della Cattedrale di Santa Maria di Anagni.

Alla sua storia è dedicato un intero ciclo di affreschi nella cripta della Cattedrale, dove si trovano anche le sue spoglie.

Attorno alla festa patronale si intrecciano anche le rievocazioni medievali dedicate al celebre episodio dello «Schiaffo di Anagni», l'oltraggio di Sciarra Colonna a papa Bonifacio VIII; e nei giorni di festa non mancano la tradizionale fiera, i giochi pirotecnici e il concerto di un cantautore, ormai una tradizione ad Anagni.

Come arrivare alla festa

Arrivare ad Anagni per il Palio di San Magno chiede un po' di strada, e la strada fa parte della festa. Per chi sceglie il treno, la stazione ferroviaria più vicina è quella di Sgurgola, a 7,5 chilometri: conviene organizzarsi per coprire l'ultimo tratto. In automobile si esce al casello di Anagni-Fiuggi Terme, e il tragitto è di 6,5 chilometri per 9 minuti di guida.

Altre feste in zona

Altri appuntamenti in provincia di Frosinone.

Da leggere